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Cronicario: Il governo ha trovato un tesoro al Tesoro

Proverbio del 27 novembre Gli dei aiutano l’uomo che non sta coricato

Numero del giorno: 945 Morti sul lavoro in Italia al 31 ottobre (+9,4% su 2017)

Davvero non mi spiego come mai l’Istat vada dicendo in giro che è diminuita la fiducia di consumatori e imprese. Proprio non riesco.

Ma perché mai – mi chiedo – gli italiani dovrebbero avere una fiducia calante nel governo del cambiamento? Come si fa a non aver fiducia in un governo che mantiene le sue promesse, che tiene fede alla parola data e contrattualizzata, che finalmente se ne infischia delle cavezze eurocratiche e libera la patria propensione al deficit stimolante?

E’ chiaro che c’è un problema di comunicazione, mi rispondo. E’ tutto un problema di comunicazione, ormai. Al governo del cambiamento servirebbero trombettieri migliori di quelli che stipendia già, capaci di valorizzare le ottime notizie che arrivano da ogni dove e che i giornalisti sorosiani fanno di tutto per sommergere con le loro cattiverie. Per dire: avrete letto di sicuro che oggi c’è stata un’altra asta di Btp, stavolta indicizzati che ha visto i rendimenti crescere ancora, il che significa gioie a bizzeffe per i sottoscrittori che guadagnano di più.

Oppure quell’altra notizia, che di sicuro nessuno metterà su Facebook o ci farà un tweet e quindi ve la dico io: il ministero del Tesoro ha annullato una gara di Btp prevista per il 13 dicembre perché – letteralmente – non gli servono i soldi. Infatti, dice una nota del Tesoro, ci sono “ampia disponibilità di cassa e ridotte esigenze di finanziamento”.

Non lo sapevate vero? Hanno trovato un tesoro al Tesoro. Me ne convinco definitivamente quando sento vicepremier Uno (o Due, fate voi) arringare i curiosi con una delle sue celebri frase fatte. Ma fatte proprio: fatte bene. Il tema è un dettaglio, com’è noto, ma in questo caso era quota 100. E qui scopriamo tracce del tesoro. “I soldi per quota 100 sulle pensioni ci sono – dice il Nostro -, anzi i tecnici ci stanno dicendo che ne abbiamo messi anche troppi”. Troppi soldi+Troppa grazia= Molta fiducia. Che se ne va.

A domani.

Cronicario: Guerra e pace nell’Italia sovranEsta

Proverbio del 26 novembre E’ sciocco innestare un germoglio di bambù in un ciliegio

Numero del giorno: 17,2 Quota % dei dottori di ricerca italiani che vivono all’estero

Scoppierà la pace, dopo che è implosa la guerra? I mercati ci credono (beati loro) dopo che una rapida ricerca su Google ha originato questo risultato.

Sicché è lunedì e si festeggia: lo spread scende, la borsa sale e anche quei 150 miliardi di Btp residenti in Italia evaporati nel tempo della guerra fredda con la Ue presto saranno un brutto ricordo (salvo per quelli che li hanno venduti nel frattempo).

Spunta il bello sull’Italia SovranEsta, viene da dire. Se non fosse che ne abbiamo viste troppe. E se oggi il coro del governo recita a soggetto sulla traccia “i decimali non contano” con le varianti “non parlo di decimali”, domani chissà. Abbiamo la memoria della farfalla, ma assai meno grazia.

E bisogna pure accontentarsi. “Sono contento del fatto che il buon senso fa ragionare. Così sale la Borsa e scende lo spread”, ha detto vicepremier Uno (o Due, come preferite). I guerrieri del “Chissenefrega dello Spread” e del “Noi tiriamo dritto” rimettono l’urlo in saccoccia e l’insulto in faretra, pronti per la prossima scaramuccia. La guerra e pace sovranEsta non sarà epica come quella di Tolstoj, ma comica di sicuro. A noi basta.

A domani.

Cronicario: Gli istituzionali (che siamo sempre noi) salvano il Btp Italia

Proverbio del 22 novembre Chi vede il giusto e non lo fa è senza coraggio

Numero del giorno: 665.000 Assunzioni nette in Italia nei primi nove mesi 2018

Alla fine ci hanno messo una toppa i cosiddetti istituzionali, ossia gli investitori professionali, che hanno digerito tutto d’un colpo 1,3 miliardi di Btp Italia quello che avrebbe dovuto mobilitare tutti i sovranisti da tastiera che pare affollino il nostro fortunatissimo paese, quando invece i loro risparmi riempiono le cassaforti estere. Se non ci credete guardate questo.

L’istogrammino arancione che vede in cima rappresenta le rendite che riceviamo dall’estero per i nostri investimenti di portafoglio, fra gli altri, a dimostrazione che alla maggioranza sovranista corrisponde una maggioranza, altrettanto corposa, di portafogli globali. Chiunque si affidi a costoro per piazzare Btp rischia di trovarsi col cerino in mano, che poi pesa all’incirca quei miseri 864 milioni che gli investitori individuali hanno messo sul patriottico Btp Italia in tre giorni.

Oggi è toccato agli investitori istituzionali, ossia a coloro che di mestiere investono i soldi degli altri, ossia sempre i nostri in un modo o nell’altro, e questi hanno messo sul piatto una porzione più robusta di denaro, ma senza sprecarsi più di tanto. Sicché alla fine è venuto fuori un collocamento da 2,1 miliardi, il secondo peggiore risultato di sempre dopo quello del giugno 2012 da 1,73. All’epoca c’erano la crisi greca e quella dell’euro a a scoraggiare gli acquirenti di Btp Italia. Stavolta abbiamo fatto tutto da soli. D’altronde ci piace esser sovrani.

A domani.

Cronicario: Abbiamo affatturato il bilancio Ue

Proverbio del 20 novembre I figli devono ereditare le radici e le ali

Numero del giorno: 21.000.000 Giorni di malattia lavoratori dipendenti italiani nel IIIQ 2018

Così s’imparano quei fetentoni (si può dire fetentoni in un post?) a svillaneggiare il governo del cambiamento dicendo a destra e a manca che la manovra del popolo non si regge in piedi. Al massimo barcolla, dai.

Lo spread per dire. Mica oggi ha toccato i 330 per colpa del governo del cambiamento. Noooo. E’ colpa del cambiamento climatico, invece, che ha orientato le preferenze degli investitori verso gli investimenti green, penalizzando il settore del debito sovrano….

Vabbé ma comunque ‘sti qua che criticano la manovra del popolo senza saperlo hanno esasperato l’animo italiano, degnamente rappresentato dai vicepremier Uno e vicepremier Due, sempre vigili e dichiaranti, che danno corpo alla nostra migliore tradizione.

Ecché non lo sanno i brusselesi che siamo i maestri dell’affatturamento? Abbiamo pure disseminato d’indizi anche il governo del cambiamento (non a caso è degnamente rappresentata l’ala partenopea). E si vede. Giusto ieri gli eurofenomeni si vantavano di aver quasi portato a casa il Bilancio 2019 della Ue, mentre i nostri francotedeschi, si arrischiavano a ipotizzare un bilancio comune dell’eurozona addirittura per il 2021, cioé dopodomani. Venivano ignorati invece colpevolmente gli avvisi dei vicepremier Uno e Due, entrambi trasudanti fermezza e moniti: l’Italia si diceva ancora una volta pronta ad attivare tutte le misure necessarie qualora gli eurocrati provassero a fermare lo sprint del cambiamento.

Il risultato è arrivato prima del previsto (almeno quello): ancora prima che scoccasse la mezzanotte di ieri, i negoziatori del bilancio europeo avevano gettato la spugna. Fatevi i bilanci vostri la prossima volta.

Nel caso aveste ancora dubbi circa la potenza dell’affatturamento sovrano, vi ricordo che i negoziati falliti per il bilancio Ue sono stati guidati dal ministro del finanze austriaco, ossia del paese che ha depositato l’ultimatum contro il governo del cambiamento. E adesso capite perché vicepremier Uno (o Due fate voi) oggi ha avvertito che “c’è un livello altissimo di tensione sociale”.

Toccate ferro.

A domani.

Cronicario: Mettiamo un veto sullo spread, che è pure vintage

Proverbio del 19 novembre Riscalda un serpente gelato e ti morderà

Numero del giorno: 8,2 Aumento % export Giappone in ottobre

I protagonisti di oggi sono vicepremier Uno e vicepremier Due che, tanto per cambiare, allietano i nostri sceneggiatori di barzellette con le loro uscite a futura memoria e cabaret presente di cui il vostro Cronicario qui è un modesto epigono. Per cambiare oggi abbiamo inserito anche il vicepremier X, che non sta al governo ma parla a nome delle banche che come insegna la vulgata populista che tanto piace alla gente che non piace comandano più e meglio del governo.

Questi tre fenomeni oggi hanno allietato le nostre cronache con dichiarazioni le più svariate che lette singolarmente dicono una cosa, ma guardate insieme ne dicono un’altra. Inutile sottolineare che il servizio di interpretazione autentica lo fa solo il vostro Cronicario al modico prezzo di una risata, anche isterica.

Vabbé. Allora vicepremier Uno (o Due, secondo la vostra preferenza dice): “Oggi parlare di inceneritori è come parlare della cabina telefonica col telefono a gettoni. Qualcuno può essere anche ancora affascinato dal vintage ma sempre vintage rimane”.

Ditelo a i danesi che sciano e pattinano sul termovalorizzatore acceso grazie alla spazzatura e ci guadagnano pure. Ma son dettagli. Anche perché più o meno contemporaneamente vicepremier Due (o Uno fate voi) dice che “se la proposta franco-tedesca di bilancio dell’eurozona danneggia l’Italia, come pare, ovviamente non ci sarà il nostro consenso”. Un bel veto e passa la paura. A proposito, sappia la Commissione Ue che “eventuali sanzioni dell’Europa all’Italia sarebbero ingenerose nei confronti di un Paese che da anni manda miliardi e miliardi a Bruxelles che non tornano indietro.

E infine vicepremier X che dall’alto del suo podio lancia il suo urlo di dolore. “Uno spread a 300 punti non è coerente con i fondamentali dell’economia e occorre ridurlo altrimenti si avrà un impatto sul patrimonio delle banche, un aumento del costo della raccolta e quindi dei finanziamenti a famiglie e imprese oltre a una loro riduzione che fino a ora non si è ancora verificata grazie anche alle misure Bce”.

Ed ecco che arriva l’interpretazione autentica del pensiero dei tre vicepremier: L’Europa ci tagli lo spread sennò arriva il veto. In fondo lo spread è un attrezzo vintage: ormai non ci governa più.

A domani.

Cronicario: Arrivano le privatizzazioni pubbliche

Proverbio del 15 novembre La bocca sazia dimentica il suo benefattore

Numero del giorno: 27,9 Aumento % lavoratori a termine in Italia nel 2017 sul 2016

L’autunno dello scontento britannico ci regala ogni giorno nuove pagine meravigliose che sarebbero tragiche, nella migliore tradizione del Bardo, se non fossero comiche. Per dire, neanche il tempo di far capire che forse un accordo sulla Brexit con la Ue lo raggiungerà che la nostra vispa Teresa d’oltremanica riesce a perdere due ministri in un giorno solo e anche un sottosegreterio.

Siccome a noi certe fortune non capitano mai – da noi al massimo si dimettono i pensionati – toccherà seguire la vicenda inglese col fiato sospeso, visto che in qualche modo la Brexit ha preparato il presente che per noi rima sciancatamente col governo verdolino. Anche per lui come per i britannici, i guai non finiscono mai.

Sapete già della dichiarazione di guerra di Austria e Olanda al governo del cambiamento e dell’italica mobilitazione delle privatizzazioni in risposta, che in un anno muoveranno quei decimali di debito come mai nell’ultimo decennio se uno proprio decide di crederci. Ma pure credendoci, ogni giorno porta la sua pena, e anche oggi lo spread viaggiava sui 310 punti, rosicchiando qualche altra decina di milioncini di ricchezza nazionale e regalando un qualche ritocco al rialzo al costo dei mutui che i governanti del cambiamento giuravano non sarebbero saliti mentre invece è successo, signora mia.

Malgrado tutto ciò i governanti del cambiamento tireranno dritto, e anzi se possono tireranno pure un destro (ma anche un sinistro se serve) agli eurocrati, definiti oggi degli ignoranti dal quel fine intellettuale che è il nostro ministro delle interiora…degli internati…dell’interno, insomma, avete capito.

Pare che il Nostro non abbia gradito alcuni commenti brussellesi sul decreto sicurezza. Ma se non è questo sarà sicuramente un’altra cosa. Per dire: il suo compare di merende, vipremieri e ministro uno e trino, ha accusato Olanda e Austria di volere “lacrime e sangue per l’Italia”.

E’ lo spirito del tempo, mi rendo conto. Pure i nostri cugini brexitari c’hanno preso guasto alla rissa. Prima con l’Ue, poi con loro stessi. E non sono neanche gli unici. Per dire oggi un altro fenomeno che dovrebbe sostenere il governo del cambiamento – essendo peraltro presidente di commissione – che ha detto di essere sempre stato contrario alle privatizzazioni – quelle che dovrebbero originare un punto di pil di entrate nel 2019 – e che semmai “alcuni immobili potrebbero essere ceduti a Cassa Depositi e Prestiti”. Cioé diciamo al mondo, mentre guarda con sospetto alla manovra del cambiamento, che in sostanza privatizziamo (se lo faremo) al massimo vendendo allo stato ombra.

Quindi ha aggiunto che l’anno prossimo arriverà la flat tax per i lavoratori dipendenti.

Poi dice che lo spread non scende.

A domani.

Ps Poco fa il nostro ministro che rima con economia, noto alle cronache per la sua pervicace coerenza alla parola data (viene però spesso frainteso, ad onta di chi ascolta), se n’è uscito con questa perla di saggezza che non posso che condividere con voi: “La credibilità e la fiducia vanno di pari passo. La fiducia senza credibilità è mero ottimismo. Ed è su questo che si deve concentrare il governo”. Immagino si riferisse alle previsioni per il 2019. E’ proprio vero che i guai di un governo non finiscono May.

Cronicario: E’ partito il piano D, infatti la disoccupazione aumenta

Proverbio del 13 novembre Non si possono tenere due angurie in una mano sola

Numero del giorno: 1.98 Tasso Btp triennale venduto oggi in asta

Pensate che shock culturale patisco quando, a un certo momento del mio girovagare nel cronicario globale leggo un titolo con le seguenti parole “Riforme più utili degli stimoli”. Dico: perbacco che tempra e che visione. Spero sia un primo ministro, e in effetti è così. Leggo tutto d’un fiato la dichiarazione: “Malgrado le spinte al ribasso, non abbiamo bisogno di massicci stimoli. Faremo aggiustamenti appropriati, ma vogliano dare energia al mercato, in particolare ai player dei mercati, e abbiamo le condizioni per farlo”. Un premier coi controcosi, mi dico estasiato. Arrivo persino a credere che sia il nostro.

Ma poi leggo meglio. Non era l’avvocato del popolo, ma il primo ministro della repubblica popolare. Un cinese insomma. Un raro esempio di marxismo sorosiano che ormai fa tendenza e si presenta bene in società. Un radical choc. Epperò volete mettere? L’ultima moda cinese mi provoca una rara invidia sociale di fronte ai nostri avanzi degli anni ’70 che tuonano puntuti che “il tasso di crescita non si negozia”. Mi consola che se la speranza del liberalismo abita in Cina, comunque andrà a finire sarà un successo. Per gli altri almeno. Per noi andrà molto meglio. A noi ci aspetta qualcosa di meglio del successo.

Avrete notato i segnali sono sparsi ovunque: i tassi di crescita si azzerano, la produzione industriale crolla, come le vendite al dettaglio e anche oggi ha portato il suo cambiamento: la disoccupazione nell’Ocse a settembre diminuisce ma in Italia aumenta.

A parte quella giovanile, che trovate su, quella complessiva torna sopra il 10% a settembre 2018 il che mi fa capire che il geniale piano del governo per aumentare l’output gap e quindi lo spazio fiscale per far deficit grazie all’aumento dei disoccupati è all’opera. Dopo il piano B per l’uscita dall’euro e il piano C per aumentare la crescita coi moltiplicatori magici c’è anche il piano D per trasformare la disoccupazione in deficit. Il cambiamento procede malgrado nessuno lo osservi e ancor meno lo apprezzino. Ma fa nulla: il piano A, che poi è quello originario, vi arriverà fra capo e coda un bel giorno. Mentre fate bancomat.

A domani.

 

Cronicario: E finalmente superiamo il 3% (di deficit)

Proverbio dell’8 novembre Non puoi ricavare latte da un bufalo maschio

Numero del giorno: 299.800 Italiani 20-24enni del Sud che hanno abbandonato la scuola

La crescita, si vabbé, che volete che sia? Il solito unovirgola se va bene. Ma volete mettere la gioia di sforare il 3% del deficit/pil? C’è una mandria di fenomeni che ha fatto la ola quando stamane la Commissione Ue ha rilasciato le sue previsioni d’autunno.

Dai che li conoscete. Sono quelli che “il deficit è bello perché aiuta i poveri e ci fa più ricchi”. E finalmente sono stati accontentati. La crescita aumenta di un paio di decimali rispetto alle previsioni di autunno del 2017, ma il deficit di oltre un punto rispetto al 2017 da qui al 2020. Poi dice che non esistono i moltiplicatori.

Ma comunque inutile stare a impiccarsi su queste miserie da “puristi delle sala contabile”, come ebbe a dire un noto cazzaro qualche tempo fa a chi gli chiedeva coerenza sulle cifre che andava diffondendo. Il punto saliente è che sforiamo il maledetto 3%, che per i madonnari del deficit sovrano è come l’urlo di libertà di Braveheart. Poi certo finì come finì con lo scozzese, ma volete mettere la gioia del momento?

Rimane il problema di come convincere il resto del mondo a fidarsi della nostra buona volontà di debitori a fronte di un andamento macro vagamente preoccupante. Date un’occhiata alle componenti del nostro pil, presente e futuro.

Che ci dice questo bel disegnino? Che la crescita langue, malgrado lo sforamento del deficit e non c’è neanche tanta trippa per gatti. L’output gap, ossia la differenza fra il pil reale e quello potenziale risulta persino positivo. Quindi non dovremmo neanche farne, di deficit. Sarà pure vero, come giura il ministro dell’economia che rima ora e sempre con Mammamia e soprattutto con diplomazia, che le valutazioni della Commissione sono frutto di “una defaillance tecnica”. Ma bisognerà vedere che diranno quelli là fuori Non i gazzettieri del cambiamento: i creditori. I cugini di Bruxelles potrebbero persino risultare ottimisti.

A domani.

Pro memoria: il primo ministro, noto anche come avvocato del popolo, dice che stime di crescita diverse da quelle del governo sono assolutamente inverosimili. Poco dopo il Fmi ha confermato ne sue previsioni: +1,2 nel 2018, +1% nel 2019 e +0,9 nel 2020. Ne riparliamo fra un anno da oggi.

Cronicario: Un altro grande successo su Italia Zero: la produttività

Proverbio del 6 novembre Un coltello non taglierà il proprio manico

Numero del giorno: 1.400.000 Liberi professionisti in Italia (+21% dal 2008)

Anche oggi Italia Zero, la nostra meglio tivvù del dolore, ci ha regalato di che pascere la nostra smania autodepressiva mandando in onda una meravigliosa release Istat che dice tutto quello che c’è da sapere e non avete mai osato chiedere sul perché siamo quello che siamo.

E che sarà mai, vi chiederete. Indovina indovinello. Cos’è quella cosa che ha sicuramente a che fare col fatto che tendiamo a fare zero di pil, o quasi, quando va bene e che è sicuramente correlata a quell’altra abitudine che abbiamo, ossia fare zero di crescita demografica?

No, non c’entra la sfortuna. Leggete qua.

Nel caso non fosse chiaro, questa è la tabella che misura l’andamento dei fattori totali della produzione, ossia di quelle cose che dovrebbero far crescere in maniera robusta un’economia. Guardate quanto è cresciuta la produttività totale dei fattori negli ultimi 22 anni.

Esatto: zero. Due zeri in fila sono un indizio. Tre sono una prova. E adesso provate a convincervi che dipende dall’Europa.

A domani.

Cronicario: Occupazione e risparmio gettano la spugna con gran dignità

Proverbio del 31 ottobre Gli stolti attraversano la vita senza curarsi delle bellezze del creato

Numero del giorno 330.000 Aumento lavoratori over 50 in Italia da settembre 2017

Ora io a quelli che ci dipingono maestri del piagnisteo vorrei dire: andatevi a leggere che dice il boss dell’Acri, che non è un ridente comune del cosentino né la gloriosa cittadella crociata in Terrasanta dei bei tempi andati, ma l’associazione delle casse di risparmio che oggi festeggia in grande spolvero la 94esima giornata del risparmio. Ancora per poco, pare, perché continuando di questo passo il risparmio degli italiani sarà una bella storia da raccontare attorno al fuoco.

E che dirà mai? Presto detto: “Il risparmio privato – e non solo – non può venire sacrificato sull’altare del debito pubblico”. Anzi “è innanzitutto responsabilità del Governo di non mettere a rischio il risparmio degli italiani”.

Dulcis in fundo: ” Questo risparmio nelle ultime settimane è già stato significativamente ridotto”. Che non lo sapevate? Dai sì che lo sapevate. Non solo ve l’ha detto il vostro Cronicario, ma poi vi sarete accorti dello sguardo vitreo del vostro bancario quando siete andati a chiedere un mutuo, o – peggio – a chiedergli conto dei vostri investimenti in quei bellissimi Btp che collezionate dai tempi della nonna.

Ecco, a questi che ci accusano di essere piagnoni io vorrei dire: provateci voi a perdere un paio di cento miliardi, e voliamo bassi, in sei mesi e non inscenare una Traviata o almeno un Rigoletto. Noi ci siamo riusciti. Abbiamo incassato la perdita con gran dignità. Si vocifera che il consenso del governo sia sceso sotto il 60%. Ma è di sicuro un’esagerazione. Ma come in questo periodo stiamo dando prova di teutonica fermezza. Per dire, siamo esposti a un costante bombardamento di minchiate: tipo la storia della terra ai genitori di terzogeniti (ma dal 2019).

Ma soprattutto c’è quel fastidioso rumore di sottofondo chiamato esageratamente realtà che continua insistentemente a punzecchiare il governo del cambiamento. Non bastasse l’Italia Zero di ieri, oggi sempre la solita Istat, che evidentemente è matura per candidarsi alle elezioni, se n’è uscita con i dati sull’occupazione, che non sono proprio bellissimi.

Il che praticamente all’indomani dell’approvazione del mitico decreto dignità non è che giovi alla narrazione del popolo. Vaglielo a spiegare che i dati mensili non fotografano un trend a quello che ha perso il lavoro perché non gli hanno rinnovato il contratto e per giunta legge sulla stampa di regime che il reddito di sanchopanza arriverà chissà quando nel 2019. E tuttavia, anche stavolta, nonostante la suonata di sveglia, neanche un tremolio di palpebra presso il popolo del cambiamento. Per gli italiani, a quanto pare, vale quello che diceva la buonanima.

D’altronde, lo stato siamo noi no?

A lunedì

ps: toglietemi tutto, ma non il mio ponte (semicit).