Etichettato: cronicario the walking debt
Cronicario: Italia Zero, la meglio tivvù del dolore
Proverbio del 30 ottobre Non puoi andare in paradiso se non muori
Numero del giorno: 0,2 Crescita % Pil nell’Eurozona nel IIIQ 2018
Per un attimo penso che l’Istat si sia sbagliata, mentre guardo il grafico che correda la gustosa release della stima flash della nostra crescita nel terzo trimestre.
Perché il terzo trimestre c’è ma non si vede. Covo un paio di secondi di dubbi e poi capisco la finezza. Il terzo trimestre congiunturale c’è ma non si vede per la semplice ragione che non si vede perché c’è. Tutto chiaro.
La prosa dell’Istat, poi, è sublime. “Nel terzo trimestre del 2018 la dinamica dell’economia italiana è risultata stagnante, segnando una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni”. Agli ottimisti in servizio permanente effettivo farà piacere sapere inoltre che il tasso di crescita tendenziale, ossia l’andamento rispetto al terzo trimestre di un anno fa si è abbassato dal +1,2% del trimestre scorso a +0,8 e che la crescita acquisita per il 2018, ipotizzando un altro zero congiunturale il prossimo trimestre è l’1%, alla faccia dell’1,2% ipotizzato nel Def del governo delle meraviglie.
Sarà. Intanto Italia Zero manda in onda la meglio tivvù del dolore. Manco il tempo di digerire la release, dove si annidano perle come questa (“Dal lato della domanda, la stima provvisoria indica un contributo nullo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta”) che la borsa, timidamente positiva a inizio mattina, s’affossa mentre lo spread, che ieri aveva abbassato le penne intimorito dalla testuggine si riporta a 300 e poi li supera. E siamo solo a metà mattina.
La testuggine, insolitamente taciturna, barcolla ma non molla, neanche quando, sempre l’Istat, pubblica un’altra release dove si certifica lo stato depressivo della nostra industria. Come se non bastasse il fatto che la produzione industriale calante ha già rallentato il pil trimestrale, ora viene fuori pure che la fiducia delle imprese è in calo. Quella dei consumatori no, però. Sarà sicuramente merito del reddito di consumanza. Sia come sia, dall’assise confindustriale s’impenna indignata la voce del Mega Presidente Galattico che dice al governo che è tutta colpa sua.
Finita? Macché. E’ pure giornata di aste, sempre perché la sfiga ci vede benissimo. E anche quelle vanno che è una meraviglia. Per la gioia delle molte teste d’uovo (sodo) che campeggiano nei dintorni del governo, i tassi sui titoli a 5-10 anni sono aumentati al massimo da quasi cinque anni, così finalmente i cittadini potranno guadagnarci qualcosa a comprare i titoli di stato.
Finalmente a una certa ora la tregenda spinge il nostro premier avvocato dei cittadini a difendere il governo, spiegando paziente che loro avevano previsto lo stop e per questo hanno predisposto una manovra espansiva, anche del deficit. A proposito, il 2,4% non si tocca, al massimo non si supera. Non pago, interviene anche il vicepremier uno e bino, che ovviamente non poteva far mancare la sua perla di saggezza. “Vedrete che con la ‘manovra del popolo’ non solo il Pil, ma anche la felicità dei cittadini si riprenderà”.
Vabbé, ma che se succede se poi il pil cresce meno del previsto? Lo scoprirete qui, su Italia Zero, dopo la pubblicità.
A domani.
Cronicario: La testuggine di governo e il ni di cittadinanza
Proverbio del 29 ottobre L’adulatore dispensa bocconi amari coperti di miele
Numero del giorno: 2021 Ultimo anno di attività politica della Merkel dopo annuncio dimissioni
Siccome soffia il vento e fischia la bufera – avrete notato che oggi il vento piega l’Italia mentre ieri ha spazzato ben bene il Brasile – nulla di meglio per il governo del cambiamento che serrare i ranghi. La testuggine di governo è stata annunciata a reti unificate dal vicepremier uno/due, ormai ferratissimo non solo nella vasta e complessa materia delle penali sulle opere pubbliche, ma anche nella raffinata arte della strategia militare, al punto da ispirarsi alle mitiche legioni romane, che così tanti emuli ancora trova ai giorni nostri.
Sicché quando è sorto il giorno, al primo spirare del vento di burrasca che arrivava da nord, il Nostro ha rilasciato una dichiarazione che ha dato la precisa misura dello scoccare dell’ora fatale: “Siamo sotto attacco, è vero, ma siamo seduti dalla parte giusta della Storia e se avanzeremo insieme compatti anche la vittoria di questa battaglia sarà nostra. Ma dobbiamo essere compatti. Molto compatti. Fusi insieme. Come lo era la testuggine romana” che “veniva usata in particolare durante gli assedi. E’ bene infatti avere molto chiaro che dalla compattezza della testuggine dipende non solo il futuro del governo, ma anche quello del nostro Paese”.
Perché hai voglia a dire che non è così: la testuggine è una cosa bellissima. Ispira solidità, compatezza, corrispondenza di amorosi sensi, determinazione, grande resistenza agli urti. E infatti fateci caso: è bastato che il vicepremier uno/due la evocasse ed ecco che improvvisamente i mercati si sono placati: spread in discesa, borsa in salita, aste al ribasso…
Il rilassamento indotto dall’assunzione del rimedio gioverà a far pulizia di alcune scorie che ancora insistono nel nostro dibattito pubblico. Servirà, ad esempio, a far digerire la Tap e magari anche la Tav, prossima indiziata nella nuova strategia del governo dei cambiamento, ossia dire no con la testa mentre con le mani si firmano i contratti. D’altronde come ha detto riferendosi alle grandi opere il sottosegretario alla concretezza – quello che secondo il luogo comune è un fine esperto di ogni cosa – “le cose che si devono fare si fanno”. E’ arrivato il momento del ni di cittadinanza.
A domani.
Cronicario: Siamo tutti greci, parte II
Proverbio del 26 ottobre La fame è il sale di tutte le pietanze
Numero del giorno 1,4 Incremento % retribuzione orarie nei primi nove mesi del 2018
Che, non ve lo ricordate il 2015? Certo che sì. Giravano capolavori come questo qua sotto da parte della nostra migliore popolazione a sostegno della povera Grecia, vessata dall’Europa tiranna e dal capitalismo internazionale.
Per dire, alcuni fra i massimi esponenti del nostro pensiero eticamente corretto pubblicavano questa roba.
E arriviamo a oggi, quando intelligenze di simile spessore, chi più chi meno, inorridiscono di fronte al governo verdolino che fa le boccacce all’Europa, mentre altre intelligenze, di sicuro ancora più intelligenti perché sono una diretta filiazione delle prime, applaudono ai vaffa in mondovisione al governo europeo, pure quando lo Zio Mario ieri dalla Bce di Francoforte ha fatto notare con una sottile di malizia di chiara derivazione causidica, frutto senz’altro delle sue frequentazioni gesuitiche, che «nel corso degli ultimi mesi abbiamo continuato a non comprare bond greci e abbiamo continuato a comprare bond italiani. Eppure il differenziale fra i due paesi è calato».
Non c’è niente da fare, aveva ragione Shelley. L’attrazione gravitazionale della cultura greca è troppo profonda per non risucchiarci tutti. Neanche la Bce è riuscita ad evitarlo. Per dire: oggi il differenziali fra i bond greci e quelli italiani rispetto al bund è sceso ancora, poco sopra i 60 punti base. E ancora S&P, che parlerà stasera, non ha detto nulla.
Godetevi il week end.
A lunedì.
PS Il Tesoro intanto ha venduto tre miliardi di euro del nuovo Ctz novembre 2020 e 996 milioni del Btp indicizzato maggio 2028. I rendimenti in asta sono balzati per entrambi i titoli, raggiungendo il 2,34% per il Btp (+78 centesimi rispetto al collocamento di fine luglio) e l’1,626% per il Ctz (+91 centesimi rispetto a un mese fa). La borsa in mattinata perdeva il 2%.
Cronicario: Quant’è bello lo storytelling sovrano
Proverbio del 25 ottobre Dipingere pezzi di pane non riempie la pancia
Numero del giorno: 379.000 Famiglie italiane che hanno percepito il reddito di inclusione
Non so a voi, ma a me inquieta scoprire che ieri la Merkel e Juncker si sono sentiti al telefono per parlare della Brexit e del bilancio italiano, che non so cosa sia peggio per il buonumore europeo. In ogni caso essere associato ai britannici nell’immaginario euro-germanico non è per niente divertente.
Detto ciò, il patriottico governo del cambiamento non ci fa mai mancare le soddisfazioni. Anche oggi il Gatto e la Volpe, meglio conosciuti come vicepremier uno e vicepremier due, ci hanno deliziato con i loro proclami ad usum populi che così tanto giovano al buonumore sovrano e all’ispirazione dei cabarettisti (pure a quelli mancati come il vostro Cronicario). Ve li riporto qua anonimi perché tanto cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.
Viceministro uno, come sempre tonico e tonitruante, ha ribadito che la manovra che sta facendo impazzire il mondo – oggi pure il New York Times ha espresso grande preoccupazione, per dire – “non cambierà di una virgola” perché si rivolge al paese reale e “la finanza seguirà”. Anzi con la sottolineatura che “se segue l’economia reale lo spread scenderà inevitabilmente”.
Poco dopo viceministro due, come sempre tonitruante e tonico, anche lui ha rassicurato il popolo e l’opinione pubblica internazionale che segue la vicenda italiana col fiato sospeso spiegando che quanto previsto non cambierà “perché manteniamo le promesse e perché siamo uno stato sovrano”.
Capirete l’applauso della folla in festa. Siamo talmente alla ricerca di una qualunque identità che ci innamoriamo di botto di chiunque dica che ne abbiamo una, fosse pure in deficit. Soprattutto anche viceministro due è “fiducioso che nelle prossime settimane lo spread scenderà”. Sempre cambiando l’ordine dei fattori, il governo non cambia. Ma soprattutto il nostro leader Maxim ci spiega, bontà sua, che non è vero che i mercati, la Merkel, Juncker, il Nyt e chissà chi altro sono preoccupati per colpa della manovra, ma perché circola “uno storytelling falso che l’Italia voglia uscire dall’euro e dall’Europa”.
Per fortuna invece tutti credono al bellissimo storytelling sovrano.
A domani.
Cronicario: Se l’avanzo non avanza più
Proverbio del 24 ottobre Gli dei aiutano l’uomo che non riposa sul dorso
Numero del giorno: 64,7 Aumento % degli italiani all’estero in dodici anni
Visto che volano lettere e letterine, e stendo un velo pietoso sulle veline, vi scrivo anch’io una breve missiva ispirato da una immancabile release Istat sul nostro commercio extra Ue.
Lo dovete leggere tutto questo pezzetto, specie il terz’ultimo punto dove si dice che il nostro avanzo sta diventando quasi un ex. E che succede se l’avanzo non avanza più?
Ecco, sapevatelo.
A domani.
Cronicario: Mezzogiorno di cuoco per il ministro della Fantasia
Proverbio del 22 ottobre Non vi è albero che il vento non raggiunga
Numero del giorno: 1 Deficit % sul Pil nell’Eurozona nel 2017
La Lettera è partita puntuale, fanno sapere i gazzettieri del cambiamento, e poco dopo mezzogiorno – l’ora fatale – era già arrivata lassù, nel paese di EZ. E fin qui nessuno stupore. Come ai treni a suo tempo, anche le lettere viaggiano puntuali nell’Italia SovranEsta del 2018, che sicuramente ha una PEC sovradotata. Ma fosse solo questo: con l’ardita lettera agli arcigni eurobruttocrati il governo del cambiamento assevera l’autentica funzione del nostro ministro dell’Economia, che rima e non a caso con Mammamia, che da oggi assurge al ruolo più ambito nel paese che ha ancora nostalgia del ’68: il ministro della Fantasia, che ormai intitola il dicastero di via XX settembre.
Dimostrando un raffinato talento da chef, il nostro ministro alla Fantasia, finalmente al potere, affronta il suo mezzogiorno di fuoco come fosse la prova del cuoco. Promette di abbassare il deficit, come fosse un fornello, qualora la temperatura risultasse troppo elevata, nel caso – hai visto mai – il Pil dovesse salire abbastanza, o anche se dovesse salire meno di quanto previsto perché in quel caso potrebbe avere la tendenza a salire troppo…
Non pago, il nostro chef della Fantasia assicura che ci sarà “un calo significativo del rapporto debito pil nel prossimo triennio” perché il fornello del deficit, opportunamente alimentato dal governo onnipotente e dalla sua scienza, scalderà una quantità ragionevole di investimenti pubblici che moltiplicheranno pani e pesci al modico costo di qualche decimale di pil.
E quanto saranno mai questi investimenti? Il lievito dispensato dal nostro chef nell’impasto dell’economia italiana vale 0,2 decimi di pil nel 2019 e altri 0,3 decimali di punto dal 2020 al 2021 incluso. Il tutto condito da una centralizzazione della progettazione delle opere pubbliche che, unita alla semplificazione degli appalti, popolerà in un triennio l’Italia di opere pubbliche fondamentali che faranno montare la crescita come la panna addolcendo finalmente la vita agra dell’italiano medio, nel nome del quale il governo del cambiamento sta cucinando la pietanza.
A Bruxelles stiano sereni. Il nostro Chef vigilerà in cucina. Un occhio alla centrale della progettazione, un altro al deficit, e un altro (il terzo occhio è dovuto, al ministro alla Fantasia) ai rendimenti del Btp per la semplice ragione che purtroppamente “lo scenario programmatico del DPB assume tassi di rendimento sui titoli di stato inferiori a quelli riscontrati sul mercato negli ultimi giorni ma coerenti con i livelli registrati all’atto della chiusura delle stime”.
Vuol dire che se i tassi salgono più di quanto previsto la pietanza del cambiamento si brucia e si ammoscia il soufflé. Il deficit servirà a pagare gli interessi in crescita sul debito e buonanotte ai dolcetti di Natale. Lo Chef della Fantasia dovrà tornare a fare il ministro dell’Economia, scienza assai imperfetta e notevolmente provvisoria, con la tendenza a provocare inedia in nome del principio fondante della scarsità che rima, e non a caso, con realtà. E soprattutto dovrà presentare il conto ai futuri pagatori.
A domani.
Cronicario: VendItalia e torna la paura
Proverbio del 19 ottobre Anche profumato all’acqua di rose, l’aglio conserva il suo odore
Numero del giorno: 70 Differenza fra il rendimento del decennale greco e quello italiano
Ogni maledetto venerdì, fateci caso, appena uno inizia a fiutare lo sbraco imminente, succede qualcosa che ti fa andare lo sfizio di traverso. Per dire: passi l’Europa che ti boccia, la manina che cambia i decreti fiscali, i tunnel del Brennero – tutto quello che volete – ma il differenziale sul Bund decennale che di venerdì supera i 340 puzza proprio di complotto degli spreadator contro il sacro fancazzismo degli italien.
E infatti è già partita la manfrina. La borsa continua a perdere – sta sui 19mila punti quando erano 24mila a maggio – i Btp s’inabissano con grande gioia delle banche e delle famiglie italiane che ne hanno in pancia un 700 miliardi abbondanti e soprattutto riparte la graticola politica, che peraltro in questi ultimi giorni ha preso a sfrigolare pericolosamente. E fosse solo questo. Il VendItalia, nuovo sport internazionale a quanto pare seguitissimo, fa riemergere dal profondo le nostre più profonde paure.
Per dire viene fuori che ad agosto l’estero ha venduto un bel pacco di miliardi di Btp (17,4 miliardi e rotti), contribuendo non poco all’innalzamento del maledetto spread. Tant’è che a una cert’ora arriva il presidente delle banche associate che fa risuonare alto e drammatico l’urlo di dolore di un’intera categoria. “Non si può rimanere indifferenti di fronte alla ulteriore crescita dello spread, che peggiora le prospettive degli equilibri dei conti pubblici e complica le attività produttive tutte e gli investimenti delle famiglie e delle imprese, e non ci si deve abituare a ciò che spingerebbe l’Italia indietro rispetto alla ripresa”.
Che detto da quelli che si sono rimpinzati di Btp fino a scoppiare suona come la canoniche lacrime di coccodrillo.
D’altronde qualcuno dovrà pure comprarli, ‘sti benedetti Btp, direte voi. E meglio allora comprarceli da soli e sottrarci così all’odiosa tirannia del capitale internazionale, al quale peraltro abbiamo tirato una bella fregatura con l’aumento dello spread.
Giustissimo, applausi. Vi dirò di più: non solo ci sottraiamo dall’odiosa tirannia. Avere i Btp tutti a casa rende facilissimo fare un’altra cosa: cancellarli. Tanto il debito pubblico è ricchezza privata no?
Uno a uno e palla al centro (tavola). Buon week end.
A lunedì.
Cronicario: Abbiamo abolito la povertà, ora tocca alla ricchezza
Proverbio del 16 ottobre La felicità raramente si accompagna a uno stomaco vuoto
Numero del giorno: 5,1 Crescita export italiano ad agosto su base annua
E finalmente capisco che è tutta colpa della statistica che dice e non dice, spiega e finisce con l’alludere, usa la lingua comune e genera enormi fraintendimenti, visto che le definizioni statistiche non hanno senso comune. Se il Governo del Cambiamento inanellerà una serie di capitomboli dovremmo prendercela, fra gli altri, con Eurostat che proprio oggi, che la Grande Manovra del Popolo viene svelata in tutta la sua meravigliosa sostanza, se ne esce con questa roba qua:
Ora che dovrebbe fare un qualunque Governo del cambiamento di fronte a dati che illustrano un paese dove quasi uno su tre è a rischio di esclusione sociale o di povertà? Dove ci sono più poveri che in Spagna, Portogallo e persino in Estonia, che già ricordarsi dov’è è difficile?
Già. Far cadere la manna del denaro pubblico su una platea di affamati deve esser sembrato il male minore al Governo del cambiamento, e chi se ne frega dell’Europa, che però ha trascurato un’altra statistica, stavolta fatta in casa.
O forse no. Forse l’ha letta talmente bene questa statistica che ha pensato bene di fare un condonino (cito dal titolo di prima pagina di un noto giornale fustigatore) per consentire ai poveri italiani in stato di necessità e a rischio di povertà di risparmiare su quella cartellina esattoriale di quella volta che proprio non ce l’hanno fatta a presentare la dichiarazione dei redditi o a pagare le tasse perché il commercialista era morto, pioveva, gli alieni avevano invaso la tangenziale, non si sentivano tanto bene e a un certo punto sono arrivate anche le cavallette (cit.). Quale governo avrebbe mai potuto resistere?
E così il contribuente in nero e la giustizia fiscale si sono incontrati per il loro ultimo (di una lunga serie a venire) bacio, infischiandosene di quella pletora di utili idioti che è costretta dalla ritenuta alla fonte a pagare tutto, pure il canone televisivo senza avere la tv. Serve aggiungere altro? La retorica della povertà impregna il nostro dibattito pubblico come lo spirito santo nel Medioevo. La Grande Manovra promette il Rinascimento, ma forse c’è un equivoco. La povertà è stata già abolita per decreto. Adesso si tratta solo di abolire la ricchezza.
A domani.
Cronicario: Guerra e pace (fiscale)
Proverbio del 15 ottobre Non ridere dell’età avanzata, prega di raggiungerla
Numero del giorno: 27.400.000.000 Spesa per l’e-Commerce in Italia nel 2018
Vi pare facile parlare del governo del cambiamento senza essere Tolstoj? Perché non ci vuole nessuno meno del grande romanziere russo per raccontare la guerra e pace che al momento impegna il Gatto e Volpe, altrimenti conosciuti come vicepremier Uno e vicepremier Due, sulla vera questione dirimente di qualunque governo.
E siccome soldi rima fisco se fai politica, ecco che il governo del cambiamento si trova a litigare per la più pelosa delle questioni politiche, ossia decidere quanto dare a chi dovendo persino fare i conti con elettorati di riferimento che si somigliano solo per l’appetito e alcune manie. Tutto questo accade mentre dovrebbe esser chiusa la partita della manovra di bilancio che, come dice vicepremier Uno (o Due, fate voi) viene domani perché oggi c’è la ciccia vera,il decreto fiscale. E aggiunge: “Ho ben chiaro quali sono i nodi”.
Provateci voi a sciogliere ‘sti numeri. Specie se vicepremier Due (o Uno, fate voi) fa sapere a una certa ora che diserta il vertice di governo dove si doveva decidere la pace fiscale.
Al che il vicepremier di prima (Uno o Due, fate voi) tira fuori il contratto dal cassetto e dice che quella roba lì, la pace fiscale ++attenzione non è un condono pure se ci somiglia++ sta scritta a chiare lettere nel contratto con gli italieni. E se mancano i soldi li mette lui. Non proprio lui lui, ma il ministero dai, avete capito. Perché pure se “stiamo combattendo a colpi di spread”, noi “non abbiamo bisogno di assistenza, ma di impresa e lavoro vero che non si crea per decreto”. Ora, se io fossi il reddito di cittadinanza sarei un po’ triste a fronte di questa intemerata. Ma per fortuna il vicepremier Due (o Uno fate voi) mi ha restituito la speranza. Non solo il reddito di cittadinanza non ha nulla a che vedere con il reddito di inclusione, che riguardava un milione di persone mentre questo ne sazierà almeno sei milioni, ma sarà equamente distribuito.
Come finirà questa Guerra e pace del cambiamento? Boh. Mica sono Tolstoj.
A domani.
Cronicario: E anche i Btp fanno il Bot
Proverbio dell’11 ottobre Chiedi all’esperto invece che all’erudito
Numero del giorno: 16.000.000.000 Costo quota 100 sulle pensioni secondo Boeri (Inps)
Poiché ormai qualunque parola evoca future campagne elettorali – dopo Bankitalia (scettica sulle previsioni Def) anche il presidente Inps è stato invitato a candidarsi per aver espresso il convincimento che quota 100 sarà un salasso per le casse previdenziali – mi domando: cosa diranno gli illustri esponenti del governo del cambiamento agli acquirenti dei nostri Btp che oggi hanno chiesto un robusto sovrapprezzo per continuare a darci credito?
Nel dubbio guardo i numeri e metto mano al portafoglio (nel caso dubitaste su chi paga). Per dire il tasso sul nuovo tre anni ottobre 2021, venduto per 3,5 miliardi di euro, è volato al 2,51%, in rialzo di 1,31 punti percentuali. Il tasso sul 7 anni (1,5 miliardi di euro) è stato del 3,28%, +74 centesimi, quello sul 15 anni (941,7 miliardi) ha raggiunto il 3,66% e quello sul 30 anni (558,3 miliardi) il 3,79%.
Traduco con la parole di una nota agenzia: “Ottocento milioni di euro di interessi sul debito pubblico da pagare per lo stato. Questo il bilancio delle due aste, ieri di Bot e oggi di Btp, tenute dal tesoro con rendimenti in forte rialzo. Secondo quanto riferiscono fonti di mercato, l’asta di ieri costerà all’emittente 81 milioni di euro in più rispetto allo scorso maggio (31 milioni in più rispetto all’asta di settembre). L’asta sui 6,5 miliardi di Btp tenuta oggi, invece, che ha visto il rendimento del tre anni balzare ai massimi dal 2013 e quello a sette anni segnare il record dalla prima emissione di questa durata, vede un rincaro per il Tesoro di circa 720 milioni di euro rispetto ai collocamenti della scorsa primavera”. Per la cronaca, 800 milioni di interessi sono circa mezzo punto di pil.
Detto ciò, non preoccupatevi. Il governo sta già pensando a chiedere una mano a tutti noi per sottrarci alla tirannide dei mercati. Tranquilli, non sarà una patrimoniale,né un prelievo forzoso, ma magari una gentile richiesta (richiesta spintanea magari) di comprare Btp al posto delle banche, delle assicurazioni, e del risparmio internazionale, del quale non abbiamo bisogno, visto che abbiamo già il nostro che, come ha recentemente detto un illustre esponente del governo, è bello ciccioso.
Anzi, già che ci siete, portatevi avanti. Ci sono altre due aste, una di Bot e un’altra di Btp, entro fine del mese. Siete pure fortunati. Prima la Ue dovrà dire la sua sulla manovra e poi toccherà alle agenzie di rating. Se siamo bravi e continuiamo a fare quello che stiamo facendo spunterete tassi fantastici.
A domani.












































