Etichettato: cronicario the walking debt

Cronicario. Spendino siori spendino

Proverbio del 24 luglio Il pane del povero è duro e le sue giornate lunghe

Numero del giorno: 14,9 Aumento mensile export extra Ue a giugno in Italia

L’avrete notato, sì, che siamo tutti più felici? Da quando l’Ue, non più matrigna ma finalmente mammona, ha detto che ci da li sordi, improvvisamente l’italiano è impazzito di gioia.

Impazzito proprio. Guardate i politici. Non sanno – letteralmente – come spendere i soldi che peraltro neanche hanno ancora e figuratevi che succede se e quando arrivano. Meglio ancora: ne vogliono ancora. Mes, scostamenti di bilancio: chi più ne ha più ne spenda.

Qualche fenomeno vuole rifare addirittura la Bicamerale  – che porta sfiga solo a nominarla – cioé quell’attrezzo che negli anni Novanta doveva cambiare la Costituzione – per decidere come usare li sordi dell’Ue. Ossia fare da dispensario delle millemila pulsioni spenderecce di una classe politica – e vi risparmio le altre classi – per la quale i soldi fanno la felicità.

E’ così che va il mondo. Anzi che spende.

Buon week end.

Cronicario. La squola fa male. W la squola

Proverbio del 22 luglio Il saggio si adatta alle circostanze della vita

Numero del giorno: 18 Calo % vendite immobiliari nel 2020 previsto da Nomisma

Un giorno qualcuno riuscirà a spiegarci come abbiamo fatto a spendere una quantità enorme di euri (e prima lire) per avere un sistema scolastico che ci colloca stabilmente nella parte bassa delle classifiche europee quanto a livelli di istruzione e soprattutto qualità dell’istruzione.

E ancora oggi, che si discute se, come e quando riaprire le scuole, coi banchi con o senza rotelle, mai una volta che passasse qualcuno e dicesse l’elementare verità nascosta dietro la propaganda sindacal-political-buonista che invece noi ci sentiamo di urlare.

Non ci credete? Guardate che scrive l’Istat.

Settant’anni di scuola pubblica dopo stiamo così. Un successo straordinario. Al quale si aggiunge l’avere il numero più elevato di NEET, ossia di giovani che non studiano e neanche lavorano. Cittadini perfetti insomma.

Il perché di questa situazione adesso lo conoscete: la squola fa male. Ma per fortuna non ci riesce.

W la squola.

A domani.

 

 

Cronicario Arrivano li sordi dell’Ue, parte II

Proverbio del 21 luglio Una moneta nel salvadanaio vuoto è più rumorosa di uno pieno

Numero del giorno: 28 Quota % del Recovery Fund che verrà erogata all’Italia

Siccome siamo stati i primi, giustamente ignorati, a dire che arrivavano li sordi dall’Ue, capirete perché oggi che li sordi ce li danno sul serio – poi magari ci prendono a male parole, ma intanto sganciano – non possiamo che festeggiare per un evento che metterà le ali a questo paese.

Colli sordi dell’Ue diventeremo come la Svizzera. Anzi no, come la Svizzera no perché non sta nell’Ue. Allora come la Svezia. No aspe’: la Svezia non c’ha l’euro. Allora diventeremo come quelli più bravi dell’eurozona. Diventeremo olandesi.

Finalmente Frugali anche noi, andremo in pensione all’età comandata, senza più scivoloni pagati dal contribuente. E riusciremo persino a ridurre la spesa pubblica, dopo aver fatto pagare le tasse agli evasori e cablato anche le montagne dell’Appennino, dove i montanari potranno viaggiare a 100 megabit anche se non hanno il computer. Infatti gli diamo pure il computer.

Anzi, per usare le parole di uno dei tanti fenomeni che hanno commentato l’accordo, sappiate che li sordi serviranno a farci diventare “un paese all’avanguardia, digitale, ecologico, verde, giovane, moderno”.

D’altronde non ci hanno sempre detto che era una questione di sordi? Che ci servivano li sordi dell’Ue per fare il salto di qualità, visto che i nostri non si toccano che dobbiamo lasciarli in eredità ai nipoti disoccupati? Ebbene li sordi so’ arrivati e adesso non c’è più nessun ostacolo fra noi e il sol dell’avvenire.

A parte la realtà, ovvio. Ma questo lo dice lei.

A domani.

Cronicario. L’epico scontro fra Frugali e Fregali

Proverbio del 20 luglio Se hai perduto denaro, pensa di averlo dato a un povero

Numero del giorno: 0 Avanzo corrente settore turistico italiano a maggio su base annua

E dunque c’è questa curva Nord che ospita i tifosi dei Frugali, ultimo parto gemellare della sempre gravida fantasia disfunzionale Ue. E poi c’è la curva Sud, che tifa forsennatamente per i Fregali. Rivolto ai Frugali, ovviamente. Una competizione epica.

Inutile ricordare che in mezzo ci sta tutta un’idea dell’Europa che verrà. E speriamo che venga meglio. Al momento sembra piuttosto miserella. Si contano nottatacce e malumori perché i Frugali vogliono dare meno miliardi, e solo a certe condizioni, e i Fregali vogliono più soldi e senza nessuna interferenza.

Fra le due curve s’erge dignitosissima – tanto per per dire – la Tribuna Autorità che lancia appelli e nasconde orpelli, ben consapevole che tutto si gioca ormai sul filo di un tweet. Comunque andrà a finire sarà un successo. Per loro.

Quel che conta è che ci credano i mercati, che, come ha detto il leader dei Fregali a quello dei Frugali, “se cadono è colpa tua!”

E se ci credono i mercati, dopo le curve e le autorità, volete che non ci creda io? Conosco già l’esito dell’epico scontro.

Finiremo fregati.

A domani.

Cronicario. Si Recovery chi può, gli altri a Fund

Proverbio del 17 luglio Ogni gioia è destinata a chi ha il cuore contento

Numero del giorno: 42,2 Incremento % mensile ordini industria a maggio

Via che lo sapete già: oggi il Consiglio Europeo si dedica anema e core (e soprattutto portafogli)  al cosiddetto Recovery Fund,  che nella narrativa indigena corrente vuol dire: Europa dacce li sordi aggratis.

E ti credo che ci credi, caro compatriota. Perché l’alternativa che i fenomeni della comunicazione politica ci hanno prospettato è che in mancanza di Recovery, l’Europa va a Fund. Si sono impegnati niente male, a scrivere questa storiella.

Il risultato è che tutti oggi si aspettano un miracolo – tipo convincere il premier olandese Rutto (rectius) a regalare il portafogli al Primo Minestra italiano – che ovviamente non ci sarà perché l’Europa è notoriamente abitata da persone attente ai soldi. Specie a quelli degli altri.

Perché, come ha detto uno dei tanti geni – ovviamente italiano – che oggi si contenderanno l’attenzione fiacca del venerdì sera, “negli anni passati ci hanno detto che quello che andava bene ai ricchi sarebbe andato bene anche ai poveri. Lo sappiamo tutti che non è andata così: da troppi decenni chi nasce povero, resta povero”.

E’ così signora mia. Milioni di statistiche magari direbbero il contrario, ma oggi ci beviamo di tutto per essere Recoveryati. Sennò andiamo a Fund.

Buon week end.

 

 

Cronicario. Todos promossos, parte II

Proverbio del 16 luglio Cento saggi hanno la stessa opinione. Lo sciocco la sua

Numero del giorno: 168 Incremento % mensile produzione costruzioni a maggio

Eh, son soddisfazioni. Leggere, dico, che il 99,5% dei maturandi 2020, che poi erano il 94% di quelli che potevano maturarsi, sono maturati davvero. L’avevamo detto, ma meglio ripetersi.

E per giunta questo straordinario risultato è stato raggiunto con una quota di diplomati con voto superiore a 80 (su 100) pari al 50%. Alla faccia del lockdown, che non ha impedito ai nostri pargolotti di nutrire la loro bella intelligenza.

Non so voi, ma io sono fiero del nostro sistema dell’istruzione pubblica. Non solo abbiamo sconfitto la povertà, ma anche la piaga dell’analfabetismo. E poi sforniamo ogni anno una quantità invidiabile di geni, come peraltro testimoniano anche celeberrimi test internazionali.

Che dite? Il grafico dice il contrario? Rigiratelo.

A domani.

Cronicario. E l’indebitar m’è dolce in questo mare

Proverbio del 15 luglio Meglio faticare con chi si ama che riposare con chi si odia

Numero del giorno: -0,2 Calo % indice prezzi al consumo su base annua a giugno

Ora che abbiamo fatto un’abbuffata di debito e deficit scopriremo finalmente la magia nascosta del denaro pubblico. Quella che da fiato alle trombe dei vari pifferai della politica che conducono noi roditori verso l’inevitabile esito.

Non ci credete? Vedrete. Intanto cominciate con l’osservare l’inebriante vertigine del nostro debito pubblico, arrivato al record (un altro? Daje) di 2.507,6 miliardi. Un 40 miliardi in più in poche settimane. C’è di che esserne fieri.

Vabbé non c’è stata la moltiplicazione miracolosa di pani e pesci che promettono da anni i pifferai. Ma quella arriverà dopo, signora mia. Intanto contentatevi di sapere, in attesa di conoscere il deficit complessivo, quanto sia aumentato il fabbisogno nei primi mesi del 2020.

Notate che anche nel 2017 – senza quindi il coronacoso – c’eravamo andati vicini ai livelli di gennaio-maggio, quando abbiamo superato i 66,4 miliardi.

Infine, osservate come sia cambiata la geografia dei detentori del nostro debito pubblico.

L’estero aveva 737 miliardi di titoli di stato italiani a febbraio, che sono diventati 677 ad aprile, con grande gioia di banche e assicurazioni italiane che si sono ulteriormente abbuffate di debito patriottico.

Quindi va tutto per il meglio. Adesso che finalmente la autostrade torneranno pubbliche, (indovinate con quali soldi ce le ricompreremo) dopo l’Ilva, l’Alitalia e tutto il resto che ci potrà entrare dentro da qui a Natale, finalmente il nostro bilancio pubblico diventerà ciò che è destinato a diventare.

Perché come ha argutamente detto uno dei nostri tanti geni politici, parlando di Aspi, “agli italiani è stato restituito quello che era loro. Ben fatto. Finisce finalmente l’era del privato è sempre bello”. Quella del “pubblico è sempre bello”, invece, non tramonta mai.

Così il pensiero mio sprofonda in quest’infinito spazio e tempo, e l’indebitar m’è dolce in questo mare.

A domani.

Cronicario. Si scrive PA, si legge Più Anziana

Proverbio del 10 luglio Racconta i tuoi guai a te stesso e le tue gioie al mondo

Numero del giorno: 1.074.000.000.000 Bilancio pluriennale proposto da UE

Per fortuna che ci sono quelli che dall’estero ci dicono come siamo messi. Se dessimo retta ai nostri, penseremmo ancora che arriverà il boom. O magari crederemmo che PA significa pubblica amministrazione.

Che è vero, ma non è tutta la verità. Frequentando il Forum PA, ad esempio, abbiamo scoperto una sua derivata prima: l’anno prossimo saranno più i pensionati che i dipendenti pubblici.

E oggi, grazie a un pezzo grosso dell’Ocse dal nome che è tutto un programma, abbiamo scoperto la derivata seconda della derivata prima: la PA italiana è la Più Anziana dell’Ocse.

Soddisfatti? E sentite quest’altra: “Solo il 2% di tutti i dipendenti del governo centrale è di età inferiore ai 35 anni”.

Dal che possiamo dedurre una derivata terza. Il 2% degli under 35 nella Pubblica amministrazione annuncia quello ormai imminente dell’Italia intera. Poi dice che la PA non è all’avanguardia.

Buon week end.

Cronicario. Un Mes in tre mesi: il risparmio forzoso del coronacoso

Proverbio del 9 luglio La canna secca non vuole la compagnia del fuoco

Numero del giorno: 28.000.000 Italiani che non perso reddito durante lockdown

Dicono, i soliti cervelloni, che, a furia di stare chiusi in casa, questa maledetta primavera abbiamo messo da parte quasi 35 miliardi di euro, che diabolicamente vengono assimilati all’entità dei prestiti MES. D’altronde, dopo il coronacoso, cosa ci rimane per chiudere in bellezza un anno bisestile?

Certo che ce lo chiedono gentilmente. Anzi all’inizio vi strapagano pure, coi vari BTP patriottici. E molti già son convinti. Quasi il 50 dei superliquidi, che non solo hanno messo da parte un MES in tre Mesi, ma avevano già cumulato oltre 120 miliardi di spiccioli negli ultimi tre anni. “Più del piano Marshall”, dicono sempre i cervelloni, così chi ha buone orecchie intenda.

Non avete capito? Traduco: ciabbiamo già li sordi. E in particolare quel 71 e rotti per cento di lavoratori dipendenti che non hanno perso neanche un euro di stipendio durante il lockdown. E stendiamo un velo danaroso su pensionati, redditieri e percettori di rendite varie. Se l’Europa non ci casca, a darci li sordi, potremo finalmente fare da soli, come dice il Primo Minestra.

Poi però meglio che scappa lui.

A domani.

Cronicario. Odio (le previsioni) l’estate

Proverbio del 7 luglio Le rane nel pozzo ignorano l’oceano

Numero del giorno: 41,7 Crescita % ecommerce a maggio in Italia su anno

Ormai che siamo in confidenza ve lo posso dire dietro promessa di massimo riserbo:

C’è bisogno pure che vi spieghi perché? A parte il caldo, bisogna pure vedersela con gente che si muove panza al vento in short e infradito e che ti affligge con i suoi progetti di vacanza, pure quest’anno che – dice Bankitalia – il 60% di noi vacanze non ne farà affatto.

Ma più dell’estate odio le previsioni d’estate, a cominciare da quelle del tempo che preconizzano cotture di massa col piacere sadico dello chef che cuoce l’aragosta. Vi ricordate quel meteocazzaro che dava i nomi infernali alle ondate di caldo per rubare un titolo di giornale?

Ma più dell’estate e delle previsioni del tempo sull’estate, odio le previsioni economiche d’estate, che anche quest’anno la solerzia di Bruxelles ha depositato sui nostri computer surriscaldati dalla mancanza di ricircolo d’aria, perché il coronacoso rialza la testa, signora mia, e vedrà a ottobre…

Ma più dell’estate, delle previsioni metereologiche d’estate e di quelle economiche d’estate, odio le previsioni economiche d’estate sull’Italia, che giovano al morale come l’estate a uno che odia il caldo, gli short, le infradito, le panze al vento e i progetti abortiti di vacanze. Specie quest’anno, che il coronacoso ci ha regalato certe gioie e ne promette altre.

Come quali gioie? Ma che non le vedete? L’anno prossimo cresceremo come la Cina.

A domani.