Etichettato: cronicario the walking debt
Cronicario: I soldi degli italiani emigrano Def-initivamente
Proverbio del 17 aprile Una piccola falla può affondare una grande imbarcazione
Numero del giorno: 2.000.000.000 Blocco spesa pubblica scattato a causa della minor crescita in Italia
Mentre la finanza pubblica sta come le foglie d’inverno, come diceva il poeta, è con grande e somma soddisfazione che vi annuncio che quella privata va alla grande. All’estero.
Gli italiani emigrano. O almeno lo fanno i capitali degli italiani. E questa emigrazione di liquidi dura da abbastanza tempo da consentire l’erogazione di una quantità di rendite sufficienti a raddrizzare il nostro conto corrente della bilancia dei pagamenti malgrado il conto delle merci inizi a declinare.
I redditi primari, lo dico per i distratti, sono quelli che incorporano il rendimento del capitale in senso stretto. Le rendite, insomma. E il saldo misura la differenza fra le rendite che paghiamo all’estero e quelle che l’estero paga a noi. Se leggete la didascalia del grafico scoprirete che il saldo è migliorato di oltre otto miliardi in un anno. Esportare capitali, evidentemente, paga.
Aspettate a farvi venire il mal di testa, perché c’è un altro grafico per voi. Quello della nostra posizione netta sull’estero.
Siccome abbiamo un bel pacco di miliardi all’estero, il calo dei mercati ci ha fatto dimagrire sul lato degli attivi. Ma si tratta di un movimento provvisorio. Il rimbalzo dei mercati si dovrebbe già vedere il prossimo mese. In sostanza i denari all’estero hanno dato un robusto contributo all’equilibrio dei nostri conti. Se poi vi capita di leggere le ultime audizioni sul Def – oggi è di scena il ministro Mammamia, che casualmente si occupa di economia – capirete anche perché c’è un futuro radioso che attende i nostri capitali. Sempre all’estero, ovviamente.
A domani.
Cronicario: Una figura da Def
Proverbio del 16 aprile I figli sono il tesoro del povero
Numero del giorno: 0,1 Incassi medi negli ultimi cinque anni in % del pil dalle privatizzazioni italiane
Il meraviglioso della diretta si apprezza in tutta la sua bellezza quando nel bel mezzo delle audizioni sul Def viene fuori che se lo spread non si ammoscia, ci ammosciamo tutti, e parecchio. Per dire: il carospread, dice Bankitalia, ci costerà 1,5 miliardi quest’anno, 3,5 il prossimo e altri 6 nel 2021.
Ah già, dimenticavo: possiamo sempre fare deficit. Si però sempre quelli di prima fanno notare che dovremo recuperare un sacco di altri miliardozzi per tappare la voragine delle clausole di salvaguardia, che qualora non dovessero scattare, perché – appunto – si sceglie di fare deficit, porterebbero il deficit/pil al 3,4% nel 2020, al 3,3% nel 2021 e al 3% nel 2022. Pensate che gioia per lo spread.
A fronte di questo nuovo miracolo economico abbiamo una prospettiva di crescere lo 0,2% quest’anno (“anno bellissimo”, cit.), un target che Istat definisce “verosimile” a fronte di “notevoli incertezze”, con la prospettiva che l’innalzamento Iva deprima dello 0,2% i consumi nazionali l’anno prossimo, ossia azzoppi definitivamente quel poco di crescita prevista per il 2020.
Serve altro? Ah si: ben 400 mila inattivi, dice sempre Istat, dovrebbero riuscire a diventare finalmente disoccupati, per la gioia dei teorici della disoccupazione reale che si trasforma in deficit potenziale. Mi chiedo se bastino a fronte di una previsione che quantifica la manovra 2020 in almeno 25 miliardi. Nel frattempo godetevi la figura da Def.
A domani.
Cronicario: Gli italiani risparmiano di più (grazie alla dieta)
Proverbio del 12 aprile Un amico nel bisogno è un amico fedele
Numero del giorno: 340.000.000 Valore delle esportazioni italiane in Cina di robot
Siccome è venerdì vi lascio con un doppione di buone notizie che fa il paio (letteralmente) col diluvio di grandi novità positive che disegnano la bellissima destinazione che ci attende alla fine di questo percorso.
La prima buona notizia arriva dall’Istat, la seconda da Coldiretti che senza neanche parlarsi fra loro hanno condiviso una rara rappresentazione del genio italico, purtroppo misconosciuto (ma ci stiamo rifacendo). Cominciamo dall’Istat, che ha pubblicato una bellissima ricognizione dei nostri conti nazionali, dai quali si evincono un sacco di buone notizie, fra le quali questa: il risparmio sta tornando a crescere.
Per farvi vedere lo straordinario progresso che abbiamo fatto, l’istituto ci fa pure un bel disegnino.
Guardate bene che ci sono un sacco di informazioni sopra. Per dire: vedete quell’istogrammino blu nel 2018 del grafico di sinistra che misura la spesa per consumi finali? Noterete che va in senso inverso alla curva del risparmio.
Ora ve lo spiega la Coldiretti. Leggete qua: la spesa delle famiglie per i prodotti alimentari, dice la nostra, è ferma nel 2018 con un incremento complessivo di appena lo 0,3% rispetto al 2017. Per giunta il “seppur lieve aumento della spesa è dovuto quasi esclusivamente alla crescita dei prezzi medi dei prodotti e non alle quantità messe nel carrello”. Veniamo a sapere pure che la spesa alimentare è la seconda voce di spesa per le famiglie dopo l’abitazione e pesa 244 miliardi l’anno. Ora, i più svegli hanno già capito, ma forse vi serve un altro disegnino per capire come abbiamo fatto ad aumentare il risparmio.
Buon appetito. E buon week end.
Cronicario: La spending review la faremo noi
Proverbio del 10 aprile Non si conosce il valore dei denti finché durano
Numero del giorno: 0,9 Incremento % annuo produzione industriale in Italia a febbraio
M’attraversa un certo brivido quando leggo l’avvocato del popolo, meglio conosciuto come primo minestra (rectius, primo ministro), dire che per l’Iva non c’è problema.
Leggete pure voi e poi ditemi: “Per evitare l’aumento dell’Iva, il governo punterà su spending review e tax expenditures”, dice il primo di tutti noi, glissando sul fatto che – vado a memoria – le clausole di salvaguardia per l’Iva previste per l’anno prossimo valgano 24 di miliardi solo per il 2020 mentre le spending review più ambizione – il famoso Cottarelli style – arrivavano effettivamente a 24 miliardi, ma in tre anni.
Mi sorge il sospetto che il segreto stia nell’altra parolina magica: le “expenditure”. Saranno mica quel coacervo di esenzioni/deduzioni/supercazzole fiscali – qualcuno ne ha contate 466 in circolazione – partorite in decenni di marchette elettorali che costano 54 miliardi di minori entrate al fisco?
Ah ma allora è tutto chiaro. Chi dovrà fare la spending review intendo.
Occhio al portafogli.
A domani.
Cronicario: Finalmente aumenta il Pil (ps è quello del 2017)
Proverbio del 9 aprile A casa della formica la rugiada è un’inondazione
Numero del giorno: 17,5 Crescita % vendite on line a febbraio in Italia
C’era bisogno di una buona notizia, perbacco. Dopo giorni che ci deprimono con cose assurde tipo il DEF, le tasse e l’occupazione, oggi finalmente l’Istat ha fatto arrivare una di quelle buone notizie che giustificano il suo stipendio: il pil è cresciuto.
Lo so, non ci si crede. La crescita del pil era quello che ci serviva per avere quel pizzico di deficit in più e pagarci la tassa piatta e magari evitare l’aumento dell’Iva, in attesa che si compia la beata speranza di un aumento della disoccupazione che allarghi il deficit strutturale e quindi lo spazio fiscale per le supercazzole che il governo del cambiamento saprà sicuramente trovare per traghettarci fino all’autentico cambiamento che ci aspetta.
Detto ciò, siccome siete giustamente scettici, ecco a seguire la buona novella dell’Istat, perché non pensiate che io diffonda notizie meno che accurate.
Come dite? Il rialzo dall’1,6 all’1,7% del pil riguarda il 2017 ed è puramente contabile? Vabbé: sempre a cavillare. Ci sarebbe poi il fatto che di conseguenza Bankitalia ha aumentato il debito/pil dal 132,1 al 132,4%. Ma questo lo dice lei.
A domani.
Cronicario: Raddrizzare il Pil per decreto? Fatto
Proverbio del 5 aprile I complimenti si annusano ma non si ingoiano
Numero del giorno: 3.000.000 Domini italiani iscritti nell’anagrafe di registro.it
Volevate la crescita per decreto, eccola qua. Non si dica che il governo del cambiamento non cambi le cose.
Infatti per rassicurare noi tutti, stressati dal rischio crescita zero, che evoca pericolose alopecie fiscali, si è fatto subito avanti Vicepremier Due (o uno se preferite) che sempre con la grande pazienza da leader che lo caratterizza ha spiegato che “il decreto crescita ci permette di disegnare una nuova traiettoria di proiezione per il Pil e queste proiezioni le conoscerete nel Def”.
Basta un decreto, et voilà: che ci voleva? In attesa che accada ‘sto miracolo, contentiamoci di conoscere un altro pensiero illuminato, direttamente dal nostro avvocato del popolo: “Nel secondo semestre ci aspettiamo una crescita più robusta. Quando sarà posta fine alla guerra dei dazi il quadro economico internazionale cambierà, potrebbe essere la svolta da un momento all’altro”.
L’avete capito vero? E’ venerdì.
Buon week end.
Cronicario: Cresceremo! (e distribuiremo)
Proverbio del 4 aprile Un uomo buono trova amichevole tutto il mondo
Numero del giorno: 111.530 Domande per quota 100 arrivate all’Inps
Annunciazione annunciazione (cit.): il governo non è soltanto interessato alla crescita, che arriverà e vorrei ben vedere il contrario, ma anche a redistribuirne i frutti “fra le varie fasce della popolazione”, come spiega con tono seducente l’avvocato del popolo all’anagrafe primo ministro (rectius: primo minestra). Mica penserete che potete decidere voi quello che volete fare coi soldi vostri.
Addirittura il nostro avvocato del popolo arriva a quantificare i soldi che entreranno in tasca ad ognuno di noi. “Si stima che il reddito disponibile procapite aumenterà di 1.621 euro da qui al 2021 grazie alle misure incluse nella nostra manovra”, ha detto senza neanche ridere. E mi raccomando l’1 finale. “Mi riferisco in particolare al reddito di cittadinanza, a quota 100, al piano straordinario di assunzioni nel pubblico impiego, all’estensione del regime forfettario delle partite Iva e a molte altre misure”. Quindi aumenteremo il reddito procapite sostanzialmente distribuendo il deficit procapite che andiamo a fare per aumentare il reddito procapite.
Acclarato che il nostro beneamato governo del cambiamento farà crescere debitamente (nel senso di debito) la nostra economia, e si occuperà anche di chi e in che misura ne godrà i frutti (fino al 2021, poi chissà), è opportuno sapere che al momento non ci sarà nessuna manovra correttiva né tantomeno una patrimoniale, come giura e spergiura Vicepremier Uno (o due, fate Voi), che peraltro assicura che la notizia della sostituzione del ministro Mammamia, che incidentalmente si occupa di Economia, “è una leggenda”.
Sempre incidentalmente, a proposito del fatto che il ministro Mammamia, in uno dei suoi frequenti momenti di autocoscienza, abbia azzerato le previsioni di crescita per il 2019, il nostro arguto Viceministro ha spiegato con la pazienza che si addice ai grandi leader che questo era prima dell’approvazione del Decreto Crescita, che arriverà oggi, grazie al quale l’economia com’è giusto che faccia crescerà, sennò che decretiamo a fare? Perché se l’economia pensa di far resistenza al governo del cambiamento, o addirittura opporsi, farebbe bene a candidarsi.
Per tutto il resto c’è sempre la postcard di cittadinanza.
A domani.
Cronicario: S’ammoscia la Brexit? Hai visto May
Proverbio del 3 aprile Ogni occhio ha il suo sguardo
Numero del giorno: 42,1 Pressione fiscale in % del Pil nel 2018
Siccome mi devo distrarre perché l’Istat se n’è uscita con una nota che finalmente mi spiega perché i soldi non bastano mai…
decido di fare un viaggetto oltre Manica dove quanto a cazzeggio non hanno niente da invidiare a nessuno. Nemmeno a noi che, modestamente parlando, cazzeggiamo e basta.
Decido perciò di ignorare perle meravigliose, come l’ennesimo dibattito italiano sulla patrimoniale, che evoca quello altrettanto annoso sulla crescita, gemello di quello delle pensioni e delle auto blu, e mi dedico anema e core alla vera notizia del giorno, di fronte alla quale le liaison dei due vicepremier sono robetta. Non sapete nulla? Maddai: eccoli qui i nostri futuri valentini.
Notate lo sfondo evocativo e la Torre dell’Orologio a ricordare che l’ora fatale è arrivata. Jeremy e Theresa hanno finalmente deciso di rompere gli indugi e parlarsi. Lei gli ha detto che è disposta a “un compromesso sulla Brexit”. E lui a risposto un caldo “benvenuta”. E si sa come vanno a finire queste cose.
Finiranno con l’ammosciare la Brexit? Hai visto May.
A domani.
Cronicario: Salvadanaio: ultima frontiera
Proverbio del 2 aprile Se togli pietra dopo pietra sposti le montagne
Numero del giorno: 109.579 Domande per quota 100 arrivate all’Inps
Cari cittadini e (sempre meno) contribuenti che tenete stretto il vostro salvadanaio pieno di monetine faticosamente risparmiate. Sappiate che l’ora fatale s’avvicina e presto dovremo tutti insieme accendere i motori dell’Italia verso magnifiche e progressive sorti.
Ci attende un meraviglioso Eden, fatto di crescita, pensioni e redditi di faiqualcosanza che si alimenteranno l’un l’altro come il motore immobile, mentre il debito sparirà e il deficit diventerà un ricordo, nel, senso che ci ricorderemo ogni anno di farne un po’ di più.
Orbene, siccome i tempi sono quelli che sono, e possibilmente peggio, ecco che tuttod’untratto vengono fuori i geni del pensiero contemporaneo che vaticinano soluzioni geniali come loro che nessuno ci capisce niente salvo per un dettaglio.
Esatto. Quante volte ve l’hanno ripetuto in quest’ultimo anno che la ricchezza degli italiani è la migliore cura del debito degli italiani (in fondo il debito è pubblico)? Adesso abbiamo fatto un passo avanti. Sentite che ha detto stamattina il ministro Mammamia, quello che rima con economia della quale incidentalmente si occupa: “Il patrimonio è un valore ma esprime una funzione sociale se messo a disposizione della comunità”.
E mica finisce qua. “Bisogna rispondere alla crescente esigenza di ancorare la finanza all’economia reale. Ad esempio – ha concluso – valorizzando progetti a impatto sociale o infrastrutture sostenibili”, dice sempre il nostro eroe. non vi fischiano le orecchie? A me si.
A domani.
Cronicario: L’economia italiana non è ferma: riflette
Proverbio del 27 marzo Chi non ha un passato non ha un futuro
Numero del giorno: 26 Quota % di lavoratori che le imprese non trovano sul totale dei posti nel 2018
Non state a sentire del centro studi della nota associazione degli industriali, che dicono che “l’Italia è ferma”. Dai, come si fa dire che siamo fermi?
Dai come si fa dire, come ha fatto il noto centro studi, che la crescita 2019 sarà azzerata, in un momento un cui prevalgono la fiducia e la voglia di fare?
Io davvero, poi, non capisco perché si dica, come sottolinea sempre il noto centro studi, che il lavoro è fermo. C’è un sacco di gente che dà da fare.
Dai è ovvio che queste affermazioni del noto centro studi hanno una finalità politica. Si candidassero allora.
A domani.
Ps: Perché sia chiaro a chi non l’ha capito: l’Italia non è affatto ferma. Sta riflettendo.





































