L’economia che non tramonta: quella ricreativa

Toglieteci tutto, ma non la ricreazione. Il nostro tempo libero è la conquista più rilevante dei tempi moderni, e figuriamoci se uno non se lo gode. Ci sarà pure la crisi, ma c’è una gran voglia di godersi i propri passatempi. Se guardiamo i dati raccolti dalla Fed di S.Louis che riepilogano l’andamento della spesa in questo settore degli statunitensi questa sensazione viene ampiamente suffragata.

In sostanza la spesa complessiva, che ha superato gli otto trilioni nel 2019, è cresciuta del 57% dal 2002, conoscendo un breve flessione giusto negli anni terribili della grande crisi finanziaria.

Si potrebbe pensare che, per analogia, il calo si sia osservato anche durante la crisi Covid. Senonché sembra proprio il contrario. Sempre la Fed, infatti, ha notato che alcuni sottosettori della spesa ricreativa – attrezzi sportivi, materiali da hobby, strumenti musicali, libri – hanno visto crescere del 18,7% le vendite dal luglio 2019 a luglio 2020. Sarà una conseguenza del maggior tempo libero generato dal lockdown?

Può darsi. Se guardiamo più in dettaglio, tuttavia, scopriamo nuove cose. In particolare che il grande protagonista, nell’ultimo decennio della spesa ricreativa è stato il settore fitness e sport center, che ha visto il suo prodotto crescere di oltre il 50%.

Gli americani son sempre più interessati allo sport, e sempre meno ai parchi di divertimento, in calo del 23%. Come se dall’infanzia si fossero avviati finalmente verso l’adolescenza. Speriamo vengano su bene.

Un Commento

  1. Gior

    Beh, non sembra che il fenomeno non sia in atto anche in Italia. Era facile immaginare che stesse accadendo quanto viene evidenziato nei dati mostrati.

    E’ normale che lo sviluppo di un settore porti ad un aumento di consumi correlati. Tuttavia, in accordo con il detto l’abito fa il monaco e il fatto che gli ordini monastici sono tanti, ad ogni comparsata corrisponde un proprio abito. E’ spesso psicoconsumo. Quanti ciclisti circolano con una smorta maglia di cotone? Aveva ragione Debord: la società’ dello spettacolo si e’ pienamente realizzata! Aveva ragione anche quello di “Uno, nessuno, centomila”; aveva ragione anche quella della “Strategia feticista”. Tutto viene inglobato, digerito e trasformato in valore aggiunto all’insaputa dei protagonisti. Funziona!

    Tutti diventano e si sentono attori e protagonisti; basta un abito per mostrarlo ad altri e confermarlo a se’ stessi, basta una telecamera per dimostralo ad altri. Vince cio’ che e’ facile ottenere con il minimo sforzo. Della distanza tra realta’, finzione e senso non interessa. La beatitudine non teme le retoriche. Il turismo e lo sport sono esempi eclatanti. Vince il riflesso istintivo dell’appartenere, vincono le droghe leggere inavvertite. Già Arlecchino, lo zanni, ebbe ad usare il corpo simbolico piu’ della parola.

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