Etichettato: moneta di banca centrale digitale

L’ultima evoluzione del central banking: la moneta digitale per il popolo


Nella storia della ricchezza che ho iniziato a scrivere, e della quale vi darò notizia su queste colonne dopo l’estate, uno dei capitoli centrali nell’analisi dell’età moderna sarà dedicato alla nascita del central banking e al ruolo fondamentale che ha interpretato per la costruzione di quella che chiameremo l’età dell’abbondanza. Ossia il tempo in cui la ricchezza non è stata più limitata dalla disponibilità materiale, ma è stata moltiplicata proprio grazie alla costante violazione di questi limiti. L’esempio più noto è quello della moltiplicazione del denaro.

Come abbia fatto il central banking a compiere questa sorta di miracolo lo scoprirete leggendo il libro. Intanto contentiamoci di sapere una cosa: nello svolgere questo ruolo la banca centrale è riuscita a generare fiducia innanzitutto proponendosi come obiettivo quello della difesa del valore della moneta, che nei secoli passati era stato strumento di svariate scorrerie ad opera dei sovrani emittenti.

Difendendo il valore della moneta, e quindi le promesse dei contratti, la banca centrale non ha solo generato un capitale fiduciario, che si rivelerà determinante nel processo di creazione ed accumulazione della ricchezza tramite il canale del credito, ma ha consentito a masse crescenti di cittadini di risparmiare in modo razionale. Usando un’iperbole, potremmo dire che la banca centrale è stata la prima autentica banca che ha lavorato (anche) per il popolo.

Capirete perciò perché ho letto con un certo interesse un intervento pubblicato qualche giorno fa che già dal titolo “CBDCs for the people” evoca questa vocazione – antica quanto misconosciuta – del central banking: l’essere appunto uno strumento che favorisce l’arricchimento del popolo.

Chi è abituato a considerare queste entità come strumenti della plutocrazia, al servizio di chissà quali oscuri disegni, storcerà il naso. Ma chi invece abbia la pazienza di studiarle, e di conoscerne la storia, scoprirà che questa iperbole non è poi così esagerata. Solo chi ragiona a somma zero non riesce ad accettare l’idea che facendo il gioco dei potenti si possa fare anche quello degli umili. E la banca centrale, in qualche modo, ha fatto proprio questo.

Ne riparleremo, appunto. Ma intanto contentiamoci di capire perché una central bank digital currency (CBDCs) può rivelarsi uno strumento per il popolo, come suggeriscono i nostri due oratori. E poi proviamo pure a trarne qualche conseguenza.

Molte delle cose che i due relatori hanno sottolineato le sapevamo già. Chi segue il blog regolarmente si sarà fatto una certa cultura sul significato e le motivazioni di una moneta digitale di banca centrale. Ma alcune cose vale la pena sottolinearle. Ad esempio il dato, riportato dalla Banca Mondiale, secondo il quale nel mondo 1,7 miliardi di adulti non hanno un conto corrente. Una cifra che sembra un’enormità, se considerate che dal conteggio sono esclusi i minori.

Questa informazione è doppiamente rilevante. Intanto perché porta con sé la possibilità che uno strumento di banca centrale possa facilitare la vita economica di questi soggetti, abilitandoli a forme di pagamento ulteriori rispetto al solo contante fisico, il cui uso peraltro declina da quando è cominciata la pandemia. Ciò ha effetti evidenti sulla capacità di questi soggetti di esprimere una domanda. Dando per scontato che i soldi, fisici o digitali, bisogna averli prima di spenderli, la facilità di spesa può aiutare a far circolare meglio, e in maniera più trasparente, le risorse in questione.

E qui entrano in gioco le banche centrali. O meglio, rientrano in gioco, visto che forniscono la valuta, oggi fisica domani digitale. Ma non solo: gestiscono il sistema dei pagamenti, nazionale e internazionale. E uno dei problemi dei cittadini “non bancati” è che contribuiscono molto poco a questo sistema.

In tal senso le monete digitali di banca centrale potrebbero servire a superare alcune barriere finanziarie che devono affrontare questi soggetti, ai quali – ma non solo – il titolo dell’intervento evidentemente si riferisce. Non da sole, magari. Ma possono aiutare. Collegando ad esempio diversi sistemi di pagamento, e quindi facilitando la circolazione del denaro.

Non solo. Il riferimento – non a caso – è sulle politiche sociali. Una CBDC è uno strumento perfetto per far arrivare direttamente denaro al popolo senza passare dal sistema bancario. Quindi sono uno strumento squisitamente politico. E per questo richiederà un impegno politico. Ad esempio favorendo l’alfabetizzazione informatica del popolo che la CBDC è chiamata a servire. E poi ci sono le questioni di privacy, ovviamente. La banconota è naturalmente anonima. La CBDC non necessariamente.

Su queste materie sono al lavoro le banche centrali, che da anni stanno svolgendo un notevole lavoro di analisi per individuare soluzioni possibili. L’obiettivo dell’inclusività porta naturalmente con sé quello dello sviluppo. E questo ci conduce al tema principale: il ruolo che le banche centrali hanno giocato nel crearele condizioni per il grande boom iniziato con la rivoluzione industriale. Ci sarà tempo per parlarne.