I consigli del Maître: L’estinzione degli italiani e gli anziani al lavoro


Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.

I progetti cinesi sull’Artico. Il governo cinese ha pubblicato alla fine di gennaio un paper molto interessante sulla Polar silk road, la via della seta sull’Artico, del quale molto poco si è discusso sulla stampa italiana al contrario di quella estera. Un peccato perché la tematica è di grande interesse atteso che nell’Artico sono custodite enormi riserve di risorse energetiche, il 13 di quelle petrolifere non scoperte e il 30% del gas, e soprattutto lo scioglimento dei ghiacci sta favorendo la nascita di nuove rotte commerciali, che minacciano di terremotare le consuetudini del commercio internazionale spostando i traffici dal sud al nord del mondo.

La Cina dal 2013 ha ricevuto lo status di osservatore in senso all’Arctic Council, il forum intergovernativo dei paesi che hanno prossimità con il Polo, ed è divenuta assai attiva in quel consesso, per lo più utilizzando le relazioni con la Russia, tramite le partecipazioni acquistate nella Russian Yamal Liquified Naturale Gas (LNG), una iniziativa della compagnia russa Yamal per estrarre gas dall’Artico. Anche l’Italia ha il ruolo di osservatore nel Consiglio Artico, ma a quanto pare non siamo molto attivi. Peccato, perché lo spostamento dei traffici commerciali verso nord dovrebbe interessare molto un paese che esporta come il nostro. Ma non è mai troppo tardi per applicarsi.

La lenta estinzione degli italiani. Gli ultima dati Istat sull’andamento della nostra demografia, aggiornati al 2017, confermano che la condizione della popolazione è in costante peggioramento. Anche l’anno scorso la popolazione è  diminuita, di circa 100 mila unità, visto che sono morte più persone di quante ne sono nate e il saldo migratorio non è bastato a compensare. I nati sono stati il 2% in meno del 2016, 462 mila bambini, un nuovo minimo storico, 112 mila italiani sono emigrati, e ormai gli ultra65enni hanno superato il 22% della popolazione, a fronte di poco più del 13% degli 0-15enni. Gli immigrati sono circa 5 milioni, e senza di loro saremmo 55 milioni invece dei circa 60 che siamo adesso. La speranza di vita è stabile, intorno agli 80 anni per gli uomini e gli 84 per le donne. Ma con queste cifre, le speranze di crescere non sono certo esaltanti.

La crescita dell’occupazione di donne e anziani nell’EZ. L’ultimo bollettino economico della Bce ha sottolineato il notevole contributo dato alla crescita dell’occupazione nell’area nella fase della ripresa economica dall’aumentata offerta di lavoro da parte di donne e persone in età avanzata, oltre ai flussi migratori. A conclusione dell’osservazione gli economisti della Bce deducono che nel medio lungo termine l’offerta di lavoro diminuirà in corrispondenza dell’invecchiamento della popolazione per questo sarebbero necessarie politiche volte a sostenere la forza lavoro e la crescita dell’occupazione, ad esempio attraverso l’assistenza ai disoccupati di lunga durata, dei migranti e di altre categorie che si connotano per i bassi tassi di partecipazione. E’ interessante sottolineare, tuttavia, che all’aumentata offerta di occupazione registrata in questi ultimi anni ha contribuito significativamente anche l’aumento dell’età pensionabile.

Malgrado siano aumentati i pensionati, sono aumentate anche le persone di età superiori ai 55 anni che lavorano, anche per l’ingresso della generazione del baby boom in questa coorte. Di conseguenza cresce anche il tasso di partecipazione.

Noi italiani abbiamo lasciato solo l’anno scorso l’ultimo posto ai francesi. D’altronde siamo il paese dell’Ape. L’età pensionabile stabilita per legge è aumentata in tutti i principali paesi dell’area dell’euro. Tuttavia l’età pensionabile effettiva è cresciuta in maniera significativa solo in Germania, segnatamente da 59 anni nel 1996 a 62,7 anni nel 2014. Fra il dire e il fare…

Il profondo rosso del deficit commerciale americano. A dicembre il deficit commerciale Usa ha raggiunto un altro picco, superando i 53 miliardi di dollari, il più ampio dall’ottobre 2008 che tutti ricordano come il mese nero dell’economia Usa e poco dopo internazionale. Il deficit è cresciuto verso i principali partner, a cominciare dalla Cina ed è un segnale che le politiche intraprese dall’amministrazione Trump non sembra stiano raggiungendo l’obiettivo prefissato, ossia recuperare l’ampio deficit nei commerci dal parte del gigante americano.

Come si vede dal grafico, il deficit è migliorato solo in conseguenza del crollo del commercio internazionale. Se questo è il prezzo da pagare, forse gli Usa farebbero bene a tenerselo.

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