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Cronicario: Eravamo al verde, ora siamo al green

Proverbio del 4 novembre L’aceto regalato è più dolce del miele

Numero del giorno: 2.015.000 Meridionali italiani emigrati dal 2000

Sfoglio sconsolato scorci del nuovo rapporto Svimez che da alcuni decenni nutre con materna generosità la depressione umorale dei meridionali, che peraltro data qualche secolo. E stendiamo un velo su quella economica.

D’altronde è noto a tutti che il Meridione è bello perché è triste e abbandonato, specie dai meridionali, che infatti emigrano a rotta di collo come ai primi del Novecento.

Perciò è del tutto logico che Svimez anche quest’anno noti sconsolato che il pil meridionale è sotto quello nazionale e di quello del Nord.

Con conseguenze immaginabili, oltre che visibili.

Facciamola semplice: al Sud, al netto dei vari furboni sconosciuti al fisco che allignano ovunque, la gente è mediamente al verde. Ed è qui che lo Svimez, in versione 2019, ha avuto il suo colpo di genio: fare del Meridione la “piattaforma verde del paese”. “La bioeconomia meridionale si può valutare fra i 50 e i 60 miliardi”, dice ispirato il direttore Svimez. “Il green new deal è un’opportunità di rinascita economica del Mezzogiorno” che può evolvere in “piattaforma green del paese”.

La depressione mi sparisce d’improvviso. Prima ero al verde. Ora sono al green.

A domani.

Cronicario: Le ultime lettere di Ministro Ortis

Proverbio del 24 ottobre Fortuna e sfortuna abitano nello stesso cortile

Numero del giorno 50,2 Indice Pmi dell’Ue a 19 a ottobre

Avere la fortuna di potersi permettere un ministro letterato all’economia non è da tutti, mi sono detto scorrendo la preziosa lettera, una delle ultime, che il nostro beneamato guardiano della borsa ha spedito in quel di Bruxelles a Pierre e quell’altro che non mi ricordo il nome.

Notate la finezza dell’intestazione, a conferma che il nostro è uomo di mondo, oltre che di lettere. Ma poiché di lettere dobbiamo parlare, veniamo al dunque. E il dunque è che sforiamo, sì, ma il progetto di bilancio per il 2020 “non costituisce una deviazione significativa”.

Il deficit strutturale mostra un “leggero deterioramento”, dello 0,1%, ma poiché saremo in panne chissà per quanto, c’è la richiesta di 0,2 punti di flessibilità per eventi eccezionali.

Poi c’è Quota 100, ovviamente, che “rimarrà in vigore fino al 2021, come originariamente stabilito. Anche se questa politica comporta dei costi, non altera i pilastri chiave del nostro sistema pensionistico, come un’alta età pensionabile obbligatoria e una graduale transizione al sistema contributivo”.

Mentre il reddito di cittadinanza, la riduzione della povertà e l’attivazione del mercato del lavoro consentiranno miglioramenti significativi.

Insomma, avete capito: leggetevi il resto da soli. Io vi saluto con questa perla: “Vogliamo promuovere e incrementare l’utilizzo dei pagamenti digitali. La diffusione del contante, anche se in calo, è ancora più alta rispetto agli altri Paesi europei. Il governo lancerà una serie di incentivi e campagne promozionali” per favorire l’uso delle carte di credito e di debito.

Tutto il resto è letteratura.

A domani.

Cronicario: Trovato rimedio contro l’evasione: abolire le tasse

Proverbio del 23 ottobre Non vi è albero che il vento non raggiunga

Numero del giorno: 2.933 Scuole cinesi specializzate in calcio giovanile

Mentre là fuori i politici s’impiccano in imprese impossibili come la Brexif, qui da noi, dove abitano politici molto più intelligenti, i nostri rappresentanti si esibiscono in colpi di genio a mezzo stampa che rendono il dibattito pubblico esattamente come deve essere in un paese bello come il nostro.

Non sappiamo ancora quanto ci costerà il biglietto per abitare in Italia, l’anno che verrà, ma una cosa la sappiamo per certo: molto presto troveranno la soluzione per sconfiggere definitivamente la piaga dell’evasione fiscale. Sapete qual è?

Nonono. Le manette piacciono a tutti in Italia, ma nel caso degli evasori c’è un quarantino per cento che non è convinto. Stanno all’opposizione del 60% a favore. Hanno anche un rappresentante che ha le idee molto chiare. Poco infatti poco fa questo ex vicepremier di governo, ora premier dell’opposizione – bisogna pur far carriera in un modo o nell’altro – ha spiegato che il carcere agli evasori “non risolve mezzo problema. L’unico modo per abbattere l’evasione fiscale è abbassare le tasse”.

Sicché, preso d’ispirazione ho svolto un rapido sondaggio fra i circa 60 milioni di abitanti – neonati compresi – che abitano questo fortunatissimo paese proponendo loro un’idea che secondo me mette d’accordo tutti. La democrazia prima di tutto eh. E infatti avevo ragione.

La proposta ha ottenuto il 100% dei voti. E anche qualcosa in più (qualcuno ci crede di sicuro). I nostri politici sono avvertiti. Serviva giusto un rimedio facile facile, com’è nello spirito del tempo, per risolvere il problema difficile difficile dell’evasione fiscale. Bastava capire che il problema non sono gli evasori. Sono le tasse. Quindi vanno abolite.

Per tutto il resto c’è Mastercard (cit.).

A domani.

Cronicario: Il reddito c’è, manca la cittadinanza

Proverbio del 21 ottobre Le piogge più forti cadono sulle case più sconnesse

Numero del giorno: 23 Aumento % tariffe energia per le famiglie italiane in 10 anni

Della Brexit, a questo punto, meglio infischiarsene. Comunque andrà a finire sarà un recesso. Del governo nato dal governo del cambiamento che si avvia a passo di carica verso un altro cambiamento di governo, ancora di più. Comunque vada a finire sarà un processo. Quantomeno alle intenzioni. Perciò tanto vale concentrarsi sugli indubitabili successi che il vecchio governo di ha lasciato in eredità insieme a qualche punto di più in più di robetta da pagare.

L’avrete capito: mi riferisco al geniale reddito di cittadinanza che è servito finalmente a bandire dal nostro paese la piaga della povertà. Non di quella dei contribuenti che pagano all’osso, ovviamente. Ma quella degli incapienti. E perciò evviva, champagne, applausi, eccetera. Dormiamo tutti meglio sapendo che le nostre tasse hanno redento chissà quanti Oliver Twist regalando loro una prospettiva di vita.

E la cronaca ci dà ragione. Proprio in queste ore la guardia di finanza è riuscita a strappare dagli orridi del contrabbando di sigarette un gruppo di 50-60enni – Oliver un po’ grandicelli ma cheffà vogliamo discriminare? – che finalmente percepivano il reddito di cittadinanza ma non avevano terminato il periodo di preavviso con vecchio datore d’opera. Certo, non è facile lasciare un posto sicuro, specie al Sud, per una prospettiva di reddito che oggi c’è e domani chissà. Il vizio paga sempre, peraltro. La virtù chissà. E lo Stato paga poco.

Tutto ciò mentre dal Lazio arriva la notizia che un buon 30% dei redditieri di cittadinanza convocati per il colloquio – mica per un lavoro eh – dai centri per l’impiego non si è neanche presentato. La metà erano assenti giustificati, sia chiaro. Mamme con figli – evidentemente impossibilitate a prendersi una mezz’ora – ammalati e chissà cos’altro. Ma comunque già ben sintonizzati con l’esercizio italico del diritto al reddito. Quello c’è e lotta (a debito) insieme a noi. La cittadinanza seguirà.

A domani.

Cronicario: Italia Cashless, italiani less cash

Proverbio del 16 ottobre Il leone vecchio è il giocattolo degli sciacalli

Numero del giorno: 2.000 Soglia contante in Italia nel 2020

Adesso che la lunga notte del governo è terminata con l’approvazione di un provvedimento impacchettato e spedito a Bruxelles saremo storditi dalle buone notizie, sotto forma di gentili concessioni di denaro che inizieranno a piovere dai piani alti dei palazzi sulle nostre braccia spalancate.

Ci piacerebbe almeno che fosse così. Perché invece succederà quello che succede sempre.

Poi certo non mancano le perle. Ogni legge di bilancio ce ne regala almeno una. E quella di oggi è l’Italia Cashless, il piano così intitolato dal governo per fare la guerra al contante, con tanto di “buono Befana”, nel senso di estrazione del premio ai primi del 2021. Che fa scopa con la definizione, gentilmente illustrata dal primo minestra in conferenza stampa, di “manovra che frena l’aumento Iva ed è espansiva”.

Sicché dal prossimo anno ci saranno ricchi premi e cotillon a chi paga con carta anzichè con il contante, notoriamente antigienico (nel senso di tendente al nero). E siccome la lotta al cash è diventata la priorità nazionale dopo il deficit green, ecco l’esito finale della manovra 2020.

Dal cashless ai less cash, nel senso di meno soldi in tasca, è solo una questione di punti di vista in fondo.

A domani.

 

Cronicario: Scoperto il segreto per far crescere l’economia: ignorarla

Proverbio del 15 ottobre Non ridere dell’età avanzata, prega di raggiungerla

Numero del giorno: 21 Componenti del consorzio Libra costituito oggi

Ci voleva il genio italico, altro che. Scordatevi tutte quelle supercazzole prematurate a suon di matematica, che hanno trasformato il pensiero economico in una calcolatrice. Scordatevi il QE, il moltiplicatore magico, l’austerità espansiva e gli investimenti in deficit. Il segreto della crescita era semplice quanto misconosciuto. Salvo che da noi italiani, ovviamente.

Ed eccolo svelato: se si vuole far crescere un’economia la si deve ignorare. Fare come se non ci fosse. Non guardarla. Celarla agli occhi materni dello stato e a quelli paterni del governo. E vedrete che botti. Non ci credete? Eppure lo dice anche l’Istat.

Nel 2017 l’economia non osservata è cresciuta dell’1,5%. Che nel paese degli Zerovirgola è un successo straordinario, ne converrete. Si parla di un paio di centinaia di miliardi che nessuno guarda, che probabilmente originano quel centinaia di miliardi l’anno di tasse che nessuno paga, per la gioia di chissà di quante decine di migliaia di italiani inosservati anch’essi.

Che il passare inosservato sia il segreto della felicità, almeno quella economica, nell’epoca social-ista, poi, è quasi sublime. Nessuno ci darà il nobel per questo. Al massimo un like.

A domani.

Cronicario: Alice nel paese di Verdelandia

Proverbio dell’8 ottobre La fantasia è più veloce del vento

Numero del giorno: 56,2 Tasso % di partecipazione al lavoro delle donne italiane 

Visto che ormai il deficit o è green o non è, nessuna sorpresa che per ogni dove alligni la passione per il verde, l’ambiente, la sostenibilità e quant’altro vi suggerisca la vostra meravigliosa sensibilità. Proprio come la giovane Alice, siamo entrati nella tana delle nostre fissazioni e siamo arrivati nel paese di Verdelandia, dove anche il bianconiglio si presenta con varie sfumature di green.

La fissazione verde, probabile evoluzione locale dei capolavori lasciatici in eredità del fu governo verdolino, ormai non risparmia più nessuno e colpisce insospettabili, austeri pezzi grossi, come ad esempio il capo dell’Istat che oggi in audizione sul Def (che non è un diminutivo di deficiente, risparmiatevi le battute) ha rivelato al mondo una incredibile (nel senso che non ci si crede) verità: le aziende green sono più produttive.

Nel paese di Verdelandia, infatti, queste compagnie spuntano un premio di produttività che può arrivare a un 15 per cento in più rispetto alle imprese puzzone che non separano i rifiuti o camminano coi furgoni diesel euro 1. E, tanto per farvelo sapere, “in Italia sono stati conseguiti importanti risultati sul fronte dell’azione di tutela ambientale, costituendo un’attività su cui va consolidandosi una rilevante dimensione produttiva”.

Ovviamente, producendo molto rosso, noi siamo all’avanguardia quanto allo stare al verde. Ma ormai la pandemia ha valicato i matrii confini ed è arrivata persino all’insospettabile Ue.

Da lassù si è fatto sentire il vicepresidente della commissione che promette: “Uno degli obiettivi del prossimo mandato sarà usare le politiche economiche, di bilancio e finanziarie per sostenere la trasformazione verde”.

Con l’aggiunta che “per finanziare la transizione ad un’economia neutrale per il clima, all’Europa servono investimenti massicci, trilioni di euro nelle prossime decadi, fondi pubblici e privati”.

Ovviamente nel paese di Verdelandia vivremo tutti felici e contenti.

A domani.

Cronicario: Il deficit cambia colore, diventa green

Proverbio del giorno Pietà e obbedienza sono le radici dell’umanità

Numero del giorno: 1.000.000 Costo immobiliare di una camera di hotel a Capri

Finalmente: siamo a un punto snodale dell’evoluzione economica europea. Ma che dico europea: italiana. Questo passaggio storico è stato pazientemente costruito attingendo alla sapienza del luogo comune, com’è d’uopo che sia in una realtà sinceramente democratica come quella in cui abbiamo la fortuna di abitare che ha elevato la vox populi, meglio se social, a vox dei. Ma che dico dei: mei.

Ve la faccio semplice: il nostro problema (del governo, ndr) è che siamo costantemente in rosso perché siamo al verde. Poco fa l’Istat ha dato un’occhiata al futuro e si è depressa insieme al nostro pil.

E come se non bastasse il centro studi di Confindustria vede nero. Anzi Zero, sempre come il pil che minaccia di andare in recessione mentre adesso siamo a “crescita zero” e soprattutto lo saremo anche l’anno prossimo. Potremmo invece avere uno zeroquattro di crescita (sempre nel 2020) ” se l’aumento delle imposte indirette venisse annullato e finanziato interamente a deficit”.

Capito che aria tira? No? Allora sentite che dice il ministro dell’economia che non rima più con Mammamia ma comunque suscita ampi timori rassicuranti. Specie quando dice che il governo ha un piano.

E che piano!  Addirittura un piano per il rilancio degli investimenti pubblici e privati. Che novità eh? E non sapete il meglio. Il piano avviene infatti “con una forte interfaccia europea” che sta pensando “a un piano europeo per la mobilitazione di investimenti per 1.000 miliardi con l’European green new deal”. Non state a chiedervi da dove dovrebbero arrivare questi 1.000 miliardi: non si interrompe un’emozione. E soprattutto, ecco la nuova parola magica che fa ribollire quest’emozione: green. Siamo in rosso perché siamo al verde, ma grazie al verde il rosso diventa green.

Tanti auguri.

A domani.

Cronicario: Più prosciutto e pecorino per l’Europa Gentilona

Proverbio del 3 ottobre La fortuna presta, non regala

Numero del giorno 87.000.000.000 Patrimonio casse previdenziali private italiane

Ora che i cugini americani pagheranno più caro il prosciutto, il parmigiano e persino il pecorino – vagliela a spiegare la differenza – è chiaro a tutti che il momento è di particolare gravità. Bisogna rispondere con forza.

Ai più fini osservatori non è certo sfuggito perciò che proprio oggi, all’indomani dei dazi di Mister T. che non hanno risparmiato i vini francesi né i formaggi svizzeri, il nuovo responsabile economico della nuova commissione Ue si è presentato all’europarlamento per spiegare quello che vuole fare da grande. Non si è capito granché, salvo che verrà fatto con la massima cortesia. Ormai abitiamo in un’Europa gentile. Anzi, Gentilona. E quindi via alle assicurazioni europee per i senza lavoro e anche alla flessibilità per gli investimenti.

Ma quali investimenti? Gli esegeti più acuti hanno già capito dove voleva andare a parare. Bastava fare due più due.

Infatti le teste d’uovo di Bruxelles sono già all’opera. I dazi Usa scoraggiano le vendite di pecorino? Non c’è problema: convinceremo gli europei a consumarne (e comprarne) di più. Anche a bere più vino francese, se proprio dobbiamo.

Ci rimarranno meno soldi in tasca. Ma almeno, grazie all’Ue, avremo scoperto il segreto della felicità.

A domani.

Cronicario: L’Irlanda del Nord resta nell’UE, poi ritorna il resto dell’UK

Proverbio del 2 ottobre Se incontri qualcuno senza sorrisi, regalagliene uno dei tuoi

Numero del giorno: 109,113 Evasione fiscale in miliardi in Italia nel 2016

C’è poco da ridere, ma proviamoci lo stesso. Il premier britannico, che gareggia per grazia e pettinatura con Mister T.

ha recapitato alla stampa amica il suo piano geniale per fare la Brexit senza farla. Almeno per l’Irlanda del Nord, che dovrebbe rimanere nell’Ue, relativamente alle questioni commerciali e doganali, non solo per i due anni del periodo di transizione, quindi fino al 2021, ma per altri quattro dopo, quindi fino al 2025, almeno limitatamente ai beni agricoli e industriali, quando poi gli irlandesi britannici potranno decidere del loro futuro. Nel frattempo nessuna barriera alla frontiera, che violerebbero gli accordi del Venerdì Santo, ma controlli non si capisce bene dove e fatti come.

L’Ue ha subito risposto che leggerà attentamente la proposta del compagno Boris, peraltro del tipo “prendere o lasciare”, con sottofondo di No deal. Mentre l’altra metà dell’Irlanda, quella che sta nell’EZ e nell’UE, già inizia a rumoreggiare.

Prima che iniziate a preoccuparvi, che la minaccia del no deal offuschi il vostro dopopranzo, che l’idea che le due Irlande tornino a farsi del male, o che il compagno Boris si ammali di alopecia, sappiate che una fonte sicurissima a tripla A, alla quale mi sono rivolto ansioso,

mi ha spiegato che la mossa del nostro amico pettinato è diabolicamente sagace. Boris lascia l’Irlanda del Nord nell’Ue apposta. Così è più facile farci rientrare il resto dell’UK dopo. Ma senza di lui.

A domani.