Season II, Rebalancing: recap and recall


Bentornati e benarrivati.

Questo post ha lo scopo di descrivere brevemente il percorso che tenterò di intraprendere nella seconda stagione del Blog che ho pensato di dedicare al riequilibrio, dopo quella dell’anno scorso dedicata all’analisi degli squilibri.

Seguire il percorso del riequilibrio significa provare ad analizzare, attraverso la consueta lettura delle cronache e dei documenti d’attualità, la capacità dell’economia globale di far rientrare gli squilibri di cui ho abbondantemente parlato nella prima stagione.

Negli ultimi post pubblicati prima della pausa estiva sono emerse già alcune tendenze chiare: l’attitudine ad affidarsi a un contesto regolatorio internazionale stringente per evitare le crisi bancarie (vedi il dibattito sull’Unione bancaria in Europa) a fronte delle malcelate resistenze degli stati nazionali più potenti, Usa in testa, che non hanno nessuna voglia, forti come sono della propria posizione egemone in campo monetario (e militare) di cedere alla tentazione della Grande convergenza che vede le Banche centrali in prima linea nel processo di “dissoluzione” degli stati nazionali. A tal fine sarà molto interessante osservare innanzitutto come reagiranno gli Stati Uniti di fronte alle richieste dei paesi suoi creditori, Cina in testa, di riformare il sistema monetario internazionale.

A questa tendenza a livello globale fa da contraltare la mole enorme di problemi cui devono far fronte i singoli stati, innanzitutto al proprio interno, specie quelli cosiddetti avanzati, alle prese con un modello di sviluppo ormai chiaramente insostenibile, pressato com’è dall’evoluzione demografica e dall’involuzione debitoria che ormai ha raggiunto livelli patologici e non risparmia più nessuno.

Perciò sarà molto interessante seguire l’evoluzione dell’eurozona, alle prese con momenti salienti del suo percorso di (dis)integrazione, che vanno dalle elezioni in Germania all’approvazione del modello di risoluzione bancaria, secondo pilastro dell’Unione bancaria, che replica in piccolo la tensione che abbiamo visto a livello globale. Solo una spettatore distratto può ignorare il conflitto strisciante che si sta innescando fra gli stati europei, Germania compresa, e le istituzioni europee, quindi Commissione Ue e Bce in testa. Le polemiche provocate dalla proposta di Unione bancaria redatta dalla commissione ne sono un preclaro esempio.

Ma il riequilibrio, se tale deve essere, dovrà passare da un profondo cambiamento delle abitudini degli stati dove tali squilibri sono conclamati, siano essi debitori o creditori.

Per restare in Europa, il riequilibrio dovrebbe significare che la Germania non deve più accumulare surplus commerciali pari al 6% del suo Pil, a fronte dei deficit di altri. Cambiare le abitudini significa che la Germania dovrà importare di più, magari dando maggiore potere d’acquisto ai suoi cittadini, e magari inflazionare un po’ i suoi mercati, a cominciare da quello immobiliare, mentre i paesi indebitati dovrebbero rientrare facendo esattamente l’opposto, non potendo, a causa dell’euro, rivalutare l’una e svalutare gli altri.

Tale ragionamento vale anche a livello globale usando come attori grossomodo la Cina e gli Stati Uniti, con l’incognita di questi ultimi, che hanno sempre mostrato una certa disinvoltura nella gestione delle regole dell’economia.

Poi c’è l’enigma giapponese. Il Giappone ha stupito il mondo creando una nuova teoria del central banking che assomiglia a un pericoloso gioco d’azzardo e dagli esiti quantomai incerti che inizieranno a vedersi nell’arco di questa seconda stagione.

Quindi la questione dei paesi emergenti. In tempi non sospetti ho scritto parecchio sui problemi strutturali dei cosiddetti Bric, e già quest’estate molti problemi sono venuti al pettine. Il Brasile, per dire, ha alzato i tassi quattro volte da aprile per provare a tappare la falla che si è aperta nel conto corrente della sua Bilancia dei pagamenti. Tanto più adesso, che viene ventilato l’inizio della fine del denaro facile, tali paesi saranno soggetti a turbolenze rischiose come è sempre successo in passato.

Ma c’è un altro pezzo di mondo che sarà determinante per il riequilibrio: i paesi esportatori di petrolio e gas, annidati fra il Medio Oriente e il centro dell’Asia, dei quali si parla poco o niente e di cui conosciamo appena i fondamentali economici, salvo conoscere i loro cospicui attivi da export di materie prime. A loro dedicherò post specifici che spero aiutino tutti noi a capire meglio con cosa abbiamo a che fare.

A tutti voi rinnovo i miei ringraziamenti per avermi seguito fin qui.

Vi ricordo che tutta la prima stagione del blog è disponibile in formato freebook e vi rivolgo un invito a contribuire al blog con suggerimenti, spunti, analisi e quant’altro di verrà voglia di condividere.

The Walking Debt è anche vostro.

Buona lettura

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