Etichettato: cronicario the walking debt
Cronicario: Gli italiani non vanno più in vacanza, ci vivono
Proverbio del 10 febbraio Quando si rompe il letto c’è sempre il pavimento per dormire
Numero del giorno: 6.000 Esuberi Unicredit in Italia fino al 2023
Leggo incredulo che gli italiani sono andati meno in vacanza del solito l’anno scorso. Addirittura sono calati del 9% i viaggi, dice l’Istat, che come sempre, sa tutti gli affaracci nostri.
Ma possibile, mi dico, che noi italiani, giramondo professionisti (e professionali) siamo usciti dal tunnel del divertimento vacanziero?
E infatti capisco in fretta l’arcano. Il primo indizio me lo suggerisce la scoperta che governo e sindacati hanno intenzione di rivedere quota 100 per costruire “un meccanismo più equo e meno costoso”, come spiega un cervello del governo.
All’uopo viene convocata un’apposita commissione che, fra le altre cose, “individuerà i lavori usuranti”.
Inutile che vi dica quanto sia usurante fare il Cronicario ogni santo giorno. Anzi ve lo dico, così magari la commissione si commuove.
Soprattutto leggo che la produzione industriale scende parecchio, mentre Unicredit annuncia 6.000 esuberi in quattro anni.
E allora capisco il piano geniale dei nostri governanti e insieme mi spiego il calo della voglia di vacanza. Non si tratta di andarci. Si tratta di viverci,
A domani.
Cronicario: Ho un conflitto di disinteressi
Proverbio del 5 febbraio Per innalzare un muro serve mettere pietra su pietra
Numero del giorno: 173 Numero di anziani in Italia ogni 100 giovani
Sono sinceramente combattuto, davvero. Non bastassero gli aggiornamenti pressoché istantanei sul Coronavirus, mi trovo a dovermi decidere su cosa concentrare l’attenzione, dovendomela vedere con informazioni a dire poco salienti. Per dire: L’Ue dice di aver avviato la revisione del Patto di stabilità che, scrivono, ha ridotto i rischi ma non ha fatto diminuire i debiti.
Roba forte. Ma niente rispetto a quello che viene dopo. Lascio da parte il calo del commercio al dettaglio nell’Ue a dicembre (-1,6), ma proprio non riesco a smettere di leggere che una nota agenzia anticorruzione lancia un appello perché siano pubblicati on line gli stipendi dei dirigenti pubblici, che ovviamente sono la lettura preferita degli italiani.
A un certo punto mi sembra assolutamente dirimente fare attenzione ai giudici di pace che dicono di temere che le udienze con gli immigrati favoriscano il contagio cinese, che mi sembra la perfetta epitome dello spirito del tempo.
Ma a un certo punto arriva l’autentica notizia che sfonda il muro della mia attenzione: il vicepremier del fu governo del cambiamento chiama alla riscossa le truppe cammellate in piazza, il prossimo 15, perché – dice – un tale in perfetto conflitto di interessi, vuole abolire la riforma dei vitalizi e ridare la pensione ai vecchi politici. Ed è allora che finalmente capisco cosa si agita dentro di me.
Anche io vivo un conflitto. Di disinteressi.
A domani.
Cronicario: Ciao, sono il Coronavirus
Proverbio del 4 febbraio Sorridi alla vita e la vita ti sorriderà
Numero del giorno: 10.131 Ferrari consegnate nel 2019
Ciao, sono il Coronavirus, forse avete già sentito parlare di me. Sono l’ultimo arrivato di una lunga serie di spauracchi che tira fuori il peggio di voi, ma io a differenza – chessò – degli immigrati o delle tasse, ho i superpoteri. Con me le persone diventano superstronze.
E lo sapete perché? Perché li spavento a morte. Letteralmente. Dicono di me che sono supercattivo. Ma in realtà esagerano e li capisco, poveretti, quelli che dispensano allarmi. Coi tempi che corrono, a tutti i livelli corre anche la voglia di pararsi la seduta, o poltrona, in quanto raffinato simbolo delle terga. Non so se mi spiego. E allora ecco qua la gara a chi la spara più grossa.
Ma vi giuro che non sono così cattivo: mi disegnano così. I governanti per i motivi di cui sopra, i giornalai per quelli di cui sotto.
E così si arriva a fare e pensare (non necessariamente in quest’ordine) le grandi minchiate che pensate e fate (neanche in quest’altro ordine) tutti. Col che mi avete reso definitivamente felice. Non solo sono famoso, ma anche temuto e riverito. Insomma sono pronto per il futuro.
Ho già lo l’hashtag perfetto per le prossime elezioni: #piùvaccinipertutti.
A domani.
Cronicario: Uk dalla Brexit alla Virusin
Proverbio del 31 gennaio E’ più facile proteggere i piedi con i sandali che riempire il mondo di tappeti
Numero del giorno: 5 Milioni stanziati dal governo per l’emergenza sanitaria
Premesso che non si scherza con queste cose – il Cronicario ha la dispensa perché è manifestazione conclamata di scelleratezza – la contemporanea uscita delle due notizie che arrivano dall’Uk, ossia la Brexit di mezzanotte di oggi e la Virusin di mezzogiorno, fa capire quanto la realtà sia assai più interessante della fantasia.
Oltre ad essere – sempre la realtà – notoriamente stronza: l’apice del sogno de-globalizzante britannico, che vedeva nell’incubo Ue la più grande delle sue paure, arriva lo stesso giorno in cui si manifestano i primi due casi di contagio da coronavirus, ossia l’apice (negativa) della globalizzazione inevitabile che – a carissimo prezzo – siamo costretti a pagare tutti. Noi italiani, alle prese con un’emergenza dichiarata nazionale, ma anche loro, che vivono in un isola, da domani ancora più isolata, in mezzo al freddo delle correnti internazionali.
Ma siccome è buona norma praticare l’allegria, diciamo ciao ciao ai cugini Britons, e in bocca al lupo. Senza di noi se la caveranno benissimo. Almeno per un po’.
E anche col virus, ovviamente, saranno bravissimi. D’altronde, è sovrano come loro.
Buon week end.
Cronicario: La rivoluzione che ci salverà: più ispettori per tutti
Proverbio del 29 gennaio Il fondo del cuore è più lontano del fondo del mondo
Numero del giorno: 135 Debito pubblico in % Pil in Italia nel 2020 per il Fmi
A un certo punto di una giornata, funestata dalle pestilenti notizie che arrivano dalla Cina, succede l’inimmaginabile: una convergenza parallela fra il Fmi e il presidente Inps.
Lo so: è incredibile. Nessuno poteva immaginare che l’élite internazionalista sorosiana potesse incontrarsi col teorico della disoccupazione come strumento dell’ampliamento del deficit fiscale, assurto perciò a importanti responsabilità. Eppure è così. Sia l’uno che l’altra convergono sul punto: serve maggiore lotta all’evasione fiscale.
Vengo e mi spiego. L’uno si è esibito in una qualche audizione parlamentare lanciando un preoccupante grido di dolore: nel 2019 le ispezioni dell’Inps sono state solo 14.000 a fronte delle 80.000 del 2012, dice. Ma poi la notizia è che di queste su 14.000 imprese controllate, 12.000 avevano commesso irregolarità. Perciò, apriti cielo.
Ora rimane il fatto che le 80.000 aziende controllate avevano originato sanzioni per 1,1 miliardi nel 2012, mentre le 14.000 del 2019 (di cui 12.000 irregolari) 873 milioni, poco meno. Quindi potremmo dedurne che è aumentato il valore marginale delle sanzioni, e che di conseguenza i 1.083 ispettori dell’Inps del 2019 lavorano meglio dei 1.510 del 2012. Ma per il nostro presidente – non a caso teorico della disoccupazione espansiva col reddito cittadinanza – vale il contrario. L’Inps deve tornare ad assumere ispettori, perbacco e perdinci, visto che non crede “si siano ridotte le irregolarità”.
Capitolo due: il Fmi. Lorsignori come ogni anno hanno rilasciato la loro analisi sulla nostra economia, isolando qua e là perle come un deficit previsto al 2,4% quest’anno a fronte di un debito al 135, con un pil inchiodato al +0,5%, non trascurando ovviamente raccomandazioni molto signorilmente trascurate dai nostri policymaker. Tipo: l’Italia deve mantenere l’età della pensione ancorata all’aspettativa di vita e legare strettamente gli assegni ai contributi versati nell’arco della vita lavorativa.
Per non parlare del reddito di cittadinanza che, scrivono, rischia di scoraggiare la partecipazione al lavoro.
Ma quello che avrà fatto vibrare di gioia il fan degli ispettori Inps è stato il riferimento alla lotta all’evasione, che, dicono i sorosiani, deve proseguire, visto che secondo loro serve un intervento sul cuneo fiscale pari al 2% del pil – una robetta di oltre 30 miliardi, a fronte dello 0,2-0,3% della manovra del governo, da recuperare ampliando la base imponibile Iva, rivedendo le rendite catastali e ovviamente, con la lotta all’evasione. Chiaro?
La soluzione ai nostri mali è semplice quanto rivoluzionaria: più ispettori per tutti. Qualcuno pagherà.
A domani.
Cronicario: I primi 70 anni della riforma pensionistica
Proverbio del 27 gennaio Nella stagione cattiva l’acqua scorre all’indietro
Numero del giorno 141 Spread del Btp sul Bund alle ore 10
Lo so che siete distratti dalla gioia, sia che siate dell’ex governo del cambiamento sia che tifiate per l’avvenuto cambiamento di governo. Sia che lodiate la nuova governatrice calabra che promette telecamere nel proprio ufficio,
sia che spargiate grappini svuotati lungo la via Emilia. Lo so: oggi siete felici. Ma siccome il governo sa bene che la felicità è un attimo, ecco che i nostri meravigliosi uomini della provvidenza – anzi donne in questo caso – hanno subito messo in piedi non uno, né due ma persino tre tavoli per rendere la nostra gioia autenticamente duratura. Come? Dai è facile.
I tre tavoli si occuperanno della prossima riforma delle pensioni, genere fra i più prolifici di casa nostra. E visto che magari non lo sapete vi dico una cosa: la prima riforma delle pensioni compie quest’anno giusto settant’anni. Il prossimo 28 luglio, infatti, festeggeremo i 70 anni tondi della legge 63371950 che iniziò il lunghissimo filone che ancora oggi tiene impegnati – a dispetto di ogni pensionamento – schiere di politici, demografi, statistici, giornalisti, professori e soprattutto legioni di aspiranti fancazzisti che aspettano la pensione come fa la dolce Giulietta col suo Romeo.
Non basta un’enciclopedia a raccontare la saga delle pensioni, che ogni anno si arricchisce di dettagli, sorprese, colpi di scena, quote 100 e giù a scendere fino a chissà quanto.
Non sappiamo dove ci condurrà l’ennesima evoluzione del genere. Gli sceneggiatori sono all’opera e daranno il meglio di loro con l’obiettivo – ormai annoso – di “superare la legge Fornero”, come dice la ministra del lavoro a termine, promettendo che le nuove misure saranno inserite nella Nadaf di settembre e dà lì voleranno verso il cielo pluristellato dell’Inps. Quota 100 finisce nel 2021, ha spiegato, ma “l’obiettivo è garantire una flessibilità maggiore in uscita, ragionare sul lavoro discontinuo e affrontare il tema della pensione di garanzia per i giovani”.
Eh già sono giovani, poverini. Ma per fortuna la giovinezza dura poco.
A domani.
Cronicario: E il venerdì arrivano pure le cavallette
Proverbio del 24 gennaio Un grande talento richiede molto tempo per maturare
Numero del giorno: 3,8 Crescita % commercio extra Ue nel 2019
Siccome è venerdì, voglio chiudere in bellezza una settimana funestata da vari vertici internazionali, emergenze climatiche (ormai equivalenti al pane e coperto dei nostri menù informativi) e persino a rischio pandemie. Perciò scelgo una notizia che ci fa capire che finalmente le nostre sofferenze stanno per terminare. Siamo a una svolta:
Mi spiego. L’Onu ha decretato l’emergenza locuste in Africa orientale. La Fao ha annunciato che il numero di queste graziose bestioline, che sicuramente fuggono dal riscaldamento climatico o dalla Cina impestata, può crescere più di 500 volte del solito. Erano 70 anni che non succedeva, almeno in Kenya. D’altronde il riscaldamento e la Cina c’erano già da allora.
L’arrivo della piaga biblica, è un’ottima notizia, ne converrete, suggellando l’apoteosi delle nostre disgrazie. E’ chiaro che si prepara la fine del mondo. Così finalmente la smetteremo di preoccuparci. E vi dico anche un’altra cosa: arriverà puntuale, la catastrofe. Come ogni lunedì.
Buon week end.
Cronicario: Si scalda il Fis(i)co di sostegno
Proverbio del 23 gennaio I corvi sono dappertutto neri
Numeri del giorno: 616 Persone che risultano contagiate dal virus cinese
Provo a raccapezzarmi fra notizie che dicono tutto e il contrario di tutto, ma con risultati scarsi.
Per dire: l’Inps prima dice che nel 2019 ha autorizzato 259,6 milioni di ore di cassa integrazione, il 20,2% in più rispetto al 2018. E poi dice che nei primi 11 mesi del 2019 c’è stato un aumento del 111% dei contratti a tempo indeterminato.
Per un attimo – ma solo un attimo eh – penso persino di approfondire. Ma poi lo spirito del tempo ha il sopravvento.
Anche perché vengo raggiunto da una dichiarazione fulminante del nostro ministro dell’Economia, che rima sempre con Mammamia pure se nel frattempo il titolare ha cambiato nome. Costui, il nuovo titolare non il vecchio, dalle cime di Davos, non più innevate a causa del riscaldamento globale e delle parole infuocate di GretaS, se n’è uscito con la spiegazione definitiva sulla crisi.
Eccole: “L’Italia, e l’Europa, hanno bisogno di una posizione fiscale che sostenga”. Perché è tutta una questione di sostegni, signora mia. Ma attenzione, “non si tratta di spendere per spendere, piuttosto di colmare una carenza di investimenti”.
Sissignora. “Dobbiamo chiederci – dice il ministro economico – perché in Europa ci siano tassi più bassi che negli Usa. E la risposta è che gli Usa hanno avuto uno stimolo di bilancio, che ha rilanciato la crescita e consentito tassi più alti”.
E’ chiaro che con un ministro così non basta il Fisco di sostegno. Ci vuole anche il fisico.
A domani.
Cronicario: Aumentano i debiti quindi va tutto bene
Proverbio del giorno Finché c’è fuoco in cucina, arriveranno ospiti
Numero del giorno: 47.909.000.000 Avanzo commerciale Italia genn-nov 2019
Siccome è venerdì, oggi solo buone notizie. Anche perché ne arrivano a bizzeffe, avrete notato. Il taglio dei cuneo fiscale per i redditi bassi, per dire.
L’ispirazione, oltre all’Istat che ha diffuso i conti del commercio di novembre scorso,
e al governo che taglia le tasse (salvo aumentarle con l’altra mano) ce l’ha offerta Bankitalia che ha pubblicato l’aggiornamento mensile – sempre relativo a novembre – dei dati della bilancia dei pagamenti, che ci fanno sapere un sacco di cose interessanti.
Che vuol dire che sono entrati 52,3 miliardi dall’estero. Uno pensa: bene. Ma poi legge che…
Ripeto: siccome i prezzi dei Btp si sono ripresi dopo i danni provocati dal cazzeggio del cambiamento, il debito estero italiano è peggiorato di quasi un punto di pil. Tanto che adesso il totale del debito ha superato l’incremento del conto corrente.
Vabbé ve la faccio ancora più semplice: va tutto bene. Infatti sono aumentati i debiti.
Buon week end.
Cronicario: C’ho lo shock fiscale e me ne vanto
Proverbio del 14 gennaio A ogni male è necessario un medico: il tempo
Numero del giorno: 424.390.000.000 Surplus commerciale cinese nel 2019
Mi volevo regalare un momento di serietà dopo aver letto che il surplus cinese del 2019 era cresciuto del 21,2% rispetto al 2018. Già mi sorgevano domande profonde tipo: ma come: e i dazi? E visto che gli Usa hanno diminuito il deficit commerciale verso i cinesi ad appena 295,8 miliardi (-8,5%) mi stavano persino sorgendo risposte profonde tipo: ah ma allora stanno vendendo ad altri, o dubbi inquietanti tipo: non sarà che stanno diminuendo le importazioni.
Sicché stava per venire fuori un Cronicario serio, quando per fortuna ha prevalso il genio italico nella forma di un osservatorio economico di commercialisti che mi ha comunicato una verità profonda: “Le famiglie italiane non hanno ancora assorbito lo shock fiscale del 2012”.
E allora tutto mi si è chiarito. Abbiamo (chi paga le tasse, quindi una minoranza) sulle spalle un peso fiscale che vale il 17,8% del pil, l’1,63% in più rispetto al fatidico anno. Da allora abbiamo recuperato un miserevole 0,18. Il grosso della fatica la sostengono le famiglie, assai più che le imprese e le istituzioni finanziarie.
Mi stavo deprimendo quando a un certo punto mi è caduta sotto gli occhi l’esternazione del presidente di un noto ente previdenziale divenuto celebre per quello che possiamo definire una specialità nazionale.
Notate il talento affabulatorio (rectius: cazzaro): “Valutando insieme i dati sulle pensioni, la congiuntura non particolarmente positiva e la tendenza lievemente in aumento nel mercato del lavoro possiamo dire che quota 100 non ha certamente avuto un impatto negativo sull’occupazione”.
Ma c’è anche di meglio: “Il reddito di cittadinanza, e così il decreto dignità, non creano lavoro in senso letterale, aiutano ad allocare il lavoro sul mercato attraverso l’incrocio tra domanda e offerta, come qualsiasi altra politica attiva. Per creare lavoro servono investimenti”.
Lo shock fiscale mi è sembrato persino piacevole.
A domani.

















































