Etichettato: maurizio sgroi
Cronicario: L’Europa ci promuove. Buone vacanze
Proverbio del 22 maggio In una lite tutte e due le parti hanno torto
Numero del giorno: 0,4 Crescita % pil nella zona Ocse nel primo quarto 2017
E per cominciare bene la settimana, una bella promozione. Non provocherà applausi ma certo giova allo spirito sapere che gli occhiuti commissari europei assolvono grossomodo l’Italia dai suoi obblighi certificando addirittura “che sono state adottate le ulteriori misure di bilancio richieste per il 2017, e che pertanto in questa fase non sono ritenuti necessari interventi supplementari per garantire la conformità con il criterio del debito”.
E così, fra il lusco e il brusco la Commissione Ue trova pure il tempo di pubblicare le sue pagelle primaverili, che disegnano una situazione persino sorprendente della nostra contabilità pubblica. Siamo usciti dalla zona rossa, e ora siamo in quella arancione.
E non finisce qui. “Riguardo a Cipro, all’Italia e al Portogallo, che presentavano squilibri macroeconomici eccessivi, la Commissione ha concluso che non vi sono dati analitici che giustifichino il passaggio alla fase successiva della procedura, a condizione che i tre paesi attuino pienamente le riforme indicate nelle rispettive raccomandazioni specifiche per paese”. Quindi promossi, ma con riserva, se non proprio rimandati a settembre. Ma va bene così. Intanto
L’unico che può guastare la festa è la Bce, se davvero insiste a dire che la crisi è alle nostre spalle e che magari potrebbe pure dare un ritocchino ai tassi. Con calma e per favore, mica vorrà interrompere un’emozione?
A proposito di emozioni, oggi è toccato all’Ocse pubblicare i dati della crescita del pil nel primo trimestre per i paesi dell’area registrando con sommo sconforto che la crescita ha rallentato dallo 0,7% allo 0,4%.
Notevole, fateci caso, il tonfo di Usa, Uk e Francia, che affossano il risultato globale delle prime sette economie. L’unica che ha superato se stessa è stata la Germania.
E per concludere in bellezza, visto che è lunedì e ci hanno pure promossi, vi svelo il sondaggio congiunturale di Bankitalia fatto con gli agenti immobiliari sul nostro mercato del mattone.
Ve la faccio semplice: gli agenti vedono rosa. Ma non per quest’anno e neanche il prossimo. Per il 2019.
A domani.
Il Grande Gioco economico del Circolo polare Artico
L’Artico, il Grande Nord celebrato da poeti e geografi, è l’ultimo spicchio di terra rimasto da scoprire, letteralmente. Questa scoperta si sta compiendo da diversi anni, da quando lo scioglimento dei ghiacci sta liberando enormi porzioni di territorio che rendono la terra dei ghiacci non solo più facilmente navigabile, ma consentono ai mezzi dell’uomo di avventurarsi alla ricerca delle straordinarie risorse naturali che qui sono custodite. Risorse alimentari – grandi banchi di pesce – e soprattutto energetiche, visto che le stime ipotizzano che sotto il ghiaccio sempre più sottile dell’Artico siano custodite enormi riserve energetiche di petrolio e gas. Si dice addirittura il 25-30 % del totale. Ma non c’è solo questo. Per capire la straordinaria importanza strategica dell’Artico bisogna osservare una mappa o un planisfero e notare come dal vertice del mondo si dipanino straordinari vie che collegano gli Oceani diminuendo vertiginosamente le distanza fra mercati lontanissimi.
Il resto dell’articolo è disponibile su Crusoe, una newsletter che si può leggere solo abbonandosi. Tutte le informazioni le trovi qui.
Cronicario: I soldi (all’estero) non bastano mai
Proverbio del 19 maggio Quando il leopardo parte le antilopi danzano
Numero del giorno 220 miliardi Export dell’Ue verso gli Usa nel 2016
Oggi vado di fretta quindi accontentavi di due perle di saggezza che ho tratto scorrendo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia sulla bilancia dei pagamenti. La prima è questa.
Siamo riusciti nel miracolo di guadagnare dai nostri investimenti esteri più di quanto guadagnino i forestieri con i loro investimenti a casa nostra. I famosi redditi primari negativi da quando ho memoria.
Questa è la seconda.
Abbiamo portato, nei dodici mesi finiti a marzo 2017, 83,4 miliardi all’estero (e ti credo che aumentano le rendite) mentre l’estero si disfava di oltre 84 miliardi di nostre attività. Col risultato che la somma di più crediti e meno debiti ci ha fatto schizzare in alto gli attivi finanziari, a fronte dei quali abbiamo i 100 miliardi di debiti che Bankitalia ha fatto con Target 2 per le politiche di QE. E questa è la morale: i soldi (all’estero) non bastano mai.
A lunedì.
Cronicario: E’ primavera, cadono le borse
Proverbio del 18 maggio Finché si ride di te vuol dire che sei vivo
Numero del giorno: 110.000.000 Multa inflitta dalla Commissione Ue a Facebook
Toccate ferro che passano i gufi. Visto no? La borsa s’ammoscia e tutti a urlare al lupo al lupo. Addirittura qualche fenomeno ha scritto che la borsa di Milano perde due punti, almeno mentre scrivo, perché a Trump piacciono i russi (e non sanno dei cinesi). La qualcosa ha la stessa plausibilità che se vi dicessi che cadono le borse perché è primavera.
Il livello è questo e c’è poco da fare. Quindi tenetevi forte perché si ballerà un po’ e come sempre vince ci finisce il giro, non chi molla. Nel frattempo godetevi i dati Inps sul nostro mercato del lavoro e l’andamento della nostra cassaintegrazione.
Non vi spaventate per l’impennata. Spaventatevi per il fatto che dopo otto anni siamo ancora al livello del 2008. E siamo pure migliorati eh.
Allegri anche perché fra gennaio e marzo 2017 abbiamo avuto, nel settore privato, un saldo positivo di assunzioni per 332 mila persone, qualche decina di migliaia in più del primo trimestre 2016. Allegri poi fino a un cero punto perché il saldo è notevolmente influenzato dall’andamento dei contratti a tempo indeterminato (+22.000), dei contratti di apprendistato (+40.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+315.000, inclusi i contratti stagionali).
Il fatto che le borse non c’entrino nulla con l’economia lo illustra bene anche il Giappone, che ha visto un pil del primo trimestre in crescita dello 0,5% – alla faccia dei gufi – per chiudere la giornata di borsa a -1,32%. Storie primaverili, appunto. Come quella dello shale oil, il nuovo petrolio americano, che trovo esemplificata in questa meravigliosa battuta di un tizio di Platts.
E che mi fa il petrolio a metà giornata? Un bel -1,3%. Sempre perché è primavera e cadono anche i prezzi del greggio, malgrado il mercato non sia poi zuppo e anzi c’è qualcuno che si aspetta che arrivi a 60 dollari appena l’offerta diverrà carente.
Per finire in bellezza le storie primaverili di oggi, non potevo che raccontarvi del Brasile che ha cominciato la giornata così.
Aprire la borsa con -10% sembrerà troppo persino in primavera. Ma in effetti laggiù è autunno, e questo spiega ogni cosa.
A domani.
Dal 2012 The Walking Debt ha regalato oltre 1.000 articoli e diversi libri a tutti coloro che hanno avuto la cortesia di seguirci. Adesso stiamo lavorando al progetto Crusoe e vi chiediamo di continuare a seguirci partecipando alla sua crescita e al suo sviluppo. Sostenere Crusoe significa sostenere l’idea di informazione basata sul rapporto con le persone e senza pubblicità. Per sostenerci basta molto poco, e si può fare tanto. Tutte le informazioni le trovi qui.
La Bce punta il faro sul credito europeo ai cargo
I tormenti dell’industria dei container, che hanno già prodotto esiti preoccupanti per alcune grandi compagnie di spedizione marittima, non sono passati inosservati a Francoforte. La supervisione in seno alla Bce, infatti, ha deciso di svolgere approfondimenti sull’esposizione delle banche europee verso questo settore, tanto vitale per i commerci esteri quanto alle prese con notevoli problemi che ormai non sarebbe più saggio sottovalutare.
Alcuni numeri d’insieme serviranno a contestualizzare. Per mare si trasporta il 90% del commercio mondiale, il 90% del commercio extraeuropeo e il 40% di quello intra Ue. Questo mondo è sempre più turbato dalle notizie di difficoltà alle quali sono esposte le compagnie di cargo, che hanno iniziato a volare come uccelli del malaugurio da quel lontano 2008, quando la globalizzazione ha iniziato a collassare. Ciò ha fatto pensare a molti osservatori che l’industria dei container e dei cargo sia alle prese con una trasformazione radicale al termine della quale ci sarà una probabile ripresa al costo però della scomparsa di numerosi operatori.
Ci si potrebbe chiedere perché tutto ciò riguardi la vigilanza bancaria europea. La risposta è molto semplice. Le stime di mercato parlano di un’esposizione del settore bancario globale per circa 400 miliardi nei confronti di questa industria “una larga porzione dei quali”, scrive la Bce, arriva ancora dalle banche europee. “Questo sottolinea il loro forte coinvolgimento col settore e, come conseguenza, la loro considerevole esposizione nei confronti di un’industria volatile”. E per giunta in crisi.
La prima conseguenza visibile di questa esposizione è che molti portafogli di crediti si son deteriorati, generando costosi accantonamenti o la nascita di non performing loan (NPLs). Da qui l’esigenza di vederci chiaro. Le banche europee, che con grande fatica stanno iniziando a recuperare le enormi perdite sofferte a causa della crisi derivate da altri settori, a cominciare dall’immobiliare, potrebbero trovarsi a dovere affrontare un’altra grave criticità sistemica.
Da qui l’idea di un progetto per osservare e monitorare l’andamento di questi crediti allo scopo di non farsi trovare impreparati. Intento lodevole. Ma, come sanno le persone avvedute, di buone intenzioni è lastricato l’inferno dei default.
Dal 2012 The Walking Debt ha regalato oltre 1.000 articoli e diversi libri a tutti coloro che hanno avuto la cortesia di seguirci. Adesso stiamo lavorando al progetto Crusoe e vi chiediamo di continuare a seguirci partecipando alla sua crescita e al suo sviluppo. Sostenere Crusoe significa sostenere l’idea di informazione basata sul rapporto con le persone e senza pubblicità. Per sostenerci basta molto poco, e si può fare tanto. Tutte le informazioni le trovi qui.
I consigli del Maître: Più bistecche per i cinesi, ma ancora poco welfare
Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.
Una bistecca per i cinesi. Qualcuno si sarà sorpreso, leggendo le cronache dell’accordo raggiunto fra gli Usa e la Cina su alcune questioni commerciali, primo esito visibile dell’incontro fra Trump e il presidente cinese Xi, delle settimane scorse, il notevole spazio dedicato alla questione della carne Usa, che finalmente potrà varcare le frontiere cinesi. Ricorderete che del problema dei cinesi con la bistecca Usa avevamo già parlato agli inizi di aprile quando era trapelata una lettera mandata dai grandi produttori di carne Usa, al presidente, con un accorato appello a fare ogni sforzo per riuscire a penetrare il mercato cinese della carne. Nella lettera del 27 marzo scorso i produttori avevano chiesto a Trump di trovare il modo di rendere più permeabile il mercato cinese alla carne di manzo – nelle carne suina gli Usa sono già eccedentari nei confronti dei cinesi a causa della scarsa competitività degli allevamenti locali – che era rimasta esclusa a causa di un bando simile a quello europeo, che da diversi anni oppone gli Usa all’Ue e che di recente, lo ricorderete, è stato addotto a pretesto per il rialzo di alcuni dazi imposto dagli Usa ai prodotti europei, fra i quali la Vespa. Il mercato cinese della carne, secondo le stime contenute nella lettera dei produttori Usa, vale 2,6 miliardi di dollari, e non è soltanto la quantità a solleticare i produttori. E’ anche il fatto che dietro questa produzione c’è tutto un mondo molto strutturato – anche lobbisticamente – di produttori che ha radici antiche e grande potere di contratto. E si vede.
Lavoro offresi. L’Istat ha rilasciato il tasso di posti vacanti nel primo trimestre del 2017. L’indicatore, che si ottiene dividendo il numero dei posti vacanti per la somma di posti vacanti e posti occupati, serve ad avere una tendenza su come stia evolvendo l’offerta di lavoro da parte delle imprese. Un tasso di posti vacanti più elevato, infatti, si potrebbe interpretare come un segno di vitalità del mercato del lavoro, visto che i posti vacanti misurano le ricerche di personale che nell’ultimo giorno del trimestre considerato sono già iniziate e non ancora concluse. Si tratta di posti di lavoro retribuiti che siano nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di diventarlo, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa interessata e sia disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo. Il tasso registrato a marzo 2017 è stato dello 0,8%, sostanzialmente uguale a quello dell’ultimo trimestre 2016, ma migliore di quello dei due trimestri precedenti.
In sostanza ci sono più posti di lavoro disponibili di quanti ce ne fossero un anno fa. Il problema è trovarli.
Welfare al lumicino per gli italiani con figli Eurostat ha pubblicato i dati della spesa sociale europea per benefit dedicati alla famiglia e ai bambini. Nel 2014, anno cui fanno riferimento i dati, l’Ue ha speso 330 miliardi per queste categorie, rappresentando l’8,9% della spesa per il welfare europeo, terzo classificato, ma ben distinto quanto a importanza, dopo la spesa per “Old age and survivors”, quindi sostanzialmente la previdenza, che vale il 45,9% e la spesa sanitaria, che pesa il 36,5%. A fronte di questo stanziamento globale, che non è certo esorbitante, considerando i tassi di natalità europei, esistono pure corpose differenze fra i singoli stati relativamente alla percentuale di spesa che dedicano a questa voce di bilancio.
Come si vede dal grafico, il Lussemburgo è in testa, con il 15,6% del suo budget sociale dedicato a famiglie e figli, mentre l’Olanda è fanalino di coda, dopo Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, quart’ultima. Ovviamente i differenti tassi di natalità e la quantità di bambini sul totale della popolazione influenza questo dato. I paesi che fanno pochi figli e quindi hanno pochi bambini, spende meno per loro. Ma come si capisce facilmente, è un circolo vizioso.
Se l’Asia inizia a spendere sul Welfare. Qualcuno ha detto che l’Europa, ma in generale i paesi avanzati, non si possono più permettere il welfare di trent’anni fa. Questa vulgata ha condotto a dolorosi tentativi di far rientrare la spesa sociale ce però non hanno raggiunto i risultati sperati. Nei paesi Ocse, complice anche l’invecchiamento della popolazione che trascina la spesa sociale con particolare gravosità, si spende comune di più (dato 2013-14) rispetto al 2000. Il costo medio oscilla fra il 21 e il 22% del pil.
Tolto il Giappone, che è un paese avanzato e guida la classifica (probabilmente anche perché ha una popolazione fra le più anziane al mondo) il resto dell’Asia è ancora molto indietro rispetto agli standard europei. La Cina, che pure ha raddoppiato la sua spesa negli ultimi anni portando da poco pià del 4 all’8% del Pil, è ancora ben lungi dall’offrire ai suoi concittadini una protezione sociale di tipo europeo o giapponese. Ciò ha un effetto anche sulle strategie di risparmio dei cittadini. I cinesi risparmiano molto per prepararsi alla vecchiaia, e quindi i consumi ne risentono, ritardando quel processo di riequilibrio della crescita cinese dagli investimenti al consumo interno, che da anni la politica sta perseguendo. Sarà pure vero che noi europei non ci possiamo più permettere il welfare di trent’anni fa. Ma i cinesi si. E forse gli conviene pure.
Dal 2012 The Walking Debt ha regalato oltre 1.000 articoli e diversi libri a tutti coloro che hanno avuto la cortesia di seguirci. Adesso stiamo lavorando al progetto Crusoe e vi chiediamo di continuare a seguirci partecipando alla sua crescita e al suo sviluppo. Sostenere Crusoe significa sostenere l’idea di informazione basata sul rapporto con le persone e senza pubblicità. Per sostenerci basta molto poco, e si può fare tanto. Tutte le informazioni le trovi qui.
Il Fmi tira la giacchetta alla Germania
Attesa e tutto sommato prevedibile, la dichiarazione finale del Fmi sullo stato di salute della Germania dice quello che tutti vogliono sentirsi dire: l’economia del paese marcia un ritmo invidiabile e quindi ha la possibilità di mettere mano ad alcune situazioni che attendono di essere riformate. La Germania ha “spazio fiscale” ossia risorse pubbliche sufficienti, e quindi deve utilizzarle. In fondo la vulgata del FMI, che ricorda molto anche quella dell’Ocse, è tutta qui.
Nel merito, il Fondo, sempre prodigo di consigli, ricorda pure come si potrebbe utilizzare questo “spazio fiscale”. Innanzitutto per iniziative che rilancio la crescita potenziale, come investimenti in infrastrutture fisiche e digitali, spesa per i bambini, integrazione dei rifugiati e diminuzione della tassazione sul lavoro. Quindi il Fondo suggerisce una riforma delle pensioni che renda attrattivo lavorare di più e quindi aumenti il reddito per gli anziani in modo da far crescere il prodotto e insieme diminuire la necessità di risparmio per la terza età.
Sul versante della produttività, vengono individuati alcuni ambiti di riforma in certi settori industriali e servizi professionali, con particolare riferimento all’economia digitale, mentre sul quello della giustizia sociale, si osserva come mentre la diseguaglianza dei redditi sia rimasta stabile – nonostante lo straordinario risultato dell’economia, viene da dire – il rischio di povertà richiede ancora molta attenzione. Infine, una notazione sul mercato immobiliare, sempre più caldo. Gli sviluppi di questo mercato, sul quale l’occhiuta Bundesbank vigila da tempo vano tenuti sotto osservazione.
Insomma, neanche essere la Germania serve a evitare la storiella delle riforme strutturali. Essere la Germania al massimo dà la libertà di infischiarsene.
Dal 2012 The Walking Debt ha regalato oltre 1.000 articoli e diversi libri a tutti coloro che hanno avuto la cortesia di seguirci. Adesso stiamo lavorando al progetto Crusoe e vi chiediamo di continuare a seguirci partecipando alla sua crescita e al suo sviluppo. Sostenere Crusoe significa sostenere l’idea di informazione basata sul rapporto con le persone e senza pubblicità. Per sostenerci basta molto poco, e si può fare tanto. Tutte le informazioni le trovi qui.
Cronicario: Finalmente aumenta tutto, a cominciare dai debiti
Proverbio del 15 maggio La ragazza bella non è senza difetti
Numero del giorno: 10,7 Aumento % vendite al dettaglio in Cina ad aprile
Allegria: aumenta l’inflazione. Dovremmo essere felici? Ci dicono di sì. E siccome il cronicario globale non dubita, non lo faccio neanch’io anche perché fa caldo e pensare mi provoca allergia.
Perciò mi contento di osservare che l’indice dei prezzi al consumo di aprile è cresciuto su base mensile dello 0,4%, mentre su base annuale, ossia verso aprile 2016, la crescita è stata dell’1,9%. Siamo ai confini della realtà, ossia il target Bce. E non è detto che sia una cosa buona e giusta.
Anche perché, a parte il Mago di Ez che ci trascina con le sue magie monetarie, qui c’è un problema di debito pubblico che cresce pure lui – a marzo siamo arrivati a 2.260 miliardi, venti in più rispetto a febbraio – e bisogna pure pagarci sopra gli interessi che non saranno sempre bassi come adesso, specie se l’inflazione salirà bla bla bla. La conoscete la solita solfa.
Che ci salva dall’aumento dei tassi? L’inflazione di fondo che rimane bassina, ma comunque aumenta pure lei. Al netto di cibo fresco ed energia si arriva all’1,1%, quattro decimi in più rispetto a marzo. Quella senza beni energetici arriva a 1,3 da 1,2. Tutto aumenta: fateci pace.
C’è pure chi festeggia. L’agenzia per le entrate, ad esempio, festeggia sottovoce l’aumento delle transazioni immobiliari certificato dal suo ultimo bollettino. Di sicuro lo fa per amore patrio, vista la rilevanza dell’economia immobiliare nel nostro paese, ma forse anche perché qualche cosina arriva pure al fisco ogni volta che comprate casa.
Insomma l’Agenzia per motivi di amor patrio o di semplice bottega festeggia l’aumento delle compravendite ipotizzando persino l’avvio di un nuovo ciclo espansivo sull’immobiliare, visto che l’anno scorso ci sono state più di 530 mila vendite di abitazioni, che non solo è quasi il 19% in più rispetto al 2015, ma è anche il terzo anno di fila che le compravendite aumentano, ponendo fine a un ciclo che aveva fatto dimezzare indice delle compravendite rispetto al picco del 2007.
E siccome 245 mila di queste case sono state comprate con un mutuo, oltre ad aumentare le vendite sono anche aumentati i debiti privati, non bastassero quelli pubblici. A parte il fatto che è mi stupisce osservare come gli altri trecentomila che hanno comprato casa avevano i soldi in bocca, tutti questi aumenti mi riconciliano con lo spirito del tempo.
A domani.
Dal 2012 The Walking Debt ha regalato oltre 1.000 articoli e diversi libri a tutti coloro che hanno avuto la cortesia di seguirci. Adesso stiamo lavorando al progetto Crusoe e vi chiediamo di continuare a seguirci partecipando alla sua crescita e al suo sviluppo. Sostenere Crusoe significa sostenere l’idea di informazione basata sul rapporto con le persone e senza pubblicità. Per sostenerci basta molto poco, e si può fare tanto. Tutte le informazioni le trovi qui.
La (quasi) riscossa dell’acciaio europeo
La tenue ripresa europea sembra giovi al mercato continentale dell’acciaio, almeno secondo le ultime rilevazioni diffuse di recente da Eurofer, l’associazione dei produttori europei che proprio la settimana scorsa ha indetto L’European steel day, l’edizione 2017 dell’appuntamento che i produttori dedicano a illustrare le sfide che attendono il settore.
Ma è evidente, come sanno i lettori di Crusoe che ricordano l’approfondimento dedicato all’acciaio che abbiamo pubblicato nel numero 13, che non è solo, o almeno non solo, la sostenibilità ambientale il problema di fondo della produzione europea. La questione principale rimane sempre la stessa: la sua sostenibilità economica, in contesto internazionale di grande competizione con i paesi emergenti – Cina in testa – e gli Usa, dove la nuova amministrazione ha fatto capire chiaramente di voler intervenire pesantemente, e soprattutto il grande problema della sovracapacità di produzione, da tempo all’attenzione di Ocse per i rilevanti effetti che provoca sull’economia internazionale.
Il resto dell’articolo è disponibile su Crusoe, una newsletter che si può leggere solo abbonandosi. Tutte le informazioni le trovi qui.
Cronicario: Bistecca texana per gli schizzinosi cinesi
Proverbio del 12 maggio Un anziano che muore è una biblioteca che brucia
Numero del giorno 3.000.000 Multa inflitta a Whatsapp per concorrenza sleale
E così, anziché dargliela a bere, ai cinesi, Mister T. è riuscito nel miracolo di dargliela da mangiare: una bella bisteccona texana con l’osso che fino a ieri non varcava le frontiere perché quei fissati dei cinesi chissà di che si preoccupavano.
Altro che involtino primavera. Finalmente entreranno a pieno titolo nella globalizzazione del colesterolo, ingurgitando carne rossa e trigliceridi opportunamente carichi di tutto ciò che serve, ormoni compresi, per crescere belli, robusti e biondi come gli americani.
Adesso mi toccherà dirlo a quel fenomeno del piano di sopra che di questa cosa della bistecca ne aveva parlato pure in radio facendo ridere mezza Italia. Pensa che risate si starà facendo lui adesso.
Comunque sia l’accordo fra cinesi e Usa sulla bistecca è solo la parte appetitosa di una roba poco saporita ma assai consistente, che riguarda cosette tipo accettare che le agenzie di rating Usa esprimano giudizi sulle imprese cinesi (e quindi ci incassino pure qualcosina), o consentire che le società di carte di credito Usa aprano una dependance a Pechino e Shanghai. Che volete che sia: una sana iniezione di American way of life in un mondo ancora timido. Magari servirà a diminuire quel debituccio commerciale che gli Usa hanno nei confronti dei cinesi.
Di sicuro la vicenda della bistecca non finisce qui. Toccherà rosicchiarsela pure noi europei, ‘sta costoletta prima o poi, visto che Mister T ci ha già purgato niente male e che gli Usa e l’Ue litigano da un ventennio per questa storia della carne. E mica solo per questa. C’è anche questa storia dell’acciaio che bolle in pentola. Proprio oggi l’Ue ha confermato un bel dazio sui tubi cinesi senza saldatura che oscilla dal 29 al 54%, per dire. La storia dell’acciaio, però, se volete ve la leggete su Crusoe, che oggi ve la racconta per bene. Qui dobbiamo occuparci di bazzecole come il primo trimestre del pil tedesco, aumentato dello 0,6%, che sembra poco ma invece è più frizzante di quanto si pensasse. Vedete come s’impenna presuntuosetto?
Lo sapevamo già che l’export a marzo era stato esagerato. Ma è tutta l’economia tedesca che è esagerata se persino il cattivissimo Schaeuble ha dovuto confessare allo Spiegel che “è giusto dire che il surplus tedesco è alto, ma questo non dipende dalla politica”. Siete voi acquirenti di Mercedes, Bmw, elettrodomistici e quant’altro, i colpevoli.
E tuttavia, malgrado questo clima mesto, vi farà piacere sapere – così concludiamo in bellezza – che la fiducia globale sta crescendo.
E se lo dice la Banca d’Inghilterra che aveva previsto disastri a causa della Brexit, la cosa mi rassicura. Talmente che vi saluto.
A lunedì.
Dal 2012 The Walking Debt ha regalato oltre 1.000 articoli e diversi libri a tutti coloro che hanno avuto la cortesia di seguirci. Adesso stiamo lavorando al progetto Crusoe e vi chiediamo di continuare a seguirci partecipando alla sua crescita e al suo sviluppo. Sostenere Crusoe significa sostenere l’idea di informazione basata sul rapporto con le persone e senza pubblicità. Per sostenerci basta molto poco, e si può fare tanto. Tutte le informazioni le trovi qui.

































