Cronicario: A EZ serve il teletrasporto, a OZ il telecomando


Proverbio del 27 gennaio Il sole non dimentica nessun villaggio

Numero del giorno: 27 Serie originali prodotte su YouTube

Vedo questo grafico e finalmente capisco.

tciboue

Per migliorare la vita del cittadino europeo nell’unione economica più bella del mondo non serve il fiscale compact, l’unione bancaria o quella del mercato dei capitali, né tantomeno l’unione fiscale o peggio ancora gli eurobond, che ogni tanto spuntano come i birilli del bowling e subito spianati. Per risolvere i problemi degli eurodotati basta una cosa semplicissima: il teletrasporto.

checosa

Pensateci: è l’unico modo per farci apprezzare le nostre differenze. Col teletrasporto potrei fare la spesa in Spagna, che come vedete dal grafico sopra, costa un 10% in meno della media EZ. Volendo accontentarmi, c’è anche la Macedonia, dove costa tutto la metà. Quindi potrei abitare a Malta o a Cipro, dove l’incidenza della spesa per l’abitazione sul reddito è fra le più basse dell’area, lavorare in Germania, dove gli stipendi crescono sul serio da anni, andare a pranzo a Parigi, cenare in Italia, passare il dopocena a Londra e finire la serata ad Amsterdam. Se fossi un imprenditore potrei prendere a prestito in Germania, investire in Polonia e mettere la residenza fiscale in Bulgaria o in Irlanda. Lo fanno già anche senza teletrasporto? Ah beh vedete: ci stiamo avvicinando.

teletrasporto

Ora non venite a dirmi che il teletrasporto non esiste. Neanche l’Ue esisteva. Siamo stati persino capaci di fare l’euro. Son sicuro che spigolando fra le iniziative innovative finanziate da Bruxelles trovo pure questa. E comunque è più facile fare il teletrasporto che gli eurobond nella meravigliosa terra di EZ. E questo spiega perché al momento siamo un po’ depressi.

crescita-eurozona

Anche nella terra di OZ, non è che stiano ‘sta meraviglia. L’istituto di statistica ha rilasciato il dato del Pil del IV trimestre che doveva essere il 2,2% in più e invece s’è fermato all’1,9%.

pil-usa-ivq

Questo risultato mesto ha portato gli Usa a chiudere il 2016 con una crescita reale dell’1,6%, in pratica al livello della Germania, a fronte del 2,6% del 2015 che già faceva storcere il naso. Mi figuro Mister T che guance rubizze. Anche perché gli statistici spiegano in plain english, come si dice, che il grosso del danno sulla crescita moscia degli Usa è arrivata dal commercio estero, andato maluccio a causa di un notevole calo dell’export e aumento dell’import, e in parte dalla spesa del governo.

trump

Di buono c’è che il dato del Pil è solo una stima preliminare e la seconda stima più accurata verrà rilasciata il prossimo 28 febbraio. Quindi il nostro Mister T avrà tutto il tempo per le sue sparate da bullo, come quella chissà quanto falsa (siamo nell’epoca delle vere fake news) secondo la quale dagli Usa potrebbe arrivare un dazio del 20% sulle importazioni, per ora dal Messico e poi chissà.

paura

Per la cronaca, mi sembra utile farvi sapere che se gli americani si arrabbiano con tutti quelli con i quali fanno deficit commerciali, sono guai per mezzo mondo, noi compresi. Vi fornisco una short list: Cina, surplus verso Usa nel 2016 319 miliardi di dollari, Giappone, 62, Germania 59, Messico 58, Irlanda 32, Corea del Sud 26, Italia 25, India 23, eccetera eccetera.

Questo grafico misura il deficit commerciale Usa a dicembre

commercio-usa

una robetta da 65 miliardi, che su base annua, sempre nel 2016, ha provocato uno sbilancio negativo per oltre 730 miliardi di dollari. Un film che va avanti da qualche decennio, peraltro. Il fatto che adesso ci sia un uomo solo al comando non è detto che basti a risolverlo. Nemmeno se si chiama Mister T. Serve un uomo solo al telecomando.

Buon week end.

Il Cronicario torna mercoledì.

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