Etichettato: cronicario the walking debt
Cronicario: Il debito non cala, quindi aumentiamolo
Proverbio del 9 ottobre La fantasia è più veloce del vento
Numero del giorno: 315 Spread Btp/Bund alle ore 12
Vedo quota 400, che non è la somma di età e contributi per andare in pensione che ci toccherà molto presto, ma il famigerato spread col Bund tedesco (rendimento Btp-Rendimento Bud=spread) avvicinarsi a passo di carica man mano che il film del DEF inizia le sue proiezioni nelle sale parlamentari, dove oggi per l’occasione si è assistito allo splendido monologo dell’attore (?) protagonista (?), ossia il ministro dell’Economia che rima, e non a caso, con Mammamia. Il volto rassicurante del governo del cambiamento.
Talmente rassicurante che mentre il nostro custode dei conti esponeva le sue addottoratissime ragioni agli attentissimi parlamentari, lo spread saliva goccia dopo goccia, raggiungendo l’acme intorno a mezzogiorno, dopo che l’illustre voce del primo ministro, aggiungendosi a quella del secondo in audizione, aveva mandato a dire al Fmi che le loro previsioni sull’Italia erano sbagliate al ribasso perché non tenevano conto della Manovra del popolo.
Manco il tempo di dirlo ed ecco che lo spread sfonda quota 200. Non quello sul Bund tedesco, ma quello su Bonos spagnolo. Perché quello sul Bund ormai quotava stabilmente 310 per toccare lo zenit mattutino a 315 dopo che un altro ministro, quello uno e bino, aveva mandato a dire al Fmi che avrebbe dovuto rivedere le proiezioni al rialzo, mentre il ministro Mammamia spiegava i perché e i percome ai parlamentari della commissione, assicurando che “lo spread non è esploso”.
Ma non vi preoccupate: non appena i mercati capiranno la profondità della nostra manovra torneranno sereni e lo spread calerà. Perché a questo livello “è inaccettabile”.
Ma soprattutto mi seduce la linea di ragionamento del nostro ministro Mammamia, che rima sempre con Economia e non a caso. Il problema è che finora il debito/Pil non è mai sceso, argomenta puntuto. Forse dipende dal fatto che è difficile che succeda ‘sto miracolo se ogni anno ci si ostina a fare più deficit di quanto si cresca. Ma vabbé non siamo puntigliosi. Rimane chiara la strategia del governo del cambiamento: “La politica di stimoli graduali non è stata sufficiente a rilanciare l’economia e ridurre il debito. Per questo il governo, sentita la Commissione europea, ha inteso ridefinire l’obiettivo di medio termine”. Cioé ha deciso di fare più deficit per ridurre il debito. Non sembra un gran cambiamento, rispetto agli ultimi anni, ma vabbé. I mercati capiranno, e se non succederà peggio per loro. Dovranno chiederci per favore di vendere loro i nostri bellissimi Btp. Anche perché, dice il ministro, la manovra del popolo, manovra “coraggiosa che non vuol dire impavida”, contiene stime del pil futuro che sono persino prudenziali che “possono essere ampiamente sorpassate”.
A quel punto scoccava il mezzogiorno di fuoco e avete visto come i mercati si sentivano rassicurati. Poi il ministro ha lasciato il posto, ormai fiorito di promesse come un ciliegio giapponese, al ruvido deretano di un pezzo grosso di Bankitalia che ha esordito ricordando che “in ultima analisi al debito pubblico fa riferimento una parte importante del nostro risparmio” e quindi lo spread “esercita i propri effetti anche sui soggetti italiani, famiglie, imprese e istituzioni finanziarie che lo detengono”, a cominciare dalle banche. Quanto alle previsioni “prudenziali” del governo contenute nella NADEF, sono un bel po’ superiori a quelle di Bankitalia che addirittura vede un pil inferiore all’1% nel 2019, visto che “l’aumento dei trasferimenti correnti” per reddito di cittadinanza e pensioni “così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo. Stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto”.
A proposito. L’Istat, anche lei invitata a dire la sua sul Def ci fa sapere che dei cinque milioni di residenti in povertà assoluta 1,6 milioni sono stranieri. Ah già: per loro non c’è il reddito di cittadinanza.
A domani.
Cronicario: La matematica del DEF è un’opinione
Proverbio del 4 ottobre Non desiderare vuol dire tranquillità
Numero del giorno: 15,8 Calo % prezzi abitazioni italiane dal 2010
Lo so che anche voi vi siete scocciati di parlare di un documento che non esiste ancora e sul quale si dice tutto e il contrario di tutto. Ma ci possiamo fare poco: le cronache sono talmente piene di perle sulla NADEF che nessun Cronicario che si rispetti può fare a meno di riportarle. Già dalla mattina presto poi. Perché, da bravi governanti, i Nostri non dormono mai.
Perciò non erano neanche le otto del mattino quando uno dei nostri condottieri ha fatto andare il caffé di traverso a chissà quanti annunciando che “nella manovra ci saranno 16 miliardi per i due interventi principali, reddito di cittadinanza e abolizione della legge Fornero. Ma in questa cifra ci saranno anche l’aumento delle pensioni di invalidità, il quoziente familiare, un premio alle famiglie numerose con contributo alla natalità”. Quindi non ci sono 10 miliardi per il reddito chiede l’intrepido giornalista? “Se la matematica non è un’opinione, se ce ne sono 7-8 per la Fornero, ce ne sono 8 per il reddito”. Ed ecco il punto dolente che il Nostro condottiero ha perfettamente centrato col suo notevole intuito:
La matematica del DEF, poi, è la migliore delle opinioni. Per dire, solo nella matematica politica può succedere che 16 miliardi paghino 8 miliardi di pensione e 8 di reddito, ma anche flat tax, natalità e quant’altro.
E fin qui uno ci può anche credere. Ormai si crede a tutto almeno per due secondi netti, fino al prossimo tweet. Ma poi a una cert’ora arrivano quegli altri. Alcune meravigliose “fonti parlamentari” dicono che i soldi per il reddito di cittadinanza non sono otto, ma dieci, nove per il reddito e uno per i centri per l’impiego. E per non sbagliare fanno girare anche una tabella – una delle mitiche tabelle che aspettano tutti e che ancora non si vedono – con alcuni numeri della manovra. E uno di loro con un filo di cattiveria dice persino che il ministro, quello che non riposa, forse ha preso una cantonata. “Ho le tabelle qua, era mattina presto forse si è confuso”, dice ospite della tv mattutina.
Apriti cielo. La lesa maestà provoca persino un’incrinatura nella meravigliosa narrazione del governo del cambiamento. Nientepopòdimenoche un sottosegretario all’economia del partito alleato (?) la spiega così. “Dispiace che esponenti degli alleati di governo vadano in giro con tabelle non ufficiali e che sono mere simulazioni. Confermiamo che la quota 100 per le pensioni partirà al massimo entro il mese di febbraio, anche se faremo di tutto per renderla operativa già dal 1 gennaio 2019, e che prevede una spesa di 7 miliardi di euro per il prossimo anno”. Quindi sette miliardi, che tolti dai sedici totale ne lascia disponibili nove, che comunque non sono dieci. E comunque basta la parola: “Si sta giocando con i numeri, ma i soldi ci sono”, fa eco il ministro uno e bino a conferma del fatto che la matematica è roba noiosa di fronte alla manovra del popolo.
Dulcis in fundo arriva il premier, che oltre ad essere un fine giurista come da curriculum allegato, si rivela anche un pregevole poeta. “Il reddito di cittadinanza è una misura di cui sono particolarmente orgoglioso: non un sussidio ma una scintilla che permetterà di essere partecipi nella nostra società a tante persone che ora ne sono escluse”.
Buona visione a tutti.
A domani.
Cronicario: Sogno o son DEF?
Proverbio del 3 ottobre La fortuna non dà nulla: presta
Numero del giorno: 40,8 Pressione fiscale in % del Pil nel II Q 2018 in Italia
Mentre tutto il mondo aspetta col fiato sospeso la nota di aggiornamento al DEF (NADEF), quel cento e passa pagine di promesse scritte con l’inchiostro simpatico del governo, lei furbescamente svicola. Dov’è la Nota? chiedono a destra e a manca, ma il ministro Mammamia, che pure ha lasciato a bocca asciutta l’Ecofin perché doveva correre a scriverla, ancora non la pubblica, mostrando con ciò il suo raffinatissimo genio cinematografico.
La NADEF, come Moretti e il ministro emulo, si nota in entrambi i casi, specie perché ha il pregio di cambiare in tempo reale a seconda di chi ne parla. L’aggiornamento di oggi è che il 2,4 di deficit si farà solo il primo anno e non per i prossimi tre, e poi scenderà negli anni successivi ma chissà di quanto.
Il che immagino abbia costretto le manine e le manone che avevano quasi finito di scrivere la NADEF col deficit al 2,4 per tre anni a buttarla nel cestino e a ricominciare daccapo. Ti pare facile mettere per iscritto quello che dicono i politici? Anche perché nel frattempo non è che hanno smesso di chiacchierare. Anche oggi come ieri, mentre i mercati continuano a vendere il debito italiano – ah nel caso vi fosse sfuggito questa è la ragione per la quale salgono i tassi (il mitico spread) – leggo dichiarazioni meravigliose che mi rassicurano come cittadino e come contribuente circa il fatto che ormai vivo nel migliore dei paesi possibili. E non tanto perché quei gufi di Confindustria dicano che la crescita sta rallentando, che sono buoni tutti a dirlo visto i chiari di luna, ma perché il nostro ministro uno, bino e trino gli manda a dire che se ne infischia e di “non farsi illusioni perché tanto la manovra non cambierà”.
Questo mentre il compare (lui il Gatto, io la Volpe, stiamo in società, cit.) conferma che “faremo una manovra coraggiosa per mantenere i sacri impegni presi con gli italiani e me ne frego delle minacce dell’Europa”.
Poi certo ci sono quelli che minimizzano, come il ministro Mammamia, sempre lui, che forte della sua straordinaria credibilità si presenta in Confindustria per rassicurare e spiegare, come si addice al bravo padre di famiglia che dovrebbe gestire la nostra contabilità. Pesco a caso fra le parole rassicuranti. Nel 2019 ci sarà “uno scostamento dagli obiettivi concordati con la commissione europea dal precedente governo”, ma “ci sarà poi un graduale ridursi del deficit negli anni successivi”. L’azione di Governo non è certamente improntata ad una “finanza molto allegra” che possa far “saltare i conti pubblici per dar spazio alle promesse”. Le “promesse sacre” (cit.) verranno mantenute con “forte gradualità nel corso della legislatura”. Serve una “strategia di politica economica diretta a conseguire una crescita più sostenuta e ridurre il gap di crescita che l’Italia ha avuto con il resto di Europa nell’ultimo decennio. Abbiamo bisogno di una crescita vigorosa, ed allo stesso tempo di una maggiore resilienza”.
Vi piace eh? Ok, continuo. Il Governo intende “intervenire con decisione su un piano di welfare, stendere maggiori reti di protezione sociale. Sarà condizione necessaria per evitare il rafforzarsi di sentimenti contrari al libero commercio, contrari al mantenimento di mercati competitivi, ed anche di sentimenti contrari all’Europa”. Ci dovrebbero ringraziare gli europei, altroché. E le pensioni anticipate? Facile: “E’ anche necessario intervenire su alcuni aspetti di transizione sulla riforma Fornero, che se da una parte garantisce la stabilità finanziaria di lungo periodo del sistema, nel breve periodo ha impedito alle imprese un fisiologico turnover delle risorse umane impiegate allo scopo di rinnovare le competenze necessarie all’innovazione”. E dulcis in fundo…Se dubitate che il reddito di cittadinanza (che ancora non si capisce cosa sarà) possa alimentare gli abusi sappiate che su mandato del ministro “la Gdf ha già predisposto un piano specifico per poter intervenire su quella linea di divisione che ci può essere tra lavoro nero e poveri. Chi giocherà su questo giocherà su un terreno molto rischioso”. Ditemi voi se tutto questo non è un sogno.
Dicono che alla fine del sogno arriverà la NADEF. Ma tanto non la leggerà nessuno.
A domani.
Cronicario: Assumiamoci tutti alla faccia del deficit
Proverbio dell’1 ottobre Chi lavora come uno schiavo può mangiare come un re
Numero del giorno: 8,1 Tasso % disoccupazione eurozona ad agosto
Siccome comincia un nuovo mese e bisogna ancora sgomberare le macerie di quello vecchio – deficit previsti e quisquilie simili – il menù di oggi prevede buone notizie e idee ancora migliori che confermeranno, laddove ancora nutriate dubbi, malnati miscredenti, che il governo del cambiamento sta lavorando per tutti noi.
Cominciamo dal numeretto magico che sono certo guardiate tutte le mattine prima del caffè: il tasso di disoccupazione. Bene, ecco la buona notizia: è diminuito in tutte l’eurozona, e incredibilmente anche da noi. Parliamo di agosto scorso.
Siamo arrivati all’8,1% nell’EZ, a conferma del fatto che l’economia internazionale tiene ancora un bel ritmo di marcia. In sostanza siamo più o meno al livello registrato prima del grande crash del 2008. Va talmente bene che va bene pure da noi, dove però c’è sempre in agguato una qualche fregatura. E non lo dico io, ma l’Istat.
Ecco, l’ultima frase sibillina rivela l’atteggiamento pudico del nostro amato Istituto sul tema. Almeno nei commenti. Perché poi se uno si va a leggere tutta la release la pudicizia lascia il posto alla spietata logica dei numeri che la raccontano molto diversamente. L’occupazione è arrivata al tasso del 59%, che è un piccolo record storico per il nostro paese. Ma è vero pure che aumenta anche il livello degli inattivi che come sa chiunque abbia la pazienza di leggere TUTTA la nota Istat finiscono col contribuire al calo della disoccupazione. Traduco: ci sono meno disoccupati ANCHE perché ci sono meno persone che cercano lavoro e diventano inattivi.
Ed ecco che dice l’Istat: “Ad agosto si stima un aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3%, pari a +46 mila unità). L’aumento coinvolge principalmente gli uomini e si distribuisce in tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Il tasso di inattività sale al 34,5% (+0,1 punti percentuali)”. Su base trimestrale “alla crescita degli occupati nel trimestre si accompagna il notevole calo dei disoccupati (-5,5%, pari a -154 mila) e l’aumento – meno ampio – degli inattivi (+0,4%, +57 mila)”. Questo mentre nei dodici mesi “a fronte della crescita degli occupati si stima un forte calo dei disoccupati (-14,8%, pari a -438 mila) e un lieve aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3%, +37 mila)”. A parte questa sottolineatura, le cose vanno bene, anzi benissimo. Al punto che i nostri alfieri del cambiamento hanno già nuove brillanti idee per risolvere l’annoso problema. Non c’è malattia economica che un sano deficit positivo non possa curare, ormai è acclarato.
E così nel bel mezzo della mattina, uno dei due ministri e vicepremier (indovinate chi) se n’è uscito dicendo che gli piacerebbe proprio fare un piano straordinario di assunzioni in tutte le forze dell’ordine, vigili del fuoco compreso. E chissenefrega se c’è da fare altro deficit. Tanto poi ci vai il ministro Mammamia a litigare a Bruxelles (oggi per esempio). Peraltro di sicuro non sarà sfuggito al Nostro Mentore il dato pubblicato da Eurostat secondo il quale solo il 23,3% degli italiani cerca lavoro tramite i centri per l’impiego, che il governo del cambiamento vorrebbe persino potenziare. Il grosso, com’è da quando abbiamo memoria, chiede a parenti e ad amici,
a differenza di quanto accade in Germania, dove il grosso, il 73%, si rivolge al collocamento pubblico per trovare lavoro.
Eh vabbé ma adesso le cose cambieranno, statene certi. Le avvisaglie si vedono già. Nei palazzi altolocati l’idea circola e le anticipazioni del viceministro lasciano ben sperare. La disoccupazione, come la povertà. verrà abolita per decreto, semplicemente assumendo tutti gli italiani alle dipendenze dello stato. E’ l’uovo di Colombo: ci assumiamo tutti, ci paghiamo le tasse fra noi, ci produciamo quello che ci serve e ci compriamo il debito che facciamo per fare queste cose e poi digeriamo il tutto. Fino a quando un rutto non ci sveglierà.
A domani.
Cronicario: L’alba dei DEFunti viventi
Proverbio del 28 settembre Il cielo fa sempre il nido all’uccello cieco
Numero del giorno: 4,6 Calo % borsa italiana alle 14.00
Mi sveglio che l’Italia sembra un film di Romero: orde di morti viventi assediano il supermercato dove sono insediati un gruppo di vivi morenti, per fame o azzannamento, vai a sapere, e tutti insieme appassionatamente popolano la pellicola di questo inizio d’autunno nostrano.
Capirete che spavento. Spread che riparte e borsa in crash, tirata giù dalle banche. Le prime DEFunte sono loro. Poi ci sono il Gatto e la Volpe, all’anagrafe ministri e vicepremier, che si dilettano con allocuzioni vagamente etiliche del tipo che “abbiamo abolito la povertà” o, meglio ancora, che “i mercati se ne faranno una ragione”. In fondo mica si devono lamentare. Anzi dovrebbero pure ringraziarci che ci facciamo ancora prestare i soldi da loro, pagandoli profumatamente a tassi calmierati dalla Bce (ancora per poco) anziché produrli in casa come farebbe un qualunque buon padre di famiglia.
Il Gatto e la Volpe sono degni del Pinocchio che regge il moccolo al governo, che senza alcun timore del ridicolo giura che hanno previsto “meccanismi per evitare di superare il deficit previsto”. Mi viene da pensare ai morti viventi che lanciano l’attacco all’ingresso principale del supermercato mentre i vivi morenti fanno resistenza praticamente con i manici di scopa. Un po’ come ha fatto ieri notte il ministro dell’economia che rima sempre con mammamia e adesso finalmente sapete perché. Il nostro beneamato è il più DEFunto di tutti. Sentire che rimane al suo posto perché L’uomo del Colle ha detto sì, mi ha commosso.
Ma soprattutto DEFuntissimi sono quei fenomeni che ieri notte ballavano la rumba a MonteCitterio, ops scusate, Montecitorio, per festeggiare l’abolizione della povertà ignorando la statistica e la storia che insegnano quanto sia poco propizio vendersi la pelle prima dell’orso. Avranno tempo di ricredersi. Nel frattempo proveranno anche ad abolire i mercati con un decreto legge. Quindi tenetevi pronti.
DEfunti siamo anche io e voi, che pensavamo di esser quelli che stavano dentro il supermercato e invece già da un pezzo c’avevano mangiato. Ora si tratta solo di spolparci. Ma allora chi c’è dentro il supermercato? E chi l’ha detto che c’era qualcuno. Quello era il film. Qui da noi, nel giorno dell’alba dei DEFunti viventi, il supermercato è solo pieno di roba. Ma ancora per poco.
A lunedì.
Cronicario: Mezzanotte di fuoco con DEF
Proverbio del 27 settembre Un granello di appagamento produce una messe di pace
Numero del giorno: 2.03 Rendimento % in asta del Btp a cinque anni
Che giornata ragazzi. La giornata più lunga dell’anno, malgrado non sia il solstizio d’estate ma un più mesto equinozio fuori tempo massimo d’autunno. Ma oggi sarà una giornata lunghissima, ai limiti dell’ora illegale, perché entro la mezzanotte i nostri eroi all’Havana, meglio conosciuta come Palazzo Chigi, devono approvare la nota di aggiornamento al Def in un clima da sfida all’ultimo decimale di pil.
Lo so che i due cowboy qua sopra non somigliano ai due viceministri meglio noti come il Gatto e la Volpe, ma se osservate bene noterete che marciano divisi ma puntano le sputafuoco sullo stesso bersaglio, il ministro dell’economia che rima (non caso) con mammamia. Guardate i loro volti però: concentrati, decisi e vagamente minacciosi. Gli obiettivi sono elevati, anzi: elevatissimi: l’abolizione della povertà, il raggiungimento della felicità e soprattutto il diritto di far ciò che ci pare.
La nostra lunga attesa sarà finalmente premiata DEFinitivamente.
A domani (se ci sarà).
Cronicario: Un deficit positivo per abolire la povertà
Proverbio del 26 settembre Nel giorno della vittoria nessuno è stanco
Numero del giorno: 0,206 Tasso % collocamento Bot a sei mesi di oggi
Lo so : direte che stavolta ho esagerato. Che scrivere deficit positivo su un titolo sia troppo anche per il Cronicario, che non risparmia sull’assurdo, anzi lo persegue. Figurarsi poi abolire la povertà, che neanche il Padreterno c’è mai riuscito (è vero pure che non stava al governo però). E tuttavia stavolta siamo innocenti. Abbiamo raccolto, rapiti ed estasiati, le allocuzioni recenti del ministro uno e bino, che diventa trino se s’aggiunge pure ch’è vicepremier, che oggi ha dato fondo alla sua migliore dialettica, autenticamente hegeliana, spiegando che a) con il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza a 780 euro verrà abolita la povertà nel nostro paese,
e poi che b) per quanto riguarda i livelli di deficit, “prima soddisfiamo le esigenze dei cittadini… in base a quella spesa facciamo i tagli delle cose inutili… quello che avanza si fa con un po’ di deficit positivo”, promettendo persino di ripagarlo nei prossimi anni. Il che, ne converrete, è un ossimoro sul genere deficit positivo.
Ah dimenticavo che, oltre ad abolire la povertà e soddisfare le esigenze dei cittadini (unico limite il cielo) c) “Noi vogliamo fare una manovra che aiuti le imprese con la flat tax (sempre a tre aliquote? ndr) e la sburocratizzazione, e che abbia il superamento della Fornero. Tanta roba. Tanti soldi che stiamo quantificando e che credo possano entrare nella prossima legge di bilancio”. Ora siccome credere è importante, ma crederci di più, mi son convinto che il Nostro ci crede a tal punto che ha pure aggiunto che questo nuovo miracolo italiano avverrà tenendo il bilancio in ordine, tagliando ad esempio gli sconti alle piattaforme petrolifere e alle banche come un bravo Robin Hood. E comunque ci sarà anche la pace fiscale che però non è un condono.
Capite bene il buonumore a metà mattinata. Peraltro incoraggiato dal fatto che lo spread recede, evidentemente sedotto a sua volta e i bot semestrali si vendono quasi a zero. Non siamo ai tassi negativi di cinque mesi fa (-0,43 a marzo), ma insomma. Vuoi vedere che il ministro uno e bino piace ai mercati? Scopro invece che è un pregevole gioco di squadra. L’altro ministro, quello che tiene i cordoni della borsa, si trova più o meno alla stessa ora dalle parti di Confcommercio a dire che “sarà una manovra di crescita, ma il debito scenderà”; che “dobbiamo dare segno a chi ci presta i soldi”; che ci saranno interventi, tipo reddito di cittadinanza,. ma che “aldilà delle etichette” si tratta di “permettere più facilmente le trasformazioni del tessuto produttivo che creano problemi transitori nel tessuto sociale”, che a me odora più di indennità di disoccupazione che di sussidio generalizzato; e infine che arriveranno i magici investimenti pubblici che faranno il miracolo della crescita. Non è deficit positivo ma poco ci manca. “Domani saranno presentati i saldi di bilancio”, conclude, promettendo pure che eviterà l’aumento Iva. Domani peraltro è il 27 del mese, che oltre ad essere il termine previsto per presentare la nota di aggiornamento, è anche San Paganino per l’Italia dei travet. Quindi festa grande.
Domani, domani ti faccio regalo, cantava quella tizia.
A domani quindi.
Cronicario: Macron, Macrì e Micron
Proverbio del 25 settembre La felicità arriva a chi non la cerca
Numero del giorno: 32 Quota % italiani 16-74enni che hanno comprato on line nel 2017
Ci voleva un fenomeno come il presidente francese, galluto com’è costume in quelle latitudini, per fare impennare le quotazioni del deficit pubblico, ormai in disgrazia di stampa (e di venditori di titoli) da svariati decenni e tuttavia ancora irresistibile per i politici che francamente se ne infischiano.
Gli è bastato fare un robusto chicchirichì e improvvisamente tutto il mondo politico ha finito col doversi interessare di lui. Anche perché volete mettere la soddisfazione di fare bella figura coi soldi degli altri e manco quelli di oggi, ma quelli di domani, che prima che se ne accorgono, quelle capre degli elettori, sono già aumentate le tasse? E’ cosi, diciamocelo. Va avanti da una vita. La magia del deficit pubblico ha tenuto in piedi governi e società e mai come ora serve visto che – orrore – sono arrivati loro!!
Dirà qualcuno che da Macron a Macrì – il presidente dell’Argentina in bancarotta – il passo può essere breve, anzi brevissimo, se uno esagera con la voglia di far felici tutti i contribuenti coi soldi loro (questa elementare verità circa natura e provenienza del deficit pubblico viene abbondantemente taciuta, chissà perché). Quindi serve l’italica moderazione semmai a far tesoro di questa risorsa miracolosa che, come la manna, arriva dal cielo, malgrado quei pezzi di me (semicit.) del Mef grazie alle imperscrutabili grazie dei ministri.
Ed ecco perciò che dalle meravigliose alture della politica italiana, arriva la proposta che metterà d’accordo tutti: i madonnari della spesa pubblica e quelli dell’avanzo primario: il deficit poco ma buono. Da Macron a Micron, il nuovo eroe della politica italiana. L’annuncio lo da il ministro Pamplona, che con la consueta grazie e scienza infusa spiega che “il fianco scoperto del nostro paese è il debito pubblico” e che quindi se Macron farà il 2,8% di deficit sul pil, perché è un gallo che non teme confronti, noi che siamo bravi ragazzi faremo un numero che “è ben al di sotto”. Anche se poi “la realtà la vedremo fra qualche giorno”.
Ora non vorrei turbare il nostro governo Micron, ma come elemento di riflessione aggiungo solo questo disegnino facile facile, dove qualunque illetterato come me capisce che il fianco lasciato scoperto dal debito pubblico è assai più ampio di quanto si pensi, visto che arriva al cuore delle nostre banche, che sono quelle cattivissime entità dove teniamo i nostri soldini.
Ecco, indovinate cosa hanno in pancia le nostre banche e poi chiedetevi perché sogniamo Macron e finiamo con Micron, pur di scansare Macrì. Ecco, si chiama realtà.
A domani.
Cronicario: I guai dei governi non finiscono May
Proverbio del 24 settembre L’estate muore sempre annegata
Numero del giorno: 14.000.000 Italiani che usano preparare la pizza in casa
Poiché s’inaugura oggi l’autunno, e per l’occasione oltre al nostro scontento torna pure il Cronicario, m’è parso utile ricordare che questo complotto di circostanze si materializza persino nella settimana peggiore per il governo verdolino, visto che gli tocca scrivere, e persino rendere nota – che tempi signora mia – la nota di aggiornamento del Def che è un po’ il preludio alla legge di bilancio che tutto il mondo aspetta col fiato sospeso, immaginandosi (a turno) l’inferno o il paradiso quando invece sarà il solito purgatorio.
No non dicevo questo purgatorio.
No, neanche questo.
Ecco, fuocherello. Perché se credete davvero che vi daranno questo mondo e quest’altro, sotto la forma delle varie prebende del fu contratto con gli italieni, senza attingere alle vostre tasche mentre fingono di riempirvele, allora ve lo meritate il governo verdolino e gli farete pure l’applauso alla fine di questa sciarada. A proposito, oggi pare che ci sia stato un vertice a Palazzo Chigi con il premier e i due vicepremier, all’anagrafe Il Gatto e La Volpe, alla presenza dei due ministri delle scocciature economiche che rimano con Mamma mia e Pamplona e non a caso. Il primo è il primo della lista e quindi esposto alle intemerate della tremarella. Il secondo è un notorio amante della corsa dei tori che popolano i mercati, visto che studia sempre il modo di farli incazzare. Ignoriamo l’esito del vertice, ma lo conosceremo presto, non appena le solite fonti parlamentari diffonderanno il prossimo audiostream.
Nel frattempo consoliamoci con l’estero, almeno per osservare che se noi stiamo messi come stiamo quelli che dovrebbero essere i nostri maestri di democrazia se la passano così così.
No, scusate, ho sbagliato slide. Mi riferivo a quest’altra May.
Sapete tutti che sta capitando in UK, e non è educato infierire. Il governo è inguaiatissimo, l’economia scricchiola e dall’esito del referendum sulla Brexit non è migliorata. Proprio oggi l’istituto di statistica britannico ha fatto notare come il deficit commerciale, che trumpianamente, ha nutrito molte delle rimostranze contro l’Ue è aumentato costantemente negli ultimi vent’anni,
e questo in un ambiente istituzionale regolato da un mercato unico. Cosa accadrà se, come pare, non ci sarà nessun accordo fra sei mesi?
Pure laggiù hanno i fenomeni al governo e all’opposizione, mentre il popolo è convinto che siano dei geni capaci di salvarli dall’abisso nel quale si è precipitato da solo votando un referendum del quale non aveva penetrato il significato della domanda. E’ il problema delle domande semplici. Nascondono spesso risposte sbagliate. E non risolvono i guai. Quasi May.
A domani.
Cronicario: L’obbligo flessibile del governo anarchico
Proverbio del 9 agosto Raccoglie felicità chi dà senza chiede nulla in cambio
Numero del giorno: 131.800.000.000 Crediti lordi in sofferenza banche italiane a giugno
Finalmente è arrivato il tempo in cui governa l’anarchia, a quanto pare, visto che poco fa il ministro della salute ha depositato un proposta di legge per affermare il principio dell’obbligo flessibile delle vaccinazioni. Una dizione che “sebbene mi prendano in giro”, dice il ministro, “a me sembra sensata”.
E infatti lo è. Neanche gli inventori del celebre slogan (sopra) avrebbero mai immaginato che si sarebbe arrivati al punto che il governo avrebbe predicato l’obbligo flessibile, che è ciò di quanto più vicino all’anarchia possa fare un governo. Insomma obbligo flessibile è come dire governo anarchico no?
Sono talmente contento dell’obbligo flessibile che inizio a sognare un obbligo flessibile nel versamento dei contributi previdenziali, nel pagamento delle tasse e persino nell’uso del semaforo, che è quanto di peggio abbia prodotto la cultura statalista. Sta a vedere che il governo del cambiamento ci libererà dal governo?
Mi sveglio d’improvviso quando iniziano a risuonare nelle mie orecchie le dichiarazioni dei vari ministri che stanno lavorando alla Grande Manovra. “Non tocchiamo gli 80 euro”. “Non metteremo le mani in tasca agli italiani” (già usata da anni mi pare). “Speriamo che l’Ue ci faccia andare oltre i parametri perché dobbiamo fare le riforme e servono investimenti”. E così rassicurando, mentre – in attesa della Grande Manovra – il governo governa eccome, nominando chi dice lui praticamente ovunque. Ora è toccato all’agenzia del Demanio, a quelle delle Entrate e non so a cos’altro. Sicché capisco: all’obbligo flessibile corrisponde la libertà rigida. E al governo del cambiamento, il cambiamento di governo.
A domani.

















































