Etichettato: cronicario the walking debt

Cronicario. Forum PA, ossia Pension Ahead

Proverbio del 6 luglio La musica è riposo e armonia

Numero del giorno: 540.000 Dipendenti pubblici con almeno 62 anni di età

Il sorpasso, dicono gli scienziati, arriverà nel 2021: finalmente la sigla PA svelerà il suo segreto più recondito, celato negli ultimi cinquant’anni dall’inspiegabile desiderio di associare una retribuzione a un lavoro, retaggio di certo turboliberismo da giungla propalato da sorseggiatori di bevande an-alcoliche dal divano (cit.).

Se non sapete ancora quale sia questo segreto, dovete assolutamente frequentare i Forum PA, che in quest’edizione 2020, proprio alla vigilia del sorpasso, ha finalmente illustrato la metamorfosi in corso di quella che sembrava un acronimo di Pubblica Amministrazione, e che invece ne nasconde un altro: Pensione in Arrivo.

E infatti, grazie anche alla geniale idea di Quota 100, l’anno prossimo riusciremo nel miracolo di avere più pensionati pubblici che dipendenti pubblici. Al momento abbiamo 3,2 milioni al lavoro e 3 milioni in pensione. Ma siccome 1 dipendente su sei ha già 62 anni, e di questi 540 mila individui ben 200 mila hanno pure 38 anni di contributi, ecco che il sorpasso si prepara a diventare un’impennata.

Il 2021 verrà ricordato negli annali come l’apice della PA, finalmente intonata al suo ruolo di garanzia di un reddito senza la seccatura del lavoro, come d’altronde ci si sta premurando di procurare anche a diverse altre persone che non hanno la fortuna di essere anziani.

Dopodiché assisteremo ammirati a un’altra metamorfosi. Dal reddito per tutti, a quello per nessuno. Ma non ditelo all’Inps.

A domani.

Cronicario. O mia bela mascherinaaaa

Proverbio del 25 giugno Le avversità sono la fonte della forza

Numero del giorno: 44.000 Calo imprese nuove durante il lockdown in Italia

Succede che mentre l’Oms lancia allarmi peggio di una sirena sul coronacoso, con casi in aumento dovunque…

e mentre in un paesino del casertano un gruppo di esagitati viola qualunque remora uscendo – addirittura – per strada in barba all’isolamento coatto, tanto che arriverà l’esercito…

un ex vicepremier del governo del cambiamento, nonché socialpremier e per giunta lombardo…

si trovava nel cuore della capitale a protestare contro il governo spiegando che lui la figlia a scuola con la mascherina non ce la manda.

E’ chiaro a tutti che si prepara un nuovo episodio della serie più seguita dell’estate.

A domani.

Cronicario. Le linee guida tu: non aprite quella scuola, parte V

Proverbio del 24 giugno Le chiacchiere non cuociono il riso

Numero del giorno 26 Quota % iscritti a fondi pensione che non versa contributi

Finalmente sono arrivate le linee guida del ministro della (d)Istruzione pubblica, che in questi mesi ha deliziato milioni di famiglie in smart working con lo smart studying dei figli poi divenuto smart teaching per l’infinita gioia dei genitori. E finalmente le linee guida dicono la parola finale sulla riapertura della scuola, dando finalmente certezza agli operatori del settore.

L’afflato poetico della ministra Marzolina, ispirata autrice del lockdown scolastico finché si può, ha suscitato infatti il plauso convinto della categoria dei presidi, che hanno commentato così: “Le linee guida non contengono indicazioni operative né definiscono livelli minimi di servizio, ma si limitano ad elencare le possibilità offerte dalla legge sull’autonomia, senza assegnare ulteriori risorse e senza attribuire ai dirigenti la dovuta libertà gestionale”.

Qualcuno si domanda se le linea guida “fate voi” non avrebbero potuto magari essere rilasciate prima, visto il pregnante contributo alla soluzione del problema. Altri, più scafati temono più semplicemente che la presunta riapertura settembrina diventi l’ennesimo episodio della serie più gettonata fra gli amanti del genere.

Indovinate chi è il killer.

A domani.

Cronicario. Reddito Energetico: dopo la povertà aboliamo anche la fisica

Proverbio del 23 giugno Il petto dei saggi è la tomba dei segreti

Numero del giorno: 49.021 Contagi Covid denunciate all’Inail al 15 giugno

All’inizio fu il reddito di cittadinanza, di cui ormai sappiamo tutto se non altro per sentito dire. Poi arrivò il coronacoso, e venne fuori il reddito di emergenza, che solo pochi acuti filologi della sovvenzione pubblica riescono a distinguere da quello di cittadinanza, e solo se versati nella mistica del DCPM.

Ma mai avremmo sospettato che la smania reddituale dei geni che governano l’Italia in questo fortunatissimo 2020…

arrivasse fino al punto di coniare una nuova categoria di reddito – ossia fonte di felicità purché pubblica – per altri ancora: il reddito energetico.

Geni, appunto. Ora, prima che equivochiate – chessò una roba tipo che più mi agito energicamente e più sordi mi dà il governo – è meglio che sappiate che questa felicissima formulazione che sollecita istinti nobilissimi nel cittadino…

ha a che fare col fatto che il governo – sempre lui – vi dà dei soldi – che sono sempre i vostri ma sotto mentite spoglie – per installare dei pannelli solari. E siccome il governo, sempre lui, ha dato il superbonus del 110% sulle ristrutturazioni e in più ha consentito l’autoconsumo collettivo di energia autoprodotta, ecco che il reddito energetico genera quel meccanismo virtuoso che non solo contribuirà alla trasformazione green del nostro paese, ma anche alla costruzione del reddito di emergenza, che completerà il reddito di cittadinanza sublimandosi il tutto nel reddito definitivo. Quello che si trasforma ma non si distrugge. Quello il governo ti ridà indietro dopo che te l’ha tolto con le tasse.

Era facile risolvere la fame nel mondo. Bastava dare un reddito a tutti. Peccato non averci pensato prima.

A domani.

Cronicario. Una toppa cruciale per l’Europa (o era tappa?)

Proverbio del 19 giugno A qualunque età, nessuno è perfetto

Numero del giorno: 239.000 Calo dei posti di lavoro in Italia a marzo 2020 su 2019

Quando sento l’autonominatasi gufo – in omaggio alla presunta saggezza del pennuto immagino, e ignorando il dibattito italico sullo stesso – presidenta della Bce lanciare il monito, comincio a sentire un pizzicorino d’ansia che mi fa prudere quel che resta del portafoglio dopo la devastazione del coronacoso.

Sentite che dice, la gufa presidenta: “Se i governi Ue non raggiungono un accordo sulle misure di stimolo per rilanciare e sostenere la ripresa economica dopo l’emergenza coronavirus i mercati finanziari sono a rischio”. Costoro, i mercati, autentiche bestie selvatiche, al momento pasturano le esche succulenti lanciate nel frattempo dalle banche centrali e soprattutto hanno banchettato a debito sulle promesse miliardarie di quell’altra presidenta.

Senonché oggi le bestiacce si son acquattate e sono pronte a fare a pezzi quel che resta della nostra solvibilità finanziaria nel caso sfortunato che i cosiddetti leader dei paesi europei, oggi in gran conclave telematico non combinino un bel niente del mitico Recovery Fund, che ti viene di fare gli scongiuri appena lo senti, e del progetto Next generation Ue, che a furia di pensare a quelli domani ti scordi quelli di oggi.

Capita l’antifona, il commissario Gentilissimo, che si occupa di cose economiche in quel di Bruxelles ha subito avvertito che non accetterà compromessi al ribasso.

Questo mentre il Presidente del Consiglio Europeo, che è una specie del nostro Primo Minestra, ma poliglotta, ha detto che “abbiamo una responsabilità collettiva di arrivare a un risultato: è il momento di impegnarsi”. “Oggi è una tappa cruciale verso l’uscita dalla crisi”, gli ha fatto eco l’altra presidenta della Commissione. Mi accorgo subito che, come al solito, i giornalisti hanno riportato male: oggi è una toppa cruciale.

Buon week end.

Cronicario. Finalmente faremo vacanze sovrane (a casa)

Proverbio del 12 giugno L’uomo morale si adatta alle circostanze della vita

Numero del giorno: 260.000 Aumento inattivi in Italia nel IQ 2020

Siccome è venerdì di una settimana vissuta pericolosamente, fra minacce di nuove Pontemie, memorie da lockdown e siparietti vari, mi sembra giusto augurarvi buon week end affrontando un tema che sono sicuro sarà in cima ai vostri pensieri visto che siamo stati tre mesi chiusi in casa a fare smart working o per meglio dire niente: le ferie estive.

E siccome fra Btp tricolori e amenità del genere risulta che la Pontemia ci ha fatto diventare tutti un po’ più patriottici, vi do subito la buona notizia: quest’anno, dicono i soliti sondaggiari ben il 92,3% di noi farà vacanze in Italia.

Da quel risicato 7 e spicci per cento che non rinuncia alle fascinazioni estere possiamo solo dedurre che ormai solo una minoranza non risponde all’appello della patria e che quindi stiamo marciando felici verso il sol dell’avvenire sovrano. Ma soprattutto dall’informazione che solo il 5% ha prenotato qualcosa, possiamo inferire che si sta delineando lo scenario perfetto, per le nostre ferie.

La vacanza sovrana. Ma a casa. L’unica che ci possiamo permettere.

Buon week end.

Cronicario. Sembrava una Guerra e invece era un Gurria

Proverbio del 10 giugno Troppo è peggio che poco

Numero del giorno: 158,2 Debito/pil in Italia previsto da Ocse a fine 2020

A un certo punto, dopo aver esibito le solite previsioni uau che vanno alla grande in tempi di pandemia di previsioni uau…

dove si vede che l’Italia potrebbe perdere 14 punti di pil quest’anno (uau), e vi faccio grazie del resto,

qualche genio di quelli che non mancano mai ha chiesto al prode capo dell’Ocse, fonte di queste previsioni uau, se lo preoccupasse il fatto del debito italiano.

Ma quello, imperterrito, ha risposto: “Oggi dobbiamo impiegare tutte le risorse che abbiamo, non bisogna lasciare nulla da parte, per combattere il virus, per vincere questa guerra contro il nemico”. Manco fosse un qualunque supercommissario delle mascherine.

Poi leggo meglio. Non era Guerra. Era Gurria.

A domani.

Cronicario. Gretas for future 2: il ritorno

Proverbio del giorno E’ povero chi non sa mai quando ha abbastanza

Numero del giorno: 482 Satelliti lanciati per Starlink da Elon Musk

Adesso che finalmente è finita la Pontemia, possiamo tornare a dedicarci a quelle piccole gioie quotidiane che abbellivano la nostra vita prima che il coronacoso ci ricordasse una spiacevole verità.

Ecco l’ho detto: moriremo tutti un giorno!

Rimane il fatto che il coronacoso non ci spaventa più come una volta. Avrete notato un certo rilassamento dei costumi…

C’è persino gente che si abbraccia senza mascherina, e va al mare.

Eh sì signora mia. Ho visto anche due che si scambiavano dei baci senza il doveroso distanziamento. Ma non si preoccupi. E’ tutta una questione di prospettiva. Se l’idea della dipartita prematura a causa di coronacoso appassisce, rifiorisce in compenso quella della dipartita a lungo termine. E non parliamo di 100 anni. Ma assai prima.

Greta, who else? La gentile ragazzina che preconizzava che ci resta un pugno di anni per salvare dal disastro ecologico.

E così il collettivo italiano dei Fridays for future si è fatto vivo annunciando nuove clamorose iniziative per ricordare a tutti noi non tanto che dobbiamo morire – quello è un dettaglio – ma che moriremo di disordini climatici, per prevenire i quali faranno una bella manifestazione. Ma attenzione: seguiranno le regole, loro: installeranno centinaia di paia di scarpe nelle piazze italiane, per simulare la loro presenza ma senza esserci. D’altronde le scuole sono chiuse, capirete- Lo scopo: “Gli ingenti (?) fondi (quali?) a nostra disposizione – dicono devono essere utilizzati per un ambizioso piano di transizione ecologica”.

 

Scampati al coronacoso, verremo investiti da Gretas for future. E non esiste vaccino.

A domani.

Cronicario. Le Considerazioni Terminali del Governatore

Proverbio del 29 maggio Ciò che per il bruco è la fine del mondo, per il mondo è una farfalla

Numero del giorno: 5,3 Calo pil Italia nel primo trimestre 2020

Giornatona, oggi, in Bankitalia, dove è andata in onda la festa annuale delle Considerazioni Finali, le attesissime elucubrazioni del boss che ogni anno si fa la fila per ascoltare di persona, perché se il Governatore non ti invita, sei buono al massimo per il Cronicario.

Quest’anno di coronacoso, fra distanziamenti e mascherine, il parterre era più rado del solito, ma comunque il Governatore non si è fatto parlare dietro e ha tenuto comunque banco un’oretta e mezza. Tanto con la mascherina se sbadigli non si vede.

Ma pure così abbiamo imparato un sacco di cose. Per dire: questo…

ma anche questo…

per non parlare di quest’altro:

Capirete che di tanto in tanto il tono diventava lugubre. Come quando ha ricordato che il debito pubblico aumenterà di 21 punti; che il mercato del lavoro ne uscirà strapazzato, avendo già sulle spalle una marea di giovani che non studiano né lavorano; che abbiamo una popolazione che invecchia e che richiederà un notevole aumento della spesa pubblica, per pensioni e altro in futuro.

Ma lo scoramento veniva abbondantemente compensato dal pensiero che abbiamo un settore manifatturiero flessibile che ha consentito di quasi azzerare il debito estero grazie agli avanzi dei pagamenti; che abbiamo pochi debiti privati e molta ricchezza familiare.

A consuntivo, le esortazioni che vi avranno fatto fischiare le orecchie. Roba tipo che “vi sono però investimenti dai quali non possiamo prescindere, in particolare quelli rivolti all’innovazione nelle attività produttive e al miglioramento dell’ambiente, investimenti che vanno sempre più tra loro integrati”. Oppure che “un ambiente economico rinnovato potrà dare frutti se tutti i protagonisti che lo animano − le imprese e le famiglie, chi studia e chi lavora, gli intermediari finanziari e i risparmiatori − sapranno assumere la piena responsabilità del proprio ruolo”.

Ma mi s’inumidisce la mascherina di lacrime quando sento però che “non si tratta solo di economia”: “Bisognerà riconoscere ed essere aperti a molteplici punti di vista, interessi, esigenze; servirà un confronto ordinato e un dialogo costruttivo tra chi ha competenze diverse, così come tra coloro che hanno responsabilità distinte ma non per questo tra loro indipendenti e distanti”.

E per chi ha dubbi, una rassicurazione: “Ce la faremo”. A patto però di cominciare “dai punti di forza di cui qualche volta ci scordiamo; affrontando finalmente le debolezze che
qualche volta non vogliamo vedere. Molti hanno perso la vita, molti piangono i loro cari, molti temono per il proprio lavoro. Nessuno deve perdere la speranza”.

E le Considerazioni terminarono felici e contente.

Buon week end.

Cronicario. Non aprite quella scuola, parte III

Proverbio del 28 maggio Troppa oppressione può produrre un’esplosione

Numero del giorno: 40.000.000 Posti di lavoro persi negli Usa per Covid

A questo punto è chiaro a tutti che la scuola non aprirà prima che venga trovato il vaccino contro il coronacoso, e in ogni caso solo dopo aver individuato la cura contro il cancro e saziato la fame nel mondo.

Sono arrivato a questa conclusione dopo aver letto due notizie illuminanti, una volta che le combini insieme. La prima: la ministra competente (?) giura che “la riapertura delle scuole a settembre è una esigenza e un obiettivo del governo”.

Notate che ha detto a settembre, ma non di quale anno.

Ma soprattutto nel pomeriggio si è scatenato l’ex vicepremier oggi oppositore, che socialeggia su tutto – oggi ha parlato di 16 argomenti diversi -, che ha detto le parole definitive: “Siamo l’unico paese europeo che ancora non ha dato una data di riapertura. E’ questa la cosa incredibile. La didattica a distanza non è scuola, l’Italia è l’unico paese che ancora adesso a fine maggio non sa dire e studenti mamme papà e insegnati quando e come si riparte. E’ una follia”.

Ma soprattutto: “Ogni giorno che passa fa la differenza per le famiglie. Non tutti possono permettersi una babysitter, non tutti possono contare sui nonni o su una casa con giardino. Se non riaprite al più presto in sicurezza le scuole siete complici del disastro del nostro Paese”.

A fronte di tutto questo, a che serve una scuola?

A domani.