Categoria: cronicario
La tiepida primavera dell’economia italiana
Viviamo, noi italiani, questa costante sensazione di precipizio. Il dover ogni giorno scalare ripidi appuntiti solo per trovarci arrampicati col fiatone lungo terrazze che affacciano sull’abisso, dove risuonano le voci che abbiamo imparato a riconoscere non appena iniziamo la vita pubblica. Voci che raccontano storie assai poco edificanti di inefficienza, corruzioni, spreco di risorse e di talenti, con la politica a condire di malversazione ogni autentico slancio di purezza che nasca dal cuore di un popolo che lentamente ha smesso di credere in se stesso, perché ama raffigurarsi assai peggio di quello che è, un po’ per vezzo, un po’ per abitudine, un po’ per colpa di una storia che ha tradito se stessa. Senonché, aldilà delle esagerazioni, che nutrono narrazioni giornalistiche e intellettuali grottesche, dove c’è spazio solo per le varie Gomorra della nostra società e mai per il talento e la capacità di stupire che ancora allignano fra noi, l’Italia comunque cova grandi inquietudini che derivano da scelte scellerate del passato che oggi domandano di essere ripagate. Sicché la tiepida primavera della nostra economia, che l’ultimo bollettino della Banca d’Italia fotografa in tutta la sua complessa articolazione, s’incrocia con uno dei vari approfondimenti che gli organismi internazionali ci dedicano – in questo caso Ocse – che racconta del triste primato della nostra senescenza sociale, che cova diseguaglianze crescenti, destinate a popolare di anziani poverissimi – i giovani di oggi – l’Italia di domani. La tiepida primavera italiana annuncia un inverno a venire freddo per molta parte della popolazione, atteso che gli anziani saranno sempre più numerosi.
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I consigli del Maître: Chi guadagna col monopolio e chi dà i numeri sul lavoro
Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.
Come eravamo. Gli ultimi dati diffusi da Bankitalia sulla nostra bilancia dei pagamenti sono utili a ricordare come è cambiata la nostra situazione nello spazio di pochi anni sul versante dei nostri rapporti con l’estero, quindi i pagamenti correnti per merci, servizi e redditi, e l’ammontare della nostra posizione netta, che ricordo misura il saldo fra il valore dei nostri investimenti all’estero e quello degli investimenti esteri da noi. In sostanza il nostro debito nei confronti dell’estero. Il combinato disposto ci comunica alcune informazioni importanti, che riguardano l’equilibrio finanziario – uno sbilancio persistente di conto corrente rende un’economia fragile perché esposta ai cosiddetti sudden stop, ossia l’essiccarsi improvviso degli afflussi di capitali di cui queste economia necessita per finanziare i propri sbilanci correnti con l’estero – e l’equilibrio patrimoniale. Ecco come siamo cambiati.
Se guardiamo questi dati diventa molto chiaro perché a fine 2011 abbiamo subito una grave crisi finanziaria, che si sostanzia nell’aumento degli spread. E perché adesso siamo questa situazione è molto migliorata. Sbaglieremmo a pensare che ciò duri in eterno. Dipende da eventi che solo in parte dipendono dalle nostre scelte. Noi intanto faremmo bene a ragionare su quelle giuste.
Chi paga il costo del monopolio. L’Ocse ha diffuso uno studio molto interessante che prova a quantificare chi fruisce, a seconda del livello di reddito, di un dollaro di profitto generato dal monopolio.
In pratica il profitto di monopolio si redistribuisce dal 90% più povero della popolazione al 10% più ricco. Paradossalmente molto spesso sono proprio le fasce più povere della popolazione a difendere il monopolio, anche inconsapevolmente, quando chiedono maggiore protezione dal commercio estero.
L’aria che tira in Cina. La settimana scorsa, che ha visto andare in scena anche il diciannovesimo congresso del partito comunista, sono uscite molti dati sulla Cina, a cominciare dal Pil del terzo trimestre (+6,8% in calo rispetto al secondo dello 0,1%) che certificano che l’economia del gigante asiatico mostra segni rassicuranti, pure se al lordo di alcune problematiche del sistema bancario. Almeno così sembra se guardiamo ai flussi di prestiti transfrontalieri fotografati nelle ultime statistiche bancarie diffuse dalla Bis.
La seconda informazione interessante arriva invece da alcuni ricercatori, che osservano il buon andamento del saldo commerciale malgrado il robusto aumento delle importazioni.
Il saldo commerciale in salute vuol dire fieno in cascina, e quindi pazienza se le banche sono pericolanti e la crescita del credito, guidata dai trend immobiliari, non smette di correre. D’altronde il presidente l’ha detto nel suo discorso di svariate ore al congresso: la Cina è intenzionata a diventare una potenza mondiale nello spazio di pochi decenni, e di giocare un ruolo crescente nel sistema internazionale, a cominciare da quello monetario. Cosa volete che siano un po’ di debiti?
Sul lavoro in Italia qualcuno dà i numeri. L’Osservatorio del Precariato dell’Inps ha diffuso gli ultimi dati sul mercato del lavoro che fotografo una situazione di crescita costante dei contratti a tempo determinato a fronte del constante retrocedere di quelli a tempo indeterminato. Ecco una tabella.
Ecco un altro indizio: le assunzioni a tempo indeterminato sono calate del 30,7% fra gennaio/agosto 2016 su gennaio/agosto 2015, e di un altro 3,5% nello stesso periodo di quest’anno rispetto all’anno scorso. Al contrario, le assunzioni a termine sono cresciute del 4,8% nel 2016 e del 26,3% nel 2017. Eppure qualcuno ha detto ai giornali che in tre anni sono stati creati quasi un milione di posti di lavoro il 61% dei quali a tempo indeterminato e oggi il governo ne promette altri 980 mila in tre anni. Ma come insegna la statistica, dipende sempre da come si contano. Se in un anno prendo quattro contratti da tre mesi, l’Inps mi conta quattro rapporti di lavoro. Ma la persona è la stessa. Quindi attenzione quando danno i numeri. Spesso li danno letteralmente.
Cronicario: L’Italia Manovra, la Germania cresce
Proverbio del 23 ottobre I lavori delle donne sono numerosi come stelle nel cielo
Numero del giorno: 2,5 Deficit sul pil in Italia nel 2016 secondo Eurostat
E anche oggi – ma tranquilli non finisce qui – le Grandi Manovre finanziarie del governo catturano la mia immaginazione meglio della meglio serie tv del momento.
Così anche oggi ho fatto l’elenco e guardate che è venuto fuori:
Manovra: bozza, fondi contratto P.a salagono a 2,9 mld.
Risorse per rinnovi 2016-2018. Ok ad aumenti 85euro mensili
Manovra: bozza, proroga bonus mobili anche per 2018
Sconto 50% acquisto anche elettrodomestici, tetto 10mila euro
Manovra:bozza; sconto 22% per polizze contro calamità
Detrazione su assicurazioni sulla casa stipulate dal 2018
Manovra: bozza; sconto fisco per tessere bus e treni
Detrazioni al 19% fino a 250 euro all’anno
Manovra: bozza; arrivano sconti fisco per ‘buoni Tpl’
Meccanismo funziona come per i buoni pasto
Manovra: bozza; 100 mln per test mezzi pubblici ‘anti-smog’
Risorse dedicate a progetti Comuni da fondo mobilità sostenibile
Manovra: bozza; quasi 200 mln per ‘scuole belle’
Finanziamento per pulizia istituti e interventi manutenzione
Manovra: bozza; 246 mln in due anni per ‘strade sicure’
Manovra: bozza; 246 mln in due anni per ‘strade sicure’
Manovra:bozza; 80mln in 2 anni a lavoratori socialmente utili
Manovra: bozza; 20 mln in due anni a Radio radicale
Manovra: bozza; c’è stabilizzazione cedolare secca al 10%
Manovra: per presidi aumento di circa 400 euro mensili
Manovra: bozza, contro siccità piano triennale invasi idrici
Nel testo ipotizzati 50 mln per anticipare Piano Nazionale
Manovra: bozza,sconto Iva per vendita animali bovini e suini
E’una proroga di tre anni. Beneficio da 20 mln per allevatori
Manovra: proroga cig 12 mesi aziende con oltre 100 addetti
Se rilevanza economica strategica e con accordi riorganizzazione
Manovra: bozza, credito d’imposta per formazione 4.0 a 40%
Sperimentale per i costi sostenuti nel 2018, tetto 300mila euro
Manovra:bozza,30 mln a Ingv per monitoraggio sisma e vulcani
Manovra:bozza;pacchetto norme per accelerare smaltimento Npl
Manovra: avvocati, ok governo e Parlamento su equo compenso
Manovra: per bonus giardini tetto a 5mila euro
E siamo solo a metà giornata.
Mi dico che va tutto bene anche perché me lo ripetono tutti i giorni. Ultima la Banca d’Italia che prevede un terzo trimestre roboante per la nostra economia
e per giunta, nel suo ultimo bollettino, mostra di credere alle stime del governo su debito e deficit.
E poi c’è l’Istat ovviamente. Che dire dell’istituto di statistica più ottimista del creato?
No, non scherziamo. L’Istat è serissimo. Per dire pure oggi ha diffuso una bellissima nota, stavolta sulle partecipate, dove ha sottolineato l’incredibile risultato della lotta all’ultima poltrona che il governo ha intrapreso contro se stesso nella forma delle aziende pubbliche diffuse a vari livelli sul territorio.
Non vi affaticate a leggere tutto: il succo sta nelle prime due righe. Nel 2015 le partecipate sono diminuite del 2,1%, ma gli addetti sono aumentati del 4,3%. Che mi sembra l’ennesima dimostrazione del genio italico, già al lavoro per la soluzione finale. Di partecipate ne rimarrà soltanto una. Ma avrà un milione di dipendenti in più oltre agli 880 mila di oggi.
E così, pressato dalla cronaca locale finisce che quasi mi perdo la Bundesbank che rilascia il suo solito bollettino mensile, dove leggo che la forte crescita tedesca osservata nel primo e nel secondo quarto dell’anno (+0,7 e +0,6%) è prevista continui anche nel terzo trimestre, grazie al settore industriale che secondo mamma Buba “mantiene il suo ruolo di pilastro cruciale della forte attività economica”. Noi manovriamo e quelli producono a rotta di collo.
A domani.
Le ragioni nascoste dietro il totem della diseguaglianza
Discorrere di diseguaglianza, dieci anni dopo la peggiore crisi dagli anni ’30 del secolo scorso, è garanzia di sicura attenzione da parte di folle oceaniche più o meno arrabbiate per ciò che è accaduto, insoddisfatte per come si manifesta il presente, e spaventate quando guardano al futuro. In tal senso la diseguaglianza è una di quelle parole magiche che appartengono al moderno culto tribale che incarna l’economia del nostro tempo. Un culto che venera misteriose divinità – pensate al pil o al deficit strutturale o ad altre amenità statistiche – e pratica cerimoniali – le manovre finanziarie di un governo o di una banca centrale – abitati da sciamani che evocano totem capaci di generare effetti magici sulle folle. Ecco, la diseguaglianza è uno di questi. Conferma in ognuno la sensazione di aver subìto e subire un torto – che poi è la peggiore eredità della crisi – e insieme individua il rimedio: maggiore uguaglianza. Che è un’altra parola magica che ha il vantaggio di placare gli animi esacerbati senza neanche bisogno di spiegare cosa significhi né come si possa perseguire. Sicché all’osservatore che voglia comprendere senza pregiudizi di cosa si discorra esattamente quando si parla di diseguaglianza e della necessità di una maggiore eguaglianza, non restano che due strade da percorrere: accettare la fatica del ragionamento, magari fondato su elementi di fatto, o sintonizzarsi con l’onda emotiva che promana da queste folle esauste e produrre uno di quei pensierini edificanti che si esauriscono nello spazio di un post su qualche social network il cui succo è: si, c’è troppa diseguaglianza e serve una maggiore eguaglianza, in un trionfo di retorica tautologica. Noi abbiamo scelto la fatica del ragionamento.
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Cronicario: Le Grandi Manovre finanziarie del governo
Proverbio del 17 ottobre Senza sofferenza non c’è scienza
Numero del giorno: 2.800.000.000 Surplus commerciale italiano ad agosto
Dal fronte orientale, occidentale, settentrionale e meridionale i potenti altoparlanti del governo ci rendono edotti a ogni pie’ sospinto delle Grandi Manovre che il governo sta conducendo contro le implacabili tagliole del debito e del deficit, che minacciano ognora il nostro buonumore nazionale con le suggestioni fuori moda del vincolismo esterodiretto. Ma non c’è da temere, i prodi italiani manovrano con destrezza i capitoli di bilancio, le nostre invincibili armate, e voilà les jeux son fait: più trippa per tutti.
Esagero? Mah, vedete voi. Ora vi faccio l’elenco dei titoli di una nota agenzia usciti fra ieri pomeriggio e oggi:
Manovra: sgravi per assunzione under 35 nel 2018. Decontribuzione fino al 50%;
Manovra: Giacomelli, c’è anche asta frequenze 5G: 2,5 mld base d’asta;
Manovra: agricoltura,’bonus’ per terrazzi e giardini. Detrazioni del 36% per la cura del verde privato;
Manovra: Nencini; bene infrastrutture, crescono investimenti;
Manovra: un anno proroga cigs per aree crisi complessa. E per imprese di valenza strategica, dote 100 milioni;
Manovra: Gentiloni, snella e no lacrime e sangue;
Manovra:Gentiloni, evitati aumenti Iva, no nuove tasse;
Manovra: Gentiloni,sostiene crescita e stabilizzazione;
Manovra: Gentiloni, rinnovo contratti pubblico impiego;
Manovra: Gentiloni, confido responsabilità Parlamento;
Manovra: Padoan, sostegno investimenti pubblico-privati;
Manovra: Martina, approvato il bonus verde;
Manovra: Padoan,assunti 1.500 ricercatori, linfa vitale;
Manovra: sismabonus esteso case popolari,confermato ecobonus;
Manovra: confermata cedolare secca sugli affitti;
Manovra: Fedeli, impegni per scatti prof e stipendi presidi;
Manovra: Calenda, più di 10 miliardi per Impresa 4.0;
Manovra: arriva norma salva squadra basket Tam Tam;
Manovra: anche in 2018 stop aumenti tasse locali;
Manovra:città metropolitane-province,fondi a scuole e strade;
Manovra: rifinanziato bonus investimenti per il Sud;
Manovra: confermato per 2018 bonus 500 euro a 18enni;
Manovra: ‘pacchetto sport’, anche maternità per atlete;
Manovra: proroga assunzioni stabili al Sud;
Manovra: arriva fondo per pmi al Sud;
Manovra: ‘Rita’, arriva stabilizzazione e semplificazione;
Manovra: 300 mln investimenti pubblici, 1,3 mld in 2019;
Manovra: reddito inclusione per 650.000 famiglie;
Manovra: Dpb, 4,3 mld per migranti in 2017,circa 5 mld 2018;
Manovra: Lorenzin, su welfare si può fare di più;
Manovra: Barbagallo, soldi previdenza e lavoro non bastano.
E si, d’altronde è notorio:
Sull’esito di cotanto manovrare non dovete dubitare: abbiamo una storia dignitosissima di gestione efficiente della spesa pubblica che si osserva con una semplice occhiata.
Quindi gioiamo: anche stavolta grazie a governo e parlamento
Intanto però sappiate che quei gufi di Moody’s si ostinano ad avere una view negativa sul nostro sistema bancario, che soffre a causa delle sofferenze, i famigerati NPL. Mentre i nostri spacciatori di fiducia, annidati in seno all’Istat diffondono dati rassicuranti sul nostro commercio estero, ossia la nostra bombola d’ossigeno finanziari che speriamo non finisca mai.
Prevarranno i gufi o gli ottimisti? Non c’è da dubitarne.
A domani.
La lunga marcia dell’esercito dei robot
Come in un brutto film di fantascienza, l’armata dei robot marcia verso il futuro con i suoi arti meccanici e il suo cervello di sicilio, appena raffinato dal pensiero artificiale che promette di diventare intelligenza, e con ciò rendere gli umani definitivamente superflui. Costoro, gli uomini, guardano attoniti quest’esercito che sembra inarrestabile, domandandosi cosa mai sarà di ognuno di loro. Ossia di noi. Saremo finalmente liberi dalla schiavitù del lavoro, grazie alla fatica di questi sub-umani meccanici, o si prepara per l’uomo un’altra forma più sottile di sottomissione? Gli scrittori di distopie sono all’opera, e lo sono da più di mezzo secolo, da quando la fiction ha iniziato a inglobare l’uomo artificiale nelle sue trame. Diversamente, i modesti osservatori della realtà devono accontentarsi di affastellare numeri e storie per provare a comprendere questa rivoluzione davvero storica che sta investendo le nostre società. Comprendere il dove, il come, il quando, il perché e il chi: le famose domande base del buon giornalismo che sono state cancellate dalla pratica sensazionalistica e dalla ricerca compulsiva di un’attenzione sterile e superficiale. Tutto il contrario di quello che facciamo qui su Crusoe. E per capire la rivoluzione dei robot, dobbiamo ripartire proprio dalle domande fondamentali.
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Cronicario: Mia nonna aveva ragione e non era neanche economista
Proverbio del giorno Il fiume s’ingrossa grazie ai ruscelli
Numero del giorno: 2.279.200.000.000 Debito pubblico italiano ad agosto
Mia nonna era un fenomeno: ora lo so per certo. Non solo riusciva a fare una torta, cucire un bottone, darti una sberla, raccontarti una storia, starti a sentire, comprarti un gelato tutto contemporaneamente, ma aveva un raffinato talento da economista pure senza esserlo. Quando scoprì che, ormai cresciuto, avevo iniziato a lavorare non ebbe dubbi. “Risparmia a morte e comprati una casa”, mi disse. E mia madre ovviamente a farle l’eco: “La casa è l’unico investimento sicuro”, e tutte quelle storie che ci raccontano da quanto siamo diventati redditizi. Bene: la nonna aveva ragione.
Si nonna (ovunque tu sia). La tua saggezza economistica è stata asseverata da tre cervelloni che hanno pubblicato da poco uno studio arizigogolato che fra le altre cose osserva l’andamento dei prezzi reali delle abitazioni in 46 economie in quasi cinquant’anni. A proposito, nel caso foste curiosi degli andamenti più recenti, potete guardare qua sotto.
Guardatelo bene e poi quando vi dicono della crisi dei poveri spagnoli o dei disgraziati irlandesi, ricordategli che se hanno perso il 33 e il 36%, fra il 2007 e il 2015 hanno sempre guadagnato il 149 e il 102% fra il 2000 e il 2007. Non mi sembrano più poveri di prima. E poi guardate i neozelandesi, che ancora hanno il mattone in crescita e hanno superato il guadagno del 150% da inizio secolo.
Ma non è tanto questo che dovete sapere, ma la risposta all’annosa domanda che mi/vi/ci tortura da quando abbiamo imparato a fare le addizioni: ma investire sul mattone conviene alla fine dei conti? Sentite che dicono gli economisti: “Our data suggest that the answer is an unqualified “yes”: real house prices increased on average by close to 7% per annum in the sample of 20 advanced economies for which there are 45 years of data on average”. Capito? No? Ve la faccio semplice: la risposta è SI. Negli ultimi 45 anni ha avuto una crescita reale media del 7% l’anno. Hai voglia a comprare risparmio gestito.
Mentre torno a cercare fra le carte di nonna – hai visto mai trovo un’altra dritta economica fra il ricettario e il libro di preghiere – non mi sfuggono quelle altre due-tre notizie che fanno di questo venerdì 13 una giornata fortunatissima. La prima è che i prezzi al consumo a settembre sono scesi dello 0,3% rispetto ad agosto e hanno accelerato dell’1,1% rispetto a settembre scorso. L’inflazione va veloce come una lumaca stanca. E per fortuna, sennò quelli di Francorte lo sapete che fanno…
Poi è arrivata Bankitalia, che rilasciando il dato del debito pubblico ad agosto, ha fatto notare che è diminuito di una ventina di miliardi rispetto al mese prima.
E infine la migliore della settimana che dice la parola definitiva sul futuro della crescita nel nostro Paese. Il presidente dell’Istat ha annunciato col giusto orgoglio nazionale che “con il Def 2017 l’ Italia è il primo paese dell’UE e del G7 a includere nella programmazione economica, oltre al Pil anche gli indicatori di benessere”.
Godersi la vita invece di lavorare sarà la vera svolta della nostra economia.
A lunedì.
Cronicario: Un coretto di corretti a braccetto dei corrotti
Proverbio del giorno L’amore è cieco ma vede da lontano
Numero del giorno: 3,8 Aumento % produzione industriale EZ su agosto 2016
Con raro colpo di genio, dopo aver conquistato la nostra ammirazione recensendo l’economia non osservata che però c’è, ossia il volgarmente chiamato sommerso, Istat oggi ha superato se stessa rilasciando la prima indagine statistica che rivela il rapporto che le famiglie italiane hanno con la corruzione, lettura assolutamente imperdibile per gente ammalata di tribunali come noi.
Come ha fatto l’Istat a elaborare questo piccolo capolavoro? Ha intervistato 43 mila persone fra i 18 e gli 80 anni, un gruppetto di cittadini , molti dei quali han dovuto cedere alle prepotenze dei cattivoni che affollano il nostro paese. Mica pochi, peraltro. L’Istat stima che i fenomeni corruttivi abbiamo coinvolto il 7.9% delle famiglie italiane, col picco del 17,9% nel Lazio e il minimo in Trentino (2%).
Parliamo di una robetta da 1,742 milioni di famiglie, il 2,9% delle quali ha “avuto una richiesta di denaro, regali o favori da parte di un giudice, un pubblico ministero, un cancelliere, un avvocato, un testimone o altri. In particolare per il 2,1% delle famiglie la richiesta si è esplicitata nell’ambito delle cause civili”.
La ricognizione ospita anche alcune curiosità. “Il 9,8% delle famiglie che ha ricevuto almeno una richiesta di denaro, favori o regali ha almeno un componente con titolo di studio elevato (contro il 7,3% delle famiglie senza componenti con titolo di studio elevato)”. D’altronde è notorio che l’ignoranza non paga. O almeno paga meno. Oppure quest’altra: “La richiesta di denaro per l’attività lavorativa emerge con più frequenza nelle famiglie in cui vi sono liberi professionisti e imprenditori e aumenta all’aumentare della presenza di queste categorie di lavoratori nella famiglia”.
Dal che deduco che se la vittima è spesso lavoratore autonomo, il corrotto è lavoratore dipendente, almeno in larga parte. Trovo una conferma più avanti. “In sanità la richiesta di denaro o altri beni è avvenuta da parte di un medico nel 69% dei casi (da un primario di medicina nel 20,2%), da un infermiere nel 10,9% o da altro personale sanitario nel 19,6% dei casi, mentre per un altro 11,1% si è trattato di figure professionali non sanitarie. Anche per la corruzione nel settore assistenziale, nel 23,5% dei casi i protagonisti sono stati i medici e nel 22,1% i dipendenti degli enti locali (comune, provincia e regione) e altri dipendenti pubblici o del patronato”.
Ma la notizia più edificante è che “più di otto famiglie su dieci sono soddisfatte di quanto ottenuto”. L’85,2% “ritiene che aver pagato sia stato utile per ottenere quanto desiderato: in particolare nell’ambito dei singoli settori, il rendimento è totale per le public utilities (99,1%) e particolarmente elevato per ottenere un lavoro (92,3%) o una prestazione sanitaria (82,8%)”. Evidentemente, a differenza dell’ignoranza…
E soprattutto “pur di ottenere un servizio il 51,4% delle famiglie ricorrerebbe di nuovo all’uso del denaro, dei favori o dei regali (73,8% nel caso di una prestazione sanitaria)” a fronte del 30,9% che non lo rifarebbe. Perché sono onesti che hanno sbagliato?. Alcuni. Per il 35,4% il risultato non è stato utile abbastanza. Ed eccoci qua: un coretto di corretti che cammina a braccetto coi corrotti.
A domani.
Cronicario: Siamo un paese (non osservato) di santi, poeti e turisti
Proverbio dell’11 ottobre Quando piangono i pesci non si vedono le lacrime
Numero del giorno 3,8 Incremento % prezzi immobili eurozona nel II trimestre
La volete una buona notizia? E allora eccola qua. Inutile sottolineare che anche oggi arriva dall’Istat: l’economia sommersa e illegale vale ben 208 miliardi di euro. Che vuol dire che siamo 208 miliardi di euro più ricchi di quanto diciamo in giro. Non vi sembra un’ottima notizia?
Notate con quanta finezza Istat definisce quest’attivo economico: economia non osservata. C’è, ma non si vede. Meraviglioso no? No? Ah, ho capito: siete quel genere di persone che guarda ai dettagli fuorimoda, tipo che quest’economia, oltre a essere inosservata è anche illegale e per giunta non genera ritorni fiscali. Giustissimo, ma anche per voi Istat ha una risposta pronta: Nel 2015 l’economia inosservata è diminuita dello 0,5%. Ecco, contenti? Siamo sempre illegalmente ricchi, ma meno di prima.
Prima che qualche fenomeno mi accusi di autorazzismo – categoria farneticante dello spirito del tempo – vi avverto subito che come cittadino italiano sono estremamente fiero di questa caratteristica nazionale, che viene stigmatizzata a causa di un terribile equivoco. L’economia inosservata nasce a causa della profonda timidezza di quelli che la incarnano. Sono persone semplici che non vogliono darsi arie. Tutto qua. E infatti ci si occupa di loro una volta l’anno e poi, incidentalmente, nei talk show e le chiacchiere da bar, ammesso che ci sia differenza. E poi li si lascia tranquilli. E quelli prosperano. Sapeste che aiuto per la domanda nazionale.
E visto che stiamo discorrendo della nostra grandeur nazionale, ve ne segnalo un’altra che scopro stavolta grazie ai sempre ottimi uffici di Bankitalia, che ormai gareggia con Istat per la palma delle buone notizie. Oggi per dire il governatore Visco ha comunicato che si aspetta per il 2018 una crescita vicina a quella del 2017, ossia intorno all’1,5%, meglio di quanto si aspetti il Fmi.
E che ci dice Bankitalia? Discorrendo di bilancia dei pagamenti del turismo ci mette a parte dell’evoluzione straordinaria che ha avuto il nostro paese, notoriamente abitato da santi, poeti e naviganti. In attesa di vedere in cosa si siano evoluti santi e poeti – anche se il successo dell’economia inosservata mi genera sospetti poco edificanti – scopro che i naviganti si sono trasformati in turisti.
Già. Nell’ultimo periodo la spesa dei turisti in Italia è cresciuta del 4,7%, portandosi a 5,11 miliardi, ma quella degli italiani all’estero è aumentata dell’11,1%, arrivando a quota 2,747 miliardi. Non bastava aver depositato all’estero qualche centinaio di miliardi. Ora ci facciamo pure le vacanze. In aereo magari. Guardate come sono aumentati i passeggeri in Europa in un settennio.
E sempre per concludere con una buona notizia, ecco l’ultima: i prezzi delle case nell’EZ sono cresciuti del 3,8% nel secondo trimestre del 2017 rispetto allo stesso trimestre del 2016 e dell’1,5% sul primo 2017.
Ehi, ma l’Italia ha fatto solo lo 0,2% in più.
Vabbé. A domani.
Cronicario: Un agriturismo ci salverà
Proverbio del 9 ottobre Solo la tua ombra conosce la tua statura
Numero del giorno: 1,3 Incremento pil per il 2017 secondo Confcommercio
La giornata comincia così, con al Germania che posta l’ennesimo rialzo della sua produzione, che ad agosto cresce del 2,6%: della serie, pure d’estate questi lavorano.
Con la produzione tedesca ai massimi dal 2011, mi s’abbatte l’orgoglio nazionale, visto che da noi al massimo si parla di banche e Npl, le famose sofferenze bancarie che ormai sono diventate anche le nostre. Ma poi per fortuna arriva l’Istat, che ci regala la sua perla quotidiana di ottimismo e fiducia, andando a pescare fra le pieghe della contabilità pubblica sempre quello che non ti aspetti. E stavolta supera se stessa: oggi ha trovato gli agriturismi.
Ed ecco il genio italico. Il tedesco si stressa in fabbrica e aumenta clamorosamente al produzione? Noi apriamo bed&breakfast nella casa di paese della nonna (buonanima) e facciamo pagare il conto ai tedeschi che si stressano in fabbrica. Tanto dove vuoi che vadano quando finiscono di lavorare?
Ed ecco il genio italico all’opera. I tedeschi aumentano la produzione del 2,6%. Noi aumentiamo gli agriturismi dell’1,9%, mica bruscolini. Qui da noi operano la bellezza di oltre 22 mila agriturismi ospitati in 4.866 comuni, 39 in più rispetto al 2015, che vuol dire che il virus agrituristico si espande come una peste benigna. E d’altronde è facile in un territorio come il nostro. Dove vuoi che non sia bello farsi un week end lungo. Trovi da mangiare ovunque una qualche squisitezza. Siamo un paese di santi, poeti e agrituristi, altroché. Ah, c’avessimo pensato prima, invece di inzaccherarci le coste col petrolchimico.
Ma vabbé, l’importante è che ci abbiamo pensato adesso. E siccome il genio italico è sempre all’opera, anche quando meno te l’aspetti, ecco che già da un pezzo abbiamo iniziato una sottile opera di spopolamento sotto forma di emigrazione della meglio gioventù, per l’occasione addestrata a magnificare le nostre strutture ricettive, che perciò si farà carico, ogni anno, di portare nei patri agriturismi gli amici conosciuti all’estero. Al tempo stesso abbiamo formato una generazione di sottoccupati abituati a vivere coi lavori estivi e nel resto del tempo tornare a casa da mamma e papà. E infine abbiamo persino iniziato a studiare le lingue, che coi turisti servono.
E infatti le presenze aumentano: +6,6% di turisti in più nel 2016. Parliamo di 12,6 milioni di persone. E, circostanza rimarchevole, gli agriturismi (ma chi l’avrebbe detto) funzionano meglio al Sud che al Nord. Degli 852 che hanno chiuso i battenti nel 2016 quasi la metà stanno al Nord. Quando c’è l’agriturismo di mezzo, la questione meridionale cambia verso. Almeno quando c’è la bella stagione. Per quella brutta ci stiamo attrezzando.
A domani.















































