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Cartolina: L’unica crescita rigogliosa


Se fosse prodotto interno lordo, quell’istogramma che cresce rigogliosamente dal 2002 all’inizio del 2017 non saremmo qui a discutere di economia. Quegli 89 trilioni che diventano 217 avrebbero significato una crescita più che raddoppiata in un quindicennio, e quindi benessere sufficiente a relegare l’economia a quella dimensione da tecnici specializzati che J.M.Keynes auspicava nelle sue Prospettive economiche per i nostri nipoti. Invece quell’istogramma misura il debito globale, pubblico e privato, che ormai vale il 327% del pil mondiale, secondo la ricostruzione di un istituto di ricerca, al primo trimestre di quest’anno, e, come si vede, non conosce requie. La fine della crisi, che ormai viene almanaccata sempre più di frequente, non ne ha impedito l’aumento e sembra anzi che sia necessario, questo continuo indebitarsi, al terminare della crisi stessa. Usa e Cina insieme pesano quasi la metà del totale, con le economie emergenti che sembrano aver imparato assai bene la lezione dell’indebitarsi. Ma è più rilevante osservare che a fronte di questa montagna di debiti da 217 mila miliardi di dollari c’è quella uguale e contraria di crediti e quindi dei creditori che ne hanno la proprietà. Come possa un tale flusso di ricchezza teorica non generare dissapori e sospetti,  fra gli uni e gli altri, e quindi indebolire la fiducia, che tutti reputano vitale alla nostra economica, è arduo a spiegarsi. Dobbiamo contentarci di credere normale questo debito. E così far finta che non ci sia.

Cartolina: La moneta internazionale


Si può capire molto del carattere di un popolo osservando il modo in cui tratta il denaro. Un popolo timoroso del futuro, come pare siamo diventati noi italiani dopo gli ultimi otto anni di crisi, ritira il denaro dal giro vorticoso dei mercati e lo parcheggia nei conti correnti, pronto a qualunque evenienza. Un popolo gagliardo come quello britannico, sempre otto anni dopo, invece prende i soldi dal cassetto bancario e li getta nella mischia del risparmio gestito, ossia nella girandola delle quotazioni. Oppure ci sono i tedeschi, che sempre hanno mantenuto uguale la loro rilevante quota di depositi bancari, la più alta fra i grandi paesi europei dopo la Spagna, mostrando ancora una volta la loro fermezza di carattere. Si può capire molto del carattere di un popolo guardando al denaro, a patto di ricordare che il denaro è il modo migliore che abbiamo inventato per comprare, ognuno a suo modo e comunque illudendosi, un po’ di tranquillità nel tempo futuro a spese del nostro tempo passato. Il denaro è tempo. E il tempo è l’autentica moneta internazionale.

Cartolina: La mezzanotte del Mezzogiorno


Il futuro che si prepara per il Mezzogiorno d’Italia, secondo quanto prevede l’Istat è abitato per metà da vecchi e bambini, nella proporzione di tre anziani e mezzo, forse quattro, per un giovane e per metà da popolazione in età lavorativa, che perciò dovrà farsi carico di tutti, con l’aggravante d’esser meridionale, ossia in costante debito di lavoro. Il Meridione avrà sempre meno persone, perché molti non ce la faranno e andranno via, riscoprendo la sua vocazione di deserto, che ben si attaglia ai suoi climi secchi e i suoi colori tersi. Un deserto abitato da tanti vecchi che attendono di dipartire e pochi bambini addestrati a partire con l’altra metà del cielo a sgobbare. Il futuro che si prepara per il Mezzogiorno d’Italia, secondo quanto prevede l’Istat, è quello della mezzanotte: l’ora dei fantasmi.