Etichettato: cronicario the walking debt
Cronicario: Finalmente aumenta tutto, a cominciare dai debiti
Proverbio del 15 maggio La ragazza bella non è senza difetti
Numero del giorno: 10,7 Aumento % vendite al dettaglio in Cina ad aprile
Allegria: aumenta l’inflazione. Dovremmo essere felici? Ci dicono di sì. E siccome il cronicario globale non dubita, non lo faccio neanch’io anche perché fa caldo e pensare mi provoca allergia.
Perciò mi contento di osservare che l’indice dei prezzi al consumo di aprile è cresciuto su base mensile dello 0,4%, mentre su base annuale, ossia verso aprile 2016, la crescita è stata dell’1,9%. Siamo ai confini della realtà, ossia il target Bce. E non è detto che sia una cosa buona e giusta.
Anche perché, a parte il Mago di Ez che ci trascina con le sue magie monetarie, qui c’è un problema di debito pubblico che cresce pure lui – a marzo siamo arrivati a 2.260 miliardi, venti in più rispetto a febbraio – e bisogna pure pagarci sopra gli interessi che non saranno sempre bassi come adesso, specie se l’inflazione salirà bla bla bla. La conoscete la solita solfa.
Che ci salva dall’aumento dei tassi? L’inflazione di fondo che rimane bassina, ma comunque aumenta pure lei. Al netto di cibo fresco ed energia si arriva all’1,1%, quattro decimi in più rispetto a marzo. Quella senza beni energetici arriva a 1,3 da 1,2. Tutto aumenta: fateci pace.
C’è pure chi festeggia. L’agenzia per le entrate, ad esempio, festeggia sottovoce l’aumento delle transazioni immobiliari certificato dal suo ultimo bollettino. Di sicuro lo fa per amore patrio, vista la rilevanza dell’economia immobiliare nel nostro paese, ma forse anche perché qualche cosina arriva pure al fisco ogni volta che comprate casa.
Insomma l’Agenzia per motivi di amor patrio o di semplice bottega festeggia l’aumento delle compravendite ipotizzando persino l’avvio di un nuovo ciclo espansivo sull’immobiliare, visto che l’anno scorso ci sono state più di 530 mila vendite di abitazioni, che non solo è quasi il 19% in più rispetto al 2015, ma è anche il terzo anno di fila che le compravendite aumentano, ponendo fine a un ciclo che aveva fatto dimezzare indice delle compravendite rispetto al picco del 2007.
E siccome 245 mila di queste case sono state comprate con un mutuo, oltre ad aumentare le vendite sono anche aumentati i debiti privati, non bastassero quelli pubblici. A parte il fatto che è mi stupisce osservare come gli altri trecentomila che hanno comprato casa avevano i soldi in bocca, tutti questi aumenti mi riconciliano con lo spirito del tempo.
A domani.
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Cronicario: Primato italiano nella Slow Economy
Proverbio dell’11 maggio Una piccola falla fa affondare una grande nave
Numero del giorno: 950.000 Aumento produzione petrolio Usa in barili nel 2017
Sono sicuro che avrete letto nel cronicario globale il cervellone di turno dire, commentando le previsioni di primavera della Commissione Ue, che l’economia italiana è quella che cresce più lentamente, che andiamo troppo piano, che così non si può andare avanti e tutto il solito piagnisteo a corredo di questi numeri:
Ora il problema del cronicario globale è che, a differenza del vostro Cronicario qui presente, non ha capito che noi siamo gli ultimi perché siamo i primi: basta cambiare punto di vista.
Esatto: noi siamo in cima alle economie che gareggiano per la Slow economy. Abbiamo pure profeti in patria.
Perciò stiamo rinascendo con saggezza e ci stiamo riuscendo talmente bene che diventeremo strasaggi una volta che saremo tutti disoccupati. Perciò gli altri paesi europei rosicassero quanto gli pare con la loro crescita del 2, del 3 e alcuni persino del 4%. Loro sono dei tristi fautori della fast economy. Sono il passato, noi il futuro.
Purtroppo però il passato ancora incombe. E non soltanto nei cervelli bacati di quegli economisti nati nel XIX secolo che ancora pensano alla crescita, ma anche in certe istituzioni internazionali che addirittura festeggiano il calo della disoccupazione.
O persino nella signora europea per eccellenza, ossia la Bce, che oggi ha finalmente rilasciato il suo bollettino mensile dopo aver lanciato estratti terroristi nei giorni scorsi. E siccome è sadica come poche, ha completato l’opera pubblicando un approfondimento su Target 2, una roba che ha fatto scervellare più persone del cubismo, ben sapendo che tanto non ci capisce un fico secco nessuno (o quasi).
E siccome mi sento slow anch’io, stacco e neanche ve lo spiego.
A domani.
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Cronicario: Moody’s gufa le banche, la Bce i disoccupati
Proverbio del 10 maggio Chi si profuma troppo è perché puzza
Numero del giorno: 34.000.000.000.000 Volume globale Shadow Banking
Fa sempre piacere sapere di essere nei pensieri di meravigliosi osservatori internazionali come Moody’s che il mondo ricorda per l’arguzia e soprattutto la tempestività con la quale avvisarono il mondo che il debito subprime variamente impacchettato era meraviglioso,
salvo scoprire a stalle vuote la sua autentica natura.
Tuttavia Moody’s sta ancora fra noi e io mi abbevero alle sue analisi come un pellegrino nel deserto, non tanto perché ci creda, ma perché sono divertenti. E scrutando qua e là ho trovato questa.
Ora non è tanto scoprire che su 3,9 trilioni di asset ci sono 356 problem loans, un po’ meno del 10%. Quello che non capisco è cosa siano i problem loans: scaduti, sofferenti, abbandonati, tristi?
Sono serissimo, giuro. Specie quando leggo che l’outlook sul governo è negativo come quello sulle banche che, guarda caso hanno in pancia quasi 400 miliardi di debito del governo.
Che in pratica vuol dire che se gufi le banche gufi anche il governo e viceversa. Un raro esempio di efficienza delle agenzie di rating.
Augurando care cose a Moody’s provo a cambiare registro quanto tutto d’un tratto il coro del cronicario globale si scatena attorno alla Bce che ha rilasciato un capitolo del suo bollettino economico dove dice in sostanza che la disoccupazione in Europa potrebbe essere di più di quello che si dice.
Uno dei motivi alla base di questa sorprendente intuizione è che ci potrebbe essere una quota rilevante di lavoratori sottoutilizzati
e poi anche di lavoratori scoraggiati. Sia come sia: anche la Bce gufeggia proprio mentre la disoccupazione cala. Il motivo?
Le riforme, le riforme!!
A domani.
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Cronicario: Il commercio e la realtà aumentata della statistica
Proverbio del 9 maggio Se non sai da dove vieni non sai dove stai andando
Numero del giorno: 3.800.000 Indennità fine mandato per Ad/Dg di Terna
Oggi è il giorno dell’Europa e lo sapete già, perché il vostro Cronicario preferito non se ne perde una di cose sollazzevoli e ve le comunica con onesto anticipo. Quindi la chiudiamo con una bella locandina e andiamo oltre.
Anche perché chissenefrega dell’anniversario delle dichiarazioni di Schuman quando escono insieme i dati sul commercio estero tedesco e quelli sul commercio al dettaglio italiano? Robe da intenditori, ve lo assicuro.
Cominciamo dai tedeschi che fanno faville. A marzo 2017 hanno esportato beni per 118,2 miliardi e ne hanno importate per 92,9 “le cifra più alte mai registrate per export e import”, dice l’istituto di statistica, aumentando del 10,8% il primo e del 14,7% il secondo su base annua. Interessante osservare che il surplus in valori assoluti di marzo 2017 è inferiore a quello di marzo 2016. Questo tanto per capire che le percentuali sono una cosa, e la realtà un’altra.
Il caso italiano è ancora più istruttivo. Nel primo trimestre 2017 le vendite al dettaglio in valore sono aumentate dello 0,7%, quelle in volume dello 0,1%. In pratica abbiamo comprato quasi le stesse cose spendendo di più. Un raro esempio di inflazione applicata.
E tralasciamo il fatto che parliamo di base trimestrale. Perché andiamo sulla base annuale scopriamo che sono pure diminuite dello 0,4% in valore e dell’1,4% in volume. Ed ecco allora come si usano le statistiche: se volete sembrare ottimisti dite che le vendite al dettaglio sono aumentate, che è vero. Se siete pessimisti dite che sono diminuite. Perché lo è altrettanto. Avete capito a che servono le statistiche?
Perciò decido di festeggiare insieme all’Europa anche la statistica, che è l’autentica realtà aumentata del nostro tempo. E poi cambio di nuovo argomento perché forse la ciccia sta altrove. Ad esempio in questa affermazione di Credit Suisse secondo la quale la Cina potrebbe investire dai 313 ai 502 miliardi (soprattutto la precisione mi stupisce) sui paesi della Belt initiative.
Magari vi state chiedendo cosa sia la Belt Initiative. Ottima domanda. La risposta però la trovate qui.
A domani.
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Cronicario: Spremuta fiscale all’italiana per Google
Proverbio del 4 maggio I bambini sono la luna che splende
Numero del giorno: 43.700.000.000 Deficit commerciale Usa a marzo
Non ci si crede, ma il nostro Fisco è riuscito a farsi pagare 306 milioni di euro da Google per non so quale pendenza che i californiani avevano maturato nei confronti del nostro erario. Adesso prepariamoci ai cazzari che parleranno di trionfo sulle multinazionali sanguisughe, del tipo Davide contro Golia, salvo poi dimenticare che quei colossi di fatto controllano l’economia a livelli mai visti prima.
Scopro ad esempio leggendo Bloomberg che Apple ha in cassaforte 257 miliardi di dollari fra cash e titoli. Questi ultimi pesano 148 miliardi e sono l’equivalente del valore del primo fondo comune a reddito fisso del mondo, il Vanguard Total Bond Market Index fund, che ne gestisce “appena” 145. Che vuol dire che Vanguard e Apple insieme fanno quasi trecento miliardi di debiti di qualcuno, che magari qualcuno è anche il vostro e neanche lo sapete. E tralasciamo il fatto che Google e i suoi compari abbiano inaugurato un trimestre iniziale record quest’anno.Solo lui ha fatto una robetta da oltre cinque miliardi di utile.
La spremuta fiscale all’italiana è un piacevole solletico per Google e fa notizia solo perché accade ogni tanto. Come quando si danno brioche al popolo.
Abbandono Google alle sue risatine e mi avventuro nei meandri del petrolio, di cui si sono occupati quelli più seri di me stamattina, per segnalarvi questo grafico che dice tutto quello che c’è da sapere.
Il petrolio sta in quella confortevole fascia di oscillazione che rende assai conveniente ai produttori di shale darsi da fare perché ci guadagnano parecchio. E c’è da giurarci che da lì non si schioderà per lungo tempo. Guarda caso la Russia ha fatto sapere di non aver ancora deciso se proseguirà nel taglio della produzione concordato con i paesi Opec alla fine dell’anno scorso. Sarà mica che non ci rientra con questi prezzi?
Per una parola di speranza, si può sempre bussare alla porta della Bce dove la gentile numero due della vigilanza europea unificata, la signora Sabine Lautenschläger ha suggerito alle banche europee di prepararsi per la Brexit: “Devono decidere come affrontarla e preparasi al peggio sarebbe opportuno”.
Ma il premio cazzeggio del giorno lo vince senza dubbio la nostra biondissima Marine Le Pen che ha detto che la Francia verrà governata da una donna: da lei o dalla Merkel. Insuperabile, come il tonno.
A domani.
Cronicario: Deutsche Bank studia il mandarino
Proverbio del 3 maggio Il giorno è breve per chi vuole lavorare
Numero del giorno: 3,9 Aumento % prezzi alla produzione nell’EZ su marzo 2016
Provate a pronunciarlo: Hna. Non Na: Hna, con l’ha aspirata che avrete orecchiato in qualche mercatino cinese mentre cercate carabattole a basso costo. Si perché il popolo – noi – conosce solo quei cinesi. Ma in realtà ce ne sono altri che girano in business o sui jet privati come quelli, immagino, della Hna, che è un conglomerato cinese dove dentro si trova di tutto, dagli aerei agli alberghi
e che, guardacaso, è diventata la prima azionista di Deutsche Bank col 9,92%, lasciandosi alle spalle i fenomeni di Blackrock, al 5,9%. Ce li vedo proprio i tedeschi a imparare il mandarino adesso.
Anche perché Mister Hna, al secolo Chen Feng, miliardario con fama di grande investitore in Europa, ha già in animo di spedire l’amministratore delegato del suo veicolo di investimenti europeo, tale Alexander Schuetz, che di sicuro il mandarino già lo sa, dritto nel consiglio di sorveglianza di DB, che di recente ha fatto un aumentino di capitale da un otto miliardi e ha pure postato un utile trimestrale gradevolmente in crescita.
Detto ciò, chiudo con le notizie serie perché anche oggi Eurostat, che come ricorderete ha lanciato la #YouthWeek ha postato questo grafico al fine di rispondere all’annosa domanda: ma i figli quando si levano dalle balle?
Ovviamente i nostri il più tardi possibile. Dopo i Croati e i maltesi ci siamo noi, con un’età media di 30,1 anni. Quindi considerando che mediamente facciamo i figli a quarant’anni, per lo più uno, ecco che finalmente ho scovato la vera vocazione della prole: farci da badanti al costo della nostra pensione. E così abbiamo pure bello che risolto il problema della disoccupazione giovanile.
Sempre per restare in zona Ue/EZ vi segnalo l’ultimo dato sul pil, quello relativo al primo trimestre 2017 che è in crescita su base mensile dello 0,5% e dell’1,7% su base annuale.
Se guardiamo all’Ue a 28, i dati diventano +0,4% e +1,9%. Insomma: l’Europa, eurodotata o meno, tira la carretta con una certa dignità.
In chiusura vi segnalo questa perla rilasciata dal presidente Istat che ci svela uno dei segreti meglio custoditi dalla statistica mondiale: “La disuguaglianza è un fenomeno multidimensionale: reddito, genere, educazione, tassazione, salute e aspettative di vita”. Ma anche colore dei capelli, girovita, numero di scarpa, altezza, bellezza, bruttezza, peso e forma. Rassegnatevi. Siamo diversi
A domani.
Cronicario: Siamo più attivi e quindi più disoccupati
Proverbio del 2 maggio Non si deve chiedere al sale di essere dolce
Numero del giorno: 14,2 Quota % di lavoratori in UE con contratto temporaneo
Sembra che agli italiani sia tornata la voglia di lavorare, solo che a quanto pare non basta la buona volontà, serve pure qualcuno che il lavoro te lo offra e ti deve pure piacere. Sicché le nuove stime Istat su occupati e disoccupati ci raccontano di un paese dove al calo degli inattivi ha finito col corrispondere un aumento della disoccupazione (+41 mila) salita all’11,7%.
Il calo degli inattivi (-34 mila) implica che più persone abbiano dichiarato di cercare lavoro, non che lo abbiano trovato. In sostanza, non lavoravano prima e neanche adesso. E infatti il tasso di occupazione è rimasto incagliato al 57.6%, in lieve crescita ma basso.
La novità è che, al netto della componente demografica, ossia l’effetto naturale dell’invecchiamento sulle coorti statistiche, la componente che più di tutte è cresciuta a marzo in termini occupazionali è stata quella dei giovani 15-34enni.
E rimango sinceramente colpito dal fatto che questa (mezza) buona notizia arriva proprio nel giorno in cui Eurostat pubblica non solo i suoi dati sulla disoccupazione, al minimo da aprile 2009 (ma non per noi),
ma soprattutto lancia la sua #Youthweek: la settimana della gioventù in una delle aree più vecchie del pianeta.
No è una cosa seria. E noi italiani riusciamo nell’invidiabile risultato di essere i quart’ultimi per tasso di disoccupazione dopo Grecia, Spagna e Cipro, e terz’ultimi per numero di under 20.
Stavolta peggio di noi stanno solo i bulgari e i tedeschi. Capite perché la Banca centrale tedesca nel suo ultimo bollettino mensile ha lanciato l’allarme demografico? Inutile festeggiare, noi non siamo messi meglio.
A domani.
Cronicario: Il Pil Usa s’intona agli umori di Mister T
Proverbio del 28 aprile Per quanto sia alta la montagna si trova sempre un sentiero
Numero del giorno: 0,3 Incremento % Pil nel primo trimestre nel Regno Unito
E tutto d’un tratto arriva il pil del primo trimestre Usa, quello dei primi 100 giorni del nostro beneamato Mister T. E che ci dice?
Ci dice che il primo quarto è andato così così: un più 0,7%, meno dle primo quarti 2016 e ancor meno di quello 2015. Ma questo in fondo sono quisquilie, anche perché il dato è solo la prima stima soggetta a revisione. La notizia interessante sta sempre nei dettagli, che ci raccontano di come in questo trimestre il pil abbia frenato a causa del rallentamento del consumo privato mentre l’export ha contribuito ad accelerare il prodotto, così come gli investimenti. Insomma, la corporation USA si è intonata agli umori del suo comandante: più commercio estero e più investimenti. Certo sarà interessante osservare cosa succederà il trimestre prossimo, quando verranno digeriti gli annunci sul taglio delle tasse.
Poiché il Cronicario si prepara al secondo ponte stagionale, mi sembra d’uopo salutarvi con un’altra buona notizia che riguarda il nostro mercato immobiliare che secondo l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria diffuso poco fa da Bankitalia sta recuperando la salute. E non solo lui. Il rapporto delinea prospettive positive per i prezzi, le assicurazioni, le banche, le famiglie, le imprese, la liquidità, Pippo, Pluto e Paperino.
Se continua così per spaventarci torneranno a parlare dell’uomo nero. Nel frattempo accontentiamo dell’incertezza, che rimane alta.
Ci ha superato persino il Giappone, per dire. Che non era facile. Ma che volete che sia. Godiamoci la festa.
Ci rivediamo dall’altra parte.
Cronicario: La Germania licenzia l’UK, l’Italia i precari
Proverbio del 27 aprile La stessa acqua non scorre mai nello stesso fiume
Numero del giorno: 0,1 Incremento % mensile retribuzioni in Italia
Così a un certo punto, visto che si parla di Brexit in Italia e all’estero, s’ode una voce algida farsi strada dal caschetto biondo che dice: “Non si facciano illusioni: uno stato terzo quale sarà la Gran Bretagna non potrà avere gli stessi diritti di uno stato europeo”.
Risuona talmente chiara la voce della Mutti germanica, chiamata a relazionare al Bundestag sull’inizio dei negoziati con gli inglesi, che persino il nostro Gentiloni, in Parlamento qui da noi per lo stesso motivo, drizza le orecchie e replica: “Non accetteremo un mercato unico à la carte”, della serie dove l’UK fa come le pare. In sostanza l’Uk non si è dimessa dall’Ue: è stata licenziata dall’Ue, con la Germania a ricordarlo agli amici vicini e lontani.
Con queste premesse i negoziati per la Brexit somigliano al muro messicano di Trump: una minaccia per continuare a volersi bene con i vicini.
Tant’è. Rimane il fatto che il licenziamento tedesco dell’Uk ha ispirato l’Inps che ha pubblicato i dati del suo Osservatorio sul precariato che esibisce alcuni notizie edificanti.
Notate la finezza, che si estrinseca nella costante diminuzione dei rapporti a tempo indeterminato, dai 315.102 del primo bimestre 2015 ai 199.215 del primo bimestre 2017 (-36%) e nel costante crescere di quelli a tempo determinato, cresciuti da 568.889 a 624.379 (+9,75%) e quelli di apprendistato, da 33.048 a 39.277 (+18%). E poiché le trasformazioni da contratti precari a tempo indeterminato diminuiscono anch’esse, rispettivamente dell’8,5% fra il 2016 e il 2015 e di un ulteriore 11,8% fra il 2016 e il 2017, non si può che dedurne che aumentino le cessazioni a termine. E guarda un po’, è davvero così.
I contratti a termine cessati, quindi in sostanza i licenziamenti, sono aumentati del 9,1% quest’anno sul quello passato.
E per concludere in bellezza, vi riporto l’ultima rilevazione Ocse sugli investimenti diretti globali che nel 2016 sono diminuiti del 7% rispetto al 2015, fermandosi a 1.613 miliardi, il livello del 2008. Gran parte di questo raffreddarsi è dovuto al calo degli investimenti diretti in Cina. Ma non preoccupatevi.
A domani.
Cronicario: Spauracchio francese per i ricchi europei
Proverbio del 21 aprile Un ricco che non si conosce è povero
Numero del giorno: 16.000.000.000 Prestiti bancari alla Cina nel IV Q 2016
Ma si può cominciare così una giornata, già uggiosa e fredda che manco fosse gennaio?
Evidentemente si può. Il cronicario globale è in pieno delirio allucinatorio e nessuno sfugge a questa mania di fare i conti senza l’oste, ossia il popolo francese che per fortuna domenica vota. Tantomeno sfugge Ubs, che produce questa perla, dove elargisce previsioni finanziarie, già incerte di loro, sulla base di un risultato elettorale di là da venire. Poi dice che sono io che cazzeggio.
La vicenda non merita neanche un bit di più. Anche perché ci aspettano le prossime due settimane di analisi del voto per chiudere in bellezza con un secondo turno accompagnato da altre previsioni del genere.
La cosa divertente in tutta questa vicenda è che lo spauracchio francese arriva in un momento in cui l’Europa è zuppa di soldi che non sa come spendere, con un conto corrente della bilancia dei pagamenti a febbraio 2017 arrivato al record di 37,9 miliardi.
che nei dodici mesi terminati a febbraio ha totalizzato attivi per 360,2 miliardi, il 3,4% del pil dell’eurozona. Gli eurodotati, sempre nei dodici mesi, hanno cumulato un patrimonio di centinaia di miliardi in euro. Tanto è vero che stiamo molto meglio di alcuni anni fa che anche i tassi di deprivazione materiale sono crollati dal 2010.
Ora non fatevi fregare. Quel 7,8% sono sempre 39 milioni di europei che fanno fatica a pagare i conti, riscaldare la casa, pagare una multa non prevista, mangiare carne una volta a settimana, fare una settimana l’anno di vacanza. E sono distribuiti un po’ in tutti i paesi, con forti concentrazioni nell’est europeo, anche se noi italiani da soli ne facciamo oltre sette milioni (ma la notizia è che la ricchissima Germania ne fa più di tre milioni).
Epperò siamo lo stesso paese che continua a mandare soldi all’estero per investimenti di portafoglio, tanto da avere raggiunto persino un saldo positivo sui redditi primari, che vuol dire che le rendite dei nostri investimenti esteri superano il costo degli investimenti esteri da noi
e ad aver cumulato, nel dodici mesi chiusi a febbraio 2017, 42,3 miliardi di attivi sul conto corrente, il 2,5% del Pil, più del 10% dell’attivo totale dell’eurozona, a fronte di circa il 20% di poveri censiti a livello europeo.
Detto ciò, sarebbero quest 39 milioni le plebi arrabbiate che nutrono i populisti? La storia ci dice che le maggioranza silenziose stanno altrove e hanno sempre la pancia piena. E siccome la nostra pancia non è stata mai così piena quanto in questi ultimi mesi forse è saggio iniziare a preoccuparsi.
Ma non oggi, neanche domenica e tantomeno lunedì. Sappiamo tutti quello che ci aspetta.
Tutto il resto è noia (cit.).
Ci rivediamo alla fine.





























































