Categoria: cronicario

La Chat di Crusoe con @LBaggiani: I tassi bassi scoraggiano il credito

Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Leonardo Baggiani (L) @LBaggiani.

C Buongiorno Leonardo. Stavo scorrendo il rapporto sulla stabilità finanziaria di Bankitalia e leggo con rara gioia che le banche stanno meglio.

L Ah come era la storia dei tassi che dovevano risalire?

C  I tassi…già come stanno i tassi?

L Ai minimi stanno. Ho il report ABI, dati a febbraio.

C E che dicono?

L Prestiti fino a un milione: italia 2,2 Area Euro 2.22, dovrebbero essere minimi assoluti

C Un po’ come la domanda di credito allora 😉

L Oltre il milione: 1% in Italia, 1,27 AE. Forse come la domanda di credito “buona”

C Abbiamo un gap credit/GDP negativo per una decina di punti rispetto al pre-crisi, era troppo prima o è giusto adesso?

L O almeno, buona in relazione al tasso che – schiacciato dalla politica monetaria – va a prevalere

C Vuoi dire che il tasso rasoterra non incoraggia l’offerta di credito?

L Sì, dico questo; mi pare ne avessimo parlato e comunque ne ho lasciato traccia su internet; io ritengo che tra i meccanismi meno valutati ci sia il problema dei tassi troppo bassi che spingono di fatto a un razionamento dell’offerta, tra l’altro comunque già indirizzata dalla normativa sull’RWA  per cui chi presta tende a contenere con forza la componente di rischio perché questi tassi non remunerano niente.

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Cronicario: Vi presento l’europeo medio

Proverbio dell’8 maggio I saggi parlano parole semplici

Numero del giorno: 21.000.000.000 Calo emissioni bond banche italiane 2016

Dunque oggi si celebra lo scampato pericolo francese e tutto il cronicario globale risuona di giubilo talmente ottuso che qualcuno scrive persino che i mercati non festeggiano perché avevano già scontato la vittoria di Macron.

Perciò, visto che il clima è questo – cazzeggio libero – il vostro Cronicario ci sguazza come un pesce nell’acqua. Ma certo ha molto da imparare. Prendete Eurostat: all’apice del cazzeggio ha preso spunto dall’entusiasmo generale per rammentare che domani, 9 maggio, è il giorno dell’Europa, quello della “dichiarazione Schuman” del 1950 quando l’allora ministro degli esteri francese tenne un discorso a Parigi per illustrare la sua idea di cooperazione politica che ha contributo a portarci dove siamo.

Bene quale opera meritoria di commemorazione, che mi ha fatto Eurostat? Ha trovato l’uomo medio europeo. Poi dice che la statistica non serve.

Allora com’è questo uomo medio europeo? Eurostat ce lo spiega in un video che dura 2,16 minuti. Non vi voglio guastare la sorpresa, ma sappiate che in media siamo ultraquaratenni che lavorano più di 40 ore settimanali  ed è previsto che lavorino (gli uomini) per quasi quarant’anni. Vi risparmio il resto perché tutti ‘sti quaranta mi hanno fatto pensare prima alla quarantena e poi alla quaresima.

Perciò abbandono l’Europa e le commemorazioni e mi dedico religiosamente alla lettura del discorso del presidente della Consob al mercato finanziario, che non capisco bene cosa sia – una sorta di messaggio a reti unificate che trasmettono sull’ignoto – però si chiama così. Qui trovo delle autentiche perle di saggezza che dovete assolutamente conoscere. “L’euro avrebbe potuto favorire, anche grazie all’effetto benefico della pressione del vincolo esterno, l’adozione di un modello virtuoso di sviluppo per il sistema produttivo italiano (..) negli ultimi vent’anni il nostro sistema produttivo ha subito un’erosione di competitività nell’ordine del 30% rispetto alla Germania (..) la moneta unica ha creato un ecosistema in cui la competitività può essere difesa e incrementata solo attraverso la leva dell’istruzione, dell’innovazione e delle riforme (..) il solo annuncio di un ritorno a una valuta nazionale provocherebbe, da parte degli investitori internazionali, un immediato deflusso di capitali, tale da mettere gravemente a repentaglio la capacità dell’Italia di rifinanziare il terzo debito pubblico del mondo. Italexit sarebbe uno shock per l’intera eurozona. Ne metterebbe a rischio la sopravvivenza”. Insomma abbiamo in mano la bomba atomica della finanza internazionale. Sono sicuro che tutto ciò ci condurrà a una decisa assunzione di responsabilità collettiva.

E niente oggi non si riesce a smettere di ridere. Vive la France.

A domani.

 

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La metamorfosi del petrolio

Ogni giorno quando facciamo il pieno all’auto attingiamo al pozzo che sembra senza fondo – ma così non è – delle risorse petrolifere mondiali. Dietro questo gesto così semplice e familiare si agita un mondo estremamente complesso che da numerosi decenni scrive inosservato i capitoli più rilevanti della nostra storia economica.

Anche oggi le vicissitudini del mercato petrolifero, che sono tecniche, economiche e soprattutto politiche, stanno silenziosamente scrivendo la nostra cronaca economica, solo che pochi ci fanno caso, e ancor meno se sottraiamo dallo sparuto gruppo degli osservatori quegli specialisti che masticano il birignao del mondo petrolifero. Gente che usualmente parla a se stessa e quindi non ha voglia di raccontare il mutamento del mercato petrolifero che sta generando un profondo cambiamento non solo di tipo ambientale, ma soprattutto geopolitico.

Il boccino della produzione si sta lentamente spostando da Oriente a Occidente grazie soprattutto al cambiamento tecnologico. E, al tempo stesso, il petrolio rimane alla base delle previsioni degli esperti sui tassi di inflazione dai quali dipendono le decisioni di politica monetaria delle banche centrali. Basta questo a connotare l’oro nero come l’autentico lubrificante del nostro circuito economico globale, specie se consideriamo che proprio l’energia a basso costo è stato lo straordinario motore dello sviluppo economico iniziato dal secondo dopoguerra.

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Il Nuovo numero di Crusoe: La metamorfosi del petrolio. Grazie a @LBaggiani per la splendida Chat

Cosa sta succedendo nel mercato petrolifero? Aldilà del balletto delle quotazioni del greggio che risentono come ogni commodity della stagionalità e delle circostanze, si registrano sommovimenti profondi nel mondo dell’oro nero che coinvolgono la geografia dei produttori, alle prese con una transizione epocale. I produttori tradizionali, pressati da costi di estrazione elevati e quotazioni declinanti, stanno rarefacendo gli investimenti, mentre i newcomers – i produttori di shale oil – diventano sempre più protagonisti. In prima linea, fra questi innovatori, ci stanno gli Stati Uniti, che di recente hanno aumentato significativamente la produzione di petrolio alternativo e sono diventati esportatori. Insieme cerchiamo di capire cosa significa tutto ciò per il mercato e, soprattutto per la politica del petrolio.

Questa settimana torna la Chat e con l’occasione torna anche Leonardo Baggiani (@LBaggiani), che i lettori di Crusoe conoscono bene perché proprio con lui abbiamo fatto la nostra prima chiacchierata sul numero zero. Anche in questa occasione ci ha regalato tempo e idee ed è venuta fuori una splendida chiacchierata iniziata dai bilanci bancari e da lì verso i ripidi scoscesi dell’economia internazionale e del pensiero economico. La lettura della settimana è dedicata al rapporto sulla stabilità finanziaria di Bankitalia, come sempre una lettura assai istruttiva. Chiudono la newsletter la selezione delle notizie della settimana e poi le nostre notizie invisibili, quelle che trovi solo su Crusoe. Buona lettura.

Ci rivediamo il 12 maggio.​

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Cronicario: Spremuta fiscale all’italiana per Google

Proverbio del 4 maggio I bambini sono la luna che splende

Numero del giorno: 43.700.000.000 Deficit commerciale Usa a marzo

Non ci si crede, ma il nostro Fisco è riuscito a farsi pagare 306 milioni di euro da Google per non so quale pendenza che i californiani avevano maturato nei confronti del nostro erario. Adesso prepariamoci ai cazzari che parleranno di trionfo sulle multinazionali sanguisughe, del tipo Davide contro Golia, salvo poi dimenticare che quei colossi di fatto controllano l’economia a livelli mai visti prima.

Scopro ad esempio leggendo Bloomberg che Apple ha in cassaforte 257 miliardi di dollari fra cash e titoli. Questi ultimi pesano 148 miliardi e sono l’equivalente del valore del primo fondo comune a reddito fisso del mondo, il Vanguard Total Bond Market Index fund, che ne gestisce “appena” 145.  Che vuol dire che Vanguard e Apple insieme fanno quasi trecento miliardi di debiti di qualcuno, che magari qualcuno è anche il vostro e neanche lo sapete. E tralasciamo il fatto che Google e i suoi compari abbiano inaugurato un trimestre iniziale record quest’anno.Solo lui ha fatto una robetta da oltre cinque miliardi di utile.

La spremuta fiscale all’italiana è un piacevole solletico per Google e fa notizia solo perché accade ogni tanto. Come quando si danno brioche al popolo.

Abbandono Google alle sue risatine e mi avventuro nei meandri del petrolio, di cui si sono occupati quelli più seri di me stamattina, per segnalarvi questo grafico che dice tutto quello che c’è da sapere.

Il petrolio sta in quella confortevole fascia di oscillazione che rende assai conveniente ai produttori di shale darsi da fare perché ci guadagnano parecchio. E c’è da giurarci che da lì non si schioderà per lungo tempo. Guarda caso la Russia ha fatto sapere di non aver ancora deciso se proseguirà nel taglio della produzione concordato con i paesi Opec alla fine dell’anno scorso. Sarà mica che non ci rientra con questi prezzi?

Per una parola di speranza, si può sempre bussare alla porta della Bce dove la gentile numero due della vigilanza europea unificata, la signora Sabine Lautenschläger ha suggerito alle banche europee di prepararsi per la Brexit: “Devono decidere come affrontarla e preparasi al peggio sarebbe opportuno”.

Ma il premio cazzeggio del giorno lo vince senza dubbio la nostra biondissima Marine Le Pen che ha detto che la Francia verrà governata da una donna: da lei o dalla Merkel. Insuperabile, come il tonno.

A domani.

 

Cronicario: Deutsche Bank studia il mandarino

Proverbio del 3 maggio Il giorno è breve per chi vuole lavorare

Numero del giorno: 3,9 Aumento % prezzi alla produzione nell’EZ su marzo 2016

Provate a pronunciarlo: Hna. Non Na: Hna, con l’ha aspirata che avrete orecchiato in qualche mercatino cinese mentre cercate carabattole a basso costo. Si perché il popolo – noi – conosce solo quei cinesi. Ma in realtà ce ne sono altri che girano in business o sui jet privati come quelli, immagino, della Hna, che è un conglomerato cinese dove dentro si trova di tutto, dagli aerei agli alberghi

e che, guardacaso, è diventata la prima azionista di Deutsche Bank col 9,92%, lasciandosi alle spalle i fenomeni di Blackrock, al 5,9%. Ce li vedo proprio i tedeschi a imparare il mandarino adesso.

Anche perché Mister Hna, al secolo Chen Feng, miliardario con fama di grande investitore in Europa, ha già in animo di spedire l’amministratore delegato del suo veicolo di investimenti europeo, tale Alexander Schuetz, che di sicuro il mandarino già lo sa, dritto nel consiglio di sorveglianza di DB, che di recente ha fatto un aumentino di capitale da un otto miliardi e ha pure postato un utile trimestrale gradevolmente in crescita.

Detto ciò, chiudo con le notizie serie perché anche oggi Eurostat, che come ricorderete ha lanciato la #YouthWeek ha postato questo grafico al fine di rispondere all’annosa domanda: ma i figli quando si levano dalle balle?

Ovviamente i nostri il più tardi possibile. Dopo i Croati e i maltesi ci siamo noi, con un’età media di 30,1 anni. Quindi considerando che mediamente facciamo i figli a quarant’anni, per lo più uno, ecco che finalmente ho scovato la vera vocazione della prole: farci da badanti al costo della nostra pensione. E così abbiamo pure bello che risolto il problema della disoccupazione giovanile.

Sempre per restare in zona Ue/EZ vi segnalo l’ultimo dato sul pil, quello relativo al primo trimestre 2017 che è in crescita su base mensile dello 0,5% e dell’1,7% su base annuale.

Se guardiamo all’Ue a 28, i dati diventano +0,4% e +1,9%. Insomma: l’Europa, eurodotata o meno, tira la carretta con una certa dignità.

In chiusura vi segnalo questa perla rilasciata dal presidente Istat che ci svela uno dei segreti meglio custoditi dalla statistica mondiale: “La disuguaglianza è un fenomeno multidimensionale: reddito, genere, educazione, tassazione, salute e aspettative di vita”. Ma anche colore dei capelli, girovita, numero di scarpa, altezza, bellezza, bruttezza, peso e forma. Rassegnatevi. Siamo diversi

A domani.

 

Cronicario: Siamo più attivi e quindi più disoccupati

Proverbio del 2 maggio Non si deve chiedere al sale di essere dolce

Numero del giorno: 14,2 Quota % di lavoratori in UE con contratto temporaneo

Sembra che agli italiani sia tornata la voglia di lavorare, solo che a quanto pare non basta la buona volontà, serve pure qualcuno che il lavoro te lo offra e ti deve pure piacere. Sicché le nuove stime Istat su occupati e disoccupati ci raccontano di un paese dove al calo degli inattivi ha finito col corrispondere un aumento della disoccupazione (+41 mila) salita all’11,7%.

Il calo degli inattivi (-34 mila) implica che più persone abbiano dichiarato di cercare lavoro, non che lo abbiano trovato. In sostanza, non lavoravano prima e neanche adesso. E infatti il tasso di occupazione è rimasto incagliato al 57.6%, in lieve crescita ma basso.

La novità è che, al netto della componente demografica, ossia l’effetto naturale dell’invecchiamento sulle coorti statistiche, la componente che più di tutte è cresciuta a marzo in termini occupazionali è stata quella dei giovani 15-34enni.

E rimango sinceramente colpito dal fatto che questa (mezza) buona notizia arriva proprio nel giorno in cui Eurostat pubblica non solo i suoi dati sulla disoccupazione, al minimo da aprile 2009 (ma non per noi),

ma soprattutto lancia la sua #Youthweek: la settimana della gioventù in una delle aree più vecchie del pianeta.

No è una cosa seria. E noi italiani riusciamo nell’invidiabile risultato di essere i quart’ultimi per tasso di disoccupazione dopo Grecia, Spagna e Cipro, e terz’ultimi per numero di under 20.

Stavolta peggio di noi stanno solo i bulgari e i tedeschi. Capite perché la Banca centrale tedesca nel suo ultimo bollettino mensile ha lanciato l’allarme demografico? Inutile festeggiare, noi non siamo messi meglio.

A domani.

L’evoluzione del mercato delle armi nel 2016

Questa settimana Crusoe esce con un altro numero speciale, un aggiornamento redatto da esperti sul mercato delle armi. Ne avevamo già parlato nel numero 14 della nostra newsletter, ma adesso abbiamo voluto proporre un approccio diverso: offrire agli abbonati documenti originali tradotti in italiano. La forza dell’approfondimento, noi crediamo, dipende in larga misura dalla sua capacità di tenere annodati i fili del ragionamento e della memoria. Questo è uno degli scopi di Crusoe.

L’occasione per proporre questo aggiornamento ci è stato offerta dalla recentissima pubblicazione ad opera del Sipri dei dati sul mercato delle armi. Una lettura utile ad osservarne, fra le altre cose, l’evoluzione geopolitica, nel corso del 2016. La traduzione del documento è stata realizzata da Maria Canelli, alla quale va il nostro personale ringraziamento per il contributo e il tempo che ci ha dedicato. La decisione di pubblicare questo approfondimento arriva proprio nei giorni in cui viene pubblicata la relazione al Parlamento italiano sull’import e l’export di armi del nostro Paese, che conferma il ruolo strategico che l’industria militare ha per la nostra economia. Nel 2016 le nostre esportazioni di armi, grazie alla vendita di alcuni Eurofighter al Kuwait, sono aumentate dell’85%, totalizzando un importo di 14,6 miliardi. Altri mercati di sbocco importanti per l’Italia sono il Regno Unito, la Germania, la Francia, la Spagna e l’Arabia Saudita. Il 2016 è stato un anno record anche per le nostre importazioni, cresciute del 169%, per un ammontare di 612 milioni di euro. L’82% arriva dagli Usa. Insomma, c’è molto da sapere e da comprendere. Speriamo che il documento Sipri contribuisca.

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Il nuovo numero di Crusoe: Le ultime novità sul mercato delle armi

Questa settimana Crusoe propone un numero speciale costruito sulla traduzione dell’ultimo aggiornamento pubblicato dal Sipri sul mercato mondiale delle armi nel 2016. In questa occasione abbiamo pensato che potesse essere utile offrire la traduzione in italiano del documento, curata da Maria Canelli, che ringraziamo moltissimo per il tempo che ci dedicato, in modo che ognuno possa farsi la sua idea, inaugurando una novità che speriamo di replicare anche in futuro.

Anche in questo numero speciale abbiamo deciso di sacrificare la Chat, ma ci rifaremo le prossime settimane.

La lettura di questa settimana invece è l’outlook della Banca mondiale sul mercato delle commodity, un viaggio appassionante lungo mercati solitamente poco esplorati che però determinano gran parte della nostra vita di tutti i giorni, dal caffé della mattina, al pieno dell’automobile. Quindi troverai la zonsueta selezione dei fatti della settimana selezionati da Crusoe e le notizie invisibili, quelle che trovi solo qui su Crusoe. Buona lettura e buon primo maggio a tutti.

Crusoe torna il 5 maggio.

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Cronicario: Il Pil Usa s’intona agli umori di Mister T

Proverbio del 28 aprile Per quanto sia alta la montagna si trova sempre un sentiero

Numero del giorno: 0,3 Incremento % Pil nel primo trimestre nel Regno Unito

E tutto d’un tratto arriva il pil del primo trimestre Usa, quello dei primi 100 giorni del nostro beneamato Mister T. E che ci dice?

Ci dice che il primo quarto è andato così così: un più 0,7%, meno dle primo quarti 2016 e ancor meno di quello 2015. Ma questo in fondo sono quisquilie, anche perché il dato è solo la prima stima soggetta a revisione. La notizia interessante sta sempre nei dettagli, che ci raccontano di come in questo trimestre il pil abbia frenato a causa del rallentamento del consumo privato mentre l’export ha contribuito ad accelerare il prodotto, così come gli investimenti. Insomma, la corporation USA si è intonata agli umori del suo comandante: più commercio estero e più investimenti. Certo sarà interessante osservare cosa succederà il trimestre prossimo, quando verranno digeriti gli annunci sul taglio delle tasse.

Poiché il Cronicario si prepara al secondo ponte stagionale, mi sembra d’uopo salutarvi con un’altra buona notizia che riguarda il nostro mercato immobiliare che secondo l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria diffuso poco fa da Bankitalia sta recuperando la salute. E non solo lui. Il rapporto delinea prospettive positive per i prezzi, le assicurazioni, le banche, le famiglie, le imprese, la liquidità, Pippo, Pluto e Paperino.

Se continua così per spaventarci torneranno a parlare dell’uomo nero. Nel frattempo accontentiamo dell’incertezza, che rimane alta.

Ci ha superato persino il Giappone, per dire. Che non era facile. Ma che volete che sia. Godiamoci la festa.

Ci rivediamo dall’altra parte.