Etichettato: cronicario the walking debt

Cronicario: Nel giorno dei Pil vince il ministero delle Pol

Proverbio del 28 luglio Nel buio tutti i gatti sono leopardi

Numero del giorno: 0,3 Aumento % delle retribuzioni rispetto a giugno 2016

Oggi è uscita una raffica di dati sui Pil di mezzo mondo che stenderebbe chiunque, anche perché ogni volta costringe i poveri commentatori di cose economiche a farsi un’idea, argomentarla, socializzarla, difenderla, cambiarla, dire il contrario, cambiare di nuovo e poi fare un tweet. Questa faticaccia accade ogni trimestre e quando succede come oggi, che non solo è venerdì ma è anche la fine di luglio e uno vorrebbe solo chiudere il cervello in frigo.

E invece le aride necessità delle statistiche hanno il sopravvento e cominciano subito col dato della Francia, fresca delle liti con gli italiani per vicenda dei cantieri Stx, che esibisce un robusto +0,5% che sicuramente starà facendo rosicare la nostra Istat. Neanche il tempo di festeggiare, per il giovane Macron (o MacroN?) e arrivano i toreri spagnoli che buttano sull’arena il loro +0,9% trimestrale che annualizza un +3,1%: Olé. I francesi abbozzano, e gli spagnoli lanciano la loto muleta in aria.

Inevitabilmente partono le chiacchiere sul miracolo spagnolo, puntuali come le ferie d’agosto. Per fortuna dura poco perché dopo pranzo arriva l’altro dato del pil atteso, che non è quello canadese, che comunque vale il suo onesto +0,6%, ma quello Usa, che è assai più robusto, portandosi al +2,6%, su base annuale, in deciso rialzo rispetto all’1,2% del primo trimestre che così tanto aveva rattristato mister T. Trump, insomma.

E siccome se gli Usa ridono l’Europa ingrassa, dobbiamo aspettarci che nel secondo quarto di quest’anno la nostra ricchezza familiare, cresciuta come area dello 0,2% nel primo trimestre 2017, migliori ancora un po’. Almeno in teoria.

In pratica intanto succedono altre cose. La più esilarante delle quali la leggo in una nota dell’Inps indirizzata al ministero delle Politiche sociali. Perché esilarante? Semplice, il ministero aveva chiesto all’Inps di quantificare, il 19 giugno, gli effetti finanziari derivanti dall’abolizione dei vitalizi. L’Inps risponde che per calcolare quanto richiesto deve essere fornito di codice fiscale, data di nascita, sesso, stato del vitalizio, decorrenza del vitalizio diretto o al superstite, categoria del vitalizio, aliquota di reversibilità, importo delle trattenute diverse da quelle fiscali, importo del vitalizio lordo e netto. Inoltre per ogni soggetto dovranno pervenire: anno solare di riferimento, numero legislature, giorni di legislature, tipo di istituzione, indicazione delle regioni per i consiglieri, importo dell’indennità e i contributi previdenziali.

Poi dice perché le Pol vincono sempre sul Pil.

A lunedì.

Cronicario: Fra i due litiganti l’Europa rode

Proverbio del 27 luglio A chi mente si crede una volta sola

Numero del giorno: 6,49 Aumento % di Facebook in borsa dopo la trimestrale

Vive la France, malnati francesi. E’ così, in un tripudio di contraddizioni, che l’opinione pubblica europea – ammesso che esista – assiste alla singolar tenzone fra Francia e Italia sulla questione Stx, che non è una marca di autoradio ma un polo cantieristico francese finito agli altari della cronaca perché noi italiani abbiamo provato a comprarlo dopo che i francesi l’avevano venduto ai coreani che però poi sono falliti, senza manco temere che portasse sfiga, quest’azienda.

Dunque dicevo, noi italiani abbiamo provato a comprare un’azienda che fa navi sul suolo francese e quelli sono montati a cavallo lancia in resta: allons enfant. Hanno pensato a un’Opa sull’Eliseo e macché, scherziamo: force de frappe. O almeno di frappé. Non passa lo straniero: zum zum. Macron s’è impuntato e poco fa il suo ministro dell’economia ha detto che il governo eserciterà la sua opzione di acquisto dell’azienda, in pratica nazionalizzandola, ma solo a termine, “il tempo di negoziare nelle migliori condizioni possibili la partecipazione di Fincantieri ai cantieri navali di Saint-Nazaire per costruire un progetto europeo solido e ambizioso”.

Nel meraviglioso mondo delle dispute cantieristiche, insomma, alla fine viene fuori l’Europa, che fra i due litiganti non gode, ma rode. L’idea che i progetti europei funzionino solo se piacciono ai francesi è singolare, ma solo gli ingenui si stupiscono. Tipo noi ad esempio. Nei prossimi giorni il ministro francese incontrerà i nostri, già mi figuro le facce.

Detto ciò segnalo l’inarrivabile Tito Boeri, al secolo presidente Inps, che oggi ci ha regalato un altro capitolo del suo libro imperdibile: La verità vi spiego sull’Inps. E che ha detto Boeri, ormai posseduto dal demone della rivelazione? Che il welfare italiano ha protetto sempre solo gli ultra65enni e se ne è infischiato dei giovani, che perciò rimangono a casa con mamma e papà e non riescono a cogliere le giuste opportunità.

No, scherzi a parte. Sarà pure vero, se lo dice il presidente dell’Inps. D’altronde qualche dubbio c’era venuto pure a noi. Ma non neanche questa la vera tendenza di giornata. La notizia, come dicono i vecchi cronisti, è che Jeff Bezos, dopo il boom di Amazon in borsa che ha fiutato l’andamento della trimestrale, si avvia a superare Bill Gates come il più ricco del mondo – dei più belli del reame non frega più nulla a nessuno – a dimostrazione del fatto che il mondo è cambiato ed è chiaro chi ha vinto.

E noi poveracci? Rassegnatevi. Il Fmi nel suo ultimo staff report dedicato all’Italia dice che in media guadagniamo meno di vent’anni fa, al livello del 1995, e che ci vorrà almeno un decennio per recuperare un livello di reddito pre crisi, col rischio povertà che ormai riguarda quasi un italiano su tre. Che fanno gufano? Nooo: sono andati avanti.

A domani.

 

 

 

Cronicario: Si prepara il ringiovanimento del Fisco

Proverbio del 25 luglio L’aceto regalato è più dolce del miele

Numero del giorno: 116 Indice fiducia imprese tedesche in rialzo a marzo

Va bene siamo alla fine di luglio e nessuno ha più voglia di occuparsi di cose serie. Il cazzeggio impera e perciò è la stagione ideale per il vostro Cronicario che però, per pura cattiveria, ne approfitta per andare in vacanza e lasciarvi sul più bello. Prima però è impossibile non riportarvi alcune perle di giornata scovate nel parlatoio globale e fedelmente riportate dalle cronache come se davvero fosse roba seria. La migliore l’ho letta su una nota agenzia di stampa che ha riportato le critiche del nostro viceministro dell’economia Luigi Casero al nostro sistema fiscale.

Non esageriamo. Le tasse rimangono sempre una cosa bellissima per qualunque esponente di governo, ma le nostre quelle italiane, dice il viceministro, sono piuttosto criticabili. Uno pensa: sarà mica perché la pressione fiscale supera il 43%? Noooo. Il problema del fisco italiano è che “è vecchio”.

Ora mi risulta difficile capire come mai un paese che adora le anticaglie trovi di che criticare il suo sistema fiscale, col suo sapore borbonico, che costringe chiunque a stipendiare un commercialista per evitare (spesso senza successo) l’Agenzia delle entrate. Ma è proprio questo il punto, dice il viceministro: bisogna farlo ringiovanire. non servono 150 tasse, spiega paziente: ne bastano due o tre. Ecco il segreto: semplificare.

Si che l’ha detto. Ci proviamo da un trentennio? Chi la dura la vince. E intanto che ci riproviamo, segnate sul vostro calendario che il 27 prossimo il governo, nella persona del ministro Poletti, incontrerà in sindacati per discutere di un altro annoso e antico problema che sta a cuore di tutti gli italiani. La salute? Noooo:

La pensione, quindi. Ancora non si sa cosa si inventeranno, però la lotteria annuale ha già riaperto. Il ministro dice che si faranno scelte a settembre, in occasione della legge di bilancio. Quindi se siete in orbita e continuate a gravitare attorno al pianeta pensione, abbiate fede: il governo lavora per voi.

A quei sempre meno che ancora credono nel lavoro, farà invece piacere sapere che i nostri ordinativi industriali (+4,3%) e il fatturato (+1.5%) sono in crescita nel mese di maggio rispetto ad aprile Se si allunga lo sguardo le ragioni per esultare si raffreddano, ma di questi tempi meglio accontentarsi.

Anche perché tutto ciò accade proprio mentre l’euro tocca 1,17 sul dollaro, ai massimi dall’estate 2015. Che non è proprio il massimo per chi debba esportare come noi per stare a galla. Vi saluto con un’altra bella notizia rassicurante che arriva dagli Usa, dove i prezzi delle case nelle prime venti città sono aumentati del 5,7% a maggio, sesto rialzo consecutivo.

Sarà mica un’altra bolla che si gonfia? Lo scopriremo solo perdendo.

A domani.

 

Cronicario: Ubi Abi, Obi vincit

Proverbio del 12 luglio Capita a volta al saggio di essere consigliato dal pazzo

Numero del giorno: 31 Calo percentuale degli immobili finiti all’asta

Banche: what else? Difficile, poi, resistere visto che oggi si celebra l’assemblea annuale dell’Abi – coraggio volge al termine il tempo delle assemblee annuali – proprio in contemporanea con quella dell’Autorità dei trasporti che di fronte a cotanto rivale viene annichilita nelle cronache.

L’Abi dunque, che sta per Associazione bancaria italiana. Ossia il sacrario dei sacrari dove per l’occasione si scomodano sempre il Governatore di Bankitalia, San Visco, anzi: Visco San, e poi il ministro dell’economia, San Padoan, anzi Padoan San. Anzi a pensarci bene il San va bene prima e dopo, visto che questa coppia è di sicuro la più bella del mondo per l’Abi, visto quante banche hanno tolto dai guai nell’ultimo anno.

Perciò all’Abi si sprecano applausi per i due ospiti illustri, che dicono tutto quello che c’è da dire. Anzi fondamentalmente una cosa: per le banche si fa whatever it takes, come recita il famoso brocardo di Supermario. E se non lo capite peggio per voi. Vi do giusto una dritta sul perché: le banche italiane hanno qualche centinaio di miliardi di debito pubblico italiano in pancia. E poi la tutela del risparmio è sacra e blablabla.

Della bellissima assemblea dell’Abi vi racconterà ampiamente il cronicario globale. Ci rinuncio dopo aver letto l’illuminata dichiarazione del ministro Poletti, il ciuffo più bianco del governo, secondo il quale il sistema bancario ha superato la sua fase di criticità e adesso “abbiamo bisogno che accompagni questa fase di crescita positiva”, che non ho capito se si riferisca al Pil o ai prestiti che il governo ha fatto alle banche. Nel dubbio decido di abbandonare il campo bancario – di una noia mortale – e di traviarmi col bricolage (cit.): ho promesso un mese fa che avrei riparato la maniglia della porta. Ubi (non nel senso di Ubi banca) Abi, Obi vincit.

Ma prima di andare a comprarmi un nuovo set di cacciaviti, mi casca l’indice su un post di Cecilia Malmström, che purtroppo ricorda Maelstrom e perciò m’inquieta, che invece è la gentilissima commissaria al commercio estero che dai ripidi di Bruxelles ci racconta dell’ultimo accordo commerciale coi giapponesi. Il post si intitola Alliance with Japan, e mi sembra di averlo già sentito.

 

Concludo con un paio altre notizie che vi riempiranno di gioia: la produzione industriale nell’Ue è cresciuta dell’1,3% a maggio su aprile e del 4% su base annuale.

La seconda riguarda l’UK, sempre in debito di Brexit, che ancora non si capisce come finirà. Nel frattempo oggi l’Ons, istituto di statistica britannico, ha rilasciato i suoi dati sull’occupazione.

Questo mentre Moody’s ha fatto quello che gli riesce sempre bene quando è di cattivo umore: gufa.

Nelle previsioni dell’agenzia di rating la crescita britannica dovrebbe rallentare all’1,5% nel 2017 e addirittura all’1% nel 2018, ossia quando i negoziati per l’uscita dall’Ue dovrebbero essere in dirittura di conclusione, a causa dell’ammosciarsi dei consumi privati. Sarà mica che i britannici diventano tirchi come noi? Lo scopriremo.

Domani però.

 

 

Cronicario: Va tutto bene, persino le Tlc

Proverbio dell’11 luglio Chi scoreggia accusa sempre il vicino

Numero del giorno: 22,5 Perdita % produzione industriale dal maggio 2008

E basta con queste brutte notizie: oggi il Cronicario parla solo di cose belle che succedono e che i soliti occhiuti gazzettieri omettono perché ci vogliono tristi e preoccupati, convinti che venda la paura più dell’allegria. Pensiero che noi aborriamo, sennò non staremmo a scrivere questa roba.

Si, lo facciamo pure gratis, ma prima o poi vi chiederemo il conto. Intanto godetevi queste due-tre perle di ottimismo. La prima arriva da Istat, che mostra una certa ripresa della produzione industriale, su base mensile, trimestrale e annuale. Sembra vero e perciò ci credo.

La seconda arriva da Bankitalia che mostra un eccitante andamento del credito al settore privato.

Si, quella roba poco sopra lo zero…guardate bene…quelli sono i prestiti alle imprese, cresciute a maggio di un esorbitante 0,3%. Perciò, già mi immagino investimenti a go go. La linea blu sono i prestiti alle famiglie. Che evidentemente sono le uniche a poterseli permettere. E che ci faranno le famiglie co’ ‘sti prestiti? Che domanda: ci comprano casa.

Per noi italiani la casa, come scrisse quel tale, ha la stessa seduzione che aveva per il sovietico il carrarmato.

La terza notizia buona notizia arriva dall’Agcom, che ha presentato la sua relazione annuale. Qui leggo che addirittura il settore delle Tlc si è persino ripreso nel 2016 e non faccio fatica a crederlo, visto che, dicono, “la spesa media annua nei servizi di comunicazione è la seconda spesa delle famiglie dopo la casa”. Penso che noi italiani siamo diventati dei cervelloni, ma poi questo grafico mi disillude.

In pratica spendiamo per comprarci tv e telefonini. Anzi, più che altro tv, visto che siamo ancora al 60% della popolazione che va su internet, i penultimi in Europa. Poi vi lamentate perché vi mettono il canone in bolletta…

A domani.

Cronicario: Sei una casalinga disperata? Fai un video per la Bce

Proverbio del 10 luglio Un giorno miele, un altro cipolle

Numero del giorno: 14,1 Aumento % dell’export tedesco annuale a maggio 2016

Magari eravate fra quelle che la sera non se ne perdevano una, delle puntata di quella serie di stiratissime attrici americane che si spacciavano per casalinghe disperate. Magari ci credevate pure che erano infelici nelle loro case di svariati ettari in periferie da cartolina, solo perché avevano mariti idioti, figli disfunzionali e vicini sociopatici. E magari quando poi finiva il telefilm e vi ritrovavate nel cantuccio di casa vostra, con la tovaglia a quadretti sul tavolo della cucina comprata a rate e il frigo rumoroso come un aeroplano, maledivate la sorte che vi aveva fatto nascere casalinghe, ma in Italia. Vuoi mettere la disperazione americana con la nostra?

Appunto: lasciate perdere. Siete casalinghe italiane, con gli scarti di fantasia che vi consente la realtà che Istat fotografa col suo solito linguaggio da patologo sociale.

Quest’esercito, che pure ha perso otre 500 mila soldatesse in un decennio, è il vero zoccolo duro del nostro paese. Dopo quello dei pensionati, ovviamente. Una su dieci è in povertà assoluta, quattro su dieci sono ultra 65enni, quindi sono le nostre nonne, mamme e zie e solo per questo dovremmo volergli bene. Tutte lavorano ogni anno 2.539 ore in media senza il becco d’un quattrino in cambio. Il che mi fa sentire peggio di un negriero.

Mi chiedo cosa possa spingere oggi una giovane donna a resistere alla seduzione di una carriera, che pure viene contrabbandata in ogni dove, e fare la casalinga. E mi rispondo che magari deve essere la maternità. Forse queste donne rinunciano al lavoro e stanno a casa per stare con i figli. Ma poi arriva Eurostat e m’infrange il sogno.

Niente: anche nel 2016 la popolazione italiana è diminuita. Peraltro le donne italiane hanno il peggiore indice di natalità d’Europa. Ma allora, se non è il lavoro e non sono neppure i figli, qual è la forza misteriosa che anima l’esercito delle casalinghe?

In attesa che qualcuno me lo spieghi, ho pensato di dare una dritta almeno alle casalinghe più giovani, che spero le aiuti a essere un po’ meno disperate (anche se poi una su tre dice di essere molto contenta e meno male). Bene, la dritta è questa: la Bce ha lanciato un concorso.

Qua trovate tutte le indicazioni. Pure in italiano. La cosa è facilissima. Dovete illustrare un tema economico in maniera divertente e avere passione per i video. Siccome la condizione delle casalinghe italiane è un tema economico d’eccellenza, è sufficiente che parliate di voi. Non vi fate scoraggiare dal fatto che la vostra storia dovrebbe avere a che fare con quello che fa la Bce. La Bce ormai è immanente. Basta che a un certo punto parlate di QE e tassi di inflazione, e passate il test.  Il primo premio è 4.000 euri. Che non vi fa svoltare la vita. Ma almeno pagherà quelle cento-duecento ore gratis di lavoro che farete a casa nelle prossime settimane. E poi volete mettere? Il vostro video comparirà nella bacheca video della Bce, dove donne tailleurizzate e pettinatissime vi vedranno e inizieranno persino a invidiarvi. Altro che casalinghe disperate.

A domani.

 

 

Cronicario: L’Ue flirta coi giapponesi, ma dopo arriva Mister T

Proverbio del 5 luglio Amore e odio sono bevande inebrianti

Numero del giorno: 4.200 Esuberi previsti, secondo i sindacati, per Mps

Stavolta i cerimonieri sono partiti da lontano. Qua e là twittavano, postavano, ma molto discretamente, per ricordarci che domani, alla vigilia del G20 di Amburgo, Ue e Giappone si incontreranno per affrontare alcune questioni commerciali che hanno a che fare con il mercato automobilistico. Roba che bisogna davvero essere ottimisti . Per chi non lo ricordasse, il mercato dei motoveicoli è uno dei pochi dove ancora gira la ciccia, e gli europei sono quelli con le eccedenze di export più alte del mondo, mentre i giapponesi sono i secondi.

Al contrario, gli Usa sono quelli che hanno il disavanzo settoriale più alto al mondo e quindi rappresentano, metaforicamente, la bistecca che Giappone ed Europa – e vi faccio grazie della Corea del sud e del Messico – si devono dividere provando persino ad andare d’amore e d’accordo.

Ora ci potrebbero pure riuscire, se non fosse che il ruolo della bistecca è stato affidato a un tizio che ha dimostrato assai chiaramente di non volerlo più interpretare: il terribile Mister T.

No questo. Quest’altro.

Scusate, colpa dell’atteggiamento simile.

Mister T, dicevo, sarà anche lui in Europa per il vertice del G20 e certo ricorderete che una delle prime cose che fece appena eletto fu proprio quella di indirizzare un saluto affettuoso al premier giapponese Abe. Se non ve lo ricordate, ve lo dico io. Adesso deve incontrare Putin e siccome sono uomini di tempra vigorosa è probabile si piaceranno, arrivando persino a odiarsi cordialmente. Le premesse d’altronde ci sono tutte. Che fine credete che farà la nostra conventicola col Giappone?

Detto ciò ci sarebbe poco da aggiungere al Cronicario di oggi, salvo il fatto che trapelano i dettagli del piano Mps, per il quale tutti consumano barili di ottimismo mentre si annunciano esuberi, e poi che si apprendono delizie statistiche dal presidente Istat Giorgio Alleva audito in Parlamento. Vi do giusto un paio di indicazioni. Se pensate che una laurea vi salverà dal lavoro atipico, modo educato per definire un lavoro ce oggi c’è e domani boh, vi sbagliate: il 35% dei laureati lavora a gettone, quando ci riesce. Mentre fra i diplomati gli atipici sono il 21%, fra i laureati arrivano al 35%. Della serie studia che ti fai una posizione.

Vi farà piacere sapere che nel 2016 un terzo degli atipici, quelli che una volta si chiamavano precari, ha fra 35 e 49 anni, e il 41,5% delle donne che sono in questa situazione sono anche madri. Poi dovremmo stupirci che l’Istat stima in sette milioni in meno i residenti in Italia da qui al 2065?

Anzi, ora che ci penso: faccio la valigia.

A domani

 

 

 

Cronicario: Boeri e l’Istituto Nazionale PS

Proverbio del 4 luglio Se c’è da andare, vai bene

Numero del giorno: 2.404 Spesa sanitaria pro capite in Italia

E il vincitore è…Tito Boeri. Che ha vinto? Ora ve lo dico. In questo periodo di relazioni annuali, rapporti e resoconti che ogni entità burocratica si premura di presentare, che già ti fa capire che l’anno professionale sta terminando e che si fa verso il cazzeggio estivo, abbiamo pensato di indire il premio Genio al Lavoro, per omaggiare chi la spara più grossa e così facendo aumenta la consapevolezza dei cittadini e focalizza la missione dell’istituto eccetera eccetera

E insomma vince Tito Boeri, al secolo presidente dell’Inps che oggi, mentre presentava il suo bravo rapporto annuale dell’Istituto ha detto una cosa folgorante: dobbiamo cambiare nome all’INPS. Basta col vecchio nome. Niente più Istituto nazionale della previdenza sociale, ma Istituto nazionale della protezione sociale.

Davvero sì. D’altronde manco è la prima volta. Ci sono precedenti illustrissimi. Pensate che nel ’33 il governo Mussolini aveva trasformato la Cassa nazionale per le assicurazioni sociali, che risaliva alla fine del XIX secolo, in Istituto nazionale fascista della previdenza sociale (INFPS). Nel dopoguerra la defascistizzazione dell’Inps fu facilissima: via una F e arriviamo a oggi. Ma da allora a ieri il mondo è cambiato, dice Boeri, ormai l’INPS eroga 440 prestazioni agli italiani, delle quali quelle previdenziali, ossia di natura pensionistica, sono appena 150. Quindi la soluzione non è separare la previdenza dall’assistenza, ossia la madre di tutti i disastri contabili degli ultimi cinquant’anni, ma cambiare nome all’INPS. Che rimane sempre INPS – mica abbiamo più quel piglio anni Trenta – ma la previdenza diventa protezione, anche perché in fondo chi protegge è previdente.

Ora però chi protegge oltre ad essere previdente è anche di solito un tipo pensieroso, preoccupato, ma è capace anche di essere positivo. E’ paziente, pragmatico, ma anche pazzerello. Insomma, la P di INPS è più difficile da trattare della F dell’INFPS. Una P può voler dire tante cose. Perciò ci permettiamo un emendamento all’editto Boeri: Chiamiamolo Istituto Nazionale PS, che evoca anche la sicurezza, che in fondo è una variante della previdenza, ma anche post scriptum, perché in fondo c’è sempre un cavillo e/o un comma che allunga le competenze dell’Istituto al quale le nostre fortune sono affidate da oltre un secolo.

Detto ciò vi do giusto un altro paio di chicche perché oggi Boeri era in splendida forma. La prima sugli immigrati, tema per tutti noi molto caro, anche nel senso di costoso.

Se bloccassimo gli immigrati da qui al 2040 avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive a fronte di 35 miliardi in meno di prestazioni sociali erogate a loro vantaggio. Traduco: ci perdemmo 38 miliardi. E’ una simulazione, ovviamente. Ma basta a Boeri a dire che ci risparmiamo una manovrina l’anno per tenere in piedi i conti dell’Inps, che non è che siano fantastici. La seconda perla: i tempi sono maturi per l’introduzione del salario minimo. Che sarà pure giusto, se non fosse che da noi rischia di coincidere con quello massimo.

Lascio il Genio al lavoro perché voglio concludere con un’altro conteggio stavolta dell’Istat che ha dissezionato il sistema dei conti sanitari italiani. Viene fuori che la spesa sanitaria totale in Italia è pari a 149,5 miliardi, pari all’8.9% del Pil. Questa spesa viene sostenuta per il 75% dallo Stato – di cui la metà solo gli ospedali – il resto dal privati, che quindi spendono circa 37 miliardi l’anno per curarsi.

La nostra spesa sanitaria è bassa nel confronto con Francia e Germania. E stendo un velo pietoso sulla qualità. Mica è roba da Cronicario.

A domani.

 

 

 

Cronicario: L’araba Fenice esiste e si chiama(va) Equitalia

Proverbio del 30 giugno Suonare il tamburo diverte, ma è anche faticoso

Numero del giorno: 1,3 Inflazione nell’EZ a giugno

Lo vedi che bisogna credere ai miti? L’Araba fenice, leggendario volatile che bruciava e rinasceva dalle sue ceneri, ecco: esiste davvero. Si è incarnato in un burosauro molto esigente – nel senso di esattore – e si è diffuso come un fungo in tutto il territorio italiano, temuto e riverito dagli esatti, non nel senso di giusti ma oggetto dell’esazione, quindi giusti per niente visto che, più o meno colpevolmente s’erano dimenticati di pagare qualcosa a qualcuno, salvo quei poveri disgraziati che sono finiti fra la fauci del volatile del tutto incolpevoli, perché magari avevano un nome sospetto.

Ecco, da lunedì la terribile Equitalia non ci sarà più. L’ha fatto sapere la stessa Equitalia tramite una nota, che perciò è il primo caso di suicidio burocratico a mezzo stampa, nella quale però rassicura i suoi tanti ammiratori: rinascerò.

Ora non so se il logo sarà questo davvero – ma dovrebbe – però rimane il fatto che ce ne sarà uno nuovo e anche un nuovo sito internet e ovviamente un nome nuovissimo, che sarà “Agenzia delle entrate-riscossione”. Rassicurante vero? Così come sono certo vi rassicurerà sapere che gli uffici della nostra Araba fenice saranno sempre là dove siete abituati a fare la fila per rateizzare quel debituccio. Rimane il fatto che la promessa è stata mantenuta. Equitalia chiude e lunedì riapre sotto un vero falso nome, rinascendo dalle ceneri della cartelle esattoriali bruciate nel falò della vanità del governo. Vanità nel senso non solo di vanitoso, ma anche vano, ossia inutile, visto che tutta l’operazione serve solo a spendere soldi per cambiare le carte intestate.

La seconda cosa di giornata che dovete tenere a mente è il conto trimestrale delle amministrazione pubbliche, delle società, delle famiglie e di altre cose, che ha pubblicato Istat e che dà un sacco di informazioni sui primi tre mesi della nostra contabilità nazionale. Ci sono un sacco di cose da dire, ma ve ne ricordo solo due che vi faranno felici. La prima è che la pressione fiscale è arrivata al 38,9%, segnando un aumento dello 0,3 rispetto al primo trimestre 2016.

La seconda è che sono aumentati anche il reddito disponibile e il potere d’acquisto delle famiglie. Addirittura dello 0,8%. Possiamo scialacquare. Sbrigatevi a farlo prima che arrivi il fisco.

Infine, una notizia di servizio per quei fortunati che stanno preparandosi alle vacanze. Le vacanze in Bulgaria sono le più economiche d’Europa secondo una rilevazione fatta dall’istituto di statistica tedesco.

Dite che non c’è niente da fare in Bulgaria? E vi pare poco?

A lunedì.

 

 

 

Cronicario: Pensionati di tutta Europa, unitevi!

Proverbio de 28 giugno La menzogna produce fiori ma non frutti

Numero del giorno: 1,2 Pil Italia 2017 secondo la nuova previsione di S&P

In un momento di megalomania decido di scrivere il nuovo Manifesto del partito pensionista, essendo in fondo il pensionato l’autentica rivoluzione socioeconomica del XX secolo come il proletario lo è stato del XIX.

Ovviamente come tutte le grandi ispirazioni, anche questa è debitrice di un pensiero comune, nel nostro caso previdenziale, che si agita fra i corridoi europei da un paio d’anni, almeno da quando l’EIOPA, che non è l’abbreviazione di EIOPAgo, ma l’Autorità europea che vigila su assicurazioni e pensioni. Ebbene, l’EIOPA ha cominciato da un paio d’anni a parlare di PEPP, che non è l’abbreviazione sgrammaticata di PEPPe, ma l’acronimo di Pan-European Personal Pension Product.

Ora ve lo spiego. Prima però dovete sapere che domani i PEPP saranno protagonisti di un evento spettacolare, visto che li spiegherà nientedimeno che Valdis Dombrovskis, pezzo grosso della Commissione Ue che si occupa fra le altre cose di dialogo sociale.

E di che dobbiamo dialogare noi e gli estoni, per dire? Del fatto che serve un nuovo pilastro Ue-based per capitalizzare al meglio i nostri risparmi e dare fuoco alle polveri della nascente Unione dei capitali. Una cosa bellissima: dopo aver unito parte degli europei con la moneta, adesso i nostri geniali architetti dell’Ue ci uniranno tramite la cosa che più ci sta a cuore dopo i soldi: la pensione.

C’è pure una simpatica conseguenza. Già: che regime fiscale si applicherà ai PEPP? Non sarà mica un modo surrentizio, e quindi squisitamente europeo, di iniziare a praticare l’unione fiscale passando le pensioni? Nel dubbio non ho dubbi: pensionati di tutto il mondo unitevi e marciate in massa verso il PEPP.

Siccome devo iniziare a scrivere il mio Manifesto del partito pensionista per esortare le pantere grigie alla rivoluzione, non mi è rimasto più tempo di occuparmi del cronicario di oggi. Vi do giusto un paio di dritte, una sui prezzi, che a giugno, dice Istat, hanno rallentato all’1.2% dall’1,4 di maggio, per la gioia del nostro Sarastro. La seconda sul centro studi di Confindustria e S&P che rialzano le stime del pil 2017 del nostro paese, all’1,3 il primo e all’1,2% il secondo. Mica guferanno al contrario?

A domani.