Etichettato: bis rassegna trimestrale

La grande rotazione dalla “crescita” al “valore”


Fra le tante cose che sono accadute, e che diventa interessante sottolineare oggi che le borse sono di nuovo sotto stress, si segnala la grande rotazione, raccontata nell’ultima rassegna trimestrale della Bis fra due classi di titoli molto diverse fra loro, per vocazione e costo di gestione: quelli che puntano sulla crescita (cd “growth”) e quelle che puntano sul valore (cd “value”). I primi puntano su settori come il tecnologico e le giovani aziende. Le seconde sono quelle che hanno un mercato consolidato e tipicamente hanno buoni cash flow.

La grande rotazione dai titoli growth a quelli value si è consumata fra il 2021 e i primi mesi del 2022. Quindi i mercati hanno venduto i primi e comprato i secondi, probabilmente anche intonando le loro scelte di investimento con la prospettiva di un rialzo dei tassi di interesse, che a sua volta ha molto a che vedere con i tempi necessari a far maturare i cash flow. Un’azienda giovane ha bisogno di più trimestri per vedere un utile, e quindi un costo del denaro più basso la favorisce. Al contrario, un’azienda solida garantisce comunque ritorni. Quindi un rialzo dei tassi penalizza la prima piuttosto che la seconda, deprimendone i corsi azionari, “i cui flussi di cassa orientati al futuro verrebbero scontati più pesantemente”.

Il punto saliente è che “La recente rotazione dai titoli growth avrebbe potuto essere esacerbata dal deleveraging”. In particolare potrebbe aver pesato il comportamento anticiclico di alcuni ETF. In ogni caso “la elevata sensibilità dei titoli growth ai tassi di interesse suggerisce che la loro elevata sensibilità ai tassi di interesse potrebbe avere implicazioni significative di mercato”.

Le ragioni affondano nella “performance stellare” di questi titoli fino all’arrivo della pandemia: il loro peso specifico sul paniere dello S&P, infatti, arrivò prima del Covid al 57%, prima della correzione osservata nel 2021 (grafico sopra, primo a destra).

Oggi le stime degli economisti ipotizzano che un punto percentuale di incremento dei tassi decennali potrebbe accompagnarsi a un calo del 12% dell’intero indice. Detto semplicemente, quando i tassi si alzano spesso le borse calano, per un motivo o per un altro. Teniamolo a mente.

Pubblicità

Il virus dell’emergenza fa ripartire la giostra del denaro facile


Pochi giorni fa Claudio Borio, capo del dipartimento monetario ed economico della Bis di Basilea, presentando la nuova rassegna trimestrale dell’istituto, lo ha spiegato senza mezzi termini, come sua abitudine: “I mercati hanno puntato su un ulteriore accomodamento monetario: senza dubbio, il maggiore margine di manovra della Federal Reserve spiega in parte la relativa debolezza del dollaro nei confronti delle altre principali valute”. Quindi nessuna sorpresa quando ieri è arrivato il taglio di mezzo punto da parte della Fed dei tassi di sconto.

Semmai la reazione nervosa delle borse americane lascia ipotizzare che il mercato sperasse in tagli più robusti o provvedimenti più radicali, che comunque è assai probabile arriveranno nei giorni a venire. E non solo negli Usa. Sempre ieri un’agenzia ha rilanciato la notizia che la Bce potrebbe mettere in campo dei finanziamenti diretti alle Pmi per dare ossigeno alla produzione in un momento in cui si temono crisi per mancanza di liquidità, peraltro mai così abbondante. Sarebbe un precedente storico e alquanto rivoluzionario. Ma perfettamente coerente con lo spirito di un tempo che vuole più denaro e più facile semplicemente per restare in piedi.

Se guardiamo i fatti, lasciando da parte per un momento la logica emergenziale della paura del virus, ci accorgiamo che è proprio la logica emergenziale, assai più che il virus, la notizia del giorno. Anzi del decennio.

Poco più di un mese fa, quando ancora il contagio cinese non dettava l’agenda politica internazionale, tutti ricorderete come l’attenzione globale fosse ossessivamente puntata sul cambiamento climatico. Il Fmi discettava un giorno sì e l’altro pure sull’importanza degli investimenti per l’ambiente, e in buona compagnia. Sempre la Bis, lo ricorderete aveva anche istituito un fondo aperto per investimento in progetti ambientali. L’Ocse auspicava che gli stati con spazio fiscale spendessero i propri soldi per rilanciare la crescita e giravano previsioni – che sarebbe più giusto chiamare premonizioni – sul destino di catastrofe collettiva che incombeva (e incombe) su ognuno di noi. Il mondo pullulava di green new deal.

Oggi nessuno più pensa alla giovane Greta, che contava in pochi anni la distanza fra noi e la fine del mondo, già sbiadita immagina nella memoria collettiva. Oggi è il virus cinese il grande protagonista della paura internazionale e il motivo per cui tagliare i tassi, fare deficit, adottare linee di comportamento inusitate per la nobilissima ragione della salute pubblica. Questione assai più concreta e visibile, perché attuale, del cambiamento climatico, che riguarda il futuro.

L’emergenza qui ed ora, proprio come accadde nel lontano 2008, è la migliore maieuta delle decisioni straordinarie e il miglior pretesto per i nostri fallimenti, che finalmente possiamo rendere evidenti senza temere la sanzione dei mercati o anche semplicemente quella sociale. E’ colpa del virus, mica nostra.

Che ci attende quindi? Partiamo da quello che abbiamo alle spalle: “L’emergere delle prime preoccupazioni per l’epidemia del virus alla fine di gennaio – ricorda Borio – aveva invertito una prolungata fase di assunzione di rischio innescata dall’allentamento delle tensioni commerciali, che aveva portato diversi mercati a valori elevati. Il mercato azionario statunitense aveva raggiunto il massimo storico”. Quindi i mercati si erano gonfiati allo sfinimento.

Poi è scoppiato il panico: il sell off disordinato, al quale ormai ci ha abituato questo decennio, per non dire secolo. E arriviamo all’oggi: “Ora l’incertezza regna a livello mondiale. La situazione rimane fluida. Le istituzioni stanno monitorando attentamente gli sviluppi. Verso dove ci dirigiamo ora? Una cosa è certa: i mercati finanziari continueranno a ballare al ritmo delle notizie sul virus e delle risposte delle autorità”.

Una cosa è certa, possiamo aggiungere parafrasando Borio. I mercati finanziari continueranno a ballare. Ma di gioia. Perché sanno che è ripartita la giostra degli allentamenti monetari e presto fiscali. Così i mercati risaliranno, almeno fino alla prossima paura, che ne preparerà di nuovi. Si tira avanti così, agli inizi del secolo XXI.