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Cronicario: L’euro? E’ colpa dell’impero romano
Proverbio del 22 marzo Un pazzo si riconosce dalle azioni non dalle parole
Numero del giorno: 45.900.000.000 Surplus corrente Italia a gennaio
Colpa di Ciampi e Prodi? No. Allora di Andreotti e De Gasperi? Neanche. Se odiate l’Ue e i suoi derivati, a cominciare dagli euri che tenete in tasca, dovete sapere che il peccato originale l’hanno commesso gli antichi romani: sono loro ad aver fatto la prima unione economica e monetaria, secondo quanto ci racconta il dotto(r) Panetta, che di mestiere fa il banchiere centrale a via Nazionale, civico non mi ricordo, anzi il vicegovernatore con delega alla storia antica.
Anzi, per dirla con parole sue, “Roma è la città che ha dato all’Europa la sua prima unione monetaria ed economica”.
E sappiate pure che “l’unione economica e monetaria dei romani è stata forte perché era sostenuta da una unione politica”.
E infine che “se l’imperatore Augusto potesse essere con noi oggi direbbe che siamo ancora al punto dove ci ha lasciato duemila anni fa”.
Riconosciuta finalmente la vocazione imperiale dei nostri euromani o euromàni, fate voi, potremmo pure stupirci di trovarli più fatalisti di Spengler, ma così va il mondo. Ora dobbiamo beccarci un paio di invasioni barbariche, qualche saccheggio, un po’ di capibanda ostrogoti e infine una lotta secolare col papato. Poi finalmente l’Europa sarà fatta.
Intanto che aspettiamo il nuovo medioevo, consoliamoci con le buone notizie che ogni tanto arrivano. La prima ce la restituisce sempre Bankitalia, che con balzo atletico passa dalla storia alla contabilità pubblicando le statistiche sulla bilancia dei pagamenti che mostrano un saldo attivo crescente del nostro conto corrente, arrivato a cumulare 45,9 miliardi – il 2,7% del pil – a gennaio 2017.
La notizia interessante è che continuiamo ad avere redditi primari positivi, una novità degli anni recenti, che vuol dire che i nostri compatrioti hanno portato all’estero un bel po’ di dindi che fruttano più di quanto ci costano gli investimenti degli stranieri da noi. Bello fare i sovranisti coi soldi in Lussemburgo.
Visto che parliamo di questo, dovete sapere che noi italiani siamo europeissimi, almeno da questo punto di vista. Sempre oggi la Bce ha pubblicato i dati sulla bilancia dei pagamenti dell’eurozona che segnano un surplus gennaio 2016 su gennaio 2017 di 357,9 miliardi, pari al 3,3% del Pil. Siamo in linea, come vedete. Che ci fa l’Eurozona con questa montagna di soldi?
Ora vedo che ci facevano gli antichi romani.
A domani.
Cronicario: La classe media emigra in Cina
Proverbio del 21 marzo Una rondine non fa primavera
Numero del giorno: 2,3 Tasso di inflazione in UK a febbraio 2017
Vabbé ce la possiamo raccontare come volete, ma l’unica notizia del giorno che ha una parvenza di permanenza nel flusso caotico del cronicario globale è la pubblicazione della survey sulla Cina a cura dell’Ocse che ci dice un paio di cosette che disegnano perfettamente lo spirito del tempo.
La prima farà innervosire parecchi, ma la realtà spesso fa quest’effetto: la Cina è quello che con modo orribile viene definita una locomotiva della crescita globale. La crescita cinese, per dirla con la parole forbite dell’Ocse, “rimane il driver principale della crescita globale”.
La seconda, sicuramente altrettanto irritante, è che in Cina nell’ultimo quindicennio la diseguaglianza è crollata parecchio, e in particolare dall’esplodere della crisi in poi. Così almeno ci racconta l’indice di Gini, che varia da 0, massima uguaglianza, a 100 massima diseguaglianza.
Ora ci son diversi fattori dietro questo miglioramento, ma fondamentalmente l’esito è uno solo: in Cina è nato e si è sviluppato quel ceto medio che l’Occidente rimpiange come un parente morto. E se guardate quest’altro grafico, lo capite meglio.
In pratica fino al 1980 oltre il 90% dei cinesi che viveva in campagna era povero: in pratica mangiava terra. Oggi sono meno del 10%. Una buona parte magari s’è trasferita in città, come usava da noi nel dopoguerra, e infatti i prezzi delle case sono schizzati alle stelle,
e soprattutto ha imparato a fare debiti, anche se i campioni di questa pratica sono stati i governi locali e le imprese.
La Cina perciò è il migliore dei nostri successi. Di noi Occidentali, intendo, che predichiamo la crescita e lo sviluppo del ceto medio, della casa di proprietà, dei debiti e del consumo, dell’automobile, del telefonino e tutto il repertorio del nostro meraviglioso way of life. Salvo poi incazzarci perché pensiamo che il loro successo in qualche modo ha generato la nostra rovina.
Facciamola semplice: i cinesi sono i nostri migliori amici perché vogliono somigliare a noi. Finirà invece che somiglieremo noi a loro.
A domani.
Cronicario: Le regole Ue? Francamente ce ne infischiamo
Proverbio del 20 marzo Il cane non dimentica il padrone
Numero del giorno: -5,2 perdita annua indice produzioni in costruzioni in Italia
E’ meraviglioso essere abitanti dell’eurozona, perché abbiamo le regole economiche più draconiane del mondo, e ne siamo giustamente fieri, e al tempo stesso ce ne infischiamo bellamente. Anzi: più andiamo avanti – fortunosamente – e più ce ne infischiamo.
Perciò ogni tanto la Bce, che è la nostra maestrina preferita, ce lo ricorda con dovizia di dettagli, sottolineando proprio come dal 2012 il numero di paesi con squilibri eccessivi sia cresciuto regolarmente. Violare le regole è la cosa che a noi europei ci riesce meglio.
E per quanto si sgoli, la povera commissione Ue, il 90% delle raccomandazioni rimangono non ascoltate. In sostanza ce ne infischiamo, con grande signorilità.
Queste infischiarcene non riguarda mica solo Bruxelles. C’è tutta una tradizione di menefreghismo in Europa che non è mai abbastanza osservata e che invece dovrebbe essere omaggiata come la nostra più lodevole peculiarità. L’energia ad esempio. Siamo in questa situazione.
dove abbiamo un indice di dipendenza dalle importazioni che vale 54, quindi quasi la metà del nostro fabbisogno viene soddisfatto dall’estero, e non pensiamo minimamente a come risolvere il problema tutti insieme. Ognuno si fa i cazzi suoi, letteralmente.
Oppure abbiamo un mercato del lavoro dove l’incremento dei costi nominali orari spazia dall’incremento negativo registrato in Grecia – dati ultimo trimestre 2016 – all’aumento del 10% osservato in Romania. Ma non è che pensiamo a come armonizzare questi andamenti, che poi sarebbe il pre-requisito per armonizzare anche gli ammortizzatori sociali. Ognuno si continua a fare i cazzi suoi.
Ora però non state ad agitarvi. L’Europa ha costruito le sue fortune sull’infischiarsene l’uno degli altri e finora le ha detto persino bene. Per dire: è diventata straricca. Ha talmente tanti soldi che non sa più come prestarli. Però sa benissimo a chi.
In sostanza noi facciamo i soldi con gli Usa e l’Uk, ai quali vendiamo un sacco di roba, e poi glieli prestiamo, guadagnandoci pure gli interessi. Capite perché ce ne infischiamo di tutto il resto?
A domani
Cronicario: L’Italia di nuovo in bolletta (energetica)
Proverbio del 17 marzo Se sai ascoltare impari
Numero del giorno: 259 Incremento % del valore di una proprietà in Inghilterra dal 1997
Dopo aver bussato delicatamente, il caropetrolio ora ha fatto un’irruzione rumorosissima a casa nostra: “In forte crescita l’import da paesi OPEC (+53,4%) e Russia (+43,3%) e gli acquisti di petrolio greggio (+123,9%)”. Chi lo dice? Ma la nostra Istat che ha dovuto postare la sua release sul commercio estero con il suo primo deficit commerciale (-574 milioni) a gennaio 2017 da non so quanto tempo, dando ragione ai vari gufi che dicevano che il nostro export netto non avrebbe resistito al rincaro energetico.
Esagero? Considerate che senza la bolletta energetica avremmo avuto un attivo di 2,7 miliardi. E dopo che l’avete considerato rivolgete un pensierino affettuoso a quei fenomeni che vogliono convincervi che l’Italia può tranquillamente tirare avanti esportando in moneta svalutata e importando in dollari.
E per non farvi mancare nulla ricordatevi pure questo: “Nel mese di gennaio 2017 l’indice dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente e del 4,7% nei confronti di gennaio 2016”. Lo so che è troppo da digerire, ma vi ricordo che i prezzi alle importazioni pesano un filino sulla nostra competitività, già gravata dai soliti gravami nazionali. Quindi sempre perché dobbiamo esportare per potere importare – non ci crederete ma è così – è il caso che iniziamo a farci un esamino di coscienza, invece di pensare ai voucher.
A parte queste facezie la notizia del giorno è l’incontro fra Mister T e la Mutti tedesca, rimandato a causa di neve, che ruba la scena a quello del G20 a Baden Baden, che non è un eco ma il nome di una città tedesca. In questo gran chiacchierare una cosa è certa: la confusione. Per questo ci affidiamo alle poche certezze che la vita ci può offrire. E cosa c’è di più solido del mattone?
Ed eccoci qua, noi europei. Il 70% in media ha una casa di proprietà, con noi italiani una volta tanto sopra la media e i tedeschi, chissà perché fanalino di cosa. Ma che i rumeni siano oltre il 90% è una vera sorpresa. Almeno quanto quella che il tedesco sia la terza lingua più studiata in Europa.
L’Europa germanica è ancora lontana. Almeno quanto l’Inghilterra europea.
A lunedì.
Cronicario: La trivergenza monetaria e il mal di testa da Banca centrale
Proverbio del 16 marzo C’è un tempo per pescare e uno per asciugare le reti
Numero del giorno: 1.600.000.000 Maggior spesa per i consumatori Usa per interessi su carte di credito dopo rialzo Fed
Ora che finalmente la Fed ha alzato i tassi, mentre la BoJ, la BoE e la Bce sono rimaste chi più chi meno sedute sul greto del fiume a guardare il cadavere della Yellen, possiamo finalmente affermare con sicurezza che la divergenza monetaria è divenuta trivergenza e molto presto si trasformerà in quadrivergenza che rima – non a caso – con chiaroveggenza e perciò di sicuro ci aspetta un sonoro mal di testa, appena mitigato dal fatto che – facessero quello che vogliono le banche centrali – in ogni caso l’inflazione sta su bella tonica e molto presto anche noi.
Il mal di testa passerà non appena smetterete di leggere le spiegazioni di quelli che vogliono convincervi che le banche centrali sappiano quello che fanno. Perché ci son veramente persone che vengono pagate per spiegare che sia davvero così.
E invece il vostro Cronicario preferito vi dice la verità: le banche centrali usano il bussolotto per decidere il da farsi. E poi, siccome sono espertissime supercazzolatrici, pubblicano milioni di pagine di documenti perché tanto sanno che non le leggerà mai nessuno. Oggi la credibilità si misura col peso, mica altro.
Se volessimo parlare di cose più concrete, sarebbe più opportuno ricordare, come ha fatto di recente il nostro governatore della banca centrale, che in Europa è in corso un processo di Unione bancaria il cui esito finale sarà l’unione politica. E il fatto che lo dica un banchiere – mentre i politici veri stanno a spasso fra Bonn e Baden Baden a cazzeggiare col G20 – la dice lunga su chi saranno gli artefici di questa Grande Trasformazione (cit.).
Mentre che vi convincete, vi farà piacere osservare questo grafico gentilmente offerto dalla Fed di Richmond, che spiega bene cosa sia successo nell’ultimo secolo e perché quando sentite parlare di demografia declinante dovete sapere che vi stanno prendendo per i fondelli.
Non siamo mai stati così tanti, così come non c’è mai stato tanto denaro in circolazione e debiti così elevati, favoriti gentilmente sempre dalle banche centrali persino di recente.
Se non capite che tutto si tiene, allora ve la meritate la trivergenza. E anche il mal di testa.
A domani.
Cronicario: L’insalata diventa un bene di lusso
Proverbio del giorno Quando il leone invecchia anche le mosche lo attaccano
Numero del giorno: 260mila Aumento globale produzione barili petrolio a febbraio
Altro che petrolio: l’ultima frontiera del carovita, oramai acclarata, sono bieta, broccoletti e lattuga. L’Italia è stata invasa da un’orda di vegetali freschi che nel mese di febbraio 2017 ha rincarato del 37,2% rispetto a febbraio 2016 quando, chissà perché. i prezzi calavano persino. Oggi questi esserini verdi, con la decisa complicità del petrolio certo, hanno fatto schizzare di un altro 0,1% la stima dell’inflazione di febbraio di Istat, portandola quindi all’1,6% su base annua, che non è il 2,2% tedesco e neanche il 3% spagnolo, e tantomeno il 2,7% americano,
col dato core al 2,2%,
ma comunque è un bell’aumentare, specie in un paese come il nostro che fino a ieri l’altro frignava lamentando rovinose deflazioni. Ora uno può pure credere che la tensione sui prezzi dipenda dal petrolio, che comunque da qualche giorno sta sotto i 50 dollari, ma se si guarda al dato Usa disaggregato si scopre che la storia non è così semplice.
E potete scommetterci che stasera (ora italiana) quando il FOMC della FED deciderà quello che tutti danno per scontato, ossia di aumentare i tassi, questa considerazioni le faranno anche loro.
Ora non è che dovete sostituire l’isteria insensata per la deflazione con quella altrettanto dissennata per l’inflazione. Il succo del discorso è semplice: sta finendo l’alta marea del denaro easy. Il QE rimarrà in campo, solo che non significherà più quantitative easing, ma quod eramus. E quello che abbiamo sono tassi di inflazione più elevati e quindi tassi di interesse che andranno a crescere molto presto, a cominciare (forse) da stasera.
Perciò oltre a dover fare i conti con l’insalata diventata un bene di lusso, noi italiani dobbiamo cominciare a guardare col dovuto brivido a quella montagna di debito pubblico, proprio oggi aggiornato da Bankitalia a poco più di 2.250 miliardi di euro, che ha la spiacevole controindicazione di generare interessi passivi che ogni anno valgono un paio di leggi di stabilità.
La buona notizia è che questa ripresa globale dei prezzi fa il paio col miglioramento del mercato del lavoro in tutta Europa, con gli occupati che, nell’Europa a 28, hanno superato il livello pre crisi (nell’EZ ancora no).
Con l’UK a fare la fenomena, visto che la disoccupazione è arrivata a 4,7% nel periodo novembre gennaio, il livello più basso dal 1975.
Infine, dovete assolutamente leggere lo speech col quale il governatore della Buba, il cattivissimo Weidmann, ha parlato sul tema “L’agenda del G20 sotto la presidenza tedesca” proprio stamattina. Vi dico solo una cosa: “A global crisis requires a global solution”. E chi ha orecchi…
A domani.
Cronicario: Il balletto del petrolio e quello dei prezzi
Proverbio del 14 marzo Per una buona fame non esiste pane cattivo
Numero del giorno: 741 Inflazione % stimata in Venezuela dall’opposizione
Visto che la neve si è messa in mezzo facendo slittare il meeting tra la Frau e il Mister, e perciò dovremo aspettare venerdì per saperne qualcosa, torno alle ugge dell’economia spicciola per raccontarvi di quella bazzecola che s’aggira per l’Europa e il mondo come il classico fantasma ma strusciando rumorosissime catene.
L’inflazione, quindi, che notoriamente non esiste (semicit.) perché al massimo è inflazione indotta dall’aumento dei prezzi energetici. Sarà. Intanto però l’indice dei prezzi al consumo tedesco, cresciuto del 2,2% a febbraio 2017 sul 2016, mostra questi andamenti.
E soprattutto si osserva in crescita costante da dicembre. In Germania come altrove. In Spagna, per dire, siamo ormai vicini al 3%, negli Usa siamo stabilmente sopra il 2% e fra i paesi emergenti si segnala l’India, al 3,65%.
Certo, nessuno batte il 741% stimato in Venezuela. Ma mica per la cifra, quanto per il fatto che la cifra l’ha fatta l’opposizione, il che segna l’evoluzione naturale della statistica. Il cazzeggio politico.
A proposito di Spagna, l’Ocse, oggi la rilasciato la sua Survey. La Spagna sta meglio di prima, ma non vuol dire che stia bene. La crescita è ripartita
ma ancora i benefici si vedono poco sul versante dell’occupazione e del livello generale dei debiti, pubblici e privati, ancora molto elevati.
E’ interessante osservare invece il livello della tasse sul lavoro nel mercato spagnolo.
Ma non avevano fatto le riforme strutturali?
Ora però siccome il rialzo dei prezzi è dipeso dall’energia, mi domando sinceramente curioso se il fantasma che s’aggira per l’Europa verrà esorcizzato ora che il petrolio è crollato.
E soprattutto adesso che si è saputo che l’Arabia Saudita, infischiandosene bellamente dei tagli decisi a novembre dall’Opec ha aumentato la produzione a febbraio. Come andrà a finire? Ah saperlo. Intanto scopro con stupore che non è tutto inflazione quello che sta agitando il mondo. Ci sono persino prezzi che calano (a parte quelli del petrolio).
Già. Da quando è diventata legale il prezzo della cannabis è crollato. Smoke in the water (semicit.).
A domani
Cronicario: La singolar tenzone fra tripla A e tripla T
Proverbio del 13 marzo Il cane non torna mai dove è stato bastonato
Numero del giorno: -0,5 Calo % produzione industriale Italia su base annua
Non è oggi e neanche domani che vorrei essere una mosca per infilarmi invisibile laddove succedono le cose. M’importa poco di ronzare attorno agli umori dell’uditorio raccolto ad ascoltare il nostro beneamato Supermario, che tanto quello che ci doveva dire ce l’ha detto in tutte le lingue, classiche, barbare, romanze e germaniche. Né m’importa di ficcare il naso ronzante nel cuore del FOMC della Fed, che mercoledì forse alza i tassi forse no, ma soprattutto
No. Vorrei essere quella mitica mosca per infilarmi nella stanzetta – per dire – dove domani si incontreranno Mister T e la Mutti germanica. Trump&Merkel. La tripla T di Trump Taglia le Tasse, che se ne infischia di debito e deficit, e la tripla A di chi fa surplus fiscale. Non è un incontro: è una singolar tenzone fra due visioni del mondo, come sempre accade quando si confrontano i tedeschi e chi parla inglese almeno da un secolo a questa parte, come sa chiunque abbia letto Sombart.
Solo che oggi i mercanti sono i tedeschi, e gli eroi..gli eroi…beh..anche gli statunitensi sono alquanto mercanteggianti, solo che gli dice maluccio. Sarà per questo che la Merkel si porta una scorta di industriali. Per insegnarli il mestiere. Magari con l’occasione ci scapperà anche qualche consiglio su come risparmiare qualcosina. Guardate un po’ quanto spende di pensioni la città di Chicago.
Ma che volete che sia. Come direbbe il governatore Visco – che in effetti l’ha detto stamattina – “il sentiero di riduzione del debito passa necessariamente per la crescita”. Una frase che per profondità e saggezza mi ha subito riportato alla memoria una perla nascosta che ho scovato frugando negli archivi del Nber, dove tre simpatici economisti hanno prodotto uno studio per capire se i ricchi sono più egoisti dei poveri, arrivando alla seguente conclusione: “La differenza principale fra i ricchi e i poveri è semplicemente il fatto che i ricchi hanno più soldi”. Quindi non è che siano stronzi: sono solo ricchi.
Se questo passa il convento degli economisti, ormai in corso di evoluzione dal luogo comune all’algoritmo popolare, tocca accontentarsi di quel che passano gli statistici (che sono gli economisti dei grandi numeri) per dare una parvenza di dignità al vostro Cronicario preferito (sempre perché è l’unico). E il dato più interessante che trovo, ottimo alla vigilia dell’attivazione dell’articolo 50 da parte dell’UK per dare corpo e sostanza alla Brexit, è quello pubblicato dall’istituto di statistica britannico che calcola che il 44% dell’export britannico va in Europa e il 53% dell’import Uk arriva dall’Europa. Con persone così non puoi che litigarci, è evidente.
Per concludere vi segnalo questo pregevole scritto che parla di Netflix e della guerra in corso per l’accaparramento dei contenuti televisivi, che vuol dire produzione e distribuzione. L’economia dell’immaginario si dimostra sempre più vitale. E noi italiani, ancora a parlare di Rai e Mediaset, sempre più rincoglioniti.
A domani.
Cronicario: Misteri d’Italia: occupati e disoccupati aumentano insieme
Proverbio del 10 marzo Nessuno inciampa due volte sulla stessa pietra
Numero del giorno: 17 % di europei che soffrono di privazioni materiali
E alla fine vince l’Istat quando scrive che nel IV trimestre 2016 aumentano sia i disoccupati che gli occupati, mentre calano gli inattivi.
Nel senso che aumentano gli occupati perché calano gli inattivi, e per la stessa ragione aumentano anche i disoccupati.
Vabbé: mica è colpa mia se la statistica non parla la vostra lingua (anche se ci assomiglia e per questo siete disorientati). Quindi la cosa migliore che potete fare è che vi leggiate la nota Istat e, soprattutto, le definizioni.
Una volta che avrete risolto il mistero della schizofrenia del mercato del lavoro italiano, vi farà piacere sapere che non tutto il mondo è sottosopra come il nostro. Ci sono anche statistiche facili. Tipo questa.
Si capisce subito infatti che in Germania la disoccupazione è meno della metà della media Ue a 28, e che sta addirittura un punto sotto quella Usa. E sarà pure un caso, ma nel 2016 il costo del lavoro, nel 2016, è cresciuto del 2,5%. Altro che exit strategy.
Oppure quest’altra, che ci dice un’altra cosa chiarissima: l’aumento dei prezzi all’ingrosso, sempre in Germania, del 5% a febbraio rispetto a un anno fa.
Per essere ancora più chiari, ancora in Germania l’export a gennaio 2017 è aumentato dell’11,8% rispetto a un anno prima. Allora com’è che in Germania le statistiche sono chiare come il sole e da noi sembrano confuse?
Ottima domanda. Rispondetevi da soli.
A lunedì.
Cronicario: La Bce nel giorno della macchietta
Proverbio del 9 marzo Un sorriso ti fa guadagnare dieci anni di vita
Numero del giorno: 6,1 Tasso di disoccupazione nell’area Ocse
Succede che non succede niente e siccome lo sapevano tutti, ecco tutti a dire che è una sorpresa. Il più divertente – una vera macchietta – è di sicuro il ministro tedesco delle finanze, l’ottimo Schaeuble che invita a smetterla coi tassi bassi – passo “doloroso ma necessario” – qualche ora prima che uscisse il comunicato della Bce per dire che i tassi rimangono dove sono e ci rimarranno a lungo.
Poi il nostro beneamato Mago di Ez ha preso la parola e ha spiegato quello che tutti sapevano, ossia che ogni cosa rimane come prima perché l’inflazione di base è bassa, pure se quella nominale è risalita. Salvo poi alzare le stime del’inflazione dall’1,3 all’1,7 quest’anno e dall’1,5 all’1,6% quella per l’anno prossimo. E chi vuole capire capisce.
Se poi ancora vi chiedete cosa pensa di fare la Bce, in un anno funestato dalle elezioni nei paesi core dell’eurozona, la risposta è evidente.
Se questa era la notizia del giorno, figuratevi il resto. La cosa più eccitante che ho recuperato è la sintesi dei bilanci bancari pubblicata da Bankitalia, che alcune informazioni interessanti comunque ce le dà. Ad esempio che a gennaio i prestiti al settore privato sono cresciuti dell’1,2%, e quelli alle famiglie del 2,2. Sono cresciuti pure i depositi, del 3,5%, mentre la raccolta obbligazionaria è definitivamente collassata (-18,1%).
Sempre Bankitalia ci delizia con l’economia italiana in breve, dove l’unica informazione utile che trovo è che il valore delle esportazioni italiane è aumentato di quasi il 40% dal 2007 per i paesi extra Ue mentre non è arrivato neanche al 10% in più nei paesi Ue. Chi dice che il nostro futuro è in Europa, non si riferiva evidentemente alle esportazioni.
A domani.




























































