Etichettato: cronicario the walking debt

Cronicario. Vigileremo per terra, per mare e per cielo!

Proverbio del 20 marzo Se apri l’occhio del cuore vedrai cose invisibili

Numero del giorno: -0,6 Pil Italia nel 2020 secondo stime Fmi

Finalmente vedremo i militari per strada, dice la Prefettura di Milano, e speriamo che non abbiano la licenza di uccidere i poveri corridori solitari, che nell’isteria collettiva che ci sta divorando sono diventati il nemico pubblico numero uno: un coronavirus a due gambe e pure veloce. Così almeno mi sembra di capire sfogliando i social, più deliziosi del solito, che pullulano di foto di runner fatti da un telefonino che immagino avesse motivi legittimi  per stare in giro a far riprese.

Ma soprattutto m’inorgoglisce la nostra maschia dimostrazione di capacità di controllo del patrio territorio. Per le strade è un pullulare di uomini e donne in divisa che controllano i guinzagli e i certificati di milioni di italiani che ancora si ostinano a sfuggire al domicilio coatto per i motivi più futili. Tipo comprare ortaggi freschi, anziché far la spesa solo una volta a settimana come autorevolmente suggerito.

La migliore l’ha legiferata una tale regione che ha detto vabbé, potete far la spesa, ma solo vicino casa. Se qualcuno mi spiega cosa cambia fare la spesa vicino o lontano ve ne sono grato.

Ma soprattutto mi rassicura la storia di quei finanzieri, che grazie alla sorveglianza “per mare e per cielo” – testuale – hanno identificato dei tizi, addirittura quattro, che incuranti di ogni riguardo per lo spirito dei tempi si stavano facendo un barbecue all’aperto.

Detto ciò, auspico che il vigoroso sistema giudiziario nostrano vagli, asseveri e dia seguito alle migliaiadimila denunce che piovono nottempo sul suo desco e condanni gli attentatori della salute pubblica a ciò che si meritano, oltre alla gogna, che comunque a noi italiani piace tanto. Come dite? I tribunali sono chiusi? Nessun problema. Faranno Smart Working.

Buon week end (a casa).

Cronicario. Ammalarsi tutti per ammalarsi meno

Proverbio del 10 marzo Dove c’è la volontà, c’è una soluzione

Numero del giorno: 48 Denunciati in Sicilia perché presenti a un funerale

Perciò stamattina al solito orario mi sveglio senza aver capito se sono esentato dal lavoro oppure no. Certo che no, ha detto il primo minestra: mica possiamo chiudere la produzione. Epperò dicono di evitare di uscire se non per “comprovati motivi” con la comprova autocertificata. Tipo lavorare appunto. Ma anche fare la spesa. Comprare le medicine. Farsi un cordiale, eccetera.

Perciò autocertifico che vado al lavoro, inforco la moto e parto, trovando un certo traffico per strada, immagino tutti autocertificati, come d’altronde il gruppetto che fa jogging che ipotizzo sia composto da capitalisti 4.0 che mentre corrono fanno smart working.

Poi però a un certo punto leggo che i medici di famiglia sono esausti: stamattina c’è stato un boom di richieste di certificati medici. E poiché per quanto sia probabile che il primo minestra ieri sera abbia provocato una crisi collettiva di panico tale da ammalare mezza Italia, mi sorge il sospetto che qualcuno (tutti) abbia pensato che fosse meglio darsi malato piuttosto che correre il rischio di ammalarsi o ammalare qualcuno.

Dal lavorare meno, lavorare tutti, all’ammalarsi tutti (per finta) ammalarsi meno (sul serio) è un attimo. Come la felicità.

A domani.

Cronicario. Un impegno concreto: più terapia intensiva per tutti

Proverbio del 6 marzo Il mondo dei saggi è formato da chi si accontenta di poco

Numero del giorno: 55.671 Persone guarite su 100.052 contagi globali di Coronavirus

Stiamo tornando alla normalità, per fortuna. Oggi è tutto un fiorire di conferenze stampa, peraltro in luoghi pubblici e affollati e chissà quanti starnuti, dove i nostri beneamati rappresentati del popolo elargiscono i loro preziosi consigli con immancabile pie’ di lista, fra i quali giganteggia per sforzo creativo quello di spendere tutto in una botta l’avanzo primario previsto – che vale l’1,7% del pil, ossia una trentina di miliardi – perché l’epidemia rima bene con signora mia.

D’altronde l’avanzo primario è una roba che uno tiene lì perché non c’ha di meglio da fare. Ci voleva il virus per capirlo.

Ma ovviamente ci sono pure indimenticati e indimenticabili ex vicepremier che rilasciano dichiarazioni rassicuranti circa la potenza italica nell’affrontare la minaccia. Beatevi anche voi: “Il decreto che abbiamo approvato ci permetterà di aumentare del 50% il personale sanitario e del 100% i posti nelle terapie intensive”.

L’Italia è il paese che amo (cit).

Buon week end.

 

Cronicario. Aumentano gli inattivi, per fortuna

Proverbio del 3 marzo Chi vuole fare qualcosa trova sempre il modo

Numero del giorno: 48.101 Guarigioni nel mondo dal coronavirus su 90.137 contagi

Ora che i nostri geni della politica auspicano piani shock per fronteggiare lo spauracchiovirus – un piano shock serve sempre in Italia – notando alcuni che noi abbiamo stanziato solo 3,6 miliardi mentre la Corea quasi dieci volte tanto…

e quindi esortano a sospendere il pagamento delle tasse e perché no, pure l’obbligo di respirare, mentre addittura la Bce sta pensando di dare soldi aggratis non più solo alle banche ma anche alle pmi…

ecco che dall’Istat arrivano finalmente ottime notizie dal mercato del lavoro, che come un solo uomo sta rispondendo compatto all’emergenza mondiale. Ma che dico mondiale: nazionale.

Lo so, vi sembrano notizie negative, ma solo perché l’Istat si è dimenticato di contestualizzare. Ma adesso vi spiego io. L’aumento degli inattivi e dei disoccupati è una doppia buona notizia. Gli inattivi intanto sono degli eroi. Si tratta di persone che per non correre il rischio di far aumentare i contagi si sono isolati dal mercato del lavoro, notoriamente promiscuo. Si finisce sempre col toccarsi o – peggio – alitarsi addosso.

Quanto ai disoccupati, beh, sono persone di buona volontà, ma per fortuna abbiamo un sistema rodato che li tiene lontano dai guai. Dal lavoro intendo.

Per fortuna i pensionati aumentano sempre e stiamo già studiando nuovi metodi per convincerne altri a rimanere a casa. Abbiamo – bisogna ammetterlo – ancora qualche problema con i dipendenti stabili, che non vogliono saperne di diminuire o mettersi/ci/vi al sicuro. Ma il piano shock ormai è dietro l’angolo. Non potendoli licenziare faremo di meglio. Chiuderemo gli uffici.

A domani.

Cronicario. Evviva: i lavori forzati di cittadinanza

Proverbio del 21 febbraio Il cuoco inesperto accusa sempre il forno

Numero del giorno: 0 Inflazione acquisita in Italia per il 2020

Mi sentivo un po’ triste perché con oggi il Cronicario chiude per un po’ dovendo attendere a inderogabili impegni e gravose responsabilità.

Mi apprestavo a vergare due righe di commiato, quando improvvisamente sento una gentile signorina, sedicente onorevole, dire che ormai stanno per partire i PUC: i progetti utili alla collettività. La cosa mi giunge nuova, pure se già l’avevo sentita.

Ma non state a pensar male. Nelle bellissime slide pubblicate dal governo trovo immagini come questa sotto che improvvisamente mi fanno tornare il buon umore.

Capite bene che il Cronicario ha tutte le caratteristiche di cui sopra: 1) tutela il bene comune del cazzeggio; 2) promuove la cultura del futile; 3) è molto social; 4) ha una chiara vocazione artistica; 5) è sostenibile: non lascia tracce; 6) forma le classi dirigenti del futuro.

Perciò corro a fare subito domanda per avere un PUC. Chiederò due, tre, quattro – crepi l’avarizia – progettisti collettivamente utili con una di quelle offerte che non si possono rifiutare. Si occuperanno loro del Cronicario mentre io me ne dimentico per un po’.

L’avevano detto, d’altronde, che dopo il reddito di cittadinanza i nostri avrebbero trovato lavoro. Lavoro forzato. Ma sempre di cittadinanza.

Ci rivediamo a marzo.

Cronicario: Siamo sempre più soddisfatti, mannaggia

Proverbio del 20 febbraio Tutto arriva per chi sa aspettare

Numero del giorno: 75.024 Calo contratti stabili in Italia a dicembre

Partiamo dal fatto che oggi è il 20 02 2020, e quindi uno per forza si deve occupare di qualcosa di straordinario, sennò a che serve scomodare la cabala?

E siccome per fortuna noi abbiamo l’Istat, che è un mago dei numeri, oltre che un seguace del calendario, ecco che proprio il 20 02 2020 (e toccate ferro) è arrivata l’autentica notizia dell’anno. Ma che dico dell’anno: del giorno!

Siamo più contenti, porca miseria. Persino più soddisfatti di prima, robe da matti. Addirittura più della metà degli under 25, che dovrebbero essere i disgraziati per antonomasia, non solo sono felici, ma anche ottimisti quando pensano al futuro.

Adesso chi glielo dice a quelli là fuori?

A domani.

Cronicario: La divisione della moltiplicazione del dividendo

Proverbio del 17 febbraio Una gioia copre cento dolori

Numero del giorno: 3.489.000.000 Spesa per il reddito di cittadinanza nel 2019

Siccome è lunedì, non ci vedo nulla di male a concedermi un po’ d’invidia sociale notando come in barba ad ogni pil stitico, le borse regalano sempre grandi soddisfazioni ai borsaioli.

Costoro, ormai una legione sparsa per il globo e con probabili interessi cosmici, hanno staccato 1.430 miliardi di dividendi, ci fa sapere il solito specialista in materia, con una crescita del 3,5% rispetto al 2018. La qualcosa è degna di nota se si considera che nell’ultimo decennio le borse mondiali hanno garantito ai borseggiatori dividendi per 11.400 miliardi, con una crescita del 97% e un tasso medio del 7%  annuo.

La moltiplicazione del dividendo, che per miracolosità ricorda quella celeberrima del pane e dei pesci stante l’andamento stracco della crescita globale, diventa ancora più stupefacente se guardiamo al mercato italiano, che l’anno scorso insieme all’Olanda è stato al top della divisione di dividendi con un tasso di crescita del 6%.

La moltiplicazione delle divisioni dei dividendi in Italia, dove i tassi di crescita dell’economia sono quelli che sono

non è l’ennesima dimostrazione della separazione dell’economia finanziaria da quella reale. Ci dice solo una cosa sulla quale non è lecito avere dubbi: l’invidia sociale è fondata.

A domani.

Cronicario. E reddito (di cittadinanza) e lavoro vissero felici e contenti

Proverbio del 14 febbraio Come è l’insegnante, così è l’allievo

Numero del giorno: 461.700.000.000 Tasse pagate in Italia nel 2019

Poiché oggi oltre ad essere venerdì – giorno preferito del Cronicario – è pure la festa degli innamorati, ho deciso di raccontarvi di una coppia di fatto (che dovrebbe essere anche di diritto), ma che nella realtà spesso è una coppia che scoppia: ossia il reddito e il lavoro.

Cominciamo dalla fine, visto che è lieta. L’Anpal, che sarebbe l’agenzia nazionale politiche attive, ha annunciato di aver accasato – nel senso di trovato un impiego – a quasi 40.000 mila redditieri di cittadinanza.

Questo risultato è figlio della convocazione di 529.290 redditieri, sui 908.198 che dovrebbero essere. Di questi 500 mila e rotti se ne sono presentati all’appuntamento 396.297 (gli altri erano impegnati) e 262.738 hanno firmato un “patto di servizio”. Gli altri centomila no, a quanto pare.

Ma non stiamo a spaccare il capello. La bella storia è per quarantamila cittadini il reddito e il lavoro si sono accoppiati, e adesso vivranno per sempre felici e contenti.

Perché fosse necessario avere un reddito per trovare un lavoro e non il contrario rimane misterioso. Ma al cuore non si comanda.

Buona festa e buon week end.

Cronicario: E (non) rimbalzare m’è dolce in questo mare

Proverbio del 13 febbraio Ci vuole tutta una vita per capire non non serve capire tutto

Numero del giorno: 70.100.000.000 Giro d’affari settore moda in Italia

Rileggo commosso le dichiarazioni del neoministro Mammamia, che non a caso non rima con Economia, mentre dice con grande sprezzo del ridicolo che “a gennaio la produzione industriale e il Pil dovrebbero salire. Parliamo di un rimbalzo a gennaio e siamo fiduciosi che l’economia possa ripartire”.

Ora sappiamo tutti quanto abbiamo bisogno di un rimbalzo. Quella sensazione di andare sempre più in alto, incuranti dell’atterraggio. Perciò fa benissimo il neoministro della speranza (ho detto speranza?) ad auspicarlo. Senonché a un certo punto mi casca l’occhio sulla disperazione, che arriva casualmente da Bruxelles, nelle sue previsioni d’inverno.

E che dicono quei freddolosi? “La fiducia nell’industria è migliorata a gennaio, ma non suggerisce ancora un rimbalzo imminente nella produzione industriale”.

Non so voi, ma io ho trovato inebriante la scelta delle stesse parole per dire due cose opposte. Ma tanto non importa. Persino nell’epoca del “questo lo dice lei” alla fine ci si trova d’accordo sui fondamentali.

Che naufraghiamo dolcemente, per dire, mentre (non) rimbalziamo.

A domani.

Cronicario. Uno starnuto da 250 miliardi (non) ci seppellirà

Proverbio del 12 febbraio Per smuovere una montagna si comincia dalle piccole pietre

Numero del giorno: 24.830 Ftse Mib di Milano in mattinata, tornato ai livelli del 2008

Visto che là fuori si ostinano a spauracchiarci col coronavirus – riuscendoci peraltro benissimo – ho preso spunto dal peggiore spauracchio possibile – perché tocca le corde sensibili del portafogli – e ho pensato di buttarvelo fra i piedi cosi vi togliete il pensiero e passate al dolce.

La fonte è una nota agenzia di rating, che deve aver pensato di far qualcosa dopo che la nota controllora della sanità internazionale (la stessa che all’inizio aveva detto che il virus cinese non era poi così pericoloso, salvo rettificare in corsa al crescere dell’isteria collettiva) se n’è uscita affermando che il virus incoronato era peggio del terrorismo, ossia del male assoluto contemporaneo, visto che ogni epoca ha il suo.

Ma siccome non può esserci nemico pubblico senza danno economico ecco che la nota agenzia ha subito stimato che il maledetto Covid-19, nome in codice del male assoluto, costerà 0,3 punti di pil mondiale quest’anno.

Per darvi un’idea, Usando come punto di riferimento il Pil mondiale del 2017, pari a poco più di 80 trilioni (80.000 miliardi) lo 0,3 vale circa 250 miliardi.

Scommetto che adesso siete terrorizzati.

A domani.