I consigli del Maître: Le banche cinesi internazionali e l’Opec plus


Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.

La globalizzazione delle banche cinesi. La settimana scorsa abbiamo parlato delle rotte della globalizzazione, che sono quelle degli oceani lungo le quali viaggia la stragrande maggioranza delle merci che si muove vorticosamente da Oriente a Occidente, e viceversa. Oggi parliamo di globalizzazione finanziaria, che è l’altra faccia di quella di beni e servizi. E osserviamo un grande cambiamento che si è verificato in Asia, in particolare nella cosiddetta Asia emergente, dove dall’esplodere della crisi finanziaria c’è stato un sostanziale passaggio di testimone fra le banche europee, fino ad allora grandi protagoniste dei prestiti esteri ai questi paesi, a quella giapponese e soprattutto cinesi. Per le giapponesi si tratta di un ritorno di fiamma, visto che erano loro le grandi protagoniste degli anni ’90 almeno fino a quando la crisi asiatica esplosa nel ’97, aggravando le difficoltà nelle quali le banche giapponesi si agitavano già dall’esplosione della bolla di fine anni ’80, che le ha costrette a una fuga precipitosa. La vera novità sono le banche cinesi, che proprio dall’Asia hanno iniziato a muovere i passi verso la parte di globalizzazione che ancora le vede in fasce: quella finanziaria.

La Bis calcola che la Cina abbia circa 2.000 miliardi di prestiti esteri e che il sistema bancario cinesi paese è il sesto nella classifica dei paesi creditori. Un buon inizio.

Divergenza monetaria o trivergenza? La Bce ha pubblicato di recente il suo bollettino economico dove fra le altre cose mostra l’intonarsi dei rendimenti del decennale europeo, e in particolare quello tedesco, a quello statunitense. Circostanza strana solo che uno pensi che mentre la Fed ha da poco effettuato il suo ennesimo rialzo, la Bce ha ribadito che i tassi rimarranno fermi a lungo.

Sembra proprio che gli Usa generino una certa attrazione verso i paesi europei talché la cosiddetta divergenza monetaria, espansiva l’EZ restrittivi gli Usa, sembra che esista solo nella letteratura economica. La divergenza diventa trivergenza se guardiamo ai rendimenti del decennale giapponese, che rimane ostinatamente a zero, in conseguenza probabile delle politiche messe in campo dalla BoJ che fra le altre cose puntano proprio a tenerlo a quel livello. In tal modo sembra che il Giappone sia immune all’attrazione Usa. Ma è davvero così? E fino a quando?

L’EZ ha un problema: i redditi. Un grafico contenuto nell’ultimo bollettino della Bce ci mette di fronte al problema che l’EZ deve affrontare per incardinare al meglio il suo futuro: quello dell’andamento dei redditi.

Per usare le parole della Bce, “dal momento che i redditi dei lavoratori dipendenti rimangono il motore principale della crescita dei consumi privati, questa continuerà ad essere sostenuta dall’incremento dei redditi reali”. E a tal proposito serve anche ricordare come si compone il pil dell’EZ.

Come vedete, se i redditi non crescono, finiamo col dipendere sempre più dalle esportazioni nette, con tutto ciò che ne consegue in un tempo in cui il commercio estero viene messo a rischio da un clima internazionale poco propizio. E questo ci conduce al vero problema: il lavoro.

Lo sgambetto Usa all’Opec Ormai è chiaro a tutti che l’aumento della produzione petrolifera da parte degli Usa ha praticamente vanificato il taglio deciso dall’Opec, che ormai si avvia a diventare Opec plus con la Russia– si vocifera anche dell’ingresso dell’Azerbaijan nel cartello – per far fronte al crollo delle quotazioni petrolifere. L’effetto è chiaramente visibile da questo grafico estratto dal bollettino Bce.

Resta da vedere che conseguenze avrà questa politica sugli equilibri internazionali, in uno scenario dove si intersecano fenomeni complessi – come la vicenda del nucleare civile saudita al centro dei colloqui del principe Salman con Trump, e questioni finanziarie, come la quotazione del petroyuan partita proprio questa settimana. Il mondo si sta trasformando e le politica del petrolio gioca la sua partita.

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