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Cartolina. L’inflazione del debito

Certo che ci avete pensato. Al fatto che l’aumento improvviso e violento dell’inflazione qualcosa di buono l’ha portato: ha fatto diminuire il valore dei debiti. Di sicuro chi gestisce i debiti del governo ci ha pensato eccome. Oltreoceano, per dire, dove in pratica l’aumento del debito pubblico è stato “mangiato” dalla crescita dei prezzi. Vittoria di Pirro? Sicuramente. Ma intanto al Tesoro festeggiano. Sarà una festa breve, probabilmente. Prima o poi i mercati se ne accorgeranno e chiederanno tassi più alti sennò il debito se lo comprerà qualcun altro. E poiché le banche centrali hanno chiuso i rubinetti, rimane solo il vecchio risparmiatore, che sarà pure fesso, ma fino a un certo punto. Perciò, dopo la sbornia degli anni Dieci, godiamoci la festa d’inizio anni Venti. Breve, ma intensa.
Cartolina. Ma la Cina (e il Giappone) no

E adesso spiegatemelo voi, che sapete tutto, perché in Cina e in Giappone non c’è l’inflazione. Che, rima a parte, è davvero un mistero gioioso. Uno dice: è colpa (merito) del comunismo. E allora il Giappone? Un altro dice: è merito (colpa) del capitalismo. E allora in Cina? E un altro ancora: è merito della posizione geografica. E via discorrendo. E noi, poveracci, travolti dall’ignoranza. Una cosa però la sappiamo, e possiamo urlarla ai quattro venti, senza tema di essere smentiti. Da noi l’inflazione è all’8 per cento o giù di lì. In Cina (e Giappone) no.
Cartolina. CriptoSvaluta

Non siamo tipi che amano gongolare della disgrazie altrui, specie quando abbiamo già le nostre a ricordarci che la vita è una cosa meravigliosa che riposa su un letto di spine. Tantomeno gongoliamo quando queste disgrazie erano ampiamente previste e prevedibili. Sapevamo tutti che prima o poi la giostra del denaro facile si sarebbe fermata e i primi a piangere sarebbero stati gli asset speculativi, fra quali ormai s’iscrivono d’ufficio anche le mitiche criptovalute che solo pochissimi maneggiano con consapevolezza, mentre la maggioranza semplicemente ci casca. Ecco, adesso che ci sono cascati tutti, e hanno iniziato la lasciarci le penne, suggeriamo pacatamente un emendamento alla vulgata, che magari può servire a rendere chiaro al pubblico cosa siano questi arnesi. Una proposta semplicissima. Chiamiamole criproSvalute.
Cartolina. Forza Australia

I prezzi reali degli immobili in Australia stanno decelerando. Nell’ultimo trimestre del 2021 sono cresciuti di appena il 19 per cento su base annua, esibendo un triste declino rispetto a un anno fa, quando crescevano ben oltre il 20 per cento, per la gioia dei compratori di casa. Adesso lo sprint pare si sia spostato in Nuova Zelanda, dove la crescita annuale dei prezzi, nell’ultimo quarto, è arrivata al 20 per cento, seguendo una curva di rincari che farebbe emozionare qualunque palazzinaro. Meno magari le famiglie, ma ce ne faremo una ragione. E sicuramente anche loro. Ma non è detto che sia finita, per gli australiani, che hanno visto crescere di oltre il 40 per cento il costo delle abitazioni dal 2010, con la metà di questi aumenti concentrati negli ultimi due anni. Ci sono ancora ampi spazi per tornare in vetta. Quindi che dire? Forza Australia.
Cartolina. Il debito che piace

E’ una questione di gusto, probabilmente. Gli italiani amano i debiti che fanno gli altri, non i propri. Se poi questi altri sono entità pubbliche ancora meglio. Questo potrebbe spiegare perché siamo l’unico paese avanzato al mondo ad avere un livello assai modesto di debito privato e un altissimo livello di debito pubblico. Non è che il debito non sia nelle nostre corde, insomma. Semplicemente lasciamo che se ne occupi lo stato. Che siamo sempre noi, dicono tutti. Ma nessuno ci crede.
Cartolina. Gli ultimi pagheranno per primi

Per una corretta interpretazione del grafico sopra, dovete sapere che i primi, quelli dall’istogramma più alto, sono gli ultimi. Nel senso che sono quelli che se la passano peggio degli altri nella distribuzione (ufficiale) dei redditi. Questi ultimi, di conseguenza, sono quelli che soffrono di più i guasti provocati dal caro energia, visto che, come i primi, ossia quelli che tanno in cima alla piramide del reddito, devono pagare le bollette e fare il pieno, ma a differenza loro, per gli ultimi queste due incombenze sono già un fardello niente male nella contabilità familiare. Fra bollette e trasporti, si calcola infatti che impegnino già quasi il 35 per cento dei loro redditi. Ed ecco che il grafico si chiarisce. Gli ultimi saranno i primi, assicurava qualcuno. Per adesso solo quando si tratta di pagare.
Cartolina. Per me pari sono

Non stiamo adesso a sottilizzare su quanto indebitati siano i ricchi emergenti e quanto poco i paesi a basso reddito: potremmo persino scoprire che c’è un collegamento fra il livello dei debiti e quello della ricchezza, ossia dei crediti. E verrebbe meno tutta una letteratura. E sorvoliamo anche sul fatto che il debito pubblico è cresciuto molto più del privato, sempre in quei famosi paesi ricchi, che pudicamente vengono chiamati “avanzati”. Perché il punto è proprio questo. Privati e pubblici, quanto all’aumento del debito, per me pari sono, come diceva il poeta. E pure per i mercati, evidentemente.
Cartolina. Tante care cose (turche)

E’ sicuramente colpa della primavera se ad aprile l’inflazione annua in Turchia ha sfiorato il 70 per cento. Il preannuncio di bella stagione scalda i cuori, com’è noto. E quindi anche i prezzi, che nel nostro tempo hanno molto a che vedere con sentimenti. A cominciare, ovviamente, da quelli buoni. Come quelli del governo turco, per dire, che una arida propaganda accusa di aver destabilizzato la lira turca a furia di ripetere che bisogna abbassare i tassi per combattere il carovita. E poiché il governo ha ragione per principio, allora è proprio colpa della primavera, se i turchi dovranno faticare un po’ di più per mettere insieme il pranzo e la cena. Con l’estate però le cose miglioreranno: il governo sa perfettamente cosa fare. Non appena si arriverà al 100 per cento d’inflazione scatterà il piano segreto: dimezzare il costo dei pasti. Riducendoli a uno solo.
Cartolina. Mangino riso

Se Maria Antonietta fosse ancora fra noi direbbe la parola definitiva sull’ampio dibattito che si sta sviluppando sui notevoli problemi provocati dalla guerra agli approvvigionamenti alimentari, che pesano come un macigno sui paesi poveri. Col mais aumentato dell’80% in due anni, il grano raddoppiato e il sorgo anche di più, questi paesi rischiano letteralmente di morire di fame, visto che già la soffrono. A meno che non ascoltino il consiglio di Maria Antonietta rediviva – oggi la sua celebre (e probabilmente falsa) battuta riecheggia nei ragionamenti di tanti – che guardando il grafico dei prezzi non avrebbe dubbi. I poveri non hanno pane? Mangino riso.
Cartolina. Debitamente privati

Il Fondo monetario si preoccupa di farci sapere che nel 2020 il debito privato, ossia l’altra metà del debito globale di cui si sa poco e si parla anche meno, è aumentato del 13 per cento, persino più di quanto non sia cresciuto nel difficile periodo seguito al 2008. La pandemia, sembra di capire, ha spinto famiglie e imprese a caricarsi maggiori fardelli sulle spalle. Vuoi perché magari nel frattempo si era smarrito il reddito, vuoi perché magari i governi hanno in qualche modo incentivato una certa propensione alla spesa proprio mentre chiudevano le fabbriche, col risultato di un risveglio imprevisto (?) di inflazione. Ora, questi debiti non sono tutti uguali, ovviamente. E neanche sono cresciuti nello stesso modo nei vari paesi. Però hanno in comune il fatto che prima o poi dovranno essere ripagati. Anche quello dei governi, direte voi. Ma questa è un’altra storia.
