Cronicario: La bolla che si sgonfia fa più paura del Bottocoin


Proverbio del 6 febbraio Sorridi alla vita e la vita ti sorriderà

Numero del giorno: 2,3  Percentuale inflazione nell’area Ocse a dicembre 2017

Ora, e lo dico col massimo rispetto, ma chissenefrega di Bitcoin? Che il Bottocoin fosse nell’aria, oltre che nelle cose, il vostro Cronicario ve l’aveva già detto il 16 gennaio scorso, quando la moneta virtuale (ma fregatura molto reale) stava ancora intorno ai 12.000 dollari, provenendo nientemeno che da quota 20.000, e da allora si è dimezzata. Oggi è scesa sotto i 6.000 dollari e quel quel fenomeno di Roubini, passato alla storia come l’economista che aveva previsto la crisi del 2008 (ma solo perché gli altri preferivano non pre-vedere), ha detto che Bitcoin ormai somiglia ai dinosauri, preconizzandone quindi l’estinzione, e di prevedere (daje) che arriverà presto a 5.000.

Figuratevi adesso a chi importa che Bitcoin faccia il botto in un momento in cui la borsa Usa prende uno schiaffone di oltre il 4% come quello di ieri che non si vedeva dai bei tempi bui della crisi. Nel caso vi domandaste perché i timori e i tremori della borsa Usa si comunicano con la velocità dei terremoti all’Europa e all’Asia, che stamane hanno scavato dei bei buchi nella loro capitalizzazione, date un’occhiata a questo grafico. E’ del 2017 ma rende l’idea.

In un mondo in cui oltre la metà del valore di borsa si fa negli Usa è vagamente illusorio pensare che la tremarella americana non la pagheremo tutti. Ma attenzione a scomodare la paura della bolla che si sgonfia, che sicuramente fa capolino come un fungo dopo la pioggia nelle nostre testoline affaticate dal rumore di fondo delle news. E’ in azione una brutta bestia che fa molti più danni del pssss delle bolle che si bucano. Una bestiaccia sempre troppo poco riconosciuta: la volatilità.

Ora ve lo spiego. Prima però portiamo un po’ di realtà nella fantasia. Gli espertoni che vivono di contabilità hanno calcolato che con ieri si è interrotto un periodo durato 312 giorni, il più lungo della storia borsistica Usa, durante il quale non si sono mai visti ribassi superiori al 3%. In pratica le azioni hanno corso, incespicando ogni tanto ma senza cadere mai davvero, col risultato che la giornataccia di ieri ha portato il guadagno delle borse Usa al 23% rispetto a un anno fa. Ora, se voi aveste guadagnano il 23% in un anno su uno qualunque dei vostri asset, non vi verrebbe voglia di venderlo?

Ora a voi magari no, però a molti sì. Ed ecco che improvvisamente i mercati diventano elettrici e arriva la volatilità. Ogni stormir di fronde è un pretesto per scappare col malloppo – la storia dell’aumento dei salari Usa e della paura dell’inflazione (e dei rialzi Fed) che vi stanno propinando in ogni salsa per giustificare il crollo è credibile almeno quanto quella che il calo dipenda dal vostro mal di pancia – pure al costo dei circa 4.000 miliardi che la stampa sensazionalistica calcola siano andati perduti in capitalizzazione globale in questi giorni di vendite, sempre trascurando di far notare quanto le borse siano cresciute prima. Chissà perché le perdite fanno più notizia dei guadagni.

La volatilità prosciuga le borse e produce occasioni d’oro sotto forma di titoli rinsecchiti dal fortunale. Detto in altre parole: i fessi perdono e i furbi guadagnano. Se avete paura della bolla che si sgonfia, a fronte di fondamentali ancora solidi della mitologica economia reale e pure in presenza di notevoli storture di quella finanziaria (a cominciare dal livello esagerato dei debiti), avete già deciso da che parte stare. La volatilità, che molti osservatori prevedono in crescita nel 2018, farà strame dei vostri preziosi soldini. E state pur certi che qualcuno comprerà a basso costo quello che avete comprato a caro prezzo. Bitcoin compresi.

A domani.

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Un Commento

  1. Gior

    La storia recente del Bitcoin dimostra che il solo parlarne, anche per ammonire, e’ servito a fomentare la speculazione da parte degli speculatori.

    Mi piace

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