Categoria: cronicario
La crescita inarrestabile del debito delle famiglie
Le famiglie non hanno smesso di accumulare debiti. Anzi, la montagna del debito privato che fa riferimento a questa categoria sociale è cresciuta, come ha notato il Fmi nel suo ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria. Una tendenza che da una parte trova alimento nell’innovazione finanziaria e dalle condizioni vantaggiose di alcuni classi di prestiti – i mutui per esempio – conseguenza delle politiche monetarie accomodanti messe in campo nell’ultimo decennio dalle banche centrali. Ma conseguenza probabile anche della crescita stentata dei salari, della quale ci siamo occupati nell’ultimo numero di Crusoe, che trova nell’aumento dell’indebitamento un meccanismo di compensazione che serve in molti casi a tenere in piedi la contabilità familiare. Ma qualunque siano le ragioni, che ovviamente possono essere molteplici, il fatto rimane: “Globalmente il debito delle famiglie ha continuato a crescere nell’ultimo decennio”. E chi ricorda un po’ di storia, sa bene che all’origine della crisi Usa del 2008, c’era proprio il debito immobiliare delle famiglie subprime. Segno evidente che la storia insegna poco.
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Cronicario: Il pugno d’acciaio della Commissione Ue
Proverbio del giorno Non c’è male che per bene non avvenga
Numero del giorno: 7,4 Calo % del commercio al dettaglio in Italia dal 2007 secondo Unione consumatori
Lo so che è venerdì e non avete più voglia di stare a sentire le storie noiose del cronicario globale. Però ve ne devo almeno una, prima di lasciarvi agli ozi di venere, visto che con questa storia la Commissione Ue vince il premio “Eroina della settimana” che ho indetto per l’occasione trenta secondi fa.
Esagero? Provate voi pigliarvela nella stessa settimana con Amazon e il Lussemburgo, ossia quelli che danno sollievo al nostro consumo compulsivo e quegli altri che tengono al caldo i soldi di mezza Europa, e poi con Apple, ossia quelli che ci vendono a caro prezzo i gadget che ci fanno sentire belli dentro, e per finire nientemeno che con la Cina, ossia i low cost globali. Eppure la Commissione Ue l’ha fatto. Ha tirato una sberla da 250 milioni ad Amazon, accusando il Lussemburgo di mega sconto fiscale, ha deferito alla Corte di Giustizia l’Irlanda che non si è fatta ridare indietro 13 miliardi di aiuti illegali da Apple e ha imposto dazi antidumping a tutela dei produttori di acciaio, la lobby europea più potente dopo quella dei politici europei.
Non solo contro la Cina, ovviamente. Il laser daziario dell’Ue colpirà equanimamente anche Brasile, Iran, Ucraina e Russia, tutti paesi col vizietto di sovvenzionare l’acciaio e venderlo sottocosto in Europa, con grande scorno dei produttori nostrani. Quelli del piano di sopra mi hanno fatto due palle così con questa storia.
La decisione prevede dazi che vanno da 17,6 euro a 96,5 euro per tonnellata. Salgono così a 48 le misure Ue tra anti-sussidi e anti-dumping a tutela dell’acciaio europeo attualmente in vigore, di cui la maggior parte riguardano la Cina, la vera destinazione del pugno d’acciaio europeo.
Tutti giurano che l’obiettivo dei dazi europei è quello di assicurare condizioni di concorrenza e un terreno di gioco equi per l’industria europea. Dicono lo stesso anche per il Fisco. Poi si svegliano.
A lunedì.
Cronicario: E anche oggi l’economia va bene
Proverbio del 5 ottobre Chi ama il suo cane deve amare anche le sue pulci
Numero del giorno: 23 Calo % sofferenze bancarie dicembre 2016-agosto 2017
Meno male che l’Istat c’è e ogni giorno ci regala una gioia, che certo aiuta l’umore nazionale, guastato dalla lite straziante fra Pisapia e D’Alema.
Allora, per fortuna che l’Istat c’è e che anche oggi ci ricorda la verità del nostro tempo della quale non solo si deve parlare ma che non bisogna neanche sognarsi di tacere (semicit.).
Sentite Istat: “In un quadro economico internazionale favorevole, si rafforza la crescita dell’economia italiana, sostenuta dal settore manifatturiero e dagli investimenti. Prosegue il miglioramento dell’occupazione, che interessa anche i giovani e le donne. L’indicatore anticipatore torna ad aumentare rafforzando le prospettive di crescita a breve termine”. Il resto leggetevelo da soli. Io vado a festeggiare.
Senonché mentre m’avvio felice verso il Bengodi, che non c’entra col Bengala, m’imbatto in un paio di scocciatori che minacciano seriamente la mia assoluta predisposizione per la felicità. La prima è l’Ocse, che da brava parigina, comincia a fare la criticona. Con noi italiani intendo. E perché siamo scarsamente produttivi. E perché i nostri laureati non sono apprezzati, oltre ad essere pochi e poco competenti. E perché da noi i salari sono legati all’età più che all’abilità. E perché siamo gli ultimi per il livello di occupazione delle donne. E per questo e per quello.
Poi però anche l’Ocse cede allo spirito del tempo e scrive che il nostro illuminato governo – quale che sia, il governo è sempre illuminato sennò come farebbe a governare? – ha fatto riforme tali da consentire la creazione di 850 mila posti di lavoro dal 2015. Ora stiamo così.
Poi ci provano le banche a guastarci la festa, con il presidente dell’Abi Patuelli che scaglia tuoni e fulmini contro la Bce, che vuole più soldi in cassaforte per le banche che hanno sofferenze.
Ma poi alla fine anche l’Abi si arrende alla weltanschauung. “Il calo delle sofferenze bancarie è stato un dato rilevante”, dice il magico Patuelli. “Ero ottimista fino a ieri l’altro”, poi è arrivata la Bce. Ma tranquilli.
Perciò, a domani.
Cronicario: Stiamo freschi, il mattone si è congelato
Proverbio del giorno Il cane preferisce le ossa alla carne se nessuno gli dà la carne
Numero del giorno: 250.000.000 Vantaggi fiscali concessi ad Amazon dal Lussemburgo
Anche oggi l’Istat ci regala un momento di gioia al solito orario, più o meno alle dieci del mattino, quando decide di pubblicare la sua stima flash sui prezzi delle abitazioni. La casa: la fissazione degli italiani. Il sogno che è diventato un incubo. Prima perché i prezzi non smettevano di salire, e dovevi fare un mutuo a cent’anni per comprarti un monolocale. Poi perché i prezzi non smettevano di scendere e tu dovevi pagare un mutuo a cent’anni per un monolocale che valeva la metà di prima.
Perciò a un certo punto abbiamo iniziato a spingere i prezzi con gli occhi, visto che nel frattempo le compravendite erano crollate, e le banche s’erano riempite di mutui incerti. Com’era possibile che LA CASA, la grande gioia degli italiani, potesse provocare tante delusioni? Infatti non ci si crede. E ogni volta che Istat o chi per lei pubblica i dati sul mattone, corriamo spasmodicamente a compulsarli. A proposito, dove siamo arrivati?
Ecco: abbiamo un calo dello 0,1% rispetto al secondo trimestre 2016 e un aumento dello 0,3 rispetto al trimestre precedente. Per dirla con la parole del nostro fornitore ufficiale di fiducia, siamo stabili.
Insomma: il mattone si è congelato. Quindi se avete comprato casa con i prezzi del 2005 state freschi: siete stabilmente fregati. Ma che volete che sia di fronte alla gioia di avere un tetto tutto vostro? E poi alle brutte potete ricontrattare il mutuo, visto che le banche in questo periodo li vendono a prezzi di realizzo. Come le case in fondo.
Ma non parliamo di banche che oggi è una giornataccia. Gira voce che la Bce voglia inasprire gli accantonamenti per gli Npl e sono bastate queste voci a far crollare i titoli bancari, in un giorno già sconfortante per il mondo degli affari. E non solo. Per dire, la Commissione Ue ha accusato il Lussemburgo di aver sostanzialmente regalato 250 milioni ad Amazon, e poi, non paga, ha deferito l’Irlanda – cioé tutto il paese – alla Corte di Giustizia dell’Ue per non aver costretto Apple a pagare i 13 miliardi che secondo la Commissione il paese ha illegalmente concesso come aiuti. Non è mica facile fare incazzare insieme governi e multinazionali. La Commissione Ue riesce a farsi sempre tanti amici.
A conclusione, sempre per la serie gli straordinari primati italiani, vi segnalo quest’altro appena svelato da Eurostat.
L’Italia primeggia con oltre il 57% di insegnanti ultracinquantenni e quasi il 20% di sessantenni e oltre. La buona, vecchia, scuola.
A domani.
La crisi del lavoro e dei salari nelle economie avanzate
Dovremmo stupirci se l’età in cui il lavoro sta conoscendo una delle sue crisi peggiori coincide con quella nella quale i salari crescono poco? No, non dovremmo. E tuttavia gli studiosi continuano a porsi domande e fare analisi che trascurano la semplice circostanza che siamo alle prese con una transizione storica, statisticamente rappresentata dalla costante erosione della labor share, avviata decenni fa come reazione al tempo nel quale il salario veniva considerato una variabile indipendente e l’inflazione galoppava felice. Oggi, come in uno specchio rovesciato, i salari non crescono più, o crescono poco, è l’inflazione è quasi scomparsa. Gli studiosi osservano stupiti l’enorme punto interrogativo che accompagna uno dei totem della macroeconomia, quella curva di Phillips che per decenni ha convinto tutti della correlazione fra disoccupazione e inflazione. Un ragionamento facile facile, secondo il quale un aumento della disoccupazione faceva diminuire l’inflazione e viceversa. E oggi invece abbiamo il Giappone, dove praticamente la disoccupazione è scomparsa, e tuttavia l’inflazione continua a essere bassa, così come i salari, che crescono pochissimo. Com’è possibile?
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Cronicario: Le gioie della famiglia e quelle dell’evasione Iva
Proverbio del 28 settembre Anche la mucca nera fa il latte bianco
Numero del giorno: 1,9 Crescita % prevista per la Germania nel 2017
E per fortuna che in Italia ogni tanto dedicano un qualche evento alle famiglie. Per fortuna nel senso che se ne parla e basta, visto che delle famiglie se ne parla almeno quanto ce ne infischiamo. Sono fatti loro. Delle famiglie, intendo.
Facciamo tutto in famiglia: ci manca solo che lo stato – tasse a parte – interferisca nell’ultima isola di libertà che ci è rimasta. Perciò l’idea di fare politiche per la famiglia è l’ultimo rigurgito statalista del nostro paese, per fortuna respinto con perdite. Sarà perché se ne parla talmente da sfiancare chiunque, laggiù dove si comanda, dovrebbe occuparsene.
E tuttavia oggi si è svolta addirittura una giornata per la famiglia, con la bella gente che vedete qua sotto,
tutti a magnificare le gioie della famiglia che però vengono oscurate da politiche incapaci di valorizzare l’unico autentico asset che ci è rimasto. Per dire, ha voglia il presidente Boeri a dire che “la crescita delle famiglie dipende dal lavoro delle donne” e che chi lavora ha “alti costi legati alla genitorialità”. Alla fine della Giornata, tutti amici come prima. E le famiglie?
Le gioie delle famiglie, peraltro in via di estinzione, mica possono essere turbate dall’intervento governativo. Tale considerazione resiste pure ad alcune considerazioni del presidente dell’Istat, Alleva, che ormai si esprime per grafici. Prendete ad esempio lo schema delle nostra famiglie.
Le coppie con figli – per dire, la famiglia tradizionale – si sono ridotte dal 41,9% del periodo 2005/16 al 35,7% del periodo 2015/16. Un capolavoro. Lasciate al libero mercato, le famiglie tradizionali stanno cedendo il passo alle persone sole, ormai una su cinque nuclei familiari.
Alleva ci ricorda anche un altro paio di cosette. La prima: la situazione occupazionale delle donne è fra le peggiori dell’Ue, siamo addirittura penultimi.
Ma soprattutto, emerge che dal 2005 al 2016 l’incidenza di povertà assoluta nelle famiglie è passata dal 3,6% al 6,3%, un meraviglioso sottosopra fra l’unità e i decimali.
Notate come schizza l’indice di povertà per chi ha tre o più figli. Ma non vi preoccupate: nessuno si sogna di interferire in questo meraviglioso processo di mercato. Le famiglie si estinguono perché lo vuole l’economia, mica penserete che possiamo intervenire ovunque. E poi, dove li prenderemmo i soldi?
No, perché stamattina ho letto da qualche parte che l’Ue ha nominato l’Italia prima in classifica per l’evasione Iva: una robetta da 35 miliardi di Iva evasa ogni anno su un totale di 150 miliardi evasi in tutte Europa. Sapete quanto siamo affezionati ai nostri primati. Quindi la nostra evasione Iva, più o meno il nostro deficit fiscale annuo, ci dà la stessa gioia del nostro primato di famiglie estinte. Sono due facce della stessa medaglia. Ma guai a dirlo: sono affari di famiglia.
A domani.
Cronicario: Invece del commercio, pensate alla salute
Proverbio del 26 settembre Un villaggio dove si litiga spesso non prospera
Numero del giorno: 1.100.000 Riduzione della popolazione 18-34enne in Italia fra il 2006 e il 2015
Avevo appena iniziato a sfogliare i dati sul commercio estero extra Ue rilasciati in mattinata da Istat, che mostravano una certa gagliardia, quando d’improvviso inciampo su un’altra notizia imperdibile. Aspettate però, prima rifatevi gli occhi con questo.
Aggiungo giusto un paio di dati che non si vedono. Ad agosto 2017, rispetto allo stesso mese del 2016, l’export verso Cina è cresciuto del 26,6%, verso la Russia del 20,9%. In flessione invece le vendite verso i paesi OPEC (-5,9%), paesi ASEAN (-1,2%) e soprattutto gli Stati Uniti (-1,1%). Gli acquisti da Russia (+54,7%), India (+14,8%) e paesi OPEC (+6,4%) registrano aumenti superiori a quello medio delle importazioni. Petrolio e gas, I suppose.
Dicevo, che mi ci sarei pure perso in questo labirinto statistico se nel frattempo non avessi incrociato il presidente, sempre dell’Istat, Alleva che oggi ha tenuto una lectio magistralis sulla salute in Italia. Tema caldissimo, atteso che siamo un paese seriamente sospettato di allevare torme di ipocondriaci.
Di fronte alla salute (e alla casa), ogni altra cosa impallidisce per noi italiani. E perciò ho iniziato a osservare Alleva e ho scoperto alcune cosette. La prima è che la nostra piramide demografica, che adesso somiglia a un muffin, nel 2065 sarà una polpetta instabile.
Segno che qualcosa si è profondamente inceppato nella nostra comunità e che se non lo sblocchiamo condanniamo chi ci sarà nel 2065 a vivere in un ospizio.
Quanto alla salute, che in qualche modo ha a che fare con la demografia, visto che una popolazione anziana è più a rischio di una giovane, vengono fuori alcune informazioni interessanti. La prima è la “correlazione spuria”, come la chiama Alleva, fra titolo di studio e speranza di vita. Chi studia campa di più. All’incirca.
Al tempo stesso, pure chi sta in cima alla classifica sociale, che di solito ha studiato, campa non solo meglio, ma pure di più.
Ma se questa era facile, quest’altra è stupefacente.
In pratica la speranza di vita in buona salute in Trentino è quasi dieci anni di più rispetto al Lazio. Ora non so perché succeda questa cosa. Forse voi sì. Intanto che mi fate sapere, faccio le valigie.
A domani.
Cronicario: Alice (Weidel) nel paese delle Meraviglie
Proverbio del 25 settembre Nella casa della formica la rugiada è un’inondazione
numero del giorno: 169.923 Banconote false in euro ritirate in Italia nel 2016
Nella casa della formichina tedesca, come suggerisce il nostro proverbio di oggi, la rugiada delle preferenze per AfD somiglia davvero a un’inondazione. E sarà interessante vedere come la mutti Merkel si troverà a galleggiare fra le ritrosie di Schulz, deluso innanzitutto da se stesso, le bizze dei liberali, che già dicono di volere meno debito e meno moneta in circolazione, e quindi tassi più alti, e l’incognita di Alice Weidel, la co-leader di AfD, una volta che capiremo tutti meglio che cosa vuole. Di fronte a tutto questo rimane senza risposta la domanda: dove andrà la Germania?
Quelli che si ostinano a leggere ogni fenomeno con le lenti dell’economia dovrebbero spiegarci perché il paese delle meraviglie abbia scelto la sua Alice, infischiandosene bellamente dei primati contabili che la Germania inanella un mese via l’altro. Non che non ci abbiano provato, sia chiaro. Ieri sul web girava, fra i tanti, questo grafico.
a manifestare la circostanza che a fronte dei risultati lodevoli della prima riga, campeggiavano, a disdoro di 12 anni di Merkel, gli esiti infausti della seconda. Tassi di povertà in aumento, lavoratori poveri in aumento, lavoratori che cumulano due stipendi in aumento, eccetera. Come dire: il miracolo tedesco ha un lato oscuro che la narrazione ufficiale degli amici della Germania nasconde. Ed ecco perché l’est tedesco, tuttora alquanto disgraziato, ha votato per AfD. Facile: è l’economia stupido.
Ma se i poveri tedeschi votano AfD con tutto quello che hanno alle spalle di welfare, servizi e compagnia cantando, che dovrebbe votare un povero italiano?
Poi c’è la questione migranti. Altri intelligentoni hanno spiegato che la Merkel ha pagato l’ingresso di un milioni di siriani nel 2015 che ha fatto incazzare i notoriamente pacifici tedeschi, che si sono prontamente intonati al ritornello di “la Germania ai tedeschi”, o “Germania first”, o magari il classico “Deutschland über alles”, che da sempre risuona nelle corde dello spirito nazionale. Sia come sia l’Alice tedesca dovrà riuscire a spiegare al paese delle meraviglie come dovrebbe fare a invertire il suo terribile trend demografico da qui a un ventennio, partendo da questa situazione.
In sostanza, su 43 milioni di famiglie, nel 2035, ben 34 saranno composte al massimo da due persone e la maggioranza relativa, ossia 19 milioni, da persone sole. I bambini saranno confinati in un recinto di 8 milioni di famiglie, poco più del 20% del totale. E queste previsioni sono fatte sulla base di un tot di flussi migratori.
Aspettando che Alice ci illumini, mentre Angela guida il vascello pericolante del suo prossimo governo, vale la pena segnalare un’altra cosetta in questo Cronicario di oggi, vagamente noioso (come accade sempre quando la politica fa capolino). La commissione Ue ha deciso di chiudere la procedura di deficit eccessivo contro la Grecia, dando attuazione alla raccomandazione in tal senso emessa nel luglio scorso. La Grecia è tornata presentabile. Ora all’indice sono rimasti solo in tre.
Ci son pure Francia e Spagna. Ma purché se magna…
A domani.
La vertigine del rischio crescente che minaccia l’economia
Chi non risica non rosica, dice un vecchio proverbio che in fondo non fa altro che sintetizzare ad uso popolare il significo profondo del calcolo economico. Ognuno di noi deve fare costantemente i conti trovandosi di fronte al dilemma fra rischio e rendimento ogni qual volta deve prendere una decisione economica, e pure se spesso si tende a dimenticarla la regola aurea che sottostà a questo dilemma è estremamente semplice: più rischi più guadagni. E così si ritorna al trionfo della sapienza popolare sulle astruserie degli economisti.
Il problema è che oggi gli investitori son costretti a rischiare sempre di più per avere rendimenti che una volta si sarebbero ottenuti rischiando assai di meno, a causa di una congiuntura particolarmente bizzarra dell’economia internazionale, alimentata dalle decisioni di politica monetaria degli ultimi dieci anni e dall’insolita “scomparsa” dell’inflazione. Tutto ciò si traduce in rendimenti obbligazionari bassissimi cui corrispondono rialzi azionari storici, ma non solo. Alla base di queste evidenze finanziarie, ci sono indebitamenti crescenti degli stati e del settore corporate – il debito delle famiglie dopo la crisi è generalmente diminuito nelle principali economie avanzate – che adesso sono quelli maggiormente minacciati da un rialzo dei tassi, non a caso l’evenienze maggiormente scongiurata nelle varie forward guidance delle banche centrali, che si premurano di assicurare ai mercati che i tassi rimarranno bassi a lungo – nell’EZ e in Giappone – mentre negli Usa si procederà con grande cautela e sempre pronti a fare retromarcia. Tutto ciò si manifesta con gli effetti più disparati, che tuttavia conducono allo stesso risultato: prevale una fase di propensione del rischio.
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Cronicario: Il debito pubblico diminuisce. In Germania
Proverbio del 21 settembre Chi vuole arrivare prima cammini da solo, chi vuole arrivare lontano, cammini in compagnia
Numero del giorno: 36,6 Calo % delle ore di cassa integrazione su base annua in agosto
E’ mattina quando leggo che il debito pubblico nei primi sei mesi del 2017 è diminuito del 2,9%. E’ mattina presto e perciò sono poco affidabile. Mi stropiccio gli occhi e guardo meglio: infatti non era possibile. Nel senso che non era possibile da noi. Il miracolo è avvenuto in Germania, il paese dei miracoli economici. Per dire, il caso vuole che, nel secondo quarto del 2017, sempre del 2,9% siano aumentate invece le retribuzioni nominali che, a fronte di un’inflazione dell’1,7, significa che quelle reali sono cresciute dell’1,2%. Peraltro questa crescita è risultata di un punto percentuale la più alta degli ultimi venti trimestri.
Quindi mentre aumentano le retribuzioni, il debito pubblico tedesco arriva a 1.977,8 miliardi di euro, 59,8 miliardi in meno di fine 2016. Per chi non lo ricordasse, il nostro ha superato i 2.300 miliardi.
No, davvero: va tutto bene. Per dire la nostra Inps si premura di farci sapere che “nei primi sette mesi del 2017, nel settore privato, si registra un saldo tra assunzioni e cessazioni pari a 1.073.000, superiore a quello del periodo corrispondente sia del 2016 che del 2015”. Non so se mi spiego.
Poi certo ci sono i dettagli. Tipo il fatto che la metà di questo saldo è dovuto all’aumento dei contratti a termine, cresciuti di 501.000 unità. Tant’è che sempre l’Ipns osserva che le assunzioni stabili sono arrivate al 24% del totale. Ma soprattutto c’è quella fastidiosa coincidenza per la quale la buona notizia arriva proprio nel giorno in cui la Bce presente il suo bollettino economico, dove si legge di un’indagine condotta sui paesi Ocse negli ultimi 35 anni dalla quale si deduce che il calo della disoccupazione in Italia (ma anche in Slovenia) non si può definire significativo.
Certo non dice solo questo. Ad esempio fa notare che donne e anziani, oltre agli immigrati, hanno dato un contributo determinante all’aumento dell’occupazione nell’EZ.
Mi rendo conto: sono notizie bellissime. Tipo quella che i cattivoni di S&P hanno declassato nel frattempo il rating di credito della Cina, preoccupati come sono della crescita del credito vagamente esuberante.
Ma non vi preoccupate. Va tutto bene anche laggiù.
A domani.















































