L’Europa ancora intrappolata nel debito privato


Peggio del pensiero che tutto sia stato inutile c’è solo il pensiero che il peggio debba ancora arrivare. Mi sono lasciato attraversare da questa riflessione senza trattenerla, per non dare ulteriori nutrimenti alla depressione nazionale, quando sono arrivato a metà del rapporto d’autunno della Commissione europea, dove ho trovato un pregevole box che riepiloga lo stato del disindebitamento del settore privato europeo che pure questa maledetta crisi avrebbe dovuto condurre a più miti altitudini.

Purtroppo così non è stato.

Per la gran parte dei paesi europei, e in particolare quelli dell’eurozona, il debito del settore privato, quindi famiglie e imprese non finanziarie, è cresciuto anziché diminuire. E poiché il debito pubblico non si può certo dire sia diminuito, il succo di questi anni tremendi è assai semplice da sintetizzare: abbiamo attraversato una crisi terribile, nella quale è ormai acclarato il ruolo giocato dal debito privato, solo per scoprire che non ne siamo usciti.

Il fatto ha una precisa connotazione tecnica. L’ammontare dei debiti privati, come d’altronde quello dei debiti pubblici, è costantemente rapportato al Pil. E poiché la crescita del prodotto in Europa, e nell’eurozona in particolare, è stata risicata negli ultimi anni, ecco che il disindebitamento non ha potuto contare sull’effetto denominatore, chiamiamolo così. Ovvero la crescita come soluzione della diminuizione del rapporto relativo dei debiti.

La Commissione nel suo commento scrive che “il processo di de-leveraging nel settore privato non finanziario è in corso, poiché il debito sul Pil ha raggiunto un picco e ha iniziato a declinare nella grande maggioranza degli stati membri Ue”. Che è un bel modo dire, se uno guarda al bicchiere mezzo pieno.

Ma poiché mi hanno insegnato che bisogna pure guardare a quello mezzo vuoto, credo sia opportuno sappiate che poco dopo la stessa Commissione ammette che “prendendo a riferimento il 2008 la riduzione dell’indebitamento privato può essere osservato in una dozzina di paesi dell’Ue e, cosa più importante, nella maggior parte dei casi la misura dell’aggiustamento è solo una frazione del livello pre crisi”.

Il grafico a corredo di queste affermazioni, apparentemente contraddittorie, spiega lo stato della situazione meglio di ogni cosa. L’istogramma fotografa tre anni, il 2000, il 2008 e il 2013, ed è stato disegnato per tutti i paesi dell’Ue, dentro e fuori dall’euro. Un pregevole sforzo di sintesi che vale più di mille parole.

La prima cosa che salta all’occhio è che in tutti i paesi europei, tranne la Germania, il debito privato (sempre escluse le banche), è aumentato e anche in maniera significativa dal 2000 al 2013.

Per darvi un’idea della magnitudo di tale aumento, cito solo i casi dell’Irlanda, che nel 2000 aveva un livello di debito privato sul Pil pari a circa il 150% e ora svetta verso il 300%, oppure l’Italia, che stava sotto il 100% e ora punta decisa verso il 150%. Si potrebbe pensare che è stato un problema dei PIIGS, ma in realtà lo stesso è accaduto in Francia, dal 100% circa a il 150%, in Lussemburgo, da meno del 150% al 300%, o in Belgio (poco sopra il 100% al 150%) e l’Olanda (poco sotto il 200% e ora verso il 240%). Non solo i paesi debitori, quindi, ma anche i grandi creditori, insomma, hanno aumentato i loro debiti. La Germania, che stava poco il 150%, è l’unico paese che ha costantemente diminuito il suo debito privato arrivando a fine 2013 intorno al 130%.

Fuori dall’euro l’andamento è stato assolutamente simile. In Bulgaria, che nel 2000 aveva un debito privato di meno del 50% del Pil, ora si è superato il 150%. aumenti anche in Polonia, Romani e Repubblica Ceca. I paesi scandinavi, dove il debito privato era stratosferico già nel 2000, nel range del 150-180% del Pil, hanno sfiorato in alcuni caso il picco del 250% (la Danimarca) nel 2008 per poi ritracciare verso un più “rassicurante” 240%.

E qui veniamo al bicchiere mezzo pieno. Per vederlo dobbiamo concentrare l’attenzione sul periodo 2008-2013, ossia da quando è iniziato il deleveraging a l’altro ieri. Bene: il livello di debito è diminuito, in parte alquanto risicata, per la Spagna (stava poco sopra il 200% ora è intorno al 180%), Malta, Estonia, Germania, Slovenia, Lettonia, Danimarca, Svezia, Gran Bretagna (da circa il 200% a inotnro il 180%), Ungheria, Bulgaria (dal 150% a poco sotto) e Lituania. Esattamente la “sporca dozzina” che ha diminuito i debiti di cui parla la Commissione. Ciò implica che negli altri 16 dell’Unione non solo ciò non siaè avvenuto, ma sia avvenuto il contrario. Ma qui torniamo di nuovo al bicchiere mezzo vuoto.

Che è talmente vuoto da costringere la Commissione, per nulla contenta del faticoso disindebitamente messo in campo da tutti i paesi europei, a effettuare alcune simulazioni per calcolare di quanto dovrebbero disindebitarsi i paesi europei per stare non dico tranquilli, ma almeno un po’ più equilibrati.

Vi risparmio le tecnicalità, peraltro alquanto noiose, e vengo al sodo. La Commissione si aspetta che il disindebitamento continui anche nel futuro a noi prossimo, pur nella consapevolezza che costringere la gente a disidebitarsi può avere effetti di contrazione sull’attività economica, già al lumicino.

Ciò malgrado dai calcoli viene fuori che la Grecia, Cipro, la Spagna, l’Irlanda, il Portogallo, la Bulgaria e persino la Svezia avrebbero bisogno di far dimagrire il debito del 30% “o più”. Croazia, Danimarca, Olanda e Gran Bretagna dovrebbero dimagrire il debiti fra il 20-30% del Pil. Estonia, Italia, Ungheria e Slovenia fra il 10 e il 20%. “Gli altri in maniera più moderata”.

In sostanza il debito privato è ancora un grosso problema per l’Ue e per l’eurozona in particolare, ancora intrappolata nelle spire di questo fardello che scoraggia i consumi e gli investimenti.

Di quello pubblico parleremo un’altra volta.

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  1. minsky

    Il problema non è il debito privato o pubblico ma essere andati verso il capitalismo senza perdere i vantaggi del socialismo. l’europa è rimasta a metà strada divisa al suo interno in classi in perenne guerra civile.

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      ho ben compreso che lei accusa l’europa di essere di matrice socialista. osservo solo che anche gli americani, dal new deal in poi, hanno dimostrato di aver confidenza con le pratiche “stataliste”. e non mi pare che da allora abbiano mutato orientamento.
      grazie per il commento

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      • minsky

        ma con la differenza che in america in caso di crisi vanno tutti a casa per rientrare dall’eccesso di credito. in europa espropriano una parte per salvare l’altra. è ovvio che nessuno di quella parte consumerà più o investirà affondando a sua volta l’altra parte. gli europei si ammazzano tra di loro non è mica la prima volta.

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      • Maurizio Sgroi

        salve,
        è vero che in europa siamo specializzati in guerre civili, mentre è discutibile che l’america non salvi qualcuno a spese di altri. la politica monetaria del fed, se la guarda in profondità, non è altro che un salvataggio del sistema finanziario a spese dei piccoli risparmiatori che non frequentano la finanza esotica ma magari hanno solo un conto di deposito ormai remunerato negativamente. e questo non lo dico io, che ne so poco, ma lo dice la stessa fed.
        grazie per il commento

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  2. minsky

    ma infatti molti sono contrari in america a ciò che la fed sta facendo e che costringerà ad alzare le tasse. non a caso la politica sta tornando verso i conservatori che di solito le abbassano e tagliano quei programmi che pur non essendo assistenza pubblica (in quanto pagata dal privato come l’obamacare) però rischiano di diffondere la cultura dell’assistenza cioè il socialismo europeo.

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  3. mimesis1976@libero.it

    Molto interessante, salve, mi ha regalato una ispirazione importante. Le segnalo questo studio http://www.voxeu.org/sites/default/files/image/FromMay2014/Geneva16.pdf se lo ignorasse per ringraziarla. Non ho letto abbastanza il suo blog da capire l’articolazione del suo pensiero ma penso che la persistenza del debito privato non abbia nulla di sorprendente e la causa a monte sia individuabile nei meccanismi dell’attuale paradigma capitalistico. Finché non spacchiamo il sistema non ne usciremo. Le segnalo peraltro l’uscita dell’ultimo rapporto del financial stability board. Grazie ancora.

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      grazie per il link. avevo già scaricato quel rapporto nei giorni scorsi: sta nel mucchio crescente delle cose che devo leggere e spero di riuscirci. anche il Fsb è nei miei pensieri, a come diceva il grande troisi a proposito di quelli che scrivono: loro sono tanti, ma io sono uno solo 🙂
      la ringrazio anche per gli apprezzamenti. concordo con lei sul fatto che la persistenza del debito privato non sia sorprendente e che dipenda dal paradigma capitalista del nostro tempo. se avrà tempo e voglia, troverà tanti articoli sul blog che analizzano genealogia e sintomatologia del problema. le segnalo che peraltro tutti i gli articoli sono stati raccolti in due freebook che trova sul blog e che ce n’è un terzo, che si chiama tedioevo, che è la summa teorica di questa analisi.
      la ringrazio infine per il commento e per l’attenzione

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