Cronicario: E pure l’Ocse s’attacca al Trump


Proverbio del 28 novembre: Chi ti vuol bene ti farà piangere

Numero del giorno: 17.000. I bambini italiani in meno nati nel 2015 rispetto al 2014

San Donald facci la grazia. Apri il borsellino e facci ridere, almeno un po’, visto che il periodo è triste e le prospettive funeste. Amen. Ci credono talmente quei pagani dell’Ocse al potere taumaturgico di Mister T. che hanno addirittura fatto un disegnino votivo in occasione della presentazione odierna dell’ultimo Global outlook

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Il pezzetto in rosso è il contributo di cui il mondo godrebbe qualora Trump facesse quanto ha detto, ossia stimolasse fiscalmente l’economia. Pratica che malgrado il suono vagamente sconcio, conferma l’innamoramento dell’Ocse per lo spazio (fiscale) del quale il Cronicario vi ha già raccontato.

D’altronde li capisco. Proprio oggi l’organizzazione parigina ha presentato il suo previsionario aggiornato e non è che sia questo spettacolo

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Si vivacchia, chi più chi meno. E così è arrivato l’appello davvero accorato del señor Gurria, che officia come presidente.

gurria

“Alla luce del corrente contesto di bassi tassi di interesse – ha tuonato dal pulpito – i policymaker hanno una finestra unica di opportunità di fare un uso migliore della leva fiscale per promuovere la crescere e ridurre la diseguaglianza senza compromettere il livello del debito. Noi li esortiamo a farlo”. Amen, di nuovo.

Trovo particolarmente meraviglioso il riferimento alla necessaria riduzione della diseguaglianza (che riepilogo quaggiù) alla quale nessuno resiste, come alle facce dei cuccioli di foca nelle campagne per salvare gli animali.

piramide

Ma soprattutto è il riferimento alla non compromissione del livello del debito che mi regala l’allegria. Ricordo che stiamo in questa condizione.

Fonte: Bis

Immagino che Don Gurria si riferisse al fatto che non lo aumenteremo, senza con ciò pensare di diminuirlo. Ma soprattutto mi sfugge un punto: visto che i tassi stanno salendo, cosa assicura che lo spazio fiscale non venga inghiottito dal buco nero degli interessi passivi come accadeva solo fino a pochi anni fa?

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Per chi si fosse sintonizzato adesso, il grafico qua sopra misura il risparmio stimato sugli interessi passi fra il 2015 e il 2017 grazie ai tassi bassi. Un altro primato italiano che si aggiunge alla lista sempre più corposa, che fa il paio con quell’altro: quello del debito pubblico fra i tre più alti al mondo.

Dubbi da miscredente, mi rendo conto. E infatti dubito anche di questo.

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L’avevamo già visto quando abbiamo iniziato a navigare sull’Enterprise e non sto a rispiegarvelo. Vengo dritto al punto. L’Ocse è il primo di una lunga serie di organismi che cerca di far rivivere la globalizzazione aggiornandola alla versione 2.0. Che lo faccia puntando su Trump, ossia sull’epifenomeno negativo per eccellenza, dipende solo dal fatto che non ha alternative. Peccato che mentre lo fa accerti che il commercio internazionale è in crisi profonda

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e le cronache recenti non sembrano incoraggiare l’ipotesi che Trump sia un alfiere del Wto. Vuole fare l’America di nuovo grande. Il resto si adeguerà.

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Mentre l’Ocse, ultima entità di una lunga serie, si attacca al Trump, il cronicario globale rilascia una notizia sull’Italia che una volta tanto non parla di referendum, di bancherotte o di inutilità politiche. Parla di noi, letteralmente.

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Il fatto che gli italiani non facciano più figli, o sempre di meno, mi sembra assai più rimarchevole delle congetture parigine. Tanto che vi infliggo quest’altro grafico.

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Sarà questa l’origine (e la conseguenza) dei nostri problemi? O pensate davvero che sia il referendum?

Lato commodity, anch’esse miracolate da Trump e dalle sue promesse espansive, vi segnalo questo pregevole articolo di Bloomberg che allunga un’altra fila: quelle delle materia prime in rialzo esagerato. E’ successo al rame, ora è il turno dello zinco e del piombo.

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E anche stavolta novembre è il mese galeotto.

E rischia di esserlo anche per il petrolio, ma per altre ragioni. L’ultimo aggiornamento della vicenda petrolifera, che molto gentilmente ci fornisce il WSJ, mostra come aumenti la consapevolezza che il vertice di Vienna rischia di finire a tarallucci e vino. Anzi tarallucci e petrolio, a fiumi. Anche su questo il vostro Cronicario preferito vi aggiorna da settimane. Basta unire i fili, e avrete chiaro il disegno.

opec

Poi non prendetevela col Cronicario se non vi piace.

A domani.

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