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Cartolina: The walking firms dead


Chi ricorda la banche zombie giapponesi, rese celebri dallo sboom di oltre vent’anni fa che gettò il paese in una dura e lunga recessione patrimoniale, sorriderà leggendo l’ultima rassegna trimestrale della Bis che nota con sconcerto l’irresistibile crescita delle imprese zombie nelle economie avanzate. Similmente alle cugine banche, i walking dead aziendali sono imprese sostanzialmente fallite che si reggono in piedi grazie a miracolosi espedienti. Per le banche giapponesi era il sostegno del governo. Nel caso delle imprese zombie è il livello ancora basso dei tassi di interesse, che tuttavia non lo è abbastanza da evitare che il totale degli utili di queste aziende sia insufficiente a garantire il pagamento degli interessi sui debiti che hanno contratto nel frattempo. Negli Stati Uniti dall’inizio del XXI secolo la percentuale di imprese morte-viventi è più che raddoppiata, similmente a quanto è accaduto nel Regno Unito e nell’Ue. Quanto la zombizzazione globale del settore corporate influisca sulla nostra vitalità economica è controverso. Possiamo giusto ipotizzare l’effetto nefasto che avrebbe su queste entità un rialzo brusco dei tassi di interesse. Ma chi frequenta la fiorente letteratura sugli zombie una cosa la sa per certo: tendono a divorare i vivi.

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Cartolina: La minoranza rumorosa


La fonte (la Commissione Ue) rende sospetto il sondaggio (il sostegno popolare all’euro), diranno molti. E il problema sta tutto qua. Questi molti in realtà sono pochi ma molto rumorosi: percuotono le tastiere sui social network, rintronando il web, e urlano ai comizi o nelle tv, che li ospita per amore di spettacolo, lanciando anatemi contro la moneta unica, che nelle loro possenti elucubrazioni è fonte di ogni male. Però, pure se la fonte rende sospetto il sondaggio, come dirà questa minoranza rumorosa, rimane il fatto che suona credibile osservare che almeno uno su quattro, fra gli eurodotati ai giorni nostri, odi l’euro, probabilmente perché vorrebbe più denaro e crede che, scambiando l’euro con un altro conio, questo miracolo avverrebbe. Nessuno può dire a queste persone che si tratta di pensiero magico senza essere accusato d’ogni nefandezza. Perché questa minoranza, oltre ad essere rumorosa, è anche assai permalosa e dotata di invidiabili certezze. Ma a ben vedere il problema non sono questi contrari che, sempre secondo il sondaggio, non sono mai stati più di uno su tre. Il problema sono i favorevoli. Che non lo sono abbastanza.

Cartolina: I tedeschi del Mediterraneo


Chi fosse alla ricerca di evidenze che smentiscano i più vieti luoghi comuni sull’indolenza dei paesi mediterranei, dovrebbe semplicemente sfogliare le ultime previsioni di primavera della Commissione Ue e osservare i numeri di Malta. La piccola isola ha un livello di crescita imbarazzante persino per i più dotati campioni europei, un tasso di disoccupazione al lumicino, un surplus fiscale, che significa che ogni anno il governo spende meno di quanto incassa, un debito pubblico sotto i livelli di Maastricht e un attivo di conto corrente migliore di quello tedesco. In effetti i numeri di Malta sono persino migliori di quelli tedeschi e di tanto nord Europa. Viene il dubbio che laggiù, fra la Sicilia e il Nord Africa, sia sorto inosservato un’avamposto dell’Europa che sognamo: quella che funziona. Almeno dell’Europa economica. Malta guida la riscossa del Sud. Ma siccome è del Sud non l’ha detto a nessuno.