Categoria: cronicario
Cronicario: Neanche Weidmann ci toglie il sorriso, figuratevi la Fed
Proverbio del 14 giugno Non è mai tardi per fare qualcosa di buono
Numero del giorno: 46 Aumento % traffico dati mobile in Italia nel 2016
L’estate sta arrivando e un anno di lavoro se ne va. Sto diventando grande (è pure il mio genetliaco) e in fondo mi va, perché ho deciso di invecchiare felice. E perciò in questo giorno di gioia neanche le intemerate del cattivissimo Weidmann riescono a togliermi il buonumore.
Come chi è Weidmann? Davvero non lo conoscete? Eccovelo qui in tutta la sua teutonica bellezza.
No, non è un modello. Di mestiere fa il banchiere centrale e peraltro sta a capo della Bundesbank, la banca centrale più cattiva dell’universo centrale, che già nel secondo dopoguerra cazziava tutti e se infischiava dei governi. La mamma della Bce, insomma.
Capite perché molti lo vedano al posto del nostro amato Supermario, una volta che lui finirà il mandato.
E che vuole Weidmann? Le solite cose: lo ripete a ogni pie’ sospinto. Vuole che la Bce smetta di largheggiare col denaro – quella roba astrusa che si chiama QE – e non vuole che passi inosservato qualsiasi espediente – tipo quella roba degli European Safe Bond – che punta a mutualizzare il debito europeo. Attenzione: non è che il boss della Buba dica di essere contrario a condividere i debiti. Dice che dobbiamo sapere quello che stiamo facendo, ammettendo persino che “non sono le banche centrali a poter mettere l’economia su un percorso di crescita forte”.
Supero Weidmann in scioltezza, perché il buonumore mi porta là dove splende il sole, e in particolare dalle parti di Eurostat che lancia due buone notizie di fila. La prima:
la produzione industriale cresce dello 0,5% su base mensile e dell’1,4% su base annuale. Per il migliore dei mondi possibili in cui viviamo (quello del pil) è una buona notizia. La seconda è una sorta di corollario.
Nel primo quarto del 2017 ci sono 234,2 milioni di europei che hanno un lavoro, secondo Eurostat “il più alto livello mai registrato”. L’occupazione è cresciuta persino da noi, che è tutto dire. E anche l’Ocse si è stupita osservando il dato del mese successivo, quello di aprile, con la disoccupazione in calo dello 0,4% “il calo più significativo” insieme a quello del Spagna dicono da Parigi. Sicché la disoccupazione adesso è arrivata all’11,1%.
Non vi basta tutto questo per essere felici. Allora beccatevi le banche venete. Stanno lavorando per noi. Niente bail in. Anche oggi ce l’hanno ripetuto. E faranno pure presto, così almeno ha chiesto anche il vice direttore di Bankitalia Panetta. Quindi
Poi ci sarebbe la notizia che uscirà stasera, quella che ormai tutti sanno come andrà a finire, con la Fed ad alzare ancora un pizzico i tassi e qualcuno che si preoccupa. Ma se non riesce Weidmann a intristirmi, figuratevi se ci riesce la Yellen.
A domani.
I consigli del Maître: Le armi europee e la guerra italiana alla disoccupazione
Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.
Il mestiere europeo delle armi. La Commissione Ue ha pubblicato la settimana scorsa un reflection paper sul futuro della difesa europea che fra le altre cose contiene un interessante paragone fra il livello di spesa militare dell’Ue e quello degli Stati Uniti, che è molto eloquente.
Queste grandi differenze, che sono la spia economica di una differenza assai più profonda, ossia il peso specifico sullo scacchiere internazionale, si replica anche all’interno dell’Ue a 28. La spesa militare, infatti, non è uguale in tutti i paesi, come ci mostra Eurostat.
Molti si sorprenderanno nello scoprire che la Grecia è il paese che ha la spesa militare più alta d’Europa, nonostante la sua condizione economica sia sicuramente la peggiore, mentre al contrario il Lussemburgo è quello che spende meno pure avendo una economia fra le migliori. Un’altra dimostrazione che la logica della spesa per le armi è tutt’altro che quella dell’economia.
L’Outlook di Ocse. L’Ocse ha pubblicato il suo ultimo economic Outlook con le previsioni più aggiornate, che spiegano bene il titolo scelto per la pubblicazione: meglio ma non abbastanza. L’istituto parigino, infatti, vede un’economia che cresce ma lentamente.
Ma non c’è solo questo, ovviamente. L’outlook contiene anche diverse informazioni sul nostro paese, che viene tratteggiato per i suoi soliti annosi problemi: alto debito pubblico, rigidità strutturali, alta disoccupazione, eccetera. Ma fra i tanti stimoli di riflessione offerti da Ocse, vale la pena segnalarne uno, che è centrale perché riguarda il mercato del lavoro e quindi sostanzialmente il nostro benessere.
Come si può osservare dal grafico le perdite di impiego maggiore l’ha subita la classe dei lavoratori mediamente qualificati. Né i low skilled né gli high skilled, che bene o male nel ventennio considerato, ossia fra il 1995 e il 2015, sono cresciuti. Il crollo della classe media, che così tanti fiumi di inchiostro ha generato, è il crollo della professionalità media. Al mercato queste persone evidentemente non servono più.
Bitcoin vs Ethereum. Nei giorni scorsi ha fatto molto scalpore la notizia che bitcoin, la cripto valuta che viene distribuita in rete tramite la tecnologia della blockchain ha superato i 2.700 dollari di quotazione a fronte dei 6-700 di un anno fa. Meno osservato, ma egualmente clamoroso, il boom registrato da Ethereum, un’altra cripto valuta basata su una rete che non solo scambia moneta, ma anche obbligazioni nella forma di smart contract, ossia scambi di prestazioni fra i soggetti che vengono denominati in Ether, l’unità di conto di queste prestazioni che possono essere le più svariate. Ebbene, un Ether valeva appena 8,5 dollari meno di un anno fa e dall’inizio di quest’anno ha conosciuto una crescita di circa trenta volte: la settimana scorsa ha superato i 250 dollari. Gli esperti dicono che questa crescita è la prova che la domanda di blockchain, ossia di sistemi di distribuzione delle informazioni su rete criptata, è in costante crescita. Ma quando sento queste storie mi viene in mente quell’aneddoto sulla crisi del ’29, forse apocrifo ma credibile, che racconta di quel banchiere che decise di disfarsi delle sue azioni pochi giorni prima del crash perché aveva sentito il suo barbiere fare ragionamenti su ipotesi di vendite allo scoperto. Mi è accaduto un fatto simile proprio di recente. Mi ha chiamato una parente, che non ha nessuna conoscenza finanziaria, chiedendomi se poteva essere una buona scelta investire sulle cripto valute. Le ho suggerito di regalarsi una serata al casinò.
Le ultime sull’occupazione italiana. Pochi giorni fa Istat ha rilasciato gli ultimi dati sul mercato del lavoro 2017 nel primo trimestre del 2017. L’occupazione mostra una crescita sul trimestre precedente (+52 mila, 0,2%), dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+78 mila, +0,4%) – soprattutto a termine (+51 mila, 2,1%) – mentre tornano a calare gli indipendenti (-26 mila, -0,5%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente. I dati mensili più recenti (aprile 2017) mostrano, al netto della stagionalità, un consistente aumento degli occupati (+0,4% rispetto a marzo, corrispondente a +94 mila unità), che riguarda sia i dipendenti sia gli indipendenti.
Su base annua, invece, ci sono 326 mila occupati in più (+1,5%) che riguarda soltanto i dipendenti, in più di due terzi dei casi a termine, a fronte della diminuzione degli indipendenti. L’incremento, in termini assoluti, è più consistente per gli occupati a tempo pieno, e il tempo parziale aumenta esclusivamente nella componente volontaria. La crescita dell’occupazione interessa entrambi i generi e tutte le ripartizioni, coinvolgendo anche i 15-34enni oltre alle persone con 50 anni e più. Quanto ai primi il tasso di disoccupazione scende al 22,7%. Ma sono i secondi quelli che registrano il trend migliore come si può vedere dalla tabella.
Al contrario la classe 35-49enni ha perso occupazione. E trattandosi di una classe centrale questo non è esattamente un segnale positivo per i consumi. La grande avanzata degli ultracinquantenni è una probabile conseguenza dell’eliminazione delle pensioni di anzianità.
Cronicario: L’Italia ha un asso nella manica: l’estinzione
Proverbio del 13 giugno Quando giunge il tempo del raccolto il pigro riflette
Numero del giorno: 16 Aumento % dell’import di vino italiano in Cina
Poi uno dice il genio italico. Guardo l’ultima release Istat sulla nostra popolazione e finalmente capisco che abbiamo un asso nella manica che ci permetterà di superare il problema della disoccupazione, del debito pubblico e della ricerca di parcheggio: l’estinzione.
Dobbiamo sparire e, incredibile a dirsi, ci stiamo riuscendo senza virus letali, ma per pura intelligenza sociale. Ogni anno perdiamo popolazione e se non ci fossero gli immigrati, che provano a contrastare la nostra tendenza naturale saremmo ancora meno di quello che siamo. Non ci credete? Guardate Istat.
Insomma, siamo in piena deflazione della popolazione che a differenza di quella monetaria non si cura con la Bce. Anzi non si cura proprio. E perché dovremmo? Con noi spariranno la fila alla posta e quella al casello, le liste d’attesa in ospedale e soprattutto il più grande dei nostri problemi.
Molti, leggendo Istat, scopriranno poi con stupore che siamo tornati ad essere migranti, ma gli amici del Cronicario lo sanno già da un pezzo, mentre tutti reagiranno con sconcerto alla notizia che ospitiamo più di 200 nazionalità estere, che pesano l’8,3% della popolazione, con un maggioranza relativa di rumeni.
Ma siccome abitano qua sono diventati come noi. Si estingueranno anche loro: diamogli tempo. E finalmente, quando saremo praticamente estinti avremo risolto tutti i nostri problemi.
Ma visto che il tema di oggi è l’estinzione intelligente, mi sembra giusto mettervi a parte di un’altra pratica alla quale assistiamo da diversi anni e che ormai, perciò, si è molto raffinata: l’estinzione del credito bancario.
Ora non fatevi ingannare dalle cifre, che parlano di un aumento ad aprile dello 0,2% su base annua di prestiti alle imprese e del 2,4% alle famiglie. L’estinzione si apprezza in tutto il suo splendore se si guardano i prestiti nel 2008 e quelli di adesso.
Ecco: prendetelo come un anticipo del futuro.
A domani
Cronicario: Produciamo meno produciamo tutti
Proverbio del 12 giugno Si guarisce dalla mattia non dalle cattive abitudini
Numero del giorno: 11,6 Decremento % delle partite Iva rispetto al 2016
Produciamo meno, produciamo tutti. Eccolo qua il nuovo comandamento italiano che potremmo inaugurare leggendo fra le righe l’ultima release sulla produzione industriale pubblicata stamattina. Ad aprile la produzione cala dello 0,4% rispetto a marzo? Pazienza, su base annua è cresciuta dell’1%. L’1% è poco se lo confrontiamo con gli anni precedenti?
Pazienza, quello che conta è il buonumore. E a me si è allargato il cuore quando ho letto che se non non fosse stato per la pasqua e i vari ponti di aprile forse avremmo prodotto qualcosina di più, ma sai che barba, che noia, che fatica.
E tuttavia ci sono degli stakanov pure da noi. Per dire: i minatori. L’attività estrattiva è cresciuta dell’11,8% su base annua. Sono andati forti anche il tessile e l’abbigliamento, mentre è andata peggio per fabbricazione di computer e nacchinari elettrici.
A proposito, si è fatto tardi. Prima di salutarvi, vi sottopongo l’ennesima suggestione britannica: il calo della spesa per consumi che per la prima volta negli ultimi quattro anni è calata.
Producono meno (Pil a +0,2% nel primo trimeestre) e spendono meno.
Sono usciti dall’Ue. Vorranno mica entrare in Italia?
A domani
Tormenti e speranze dell’economia extra Ue
Siamo arrivati a metà del 2017 ma il quadro generale dell’economia internazionale non è dissimile da quello che chiudeva il 2016. Questi primi sei mesi dell’anno si sono caratterizzati per l’alto tasso di vicende politiche, circostanza che accompagnerà anche i prossimi sei mesi del 2017, e una sostanziale conferma delle politiche economiche che i principali paesi hanno seguito per tutto l’anno scorso. L’economia internazionale si sta lentamente trascinando fuori dalla crisi, e l’Europa, sta facendo la sua parte. Ma le situazioni rimangono complesse, aggrovigliate in problemi che non riescono a trovare una soluzione per la semplice ragione che i problemi affondano nella radice delle società.
Poiché è difficile, per non dire impossibile, avventurarsi in previsioni sul futuro prossimo, è molto più utile riepilogare lo stato dell’economia internazionale giovandoci dell’esame più recente che abbiamo a disposizione, ossia la relazione annuale della Banca d’Italia sul 2016, pubblicata la settimana scorsa, che contiene un interessante capitolo dove si fa un quadro sintetico dello stato dell’arte nelle principali economie del pianeta fuori dall’Europa che, inevitabilmente, sono destinate a influenzare anche le future politiche europee. Un’ottima introduzione che consente di capire meglio l’evoluzione della nostra economia, della quale però ci occuperemo la prossima settimana.
Il resto dell’articolo è disponibile su Crusoe, una newsletter che si può leggere solo abbonandosi. Tutte le informazioni le trovi qui.
Il nuovo numero di Crusoe: Come va l’economia fuori dall’Europa
Questa settimana Crusoe offre una ricognizione degli andamenti economici nelle principali economia fuori dall’Europa. Un modo per guardare un po’ oltre il nostro solito limitato orticello, consci del fatto che in un’economia globalizzata come la nostra, i confini degli stati sono di fatto un’astrazione quando parliamo di vicende economiche. Chi pensa che conoscere gli andamenti della Cina o del Brasile non ci riguardi, ignora quanto il sistema finanziario e quello commerciale abbiano avvolto in una rete strettissima i continenti. Per questa ricognizione ci siamo serviti dell’ultima relazione annuale di Bankitalia, che contiene anche le considerazioni finali del governatore Visco, che abbiamo pubblicato in stralci nelle nostre “Parole Famose”. Una lettura molto utile e densa di informazioni da conoscere, a cominciare da quelle sulle sofferenze bancarie, in un momento in cui si parla di nuove banche da salvare (le venete).
Come lettura della settimana, abbiamo proposto l’ultimo Global prospect della Banca Mondiale, uscito pochi giorni fa. Conclude la nostra newsletter la selezione delle principali notizie della settimana e le notizie invisibili, quelle che trovi solo su Crusoe. Buona letture.
Ci rivediamo il 16 giugno.

Cronicario: La vispa Theresa alla fine l’han presa
Proverbio del 9 giugno Ciò che piace al capo non sempre piace ai giovani
Numero del giorno: 6.270.000.000 Deficit previsto per l’Inps nel 2017
Com’è che dice la poesia? La vispa Teresa gridava l’ho presa, l’ho presa, e invece alla nostra povera Theresa May è finita che han preso lei, e scusate la rima baciata internazionale.
Se la sono proprio cucinata bene i perfidi albionesi (o albionici? boh), insomma i suoi connazionali, che prima hanno cavalcato la Brexit e l’han fatta diventare primo ministro e poi le hanno in pratica votato contro, per nulla sedotti dalle sue fiammanti scarpette rosse
e dando anzi un sacco di voti a un socialista barbuto.
No, scusate, ho sbagliato foto. Era lui:
Ma d’altronde i socialisti son sempre
Ora potremmo discutere a lungo del cattivo gusto di un popolo che preferisce un vecchio barbuto a una old lady in scarpe rosse, ma mica ho dimenticato che il Cronicario parla di cose serie… Sarà pure venerdì, il padre di tutti i riposi, ma badiamo al sodo su queste righe. Perciò beccatevi un po’ di numeri gentilmente offerti da Bloomberg. Prima quelli del nuovo parlamento britannico, che già saprete a memoria però una rinfrescatina non fa mai male.
E poi fatevi due risate con la sterlina, che a distanza di un anno dal tonfo della Brexit (correva il giugno 2016) ne fa un altro. Questo è il calo rispetto all’euro.
Verso il dollaro va giù uguale.
Visto che la vispa Theresa a sberle l’han presa (riscusate la rima), e non si può concludere la settimana con una notizia triste, ecco la buona nuova che ho trovato grazie ai buoni uffici Istat: L’occupazione è migliorata. Addirittura il tasso di disoccupazione dei 15-34enni è sceso al 22,7%.
Eh già: andiamo alla grande. Date un’occhiata a questo.
L’occupazione che cresce di più è quella degli over 50, che, invecchiando e non potendo più godersi una sana e consapevole pensione anticipata per colpa (o per merito) della legge Fornero ingrossano le fila degli occupati. Ah, non si può dire? Vabbé.
Ci vediamo lunedì.
Cronicario: L’Eurozona ci è, l’UK ci fa
Proverbio dell’8 giugno Non si insegna a nuotare al pesce
Numero del giorno: 45,41 Quotazione in dollari del petrolio a NY alle 15.20
Bum bum, fa Supermario sfoderando certi numeroni sulla crescita dell’eurozona che quasi quasi ci invidiano all’estero. Guardate qua le agenzie di stampa, con tanto di crocette: ++Bce rivede al rialzo pil eurozona, +1,9% nel 2017 ++, che peraltro fa il paio con Eurostat che poche ore prima che la Bce svolgesse le sue previsioni, faceva i suoi conti sul primo trimestre 2017.
E che ci dice Eurostat? Che il primo trimestre abbiamo spuntato un +0,6%, mentre su base annuale, ossia rispetto al primo quarto 2016, siamo arrivati proprio a +1,9%. Come dire: il presente viene dal passato e porta con sé in grembo il futuro.
E che altro ha detto il nostro Mago di EZ? Che la crescita sale, sì, ma l’inflazione che rallenta all’1,5 quest’anno e addirittura fino all’1,3 nel 2018. Ma che succede? Le solite cose: il petrolio, che oggi è sceso ancora, ma anche i salari che sono cresciuti poco, l’economia che tira ma non quanto dovrebbe e perciò s’ammoscia.
In questo festival dell’ovvio, dove la decisione di prolungare il QE per quest’anno e poi si vedrà il prossimo, si segnala la notizia che la Bce non dice più di essere disposta a tagliare ancora i tassi perché, dice Supermario, ormai il rischio deflazione è scomparso e per giunta i dati “indicano una crescita solida e ben diffusa”.
Insomma: l’Eurozona ci è.
Dall’altra parte della Manica intanto l’UK fa sul serio insomma. Oggi votano e stanotte sapremo chi vince anche se le previsioni dicono lei.
Chi vivrà vedrà. Intanto l’UK ci fa.
A domani
Cronicario: Anche l’Ocse dà i numeri, ma l’Ue non si batte
Proverbio del 7 giugno La cattiveria ritorna a chi l’ha fatta
Numero del giorno: 1,2 Incremento % vendite al dettaglio in un anno in Italia
E dopo la Banca d’Italia una settimana fa e la Banca mondiale tre giorni fa, oggi tocca all’Ocse dare i numeri. Mi sottopongo giudiziosamente all’ennesimo diluvio di previsioni, analisi, frizzi, lazzi e botti che compongono il Global economic outlook di giugno, giusto in tempo per prepararsi alle ferie. E soprattutto mi seduce il claim scelto per intitolare questa release: Better, but not good enough.
Ora dovrei pure raccontarvelo questo Outlook, ma, come diceva qualcuno, ho perso le parole. E perciò vi beccate un post semimuto, che tanto tutto quello che c’era da dire l’ha detto Ocse: va meglio, ma non abbastanza bene.
Ora vi starete chiedendo cosa dicono di noi, ma sono sicuro che ve l’aspettate: è più o meno quello che ci dicono di solito. Cresciamo poco, siamo poco internazionalizzati, abbiamo troppo debito pubblico, bla bla bla. Ve la faccio breve:
Ne avete abbastanza? Sapeste io. Ormai me li sogno di notte questi grafici e tabelle. E mi risveglio sempre bagnato di sudore freddo. Specie quando osservo l’ultima tabella qua sopra che, all’ultima riga, mi preannuncia una crescita dei tassi di interesse sui decennali dal minimo dell’1,5% del 2016 al 2,7% del 2018.
Visti i presupposti abbandono Ocse, che a parte i numeri non dà più emozioni – ossia l’oggetto del vostro Cronicario – e finisce che prima inciampo nel mercato immobiliare britannico, che continua a rallentare
poi in Eurostat che diffonde dati molto interessanti sulla spesa militare europea, che certificano l’incredibile primato della Grecia.
Mi spuntano vari domandine in testa. Ma perché mai Eurostat un mercoledì qualunque di u qualunque mese di giugno se ne esce con questa informazione? Scorro il cronicario globale e trovo la risposta.
La Commissione Ue ha pubblicato un paper sul futuro della difesa europea, il nuovo Sacro Graal degli unitaristi riuniti, che contiene perle imperdibili come questa:
Questo confronto farebbe capire a chiunque chi comanda e perché. Ma quando la Commissione dà i numeri nessuno la batte.
A domani.
Cronicario: Ma l’Alitaglia arriva in Qatar?
Proverbio del 6 giugno La luna e l’amore quando non crescono calano
Numero del giorno: 32 Manifestazioni di interesse per acquisto Alitalia
Oggi siamo tutti qatariani. La Guerra del Golfino ha germinato una pletora d’illustri, tutti a mettere in guardia che il Qatar qua, il Qatar là, con l’inevitabile chiosa che “se l’accusa di sostenere il terrorismo fosse vera”…
Nell’attesa che ce lo spieghino – qualcuno con sommo sprezzo del ridicolo ha pure chiesto un’indagine dell’Onu – meglio ricordarci che i nostri chiarissimi amici del Qatar “hanno dato a noi tanto e hanno avuto totale rispetto del management, dei creativi e ci hanno supportato finanziariamente”. A noi sarebbero quelli di Valentino, come spiega l’ad che magnifica i suoi azionisti di controllo mentre il ministro Del Rio auspica che la guerra del Golfino non pregiudichi l’operazione in cottura che prevede l’integrazione fra Meridiana e Qatar Airways, che già aveva turbato i sonni di Vito Riggio dell’Enac. che giusto oggi parlava di “tema di grande delicatezza” eccetera eccetera.
Certo, sarebbe proprio un peccato che proprio adesso che “l’economia italiana accelera trainata dai consumi e dalla crescita dei settori dei servizi”, come dice Istat, venga fuori questa roba del Golfo…
Ma a proposito di aerei, proprio oggi si viene a sapere che ci sono ben 32 manifestazioni di interesse per Alitalia, la qualcosa è di per sé una notizia stupefacente. Addirittura 32 possibili compratori per una compagnia che ha dimostrato di avere un talento invidiabile nel bruciare denaro.
Non mi sfugge invece il fatto che chiunque si comprerà l’Alitalia dovrà imporle una robusta cura dimagrante. Anzi, il vostro Cronicario preferito è pure in grado di rivelarvi il nuovo nome della ex compagnia di bandiera:
Sta a vedere che finiscono in Qatar.
A domani.





















































