Etichettato: quota 100

Cronicario: Come tagliare 55 miliardi di pensioni e vivere felici


Proverbio del 5 dicembre L’uomo saggio preferisce avere molto ingegno e pochi onori

Numeri del giorno: 2,4 e 6,7 Pensioni di invalidità ogni 100 abitanti al Nord e al Sud Italia

Siccome ormai è tana libera tutti, nel senso che ormai qualunque cazzaro può dire la sua acchiappando pure un sacco di like, il Cronicario si lancia nell’agone e lancia un proposta che farà traballare il tavolo dove, febbrile, prosegue il dialogo del Governo del Cambiamento con la Commissione della Persistenza sugli annessi e connessi della manovra del popolo.

Mettetevi seduti che è roba grossa perché l’idea geniale riguarda le pensioni, ossia la nostra fissazione nazionale che ci costa uno sproposito. Se non ci credete guardate questo grafichetto pubblicato da Istat un paio di anni fa.

All’epoca – i dati erano riferiti al 2015 – la spesa complessiva era di 280 miliardi e rotti, che di sicuro sono aumentati negli ultimi tre anni perché la spesa per le pensioni in aumento è una delle certezze del nostro paese insieme a quella dell’aumento del debito pubblico. Un piccolo caso tutto italiano.

E insomma stavo leggendo le ultime dal bilancio sociale Inps, che di mestiere paga le pensioni, quando ho scoperto che lo stato preleva dalla fiscalità generale (le nostre tasse) 110 miliardi l’anno e li trasferisce all’Inps, che ne ridà indietro 55 allo Stato sotto forma di prelievi fiscali che l’Inps trattiene sulle pensioni erogate. Questo perché l’Italia, a differenza di altri, fa pagare le tasse sulle pensioni, grazie alle quali paga le pensioni.

Allora ho fatto i conti della serva (sbagliati, ma comunque pratici). Mettiamo per ipotesi che i 55 miliardi di prelievo fiscale del 2017 siano rimasti gli stessi dal 2015, quando la spesa delle pensioni pesava il 17% del pil e valeva 280 miliardi. Se sottraiamo i 55 dai 280 e facciamo una proporzione…

Vabbé, insomma, se facciamo due conti viene fuori che al netto delle tasse la spesa pensionistica sul pil è poco superiore del 13,5%. Hai voglia a fare quota 100. Facciamo pure quota 90, che acchiappi pure i nostalgici.

E così tagliamo la spesa per le pensioni (di 55 miliardi), come chiedono tutti, e insieme aumentiamo il numero di quelli che possono andare in pensione, come chiedono tutti. Finalmente possiamo vivere felici. Vi convince? Ecco, questo è il problema.

A domani.

 

 

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Cronicario: Il governo ha trovato un tesoro al Tesoro


Proverbio del 27 novembre Gli dei aiutano l’uomo che non sta coricato

Numero del giorno: 945 Morti sul lavoro in Italia al 31 ottobre (+9,4% su 2017)

Davvero non mi spiego come mai l’Istat vada dicendo in giro che è diminuita la fiducia di consumatori e imprese. Proprio non riesco.

Ma perché mai – mi chiedo – gli italiani dovrebbero avere una fiducia calante nel governo del cambiamento? Come si fa a non aver fiducia in un governo che mantiene le sue promesse, che tiene fede alla parola data e contrattualizzata, che finalmente se ne infischia delle cavezze eurocratiche e libera la patria propensione al deficit stimolante?

E’ chiaro che c’è un problema di comunicazione, mi rispondo. E’ tutto un problema di comunicazione, ormai. Al governo del cambiamento servirebbero trombettieri migliori di quelli che stipendia già, capaci di valorizzare le ottime notizie che arrivano da ogni dove e che i giornalisti sorosiani fanno di tutto per sommergere con le loro cattiverie. Per dire: avrete letto di sicuro che oggi c’è stata un’altra asta di Btp, stavolta indicizzati che ha visto i rendimenti crescere ancora, il che significa gioie a bizzeffe per i sottoscrittori che guadagnano di più.

Oppure quell’altra notizia, che di sicuro nessuno metterà su Facebook o ci farà un tweet e quindi ve la dico io: il ministero del Tesoro ha annullato una gara di Btp prevista per il 13 dicembre perché – letteralmente – non gli servono i soldi. Infatti, dice una nota del Tesoro, ci sono “ampia disponibilità di cassa e ridotte esigenze di finanziamento”.

Non lo sapevate vero? Hanno trovato un tesoro al Tesoro. Me ne convinco definitivamente quando sento vicepremier Uno (o Due, fate voi) arringare i curiosi con una delle sue celebri frase fatte. Ma fatte proprio: fatte bene. Il tema è un dettaglio, com’è noto, ma in questo caso era quota 100. E qui scopriamo tracce del tesoro. “I soldi per quota 100 sulle pensioni ci sono – dice il Nostro -, anzi i tecnici ci stanno dicendo che ne abbiamo messi anche troppi”. Troppi soldi+Troppa grazia= Molta fiducia. Che se ne va.

A domani.

Cronicario: 198 miliardi di euro fa


Proverbio del 23 ottobre Fortuna e sfortuna abitano nello stesso cortile

Numero del giorno: 133,1 Debito pubblico Italia in % del pil al secondo trimestre 2018

C’era una volta un’Italia che aveva 198 miliardi di euro in più, secondo quanto fa sapere la Fondazione David Hume che ha deciso di intristirsi (ci) andando a stimare quanto ci sia costato in termini di capitalizzazione di borsa e valore dei titoli di stato l’arrivo sulla scena del governo verdolino. Uno dei più illustri componenti del quale, poco dopo, ha commentato così.

Questa montagna di denaro ci è scivolata dalle spalle da quando, nel marzo scorso, abbiamo trasformato a mezzo elezioni questo paese in una versione in stile talk show dell’Italia contro tutti, per giunta sbranandoci pure all’interno, con la conseguenza che le persone più…prudenti, diciamo, sono fuggite a gambe levate dai nostri asset giudicati d’improvviso vagamente pericolosi. Ma comunque i mercati ci vogliono bene.

Ora non sto a farvela lunga. Se vi va di intristirvi, i conti della Fondazione potete pure leggerveli da soli. Va detto però che nelle perdite non sono computati né le svalutazioni contabili subite dal portafoglio di Btp delle Banca d’Italia (nel caso lo voleste sapere le trovate qua)

né i rincari prossimi venturi che il caro spread ha già provocato nelle nuove emissioni di titoli. Non lo dico certo per spaventarvi: non ho un bidone di cambiali al posto del cuore (semicit.). Anche perché a furia di veder comparire in tivvù certi scappati dal bar di guerre stellari, cresciuti alla scuola di meravigliosi blog ma spacciati per illustri economisti, mi sono convinto che il debito non è certo un problema italiano, ma semmai degli europei che dovranno farsi piacere il nostro, credendo persino a un governo che promette di modulare il deficit in senso prociclico quando, notoriamente, dovrebbe funzionare al contrario.

Ma non è neanche di questo che volevo parlarvi oggi. Leggere la ricostruzione della Fondazione a me ha fatto tornare in mente l’Italia di 198 miliardi di euro fa, che non vuol dire soltanto che eravamo più ricchi. Eravamo un filo meno litigiosi, mentre oggi si respira un clima di guerra civile strisciante, un filo più tolleranti, mentre oggi alziamo parecchio la voce, un filo più ragionevoli, e infatti i mercati non avevano paura di noi. Ieri chiedevamo credito col sorriso e lo compravamo a 130 punti base di spread, oggi mostrando i denti (peraltro spuntati) e lo paghiamo più del doppio.

In compenso c’è assai più satira – che ormai dilaga per ogni dove travestita da dichiarazioni serie – al punto che persino il vostro Cronicario non riesce più a starci dietro. Finirà pensionato anche lui. Quota 100 (lettori) l’ha raggiunta da un pezzo.

A domani.