Etichettato: alitalia

Cronicario: I tavolini del Mise a rischio investimento


Proverbio del 18 luglio Il frutto maturo cade da solo, ma non nella nostra bocca

Numero del giorno: 4,2 Aumento % annuo compravendite immobiliari in Italia

Nel caso doveste mai passare dalle parti del ministero dello Sviluppo economico, che insiste su una traversa della celeberrima via Veneto a Roma, non stupitevi della folla di tavolini che vi trovate davanti.

E soprattutto non vi ingannate: non sono i baristi ad essere impazziti: è il governo. La confessione è arrivata dritta dritta dal titolare del dicastero, notoriamente instancabile e in perenne veglia per la salute economica, i diritti e soprattutto la dignità di Noi Tutti. Costui, mai pago di fornirci preziose informazioni, oggi ha reso noto che al Mise sono in piedi nientepopòdimeno che 144 tavoli per altrettante situazioni di crisi aziendali, attorno ai quali bisognerà decidere le sorti di 189 mila lavoratori. Tanto è l’impegno, che il Nostro, per quanto uno e bino e probabilmente trino, ha dovuto coinvolgere al baretto Mise anche quattro parlamentari a scopi non solo conoscitivi, ma anche di servizio.

Comprenderete l’ansia che m’ha divorato al pensiero che 189 mila lavoratori e altrettante famiglie siano in attesa di servizio pubblico al tavolo. Non sai mai quello che ti portano, ma costerà sicuramente caro e sulla qualità lévati. Poi però un paio di altre voci autorevolissime del governo del cambiamento sono giunte fino a noi, producendo in me un improvviso senso di tranquillità.

Il primo a parlare è stato il titolare dell’Economia, quello che rima con mammamia, il quale ha notato  che a) dal 2008 al 2018 gli investimenti della pubblica amministrazione si sono ridotti del 50% e questa “è una situazione drammatica”. Perciò il ministro Mammamia ha “evidenziato la necessità di mettere in campo investimenti sia pubblici che privati” poiché “trovare uno stimolo endogeno alla crescita significa affrontare il tema dell’occupazione”;

b) nel bilancio dello Stato sono stanziati 150 miliardi in 15 anni per gli investimenti pubblici, già scontati nel deficit. Di questi, 118 miliardi sono “considerabili immediatamente attivabili”, ma procedure complesse e capacità progettuale insufficiente ne complicano l’utilizzo, tanto da rendere biblici i tempi di realizzazione delle opere.

Il secondo a parlare è stato il titolare dei Trasporti, che ha confessato ciò che il vostro Cronicario qui, cazzeggiando come sempre, vi aveva anticipato: il decollo dell’Alétalia: “L’Alitalia tornerà compagnia di bandiera con il 51% in capo all’Italia”, visto che “l’italianità è un punto fondamentale nel futuro”. Si cerca un partner che metta il 49% e “la faccia volare”. M’immagino la fila. Specie perché il ministro bino di poco fa ha assicurato costoro e noi tutti che si “spenderà personalmente per Alitalia”.

Sicché ho finalmente capito il destino che si prepara per i tavolini al Mise: saranno investiti dal potente motore della crescita alimentato a denaro pubblico che non abbiamo.

Tutto ciò mentre il Fmi, nel documento preparato per il prossimo vertice del G20, invita i paesi per i quali la posizione “è vulnerabile alla perdita di fiducia del mercato” parlando casualmente del nostro, a evitare “stimoli di bilancio pro-ciclici” e a “ricostruire riserve di bilancio” per i tempi brutti che sono sempre in agguato. Non avete capito? Era un “Mammamia”, in versione Fmi. E non si riferiva al ministro.

A domani.

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Cronicario: Si prepara il decollo dell’Alètalia


Proverbio del 9 luglio Una casa senza bimbi è come un giardino senza fiori

Numero del giorno: 126.094 Importo medio mutuo richiesto in Italia nel I sem 2018

Poiché le vacanze d’estate s’avvicinano e l’affare del governo s’ingrossa, è sempre bene portarsi avanti col lavoro specie quando uno si trova a fare il commissario straordinario di un meraviglioso esempio dell’efficienza dell’intervento pubblico nell’economia italiana.

Ecco, il valente commissario ha rilasciato una lunga intervista all’ex giornale dei vecchi poteri forti, in predicato di divenire il giornale di quelli nuovi, nella quale s’evince l’urgenza affinché il governo, dall’alto del suo ponderare (notoriamente prodigo di notevoli illuminazioni), s’affretti a decidere le sorti della compagnia di bandiera che ha goduto, con autocertificata efficacia, di una “cura che sta funzionando”.

Il problema delle cure, che nel caso della compagnia funzionano da un trentennio circa anche se l’ultima è iniziata solo un anno fa, è che poi bisogna decidere che farsene del malato a cui la lungodegenza – per questo ne parlo sul vostro Cronicario – inevitabilmente assegna una fama di menagramo. Chiunque sia al governo e senta parlare di Alitalia c’è da scommettersi che tocchi ferro. Sicché è del tutto comprensibile la reazione vagamente stizzita di una tale sottosegretaria che ha assicurato che la questione della compagnia di bandiera “è prioritaria, sia a titolo personale che per il governo tutto”. Alé. E tanto è vero che la sottosegretaria ha invitato il commissario a produrre, possibilmente prima della fine di agosto i conti della compagnia “al fine di consentire al nostro team di esperti di ottimizzare il piano di rilancio del’Alitalia, nell’interesse dell’azienda e dei cittadini tutti”. Alé, di nuovo. E non tanto perché ci sarà un team di esperti al lavoro sotto la canicola – probabilmente approfittando dell’estate per saggiare la consistenza delle rotte di medio e lungo raggio – ma perché il governo tutto troverà la soluzione migliore per i cittadini tutti. E visto l’aria che tira tutti vivranno felici e contenti con la nuova Alitalia. Anzi, Alétalia.

A domani.

Cronicario: MAlitalia crescerà ancora malgrado la Fornerò


Proverbio dell’8 gennaio Non è il sapere che è difficile, ma il fare

Numero del giorno 233.000.000.000.000 Debito globale al III trimestre 2017

Tornare dalle vacanze e leggere Padoan che promette a un noto quotidiano milanese che “L’Italia crescerà ancora”, mi provoca una reazione automatica poco onorevole.

Specie dopo aver scorso l’intervista insieme al programma economico dei tre poli, e vi faccio grazie di una “l”, che si contendono i nostri voti per l’imminente elezione parlamentare. Siccome non riesco a scriverle, queste perle di politica economica, anche perché sorprendentemente simili, ve le faccio vedere.

Questa è la versione sovranista. Notate l’effendi, che sta a significare che coi soldi nostri siamo padroni a casa nostra. E apprezzate la tonalità vagamente anni ’70 alla quale tale nostalgia palesemente s’ispira.

Questa invece è la versione ‘sticazzista, nel senso di “chissenefrega di quanto mi costa, intanto io spendo”. A differenza di quella sovranista, che appare cupa e retrò, la versione ‘sticazzista si denota per una coloritura soave che lascia trasparire il gusto per l’effimero tipico di una certa Italia da bere che abbiamo conosciuto un trentennio fa. Un’Italia da cocktail e da show.

Questa invece è la versione trumpiana, limite per x che tende a infinito dell’allegria di bilancio d’invenzione keynesiana, che soddisfa il doppio requisito di spendere e insieme far crescere, e quindi rimuove pericolose crisi di coscienza del tutto nocive in campagna elettorale. La nouvelle vague del XXI secolo. Questa seduzione alligna specie fra i politici di più buone maniere. Capirete che tragedia. Le tre anime, che diventano una nel segreto dell’urna, si contendono la platea degli elettori, elencando le più fantasiose motivazioni di spesa, dalla rimozione delle tasse universitarie a quella del canone Rai, a quella della legge Fornero, detta anche Fornerò perché  in un modo o nell’altro la riforma delle pensioni tornerà a galla alla prima crisi. Altre amenità ve le risparmio perché tanto ce le proporranno in tutti i modi da qui al 4 marzo, quando finalmente convoleremo a elezioni. Vi chiederete perché mai da noi le elezioni suscitino così tante attenzioni. Io un sospetto ce l’ho.

Poi magari mi sbaglio. Ma su una cosa covo una ragionevole certezza: l’Italia crescerà ancora, proprio come dice Padoan. Almeno quella dei debiti. Quanto al resto, chissà. Per dirne una, il ministro Calenda ci ha fatto sapere che sono rimasti in gara tre soggetti per conquistare Alitalia e che a giorni si deciderà con chi convolare, stavolta in trattativa esclusiva per le nozze. Un dossier che certo qualche danno può provocare, sempre ricordando le imminenti idi di marzo del governo e l’indotto politico della ex compagnia di bandiera. Alitalia, d’altronde, è uno dei malanni cronici del nostro paese che perciò a buon diritto merita di essere ricordato nel nostro cronicario.

Esattamente come merita di essere altrettanto ricordato, in questa alba di nuovo anno, il notevole contributo che la Cina ha dato alla crescita globale.

Sempre quella del debito, intendevo. Se vi spaventa il fatto che siamo passati dal 246%  di debiti sul pil del 2002 al 327% nel 2017 vuol dire che non avete abbastanza fegato per l’attualità. Viviamo tempi frizzanti.

E se non vi sta bene, fatevi un drink liscio.

Buon 2018.