Etichettato: cronicario the walking debt

Cronicario: Il debito aumenta, ma per fortuna anche le tasse

Proverbio del 15 gennaio Finché c’è fuoco in cucina arriveranno ospiti

Numero del giorno: 5,2 Tasso % disoccupazione nella zona Ocse a novembre

In tempi incerti come i nostri dobbiamo ritenerci molto fortunati ad essere fra i pochi dotati di straordinari centri di gravità permanente. Nel senso di gravi e permanenti, ma comunque centri. Quindi certezze intramontabili.

Vi risparmio l’elenco perché tanto sapete di che parlo. Mi limito agli ultimi due aggiornamenti che oggi la nostra Banca d’Italia ha lanciato nelle fauci ingorde del cronicario globale. Il primo: il debito pubblico a novembre ha toccato il suo nuovo record stagionale superando i 2.345 miliardi, circa 39 mila euro a testa se lo dividiamo per i 60,5 milioni di residenti.

Questo piccolo grande capolavoro di gestione della cosa pubblica lo si può apprezzare osservando questo grafico, che ha anche il pregio di farci sapere chi tiene in pancia questa montagna di carta.

E adesso che avete scoperto a chi dobbiamo un sacco di soldi, chiedetevi pure come facciamo a ripagarli, questi debiti con i loro salatissimi interessi. Vi do un indizio.

Sempre Bankitalia ci fa sapere che a novembre le entrate tributarie dello Stato sono state 39 miliardi, in aumento dell’8,7% (3,1 miliardi) rispetto al dato dello stesso mese del 2017. Casualmente, debito e tasse camminano a braccetto.

Dopodiché potete pure credere che il debito pubblico non esista. Tanto è lui che crede in voi. Come il fisco.

A domani.

 

Cronicario: www.redditodicittadinanza.it/navigator

Proverbio del 14 gennaio Ogni male necessita di un medico: il tempo

Numero del giorno: 0,7 Crescita % italiana nel 2019 secondo un sondaggio di Bloomberg

Siccome si prepara un boom tipo anni ’60 (cit. incredibile ma vera) mentre l’Italia rischia la stagnazione (cit vera ma credibile), per tagliare la testa al toro irsuto delle minchiate ministeriali non resta che affidarsi al Cronicario che oggi ne ha trovata un’altra che vi farà dimenticare le purissime perle diffuse in questi giorni.

Inutile dirvi che l’autore di quest’altro capolavoro è il vicepremier Uno (o Due, fate voi), perché tanto lo capirete dall’argomento: il reddito di cittadinanza, come meglio precisato qui dal vostro Cronicario. Se vi viene il mal di testa a pensare ai chissà quanti moduli da compilare per avere il vostro gettone di presenza in Italia, sappiate che “il sito internet per chiedere il reddito di cittadinanza sarà pronto nel mese di marzo”.

E mica solo questo. “Da quel momento nel giro di qualche settimana vi diremo se la persona che ha fatto domanda può accedere al reddito oppure no”.

E se non vi basta, sappiate pure che “se si (cioé se vi tocca il gettone di presenza, ndr), dopo pochi giorni avrete una telefonata del navigator. Non è stato facile ma ci siamo quasi”.

Attenzione: ha detto quasi. Infatti al momento sul sito http://www.redditodicittadinanza.it/navigator (ma anche senza /navigator), che evidentemente il governo del cambiamento non ha ancora comprato, tutto quello che si trova è questo:

Sarà pure colpa delle cattive compagnie che vedete sulla home page promozionale. Ma per adesso il sito del reddito del futuro somiglia a un relitto del passato. Navigator incluso.

A domani.

Cronicario: Tav e Tap? Facciamo una Tac

Proverbio del 10 gennaio La pace arricchisce gli umili e impoverisce i superbi

Numero del giorno: 16,7 Calo % del prezzo delle abitazioni in Italia rispetto al 2010

La buona notizia del giorno è che i prezzi delle abitazioni in Italia continuano a calare, affrettando il progresso della nostra società verso il tetto di cittadinanza, degno complemento del reddito di parannanza. L’Istat ha calcolato che dal 2010 i prezzi sono diminuiti del 16,7%, nel terzo trimestre 2018, addirittura del 22,9 se guardiamo alle abitazioni esistenti, ossia la stragrande maggioranza del nostro mattone, vecchio e malmesso, divenuto caro (una volta) perché gli italiani quando non sanno (non sapevano) dove i metterei i soldi si comprano (compravano) una casa.

Che questo calo sia una notizia eccezionale, lo dimostra il fatto che i prezzi salgono in tutta l’Europa che conta e  calano solo da noi, e per giunta a fronte di compravendite in aumento, come solo da noi, d’altronde, schizzano all’insù i tassi sui decennali.

D’altronde il detto “Prima gli italiani”, deve pur significare qualcosa.

Affascinato da queste primazie, o primizie se preferite, quasi mi perdo lo straordinario dibattito che si sta consumando nelle sale nobili della politica a proposito di Tav e Tap, che non sono due personaggi da cartoon ma due fortunatissimi acronimi capaci di fare incazzare mezz’Italia con l’altra per ragioni diametralmente opposte. Siccome so che avete letto sui social tutto quello che c’è da sapere su Tav&Tap e quindi sarete informatissimi (è una battuta, ndr), non mi dilungo, anche perché a differenza di quelli che pensano di sapere tutto so bene di sapere l’unica cosa che è importante sapere.

Mi rimane solo una domanda. In questo tutto nostro costante e bellissimo litigare, che certo giova al nostro mercato immobiliare almeno quanto alla sostenibilità della nostra finanza pubblica, e vi faccio grazia del resto, mi chiedo perché mai rifiutiamo di fare l’unica cosa che dovremmo fare per capire che diavolo c’abbiamo dentro la testa: una bella Tac. Altro che Tav&Tap.

A domani.

Cronicario: Come tutelare i risparmiatori coi soldi dei risparmiatori e vivere felici

Proverbio dell’8 gennaio Non è difficile sapere, ma fare

Numero del giorno: -1.9 Calo % produzione industriale tedesca a novembre

E’ bello sapere di vivere in un paese di odiatori professionisti delle banche dove le banche vengono salvate dagli amatori professionisti del governo, che a volte – per cose succedono – sono gli stessi che le odiavano fino a poco prima. Ma questo è il bello di abitare in un paese di odiatori professionisti delle banche che sottosotto le amano perché in fondo, proprio a notte fonda intendo, quando il decreto di salvataggio di Carige è stato approvato, capiscono che le banche tengono in pancia i nostri soldi e quindi un mal di pancia bancario è un mal di pancia nostro tour court. Nulla di strano perciò che gli odiatori all’opposizione cambino idea e diventino amatori una volta al governo. Tanto più quando governa il cambiamento, come adesso.

Quello che stupisce e affascina, perciò, non è il cambiamento di idea ma l’atteggiamento dei nostri alfieri del cambiamento che fan finta d’esser quelli di prima (che hanno acchiappato i voti) invece che quelli di oggi (che minacciano di perderne parecchi a furia di cambiare). E sarà per questo che Vicepremier Uno (o Due se preferite) se n’è uscito con una delle sue memorabili battute che ce lo rendono utile e prezioso come un mal di testa.

“Mentre Renzi e Boschi i risparmiatori li hanno ignorati e dimenticati, noi siamo intervenuti subito a loro difesa senza fare favori alle banche, agli stranieri o agli amici degli amici. Bene l’azione a tutela dei risparmiatori liguri e italiani e bene il miliardo e mezzo stanziato in manovra per gli altri cittadini truffati”. Meraviglioso no? Salvare i risparmiatori italiani con i soldi delle tasse dei risparmiatori italiani e rivendicarlo con piglio felice, contando sul fatto che nessuno pensa mai che ogni volta che il governo scrive un decreto tocca i nostri soldi, presenti e soprattutto futuri. E questo non cambia. Qualunque sia il governo.

A domani.

Cronicario: E tanti auguri col reddito di parannanza

Proverbio del 7 gennaio Quando non si ha l’ago il filo serve a poco

Numero del giorno: 12 Aumento % spesa interessi su debito pubblico nel IIIQ 2018 su IIIQ 2017

Bentrovati. Riapro bottega dopo un congruo periodo di fancazzismo e scopro con gioia che nel frattempo non è affatto venuta meno l’italica propensione al cazzeggio che per giunta proviene dalla alte sfere che governano i nostri destini. Il nostro beneamato governo del cambiamento, infatti, non pago di aver cambiato la manovra per far contenti gli arcigni brussellesi, adesso sta perfezionando con rara efficacia uno dei cavalli di battaglia che ci hanno accompagnato in questi mesi vissuti pericolosamente: il miracoloso reddito di cittadinanza.

Mentre scriviamo le menti raffinatissime del governo del turbamento stanno limando la centocinquantesima bozza del decreto che ogni giorno ci regala gioie e soddisfazioni, perché oltre ad abolire definitivamente la povertà, sta facendo strame persino di certi vecchi arnesi del dibattere pubblico.

Sicché oggi leggo che la misura riguarderà 4.916.786 persone, la 4.916787esima delle quali immagino sarà terribilmente incazzata. Girano le più svariate leggende metropolitane sui requisiti che richiederà la norma per individuare i percettori che comunque grazie ai prodigiosi miracoli dei centri per l’impiego riusciranno (dovrebbero riuscire?) a trovare l’agognato (?) lavoro. Magicamente, grazie al governo del cambiamento, il reddito di cittadinanza cambierà in reddito di parannanza.

Ma non pensate che sarà tutto rose e fiori. Si potrebbe persino essere costretti a emigrare. L’ultima bozza consultata dai sotuttoio della stampa dice infatti che dopo 18 mesi di fruizione del sostegno i percettori dovranno accettare, pena la perdita del reddito, un posto di lavoro ovunque nel territorio italiano. Nei primi sei mesi l’offerta sarà entro i 100 chilometri dalla residenza e nel periodo fra i 12 e i 18 mesi entro un raggio di 250 chilometri. Sempre che non ci siano minori o disabili in famiglie, perché in quel caso prevale il richiamo al patrio suolo.

Concludiamo: il reddito di parannanza col lavoro c’entra quanto il sogno con la realtà. Per questo piace. Tanti auguri.

A domani.

Cronicario: Il famoso “team mani di forbice”

Proverbio del 20 dicembre Ciò che fiorisce deve anche appassire

Numero del giorno: 207.541 Assunzioni stabili in più nei primi 10 mesi del 2018

Subito dopo Babbo Natale e all’indomani della Befana, arriverà Mani di forbice, ci informa vicepremier Uno (o Due, fate voi) in sostanziale delirio narrativo quanto allo straordinario successo dell’ex manovra del popolo, ormai definitivamente accatastata come manovra del cambiamento di manovra.

L’evocazione del celeberrimo Mani di forbice, divenuto per l’occasione “il famoso team mani di forbice” dice tutto quello che c’è da sapere sull’immaginario del nostro bellissimo vicepremier e anche più o meno tutto della sua età mentale, nella quale risiede evidentemente la ragione del suo successo.

Solo che il “famoso team mani di forbice”, a differenza del tormentato personaggio del film, avrà compiti assai meno poetici. Dovrà tagliare, tagliare, tagliare. Che cosa? Come che cosa? Ma è ovvio:

No, non quegli sprechi. Gli sprechi del governo. Delle regioni. Dei comuni. Delle circoscrizioni. Dei condomini. Delle aziende pubbliche. Ah se le forbici potessero parlare. Ma poiché non è possibile, dovremo accontentarci dei tagli già annunciati, a cominciare da quelli per l’editoria, “in modo che una testata non debba dipendere dall’emendamento di Governo”, che ovviamente non riguardano la Rai che gode del canone in bolletta elettrica spacciandosi per servizio pubblico.

Il “famoso team mani di forbice” si aggirerà in compenso con fare furtivo nei ministeri, controllando di notte che nessuno abbia lasciato le luci accese e che le fotocopie siano rigorosamente fronte retro. In più aspetterà al varco i pensionati ricconi, minacciati di ricalcolo e blocco dell’adeguamento dell’inflazione, “visto che quelle pensioni d’oro le hanno pagate i pensionati minimi”…

E tutto questo consentirà di “sterilizzare l’Iva, il reddito e le pensioni di cittadinanza, quota 100, il taglio del 30% dei premi Inail, 10,5 miliardi per il dissesto idrogeologico, un miliardo per venture capital per le startup innovative, alla sanità e i 6 mila euro di incentivi per le auto elettriche…”. E mi fermo qui. Il “famoso team mani di forbice” potrebbe tagliarmi anche la lingua.

A domani.

Cronicario: Prima gli italiani (ma) dopo l’Europa

Proverbio del 14 dicembre Quello che non sai non ti offende

Numero del giorno: 27.400.000.000 Spesa degli italiani nell’e-commerce nel 2018 secondo Findomestic

Oggi il Cronicario se l’è presa comoda perché in fondo le feste si avvicinano e l’avvelenamento da cazzeggio, che si respira fra queste righe, è stato per un bel po’ del pomeriggio surclassato da quello da fancazzismo, che poi è il suo fratello gemello. Ero persino riuscito a evitare Vicepremier Uno (o Due, fate voi), che oggi ha avuto l’originalità di dire che la Rai deve cambiare. Lo so: è stupefacente. D’altronde è già successo col governo, divenuto il governo del cambiamento. Succederà anche con la Rai.

E’ vero, come diceva quel tale, che quando i politici si annoiano parlano della Rai. E l’esito è sempre lo stesso.

 

Ma queste quisquilie me (ve) le sarei pure risparmiate. Avrei sorvolato persino sul 2,04% di deficit sul pil, che ormai è l’ennesima linea Maginot del governo italiano, che farà la stessa fine dell’originale. Insomma: m’ero pure rassegnato al fancazzismo, quando a un certo punto mi arrivano nelle orecchie queste bellissime parole: “Ci è mancato solo affiggere dei manifesti a Palazzo Chigi per dire che vogliamo restare in Europa. Noi vogliamo rispettare le regole, muoverci nel contesto dei trattati, delle alleanze che conosciamo. Lasciamo a voi la libertà di giudicarci se europei o no. Noi siamo per la tutela dei cittadini, ma sappiamo che gli italiani sono collocati in un contesto e in un intreccio di interessi più ampi”. Vi risparmio il titolare di questo momento verità in stile grande fratello che peraltro è un noto avvocato del popolo, casualmente al governo. Rilevo solo che se fosse stato detta (e soprattutto praticata) con maggiore convinzione, questa filosofia, forse ci avrebbe risparmiato un centinaio di punti di spread, per non parlare del resto. E invece il ritornello per mesi è stato: Prima gli italiani, dopo l’Europa. Ma c’era un ma. Stava proprio in mezzo.

Buon week end.

Cronicario: Il Pil italiano va in vacanza

Proverbio dell’11 dicembre La collera comincia con la pazzia e finisce col pentimento

Numero del giorno 18,4 Differenza % retribuzioni fra dipendenti italiani assunti dopo e prima del 2016

Ma quanto siamo disgraziati a vivere nel Belpaese? Abbiamo la sfortuna di avere un clima fantastico che favorisce la produzione di cibi straordinari, che si possono gustare, a secondo delle preferenze, davanti a un paesaggio mozzafiato o a una basilica secolare. Abitiamo un paese che va forte in storia e geografia, matematica e filosofia. Se la cava egregiamente in arte e musica e persino sport, e il tutto senza neanche essere secchione. E’ terribile, ne converrete. Nessuno può abitare un posto del genere senza votarsi all’oblio e finire col guastarsi il carattere.

Sicché ci troviamo con gli italiani di oggi. Quelli del sovranismo psichico, così sagacemente teorizzato da un noto istituto di ricerca. Ma neanche questo basta a cancellare il fatto che siamo sempre il Belpaese. Al massimo col nostro malanimo riusciamo a fare meno di quello che potremmo se improvvisamente ci ricordassimo chi siamo, dove stiamo, quali siano le nostre vocazioni, eccetera eccetera.

Per dire. Se avessimo valorizzato meglio e di più il nostro Belpaese nell’ultimo ventennio potremmo avere uno 0,8% di pil in più, dice Bankitalia, che giusto oggi ha pubblicato una robetta sulle delizie del nostro turismo e sul peso specifico che ha nella nostra economia. Che magari sembrerà poco ma invece è un sacco, specie considerando che “il turismo genera oltre il 5% del pil e circa il 6% dell’occupazione totale. Ad esso è riconducibile il 40% delle esportazioni di servizi; il suo saldo con l’estero è strutturalmente in avanzo ed è pari a quasi un punto di PIL e a circa un terzo dell’avanzo commerciale complessivo dell’Italia”.

Se non fossimo così sfortunati da vivere nel Belpaese, perciò così arrabbiati e quindi così italiani, magari su questi numeri potremmo costruire un’identità un filo più robusta di quella da sovranista psichico. Impareremmo a far più pil con le vacanze. Invece mandiamo in vacanza il Pil.

A domani.

Cronicario: L’economia rallenta? C’è più tempo per i selfie

Proverbio del 7 dicembre Nelle mani del vicino il boccone sembra più grande

Numero del giorno: 23 Quota % di italiani che dice di avere un reddito migliore di quello dei genitori

In cerca di pretesti per intristirmi – bisogna pur motivare certi eccessi da weekend – m’infliggo due letture che insieme scoraggerebbero persino Cuor Contento: la nota mensile dell’economia dell’Istat e soprattutto il rapporto Censis, che ogni anno mi allieta con la sua ricercatezza, soprattutto lessicale. Se non siete habitué non potete saperlo, ma ogni anno il Censis ci regala certe espressioni che fanno furore fra gli altolocati. E quest’anno non ho dubbi su quale sia la migliore.

Dai, sovranismo psichico è perfetto, per l’aperitivo del venerdì. Provate a dirlo in giro: un figurone. E’ l’apoteosi del perculamento. Se volete approfondire, qua trovate tutto il necessario. Ma siccome non credo che ci sia ancora qualcuno che voglia approfondire – e tantomeno io – salto di palo in frasca e m’infliggo la nota mensile Istat, che mi conferma una sensazione che mi aveva già colto stamattina al semaforo: l’economia rallenta.

Quella italiana, poi, è arrivata, “dopo una fase di progressiva decelerazione” finalmente all’arretramento, che se ci pensate è del tutto logico in un paese dove impera il sovranismo psichico.

E comunque non è del tutto vero quello che dice Istat. Si, c’è stato un certo rallentamento sconfinato nell’arretramento, in particolare dei consumi interni. Ma c’è roba che cresce a tre cifre. Cito sempre da Censis: “L’andamento della spesa delle famiglie per i consumi mediatici nell’intervallo di tempo tra il 2007 (l’anno prima dell’inizio della crisi) e il 2017 evidenzia come, mentre il valore dei consumi complessivi ha subito una drastica flessione, senza ancora ritornare ai livelli pre-crisi (-2,7% in termini reali), la spesa per l’acquisto di smartphone ha segnato anno dopo anno un vero e proprio boom, di fatto triplicando in dieci anni (+221,6% nell’intero periodo, per un valore di quasi 6,2 miliardi di euro nell’ultimo anno)”, mentre la spesa per libri e giornali ha subito un vero e proprio collo (-38,8%)”. E allora capisco cosa nasconde il sovranismo psichico.

E così com’era arrivata, la tristezza se ne va.

Buon week end.

Cronicario: La Verità del cambiamento di governo

Proverbio del 28 novembre Non serve dare uno specchio a un cieco

Numero del giorno: 45.000 Calo nascite in Italia fra il 2014 il 2017

Avrei tanto voluto esser lì, nell’aula sorda e grigia (ma più che sorda, immemore) ad ascoltare il ruggito del coniglio, incarnato dai tempi di Quintino Sella dal ministro dell’Economia, che non a caso nel governo del cambiamento rima con Mammamia, mentre provava a spaventare col buon senso i parlamentari infreddoliti dall’autunno del nostro scontento. Ci aveva già provato a usare il buonsenso, il professor Mammamia, ma con scarso costrutto.

Ma adesso suona la campana e non provateci nemmeno a chiedere per chi. Sicché il nostro brav’uomo ha rimesso il cipiglio del docente poco paziente e ha starnazzato come l’oca del Campidoglio davanti ai barbari discenti facendo risuonare il suo grido di dolore. L’opinione della Commissione europea sulla manovra italiana “apre alla prospettiva di procedura infrazione sul debito, una prospettiva che pone il governo e il Parlamento sovrano di fronte alla necessità di assumere una decisione di forte responsabilità e di attuare una operazione di verità”.

No dico, la verità capite? Quelle parole tipo che “dobbiamo tenere conto dell’incerto contesto economico in cui ci troviamo e dell’alto livello dello spread”. E che si deve puntare “da una parte a rafforzare le misure di rilancio dell’economia e dall’altro ad una maggiore prudenza di spesa. Un dilemma che richiede un serio bilanciamento delle politiche”.

O peggio ancora ricordare “la necessità di non divergere dalle regole europee”, la qualcosa avrebbe ulteriori “effetti negativi sulla crescita e sulla politica espansiva, facendo aumentare il costo di finanziamento del debito”. Dire la verità, capite, a una massa di utili cliccatori compulsivi.

Vi risparmio le accuse ai governi precedenti di aver aumentato la spesa corrente malgrado i benefici del QE perché lo sanno anche i bambini che questo governo vuole fare la stessa cosa, mentre vi segnalo il saliente commento di vicepremier Uno (o Due, come preferite) che, ascoltato il ministro Mammamia, si è talmente spaventato che ha promesso che “ce la metteremo tutta ad essere responsabili verso i cittadini e verso l’Ue”.

Sicché m’è apparso evidente in cosa consista l’Operazione Verità annunciata dal ministro Mammamia. Il governo del cambiamento si prepara al cambiamento di governo. O almeno del ministro.

A domani.