Cronicario: Arriva la parità di genere fra dollaro e euro


Proverbio del 22 novembreIl soverchio rompe il coperchio. 

Parità parità, chi non la vorrebbe? Parità nelle opportunità, nei generi, nelle paghe. Pari e patta, recita il detto. E parità deve essere anche nel borsellino delle valute, specie adesso che negli Usa è arrivato un meraviglioso conducator

trumprosso

che sogna di avere Farage come ambasciatore britannico negli Usa.

trump-farage

Sicché il momento è arrivato: la data è stata fissata, come per l’arrivo degli alieni in X Files: finalmente l’anno prossimo arriverà anche la parità fra dollaro ed euro.

Parità del genere sui generis. Non si capisce bene, per dire, quale sia la valuta forte o quella debole, proprio come chi sia il sesso forte fra l’uomo e la donna: dollaro ed euro giocano a sopraffarsi, ma sognano la parità e la favoriscono, sospinti dolcemente dall’urto della civilizzazione. Trump avrà pure giovato alla mascolinità del dollaro, ma il testosterone covava da tempo, almeno dal 2014, e di certo anche grazie al cambio d’umore della Bce, che proprio in quel tempo lanciava i suoi allentamenti monetari.

grafico-euro

Perciò la parità fra euro e dollaro, che commuove tutte le anime belle del continente, è solo un capitolo del grosso libro delle relazioni internazionali fra gli Usa e l’Europa. Il dollaro forte arriva anche per gentile concessione europea. E il fatto che Société Générale veda la parità raggiunta nell’imminenza delle elezioni francesi del 2017 è solo l’ennesimo atto del teatrino economico che ci toccherà in sorte con l’anno nuovo, replicandosi il copione di Brexit, con i buoni della finanza schierarsi compatti contro i cattivi della politica.

Cioé lei.

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che è la versione francese di lei

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Ossia la versione femminile di Mister T, lo stesso che ha mandato in panico mezzo mondo, quello che affaccia sul Pacifico, dopo aver detto che uscirà dal TPP.

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Poi certo, sul super dollaro pesa la scommessa che il mese prossimo la Fed alzerà di nuovo i tassi. Scommessa facile per i giocatori di professione, ma anche qui il confine fra la realtà e la fantasia è davvero sottile.

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In alcuni casi sottilissimo. Trovo un caso esemplare nel cronicario europeo: il manifesto di Moscovici

moscovici

Il fatto che le élite europee confidino nella fiscal stance mi convince che abitiamo come Candido nel migliore dei mondi possibili. Ai Pangloss europei suggerisco di leggere cosa dice questo signore.

schauble

Forse non sbagliava chi ci accusava di tircheria. Ma leggere il WSJ che lo sottolinea, raccontando come le imprese europee prendano a prestito i soldi a basso costo dalla Bce e poi non li spendono mi sembra davvero troppo. Povero Mario.

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Perciò cambio continente e trovo quest’altra circostanza che mi fa pensare

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Lo so che è un colpo basso tirare fuori la solita storia dei redditi piatti a fronte della crescita delle borse – redditi mediani, attenzione – però questa roba rimbalza come una molla nel cronicario globale, trattando di un malanno che i cervelloni additano come ragione della deriva populista che li spaventa a morte. Una storiella niente male, che ha il vantaggio di convincere un sacco di persone. E che giustifica quell’altra storiella che ormai ci raccontano ogni giorno, ossia che bisogna tornare a fiscalizzare, usare il governo per spendere e distribuire. Sarà, intanto ho trovato quest’altra cosa.

milionari

Bloomberg, che è ancora arrabbiata per la Brexit, scrive che l’esito del referendum ha fatto diminuire del 15% i milionari inglesi. Non serve il governo, allora, per tagliare le teste dei ricchi. Basta andare a votare.

Shhh, ma che siamo matti? Parlare di elezioni in Europa, quando ci aspetta una fine d’anno col botto fra Italia e Austria e un 2017 franco-tedesco, rischia di farti finire all’inferno dei menagramo. Meglio allora dedicarsi alle notizie di costume come quella che racconta di una frammentazione che ignoravo fra le tante scoperte finora nella nostra magica Europa: le paghe dei governatori delle banche centrali. Son veramente frammentate: da meno di 100 mila a 500 mila.

Lo so, anche questo è un colpo basso da populista, motivato da rancorosa invidia sociale. Però che volete, bisogna pur farlo leggere questo Cronicario e soprattutto è curioso scoprire che il governatore belga guadagna otto volte quello lituano e non è che il Belgio sia tanto più grande. Pensate che soddisfazione, poi, quando ho scoperto che il nostro Visco è secondo in classifica e guadagna più di Weidmann il terribile. Abbiamo rischiato di vincere un altro primato. Speriamo di riuscire l’anno prossimo.

paga-banchieri-centrali

D’accordo la finisco con queste misere storie di soldi. Ma solo perché ho scoperto con somma soddisfazione che quest’anno gli italiani sono più contenti e questa mi sembra una bellissima notizia che dovete assolutamente conoscere

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Mi fa ridere parecchio scoprire che i giovani fra il 14 e i 19 anni sono altamente soddisfatti per il 54,1% proprio come il 34,4% degli ultra 75enni, che aumenteranno, immagino, l’anno prossimo grazie ai pensieri delicati del governo sulle pensioni. Sorvolo sui ventenni e quelli dopo di loro, anche perché non è che ci siano buone nuove. Ma soprattutto mi fa ridere scoprire grazie all’Istat che nel 1861 le donne erano il 40% della popolazione attiva, ossia di quella che potenzialmente lavora. C’è voluto più di un secolo per recuperare e 150 anni dopo siamo poco sopra. Inizio a sospettare che le nostre compatriote siano squisitamente sagge.

Ma non ho il tempo di soffermarmi perché vedo quest’altra notizia che già mi aveva investito la settimana scorsa farsi ancora più ingombrante: la straordinaria crescita delle quotazioni del rame: +20% in un mese.

rame

Sempre merito di Mister T, dicono i bene informati e delle promesse espansionistiche, per ora solo fiscali. Sarà, ma forse qualcos’altro sta maturando nel mondo delle commodity e anche i recenti strappi del petrolio, che vengono attribuiti all’imminente accordo Opec, sembrano confermarlo.

A proposito, se volete sapere chi produce quanto dentro l’Opec vi servirà questo grafico

opec-chi-produce-quanto

Cosi anche saprete di chi sarà la colpa quando l’accordo fallirà.

A domani.

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