Etichettato: flat tax

Cronicario: E’ ufficiale: la tassa è piatta


Proverbio del 15 aprile Un sorriso ti allunga la vita

Numero del giorno: 2.363.600.000.000 Debito pubblico italiano a febbraio (nuovo record)

Voi, malnati miscredenti, che credete che la tassa sia rotonda, magari in virtù del diabolico vezzo degli arrotondamenti, sappiate che Vicepremier Uno (o Due, fate voi), che ormai si avvia a diventare Vicepremier Unico, ha decretato che no: la tassa è piatta.

Non ci provate nemmeno a usare certe lingue barbare. “La flat tax – dice – cioè la tassa piatta – io preferisco all’italiana, la tassa ridotta, la tassa unica – è l’unico modo per combattere l’evasione fiscale e far ripartire il Paese. Aumentare l’Iva significa far pagare di più chi va a far la spesa e non mi sembra una operazione intelligente”.

Con l’occasione, aggiunge sempre Lui, magari votate per noi (loro) così cambiamo l’Europa che ci assegna i compitini “però i compitini li facevamo a sei anni, non come governi eletti dai cittadini”. Capito?

Io sì: la tassa è piatta e gira intorno alle sòle. Voi avete capito?

A domani.

 

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Cronicario: Arriva la flat tax Def-initiva


Proverbio dell’8 aprile L’uomo saggio non sa molte cose a differenza di chi saggio non è

Numero del giorno: 113.495 Domande Quota 100 arrivate finora all’Inps

Domani, domani ci fanno un regalo, canticchio felice leggendo l’avvocato del popolo, all’anagrafe primo ministro, mentre annuncia che fra 24 ore il governo del cambiamento ci regalerà un’altra pagina della sua imperdibile politica economica: Il Def.

Ora chi come noi associa il prefisso Def a parole edificanti come Deficit, non potrà che esser lieto leggendo come VicePremier Uno e Vicepremier Due facciano a gara a chi promette maggiori vantaggi per l’elettore prossimo venturo, quello delle europee per intenderci, a cominciare da quello che (secondo loro) maggiormente sta a cuore a noi poveracci: la flat tax. Ossia la tassa piatta. Quella roba che paghi sempre la stessa aliquota a prescindere da quanto guadagni.

In effetti non ci crede nessuno a questa roba, neanche quelli che la propongono. Però hanno scoperto che facilita i titoli sui giornali perchè è breve e suona bene, e poiché domani il governo – sempre quello – deve approvare il Def, ecco la trovata: metterci dentro la flat-tax.

Vi risparmio i perché e i percome, gli annessi e i connessi e tutta la varia umanità che si è espressa in proposito. Tanto (anche questo lo sanno tutti) il Def è scritto con inchiostro simpatico che ha la tendenza a scolorire in antipaticissime balle. Detto ciò visto che il governo del cambiamento è ormai noto per portare alle conseguenza estreme le sue promesse, siamo già in grado di rivelare che la flat tax si farà e sarà quella def-initiva per i nostri conti pubblici.

Buona tassa a tutti.

A domani.

Cronicario: Dalla flat tax alla flat pax


Proverbio del 18 marzo Seguendo le ombre non si acquista sostanza

Numero del giorno: 77 Quota % aziende quotate controllate da un solo azionista in Italia

Ah che bello: ritornano le promesse. La flat tax, ve la ricordate? Se ne parlava già nel bellissimo contratto, quando fuori infuriava lo spread e noi giustamente ce ne infischiavamo perché se aumentano i tassi vuol dire che i Bot rendono di più. E oggi, che finalmente si avvicinano nuove elezioni (europee ma tutto fa brodo), Vicepremier Uno (o Due, fate voi) se n’è uscito dicendo che l’anno prossimo tocca alle famiglie. Come cosa?

Ma perbacco: le tasse al 15% per chi guadagna meno di 50 mila euro. Cioé in pratica tutti gli italiani.

In pratica il 5,28% dei 40 milioni di contribuenti, circa due milioni quindi, dovrebbero compensare con le loro tasse il buco che si aprirebbe tagliando al 15% le tasse ai quasi venti milioni fra i 15 e i 50 mila. O, in alternativa dovrebbero diminuire le spese complessive dello stato.

Di quanto poi? E anche qui, vai a capire. La domanda quanto costi la flat tax, ha scatenato più interpretazioni del sesso degli angeli in epoca bizantina. Le stime si rincorrono strafottenti, col nostro Vicepremier Due (o Uno, fate voi) che parla di una dozzina di miliardi, da mettere nel mucchio assieme agli altri che serviranno l’anno prossimo. Mentre gli alleati del governo verdolino dicono che i miliardi che servirebbero sono una sessantina e parlano di “promessa che non si può mantenere”.

Addirittura il MEF, arriva a smentire che ci sia, nei suoi cassetti, uno studio specifico. Parola del ministro Mammamia, che voglio dire: è una certezza. La confusione impera finché non arrivano concilianti e finalmente esplicatorie le parole di un sottosegretario: “L’importante è che si remi tutti nella stessa direzione”.

Se questa è la direzione, dalla flat tax alla flat pax ci vuole un attimo. Pure meno.

A domani.

Cronicario: La flat pax del governo verdellino


Proverbio del 10 maggio Il fiore deve profumare, l’uomo essere gentile

Numero del giorno: 119,2 Utile Fincantieri nel 2017

Annunciazione, annunciazione. Il Gatto e la Volpe ci fanno sapere che molto sta accadendo sotto il cielo di Montecitorio, dove si scaldano i portoni per garantire una accoglienza appassionata al nuovo inquilino del governo gialloverde, che non c’è ma che forse verrà. I due colorati protagonisti, mischiandosi, produrranno un meraviglioso colore verdellino, che potrebbe persino spingere alcuni riluttanti a votarlo. Prima ci saranno incontri e varie elucubrazioni. Ma il menù è già pronto, come spiega uno degli eroi della nostra favola italiana: “Stiamo facendo notevoli passi avanti con il programma di governo, stiamo trovando ampie convergenze su reddito di cittadinanza, flat tax, legge Fornero, sulla questione che riguarda la lotta al business dell’immigrazione, del conflitto di interessi”.

Ora so bene che questi temi susciteranno la ola dei tifosi. La flat tax, capite? Non vedo l’ora dì vedere come faranno a realizzare la flat tax in un paese dove ci sono più esenzioni fiscali che commercialisti. Per dire, qualcuno ne ha contate 799, fra deduzioni e detrazioni, che secondo gli espertoni che ci girano intorno generano una perdita di gettito per l’erario di 313 miliardi, come la targa di Paperino, e sapendo poi che le esenzioni crescono rigogliose come piante tropicali della giungla fiscale nella quale abitiamo noi tutti. Erano 720 appena nel 2011. Per dare un’idea del paese meraviglioso in cui viviamo, sappiate che questo 8% del pil di esenzioni si confronta con lo 0,8 della Germania, il 2,2% della Francia e il 3,8 della Spagna secondo uno studio di Unindustria.

Chi credesse veramente che il Gatto e la Volpe hanno in mente di togliere le esenzioni fiscali per usare le risorse recuperate per fare una flat tax secca, senza regalini agli amici e ai amici degli amici, è il degno governato dei futuri governanti, che però, dovendo poi fare i conti con la contabilità e non potendo scontentare i tanti che li hanno voluti, faranno una flat tax all’80%, che sempre flat è, epperò aumenteranno le esenzioni fiscali perché ci sono un sacco di poveri, porca miseria. E con quello che avanza, di questa spremuta dei sempre meno che lavorano e pagano le tasse, ci pagheranno anche il reddito di cittadinanza e le future pensioni di anzianità. Così facendo realizzeranno l’unico obiettivo di questo governo: la flat pax. Comprata coi soldi pubblici e i minibot.

A lunedì.