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Cronicario: Il motivo della disoccupazione giovanile? L’età

Proverbio del 2 ottobre Il problema non è quando si va piano, ma quando ci si ferma

Numero del giorno: 56.3 Indice manifatturiero in Italia di settembre

E poi arriva l’Istat, in formissima già di lunedì mattina con una notizia che è meglio del quinto caffé del giorno.

E che dice la nostra portatrice di fiducia nazionale? Dice che il mercato del lavoro va alla grande, altroché. Ad agosto gli occupati crescono su base mensile di 36 mila unità e su base annuale di 375 mila.

Ma non c’è solo questo. Date un’occhiata.

Per dire, ci sono ottime notizie per l’occupazione femminile e persino per quella giovanile, diminuita dello 0,2%. Il tasso di occupazione è tornato ai livelli del 2008, al 58,2%. Il grosso del miglioramento è dovuto ai contratti a termine, cresciuti in un anno del 14,3%, pari a 350 mila unità, mentre quelli a tempo indeterminato sono pressoché stabili, con un +0,4%, pari a 66 mila posti.

Ma ancora più interessante è osservare che la disoccupazione giovanile, quella dei 15-24 rimane ancora al 35,1%, pure è se migliorata in un anno di 2,2 punti percentuali.

Mi accorgo scrutando la tabella che i tassi di disoccupazione più bassi in Italia ce li hanno i 50-64enni. E allora finalmente capisco qual è il problema della disoccupazione giovanile: l’età.

A domani.

Cronicario: Allegria, calano inflazione e debito estero

Proverbio del 29 settembre Un uomo senza sorriso non apre un negozio

Numero del giorno: 5 mld Stanziamento del governo per le famiglie nel 2017-8

E’ venerdì e quindi oggi solo buone notizie, sennò v’intristite il fine settimana e con lui deprimete i consumi e l’economia. Ricordate: per essere felici e fare felici gli altri dovete spendere e spandere.

Allora: la prima buona notizia è che è diminuita l’inflazione. Ovviamente la buona nuova arriva da Istat, noto fornitore ufficiale di fiducia.

Ora vi chiederete: ma perché l’inflazione che cala è una buona notizia? Ci hanno detto in lungo e largo che è una iattura. Lo so, lo so. Ma un bel calo d’inflazione in Italia, a fronte di un andamento dell’inflazione stazionaria nell’eurozona

è un’ottima notizia. Specie quando si legge che in Germania nel frattempo è arrivata all’1,8%. Il motivo è presto detto: l’inflazione che rimane bassa è l’unico freno alle voglie di normalizzazione della politica monetaria – ieri per dire il governatore della banca centrale francese ha detto che bisogna ridurre “pragmaticamente il QE – che dopo il risultato le elezioni in Germania partiranno a razzo. E sappiamo bene cosa rischi l’Italia, col suo debituccio pubblico da rifinanziare ogni anno, se i tassi torneranno a crescere.

La seconda buona notizia è ancora meglio. La Banca d’Italia ha rivisto i dati delle statistiche sull’estero. In sostanza – e ve la faccio semplice – la nostra posizione netta sull’estero, un indicatore che misura il saldo fra il valore dei nostri investimenti all’estero e quello degli investitori esteri da noi, è migliorato. A fine 2016 avevamo un deficit di 251 miliardi, ma in realtà, dopo aver rifatto i conti, sono 165. Un miglioramento di 86 miliardi dovuto in larga parte alle famiglie e poi alle imprese, che si è scoperto hanno fuori dai patri confini 68 miliardi in più di quanto si pensava prima, allocati in fondi esteri.

E che volete fare: da quando Supermario fa il fenomeno alla Bce, è diventato conveniente spostare all’estero i quattrini. Ecco la situazione dal 2010. Prima lo stock complessivo di fondi all’estero.

Poi la posizione netta sull’estero

Abbiamo 674 miliardi là fuori e una posizione netta al 9,8 di deficit, al suo minimo. Non siete felici?

A lunedì.

Cronicario: Le gioie della famiglia e quelle dell’evasione Iva

Proverbio del 28 settembre Anche la mucca nera fa il latte bianco

Numero del giorno: 1,9 Crescita % prevista per la Germania nel 2017

E per fortuna che in Italia ogni tanto dedicano un qualche evento alle famiglie. Per fortuna nel senso che se ne parla e basta, visto che delle famiglie se ne parla almeno quanto ce ne infischiamo. Sono fatti loro. Delle famiglie, intendo.

Facciamo tutto in famiglia: ci manca solo che lo stato – tasse a parte – interferisca nell’ultima isola di libertà che ci è rimasta. Perciò l’idea di fare politiche per la famiglia è l’ultimo rigurgito statalista del nostro paese, per fortuna respinto con perdite. Sarà perché se ne parla talmente da sfiancare chiunque, laggiù dove si comanda, dovrebbe occuparsene.

E tuttavia oggi si è svolta addirittura una giornata per la famiglia, con la bella gente che vedete qua sotto,

tutti a magnificare le gioie della famiglia che però vengono oscurate da politiche incapaci di valorizzare l’unico autentico asset che ci è rimasto. Per dire, ha voglia il presidente Boeri a dire che “la crescita delle famiglie dipende dal lavoro delle donne” e che chi lavora ha “alti costi legati alla genitorialità”. Alla fine della Giornata, tutti amici come prima. E le famiglie?

Le gioie delle famiglie, peraltro in via di estinzione, mica possono essere turbate dall’intervento governativo. Tale considerazione resiste pure ad alcune considerazioni del presidente dell’Istat, Alleva, che ormai si esprime per grafici. Prendete ad esempio lo schema delle nostra famiglie.

Le coppie con figli – per dire, la famiglia tradizionale – si sono ridotte dal 41,9% del periodo 2005/16 al 35,7% del periodo 2015/16. Un capolavoro. Lasciate al libero mercato, le famiglie tradizionali stanno cedendo il passo alle persone sole, ormai una su cinque nuclei familiari.

Alleva ci ricorda anche un altro paio di cosette. La prima: la situazione occupazionale delle donne è fra le peggiori dell’Ue, siamo addirittura penultimi.

Ma soprattutto, emerge che dal 2005 al 2016 l’incidenza di povertà assoluta nelle famiglie è passata dal 3,6% al 6,3%, un meraviglioso sottosopra fra l’unità e i decimali.

Notate come schizza l’indice di povertà per chi ha tre o più figli. Ma non vi preoccupate: nessuno si sogna di interferire in questo meraviglioso processo di mercato. Le famiglie si estinguono perché lo vuole l’economia, mica penserete che possiamo intervenire ovunque. E poi, dove li prenderemmo i soldi?

No, perché stamattina ho letto da qualche parte che l’Ue ha nominato l’Italia prima in classifica per l’evasione Iva: una robetta da 35 miliardi di Iva evasa ogni anno su un totale di 150 miliardi evasi in tutte Europa. Sapete quanto siamo affezionati ai nostri primati. Quindi la nostra evasione Iva, più o meno il nostro deficit fiscale annuo, ci dà la stessa gioia del nostro primato di famiglie estinte. Sono due facce della stessa medaglia. Ma guai a dirlo: sono affari di famiglia.

A domani.

Cronicario: Invece del commercio, pensate alla salute

Proverbio del 26 settembre Un villaggio dove si litiga spesso non prospera

Numero del giorno: 1.100.000 Riduzione della popolazione 18-34enne in Italia fra il 2006 e il 2015

Avevo appena iniziato a sfogliare i dati sul commercio estero extra Ue rilasciati in mattinata da Istat, che mostravano una certa gagliardia, quando d’improvviso inciampo su un’altra notizia imperdibile. Aspettate però, prima rifatevi gli occhi con questo.

Aggiungo giusto un paio di dati che non si vedono. Ad agosto 2017, rispetto allo stesso mese del 2016, l’export verso Cina è cresciuto del 26,6%, verso la Russia del 20,9%. In flessione invece le vendite verso i paesi OPEC (-5,9%), paesi ASEAN (-1,2%) e soprattutto gli Stati Uniti (-1,1%). Gli acquisti da Russia (+54,7%), India (+14,8%) e paesi OPEC (+6,4%) registrano aumenti superiori a quello medio delle importazioni. Petrolio e gas, I suppose.

Dicevo, che mi ci sarei pure perso in questo labirinto statistico se nel frattempo non avessi incrociato il presidente, sempre dell’Istat, Alleva che oggi ha tenuto una lectio magistralis sulla salute in Italia. Tema caldissimo, atteso che siamo un paese seriamente sospettato di allevare torme di ipocondriaci.

Di fronte alla salute (e alla casa), ogni altra cosa impallidisce per noi italiani. E perciò ho iniziato a osservare Alleva e ho scoperto alcune cosette. La prima è che la nostra piramide demografica, che adesso somiglia a un muffin, nel 2065 sarà una polpetta instabile.

Segno che qualcosa si è profondamente inceppato nella nostra comunità e che se non lo sblocchiamo condanniamo chi ci sarà nel 2065 a vivere in un ospizio.

Quanto alla salute, che in qualche modo ha a che fare con la demografia, visto che una popolazione anziana è più a rischio di una giovane, vengono fuori alcune informazioni interessanti. La prima è la “correlazione spuria”, come la chiama Alleva, fra titolo di studio e speranza di vita. Chi studia campa di più. All’incirca.

Al tempo stesso, pure chi sta in cima alla classifica sociale, che di solito ha studiato, campa non solo meglio, ma pure di più.

Ma se questa era facile, quest’altra è stupefacente.

In pratica la speranza di vita in buona salute in Trentino è quasi dieci anni di più rispetto al Lazio. Ora non so perché succeda questa cosa. Forse voi sì. Intanto che mi fate sapere, faccio le valigie.

A domani.

Cronicario: Alice (Weidel) nel paese delle Meraviglie

Proverbio del 25 settembre Nella casa della formica la rugiada è un’inondazione

numero del giorno: 169.923 Banconote false in euro ritirate in Italia nel 2016

Nella casa della formichina tedesca, come suggerisce il nostro proverbio di oggi, la rugiada delle preferenze per AfD somiglia davvero a un’inondazione. E sarà interessante vedere come la mutti Merkel si troverà a galleggiare fra le ritrosie di Schulz, deluso innanzitutto da se stesso, le bizze dei liberali, che già dicono di volere meno debito e meno moneta in circolazione, e quindi tassi più alti, e l’incognita di Alice Weidel, la co-leader di AfD, una volta che capiremo tutti meglio che cosa vuole. Di fronte a tutto questo rimane senza risposta la domanda: dove andrà la Germania?

Quelli che si ostinano a leggere ogni fenomeno con le lenti dell’economia dovrebbero spiegarci perché il paese delle meraviglie abbia scelto la sua Alice, infischiandosene bellamente dei primati contabili che la Germania inanella un mese via l’altro. Non che non ci abbiano provato, sia chiaro. Ieri sul web girava, fra i tanti, questo grafico.

a manifestare la circostanza che a fronte dei risultati lodevoli della prima riga, campeggiavano, a disdoro di 12 anni di Merkel, gli esiti infausti della seconda. Tassi di povertà in aumento, lavoratori poveri in aumento, lavoratori che cumulano due stipendi in aumento, eccetera. Come dire: il miracolo tedesco ha un lato oscuro che la narrazione ufficiale degli amici della Germania nasconde. Ed ecco perché l’est tedesco, tuttora alquanto disgraziato, ha votato per AfD. Facile: è l’economia stupido.

Ma se i poveri tedeschi votano AfD con tutto quello che hanno alle spalle di welfare, servizi e compagnia cantando, che dovrebbe votare un povero italiano?

Poi c’è la questione migranti. Altri intelligentoni hanno spiegato che la Merkel ha pagato l’ingresso di un milioni di siriani nel 2015 che ha fatto incazzare i notoriamente pacifici tedeschi, che si sono prontamente intonati al ritornello di “la Germania ai tedeschi”, o “Germania first”, o magari il classico “Deutschland über alles”, che da sempre risuona nelle corde dello spirito nazionale. Sia come sia l’Alice tedesca dovrà riuscire a spiegare al paese delle meraviglie come dovrebbe fare a invertire il suo terribile trend demografico da qui a un ventennio, partendo da questa situazione.

In sostanza, su 43 milioni di famiglie, nel 2035, ben 34 saranno composte al massimo da due persone e la maggioranza relativa, ossia 19 milioni, da persone sole. I bambini saranno confinati in un recinto di 8 milioni di famiglie, poco più del 20% del totale. E queste previsioni sono fatte sulla base di un tot di flussi migratori.

Aspettando che Alice ci illumini, mentre Angela guida il vascello pericolante del suo prossimo governo, vale la pena segnalare un’altra cosetta in questo Cronicario di oggi, vagamente noioso (come accade sempre quando la politica fa capolino). La commissione Ue ha deciso di chiudere la procedura di deficit eccessivo contro la Grecia, dando attuazione alla raccomandazione in tal senso emessa nel luglio scorso. La Grecia è tornata presentabile. Ora all’indice sono rimasti solo in tre.

Ci son pure Francia e Spagna. Ma purché se magna…

A domani.

Cronicario: Abbiamo rivisto il deficit, sta bene e ci saluta

Proverbio del 22 settembre Corvi con corvi non s’accecano fra loro

Numero del giorno: 682 Morti sul lavoro in Italia nei primi otto mesi del 2017

Abbiamo rivisto il deficit: sta bene e saluta tutti. E’ in forma e promette di mantenere la sua taglia, anche se tende un po’ a ingrassare, e bisogna capirlo, ormai ha i capelli bianchi. Dice pure che è bene intenzionato a rispettare i parametri europei, ma con calma e per favore, perché siamo un grande paese e l’Europa non può trattarci a decimali in faccia. Quindi ha preso e se ne andato tutto contento perché l‘Istat, che ha rivisto oltre al deficit anche il debito del 2016, ha certificato che quest’ultimo è diminuito di una cosetta nel corso dell’anno: dal 132,6 al 132%, nientemeno.

E il deficit? L’hanno rivisto, appunto: è aumentato da -2,4% a -2,5%. Un decimale appunto, giusto un buco in meno sulla cintura del nostro risparmio pubblico.

Nulla, infatti. Vedremo adesso che presentano il DEF, che doveva arrivare oggi ma slitta a domani, che è sabato e la gente è distratta. Intanto ricordo a chi distratto non è, ma magari è smemorato, che il governatore Visco ha detto non più tardi di ieri che se si vuole portare il debito sotto il 100% in dieci anni serve un avanzo primario del 4%, a fronte dell’1,5 attuale.

Mentre il deficit ci girava la spalle, sorridente e ben nutrito, ci siamo trovati di fronte all’ira funesta dei cinesi contro S&P che ieri l’ha declassati e oggi, dopo gli strali del governo di Pechino, ha pure tolto la tripla A ad Hong Kong, che è un po’ la Cina off shore. Una delle poche tripla A rimaste al mondo. Se potessimo parlare ai cinesi diremmo loro di non rimanerci male: quando S&P ti declassa vuol dire che ormai sei entrato a pieno titolo nell’economia internazionale.

La migliore della settimana, però, se l’aggiudica il nostro beneamato Draghi che, parlando a Dublino ed evocando inconsciamente Papa Francesco (d’altronde SuperMario è il Papa laico) ha detto che “i giovani non vogliono vivere con i sussidi, vogliono lavorare e allargare le proprie opportunità” e che i governi devono darsi da fare per “rispondere alle loro richieste”.

Se fossi giovane, tanta attenzione mi spaventerebbe. Per fortuna l’anagrafe è dalla mia.

A lunedì.

Cronicario: Il debito pubblico diminuisce. In Germania

Proverbio del 21 settembre Chi vuole arrivare prima cammini da solo, chi vuole arrivare lontano, cammini in compagnia

Numero del giorno: 36,6 Calo % delle ore di cassa integrazione su base annua in agosto

E’ mattina quando leggo che il debito pubblico nei primi sei mesi del 2017 è diminuito del 2,9%. E’ mattina presto e perciò sono poco affidabile. Mi stropiccio gli occhi e guardo meglio: infatti non era possibile. Nel senso che non era possibile da noi. Il miracolo è avvenuto in Germania, il paese dei miracoli economici. Per dire, il caso vuole che, nel secondo quarto del 2017, sempre del 2,9% siano aumentate invece le retribuzioni nominali che, a fronte di un’inflazione dell’1,7, significa che quelle reali sono cresciute dell’1,2%. Peraltro questa crescita è risultata di un punto percentuale la più alta degli ultimi venti trimestri.

Quindi mentre aumentano le retribuzioni, il debito pubblico tedesco arriva a 1.977,8 miliardi di euro, 59,8 miliardi in meno di fine 2016. Per chi non lo ricordasse, il nostro ha superato i 2.300 miliardi.

No, davvero: va tutto bene. Per dire la nostra Inps si premura di farci sapere che “nei primi sette mesi del 2017, nel settore privato, si registra un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a 1.073.000, superiore a quello del periodo corrispondente sia del 2016 che del 2015”. Non so se mi spiego.

Poi certo ci sono i dettagli. Tipo il fatto che la metà di questo saldo è dovuto all’aumento dei contratti a termine, cresciuti di 501.000 unità. Tant’è che sempre l’Ipns osserva che le assunzioni stabili sono arrivate al 24% del totale. Ma soprattutto c’è quella fastidiosa coincidenza per la quale la buona notizia arriva proprio nel giorno in cui la Bce presente il suo bollettino economico, dove si legge di un’indagine condotta sui paesi Ocse negli ultimi 35 anni dalla quale si deduce che il calo della disoccupazione in Italia (ma anche in Slovenia) non si può definire significativo.

Certo non dice solo questo. Ad esempio fa notare che donne e anziani, oltre agli immigrati, hanno dato un contributo determinante all’aumento dell’occupazione nell’EZ.

Mi rendo conto: sono notizie bellissime. Tipo quella che i cattivoni di S&P hanno declassato nel frattempo il rating di credito della Cina, preoccupati come sono della crescita del credito vagamente esuberante.

Ma non vi preoccupate. Va tutto bene anche laggiù.

A domani.

Cronicario: Va tutto bene, mannaggia all’Ocse

Proverbio del 20 settembre Chi scava un fosso con cattiveria, ci finisce dentro

Numero del giorno: 1,36 Dollari necessari per comprare una sterlina

Va tutto bene, siore e siori. Quando meno ve l’aspettate arriva Istat e ci regala la buona notizia del giorno. Una robetta niente male.

La crescita si rafforza, mica bruscolini. Anzi, le prospettive di crescita sono “intense e stabili” per l’eurozona. A ritmi “relativamente sostenuti”, tiriamo avanti la carretta, grazie a consumi privati e investimenti che rialzano la testa. E gli indicatori “rimangono orientati positivamente”.

Neanche il tempo di digerire la buona nuova, che arriva l’Ocse e fa del suo meglio per guastare la festa. E che ci dice l’Ocse? che va tutto benino, epperò…

Ecco queste sono le previsioni, persino riviste leggermente al rialzo rispetto a giugno. Ma allora qual è il problema? Il fatto è che il miglioramento rischia di essere a breve termine se i vari stati non si decidono a fare azioni risolutive. Non la smettono, per dirne una, di aumentare le restrizioni al commercio, che Ocse giudica con severità.

E poi ci sarebbe quella quisquilia degli investimenti privati, che segnano il passo.

E dulcis in fundo ci sarebbe anche il fatto che parecchi stati fanno tutto il contrario di quello che dovrebbero fare, almeno secondo gli standard Ocse, per favorire la crescita. Noi italiani, ad esempio, siamo fra i peggiori.

In sostanza la modalità di erogazione della nostra spesa pubblica, sin dal 2005, ha “notevolmente peggiorato” l’efficacia delle politiche per la crescita e l’efficacia. Mannaggia all’Ocse.

A domani

 

 

Cronicario: Abbiamo imparato a far soldi coi soldi

Proverbio del giorno L’intelligenza è ricchezza

Numero del giorno: -0,4 Indice costruzioni in Italia su base annua a luglio

Ancora preoccupato per l’ammosciamento del nostro commercio estero, mi consolo osservando il dato sul conto corrente della nostra bilancia dei pagamenti – in sostanza il saldo fra i nostri incassi dall’estero e le nostre uscite per l’estero – che mostra un andamento rassicurante, persino crescente.

Leggo la nota a pie’ di disegnino e scopro che ad addrizzare il saldo ci hanno pensato i redditi primari migliorati di una decina di miliardi fra luglio 2016 e luglio 2017.

Ve la faccio semplice: abbiamo imparato a far soldi coi soldi. Fatto storico: era una vita che pagavamo all’estero più rendite di quanto l’estero ne pagasse a noi. E invece ormai – sospetto grazie alle magie monetarie di SuperMario – siamo diventati rentier esperti. Magari aiuta anche il fatto che gli interessi che paghiamo sul nostro debito pubblico all’estero siano collassati…ma non perdiamoci in quisquilie. Ci si è ammosciato il commercio ma si è impennata la rendita.

E’ una piccola soddisfazione, ma tocca pure accontentarsi. Oggi il cronicario globale è alquanto tirchio di buone nuove. Per dire: la Bce ha tirato fuori dal cappello un altro capitolo del suo prossimo bollettino economico, nel quale lamenta che le riforme strutturali nell’EZ sono state fatte con lentezza e sono frammentate.

Lo so che vi fischiano le orecchie, ma se considerate che da quando è nata la banca centrale non fa altro che ripetere che servono le riforme strutturale, sorge il dubbio che i solidi argomenti della Bce abbiano in generale un seguito disattento.

Ma mai quanto il ministro Padoan, temo, ancora convinto che le leggi di stabilità si facciano tenendo conto delle compatibilità di bilancio. E che ha detto Padoan? Che “le risorse sono pochissime dati i vincoli di bilancio. Il Pil è migliorato ma non in modo tale da allentare questi vincoli in modo significativo”. Che significa?

E quando mai è stato un problema?

A domani

Cronicario: Jp Morgan inaugura la Skynet finanziaria

Proverbio del 31 luglio Hai un dente solo? Sorridi almeno con quello

Numero del giorno: 499.000.000 Utile di Poste nel primo semestre secondo analisti

Mi chiedo quale spiritello dispettoso abbia ispirato Eurostat a pubblicare, proprio il 31 luglio, le statistiche sugli europei che non si possono permettere neanche una settimana di vacanze l’anno fuori da casa propria. Addirittura uno su tre, secondo gli eurostatistici. Che diventa il 45,2% della nostra popolazione, trovandosi l’Italia nella parte bassa delle classifiche.

Ora pensate un attimo a tutte le persone che conoscete e poi ditemi se non vi sorge qualche dubbio sulle statistiche, che sono verissime, per carità, ma questo non vuol dire che catturino la realtà. E questo vale anche – e soprattutto – quando le notizie sono buone.

Sempre Eurostat, per dire, ce ne regala una ottima, ossia l’andamento della disoccupazione, che tocca il minimo da febbraio 2009 per l’eurozona, portandosi al 9,1% e addirittura al 7,7% per l’Ue intera, al minimo da dicembre 2008. Come dire, non siamo ancora ai bei tempi, quando la disoccupazione nell’EZ stava sotto l’8%, ma il trend è decisamente ribassista.

Alla festa europea per il calo della disoccupazione partecipa anche l’Italia. Istat ha pubblicato dati quasi rassicuranti, che parlano di un calo degli inattivi, della disoccupazione giovanile e persino di un record dell’occupazione femminile. Peccato che fra i grandi progressi si registri anche quello per i lavori a termine, che riguarda 2,69 milioni di lavoratori, registrando il valore più elevato fra quelli raccolti di recente.

La carrellata statistica non può ignorare il dato sull’inflazione di luglio, che nell’EZ decelera all’1,3% e in Italia all’1,1%. Rimane un mistero inspiegabile:

E tuttavia la notizia più eccitante non arriva certo da Eurostat. Arriva dagli Usa, dove JP Morgan ha annunciato che dopo averlo testato per alcuni mesi in Europa, adesso lancerà sui mercati statunitensi e asiatici LOXM, che non è una supposta, ma il nuovo robot dotato di intelligenza artificiale che prenderà il posto dei vecchi trader umani. Vuoi mettere? LOXM acquista e vende a ritmi disumani e al miglior prezzo, non va in ferie e non si deprime. Al massimo può deprimere i mercati qualora dovesse sbarellare.

Vi sembra d’aver già visto questo film? Vi sembra giusto.

A domani