Etichettato: cronicario the walking debt
Cronicario: L’Istat rivede il Pil e quello raddoppia
Proverbio dell’1 giugno Il nemico dell’uomo è la sua lingua
Numero del giorno: 3,9 Tasso di disoccupazione in Germania ad aprile 2017
E siccome ci avviciniamo all’ennesimo ponte di questo fortunato 2017, l’Istat ci ha fatto il migliore dei regali possibili. Ha rivisto il dato del Pil del primo trimestre che era, lo ricorderete, lo 0,2% in più del trimestre precedente. E sarà il fatto che l’ha visto di nuovo, ma quello, per uno di quei miracoli della statistica, è raddoppiato: è arrivato allo 0,4%.
Ora siamo tutti chiaramente più felici. Quel sorriso improvviso che vi ha increspato l’incazzatura, intorno alle 10.15 del mattino, quando Istat ha diffuso la nota, adesso lo sapete cosa l’ha provocato. Vi stupirete, ma la notizia ha avuto un’immediata eco internazionale. Non vi sentite strani. Tutti hanno iniziato a vedere rosa. Anzi verde.
L’istituto francese di statistica, cui dobbiamo queste pregevole sintesi cromatica starà di sicuro preparando un aggiornamento della mappa, visto che su base annuale siamo già arrivati all’1,2%, persino più della Francia.
E’ interessante osservare le grida di giubilo che si sono levati negli ambienti governativi. Una sorpresa così bella non arrivava dai tempi della nascita di Babbo Natale. Alcuni volenterosi hanno persino costruito una disegnino per farci capire quanto siamo fortunati ad avere il governo che abbiamo.
Il sottotitolo è che dovremo pure sperare di tenercelo.
Ora, siccome è giovedì pre ponte e sempre l’Istat doveva scaricare le ultime cartucce, ci ha pure lanciato una release dedicata al mattone dove dice che le compravendite immobiliari sono cresciute col botto nel 2016. L’ultimo trimestre dell’anno scorso esibisce un aumento del 10,3 rispetto allo stesso trimestre 2015 pure se a fronte di un calo del 2,1% sul terzo trimestre 2016. In totale, il numero delle compravendite 2016 è stato superiore del 17% rispetto al 2015. E qui ci fermiamo perché di troppe buone notizie si può morire.
Anche perché c’è altro che bolle in pentola che devo assolutamente dirvi prima di liquefarmi mentre attraverso il ponte col sole a picco. E la prima cosa che dovete sapere è che Mister Weidmann, il boss della Buba e prossimo (papabile va) boss della Bce, ha detto amabilmente che è ora di finirla con i tassi rasoterra. Dov’è la notizia, diranno i più svegli: molti tedeschi, e Weidmann è un capofila, non fanno altro che ripetere questa cosa. Però, siccome c’è il ponte e poi mi liquefaccio fino a lunedì, mi sembra gentile offrirvi uno stimolo di riflessione prendendo spunto da un illuminante report di Moody’s sul sistema bancario di alcuni paesi. Il nostro non c’è perché non parliamo inglese.
E cosa dice l’agente di rating? Che intanto le banche soffrono per i tassi bassi. Ma poi, una volta che verranno alzati soffriranno ancor di più. “Germany’s savings and co-operative banks, France’s mutualist groups and Switzerland’s cantonal and regional banks would be more exposed to a reversal of interest rates”. Mica devo tradurre no?
Infine, vi saluto con una spiegazione Made in Eurostat del perché noi e i cinesi siamo condannati a piacerci, che cade a fagiolo visto che siamo in pieno summit, oggi e domani, a Bruxelles con i figli dell’Oriente.
Non siete ancora convinti? Ne riparliamo dopo.
A lunedì.
Dal 2012 The Walking Debt ha regalato oltre 1.000 articoli e diversi libri a tutti coloro che hanno avuto la cortesia di seguirci. Adesso stiamo lavorando al progetto Crusoe e vi chiediamo di continuare a seguirci partecipando alla sua crescita e al suo sviluppo. Sostenere Crusoe significa sostenere l’idea di informazione basata sul rapporto con le persone e senza pubblicità. Per sostenerci basta molto poco, e si può fare tanto. Tutte le informazioni le trovi qui.
Cronicario: Se mio nonno aveva tre palle era Visco
Proverbio del 31 maggio Ogni occhio ha il suo sguardo
Numero del giorno 1,4 Stima preliminare Istat inflazione a maggio
E’ giorno di messa cantata, pure se canta solo uno e gli altri lo adorano in religioso silenzio, come si addice al monologo annuale del papa del dio denaro: il governatore della Banca d’Italia.
Papa, poi, che esagerazione. Da quando c’è la Bce, al massimo fa il cardinale. Epperò l’assise rimane perché siamo amanti della tradizione e c’è gente che fa le carte false ogni anno (o al limite i bilanci) per essere invitata ad ascoltare, misurandosi l’importanza protocollare dai centimetri di distanza dal leggio del governatore.
Esaurite le questioni di forma, e assodato che l’adunanza di Bankitalia concorre col primo maggio e il 25 aprile a definire l’identità del paese, ho scorso in lungo e largo le illuminate Considerazioni Finali (maiuscolo, mi raccomando) provando a misurare la mia piccola intelligenza col gigantesco metro del dominus di via Nazionale, un indirizzo che è già un destino. Ne sono uscito sfinito, ma almeno e ne ho tratto alcune perle che dovete assolutamente conoscere.
Perla numero 1: “Negli ultimi sei anni gli interventi di politica monetaria mirati a
contrastare la crisi finanziaria, quella dei debiti sovrani e i rischi di deflazione
hanno inciso profondamente sulla dimensione e sulla struttura del bilancio
della Banca d’Italia. L’attivo è aumentato di oltre 440 miliardi, raggiungendo
i 774 miliardi. Il portafoglio di titoli detenuti per fini di politica monetaria è salito da 18 a 245 miliardi. Il rifinanziamento alle banche è aumentato di 157 miliardi”. Che vuol dire? che i debiti della Banca d’Italia stanno sostenendo il bilancio dello stato e quello delle banche. Nulla di strano: si chiama QE, quantitative easing.
Di buono c’è che in conseguenza della perla numero 1, Bankitalia ha restituito sotto forma di utile sui titoli 2,2 miliardi, oltre a 1,3 miliardi di imposte. Se vi sembra strano che i debiti di una banca sostengano quelli di un governo e alla fine generino utili per il governo stesso, vuol dire che siete poco addentro ai misteri gioiosi del central banking.
Ma non preoccupatevi: si vive benissimo anche senza.
Perla numero 2. “La politica monetaria non può da sola garantire il ritorno a una crescita stabile e sostenuta. I problemi strutturali delle economie nazionali vanno
affrontati accelerando i necessari interventi di riforma. Dove il debito è particolarmente elevato deve proseguire con decisione il consolidamento
dei conti pubblici, orientando la composizione del bilancio in modo più favorevole alla crescita; dove è più contenuto, è possibile sostenere la domanda interna, in particolare con investimenti in infrastrutture, evitando un livello eccessivo della posizione netta sull’estero, tale da fornire argomenti a sostegno di interventi di protezione commerciale”. E qua Visco parla a noi – quelli del consolidamento – e ai tedeschi, che fanno incazzare gli americani con i loro attivi commerciali e li spingono al protezionismo. La perla numero 2 porta con sé un corollario altresì imperdibile: “Agli attuali ritmi di crescita il Pil tornerebbe sui livelli del 2007 nella
prima metà del prossimo decennio”.
Perla numero 3. “Per il biennio 2012-13, a gennaio del 2012 prevedevamo un calo del prodotto dell’1,5 per cento (dello 0,4 in uno scenario meno sfavorevole); in estate la stima della riduzione passava al 2,2 per cento; a consuntivo si registrava una diminuzione del 4,5 per cento. Al risultato contribuivano la decelerazione del
commercio internazionale e il crollo della fiducia nelle prospettive dell’area dell’euro, che amplificavano gli effetti della stretta creditizia e della correzione di bilancio”. Morale della perla: le previsioni del tempo sono più accurate di quelle degli economisti.
Perla numero 4. “Dal 2008 l’incremento del rapporto tra debito e PIL è stato essenzialmente determinato dalla dinamica sfavorevole di quest’ultimo. Se il prodotto fosse cresciuto in termini reali al tasso medio, pur contenuto, degli anni compresi
tra l’avvio dell’Unione economica e monetaria e l’inizio della crisi finanziaria e
se l’aumento del deflatore fosse stato in linea con l’obiettivo di inflazione della
BCE, per il solo effetto di un denominatore più elevato il rapporto tra debito
e prodotto sarebbe oggi analogo a quello del 2007”. Lo so che vi risulta criptico, ma adesso Visco ce lo spiega meglio. Più avanti infatti dice che se ci fosse “un tasso di crescita annuo intorno all’1 per cento, l’inflazione al 2 per cento e un saldo primario (ossia al netto degli interessi) in avanzo del 4 per cento del Pil, sostanzialmente in linea con il quadro programmatico del governo, ciò consentirebbe di ricondurre il rapporto tra debito e prodotto al di sotto del 100 per cento in circa dieci anni”.
No. Era Visco
A domani
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Cronicario: L’Italia che cresce. Quella delle pensioni
Proverbio del 30 maggio Le erbe velenose crescono anche fra quelle medicinali
Numero del giorno: 3,7 Aumento % annuo prezzi alla produzione italiani
Avete notato, sì, che sono alla disperata ricerca di buone notizie? Per dire, potrei persino arrivare a spacciarvi come buona nuova pure quella che forse si vota in autunno, come se davvero cambiasse qualcosa per questo disgraziatissimo paese. Ops: ci sono cascato anch’io nel male del decennio: la lamentazione.
Non scherziamo: il cronicario globale, là fuori, è pieno zeppo di frignoni e gufi, per lo più gente con la pancia pienissima o il posto fisso, e non dovete farvi influenzare. Va tutto benissimo. Le elezioni, se ci saranno, saranno un successo chiunque vinca perché cambierà tutto e pure se non cambierà niente, anzi soprattutto se non cambierà niente visto che noi italiani siamo i perfetti interpreti dall’insegnamento di Parmenide.
Quindi il governo è e non può non essere: è eterno e immutabile e quando muta è solo apparenza fenomenica che dissimula il noumeno che accomuna ogni cosa, renziana o grillina che sia, in salsa tedesca, francese o come vi pare. Così è.
Detto ciò, e preso atto che lo spread aumenta e la borsa trema – ma tanto sono epifenomeni pure questi – vi comunico la buona notizia di oggi che allieterà di gioia almeno 2.843.256 ex dipendenti pubblici a riposo: le pensioni crescono.
Parola dell’Inps, che sta per Istituto nazionale persone sorridenti. O almeno dovrebbero sorridere, visto che malgrado i lampi e i tuoni vaticinati dai soliti disfattisti, ogni anno crescono gli importi dedicati alla nostra ex meglio gioventù.
Questi due milioniottocentomilaerotti, dicevamo, sono ex dipendenti pubblici che si stanno felicemente godendo la vecchiaia alla modica spesa, nel 2017, di 67 miliardi l’anno per le casse dell’Istituto nazionale persone sorridenti, aumentati di un miliardino abbondante rispetto al 2016, l’1,9% in più. D’altronde il tempo passa, si invecchia – più 0,9% di pensioni sul 2016 – e si finisce nella gattabuia della pensione, che ci volete fare. Qualcuno ci è persino finito prima del tempo: pochi per fortuna, solo il 53,6%.
Considerate che dal 2013 al 2017 il numero totale delle pensioni è aumentato dell’1,8% e gli importi medi annui del 4%. Poi dice che non c’è la crescita in Italia.
Siccome parlare di pensioni mi deprime, ho pensato di consolarmi/vi dando un’occhiata a un pregevole discorso preparato dal prossimo presidente della Bce, una volta che il nostro beneamato Supermario dipartirà per più ampi e prestigiosi incarichi (i politici italiani sono avvertiti) l’anno prossimo. Chi è? Ma come chi è? E’ Jens Weidmann, boss della Buba e cattivo in servizio permanente effettivo, che ha parlato davanti agli studenti di una università della Ruhr lo scorso 22 maggio ponendosi/ci una semplice domanda: Sono passati dieci anni dalla crisi, cosa abbiamo imparato?
E come diceva l’altro filosofo: chi ha orecchi intenda.
A domani.
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Cronicario: Casa dolce casa, ma per il fisco
Proverbio del 29 maggio Fra invidia e imitazione meglio l’imitazione
Numero del giorno: 1.000.000.000.000 Investimenti cinesi previsti in infrastrutture all’estero
E’ giusto ricordare che malgrado non si paghi più l’Imu o come si chiama la tassa ulla prima casa, nel 2016 il fisco italiano ha incassato 19,9 miliardi di tasse grazie alle abitazioni, 4,4 miliardi in meno rispetto a un anno fa, 3,6 dei quali derivati proprio dall’abolizione della tassazione sulla prima casa.
Ora vi sembrerà un’esagerazione, ma considerate che 20 milioni di famiglie, il 77,4% del totale, sono proprietarie di casa, che significa che 25,7 milioni di persone hanno almeno una casa di proprietà. Se pure il governo avesse lasciato l’Imu o la Tasi o come si chiama sulle spalle di queste persone, avremmo pagato in totale 24,3 miliardi di euro che diviso 25,7 milioni fa la notevole cifra di euri 945 e spicci in media. Che è quanto costa agli italiani – sempre in media – possedere almeno una casa.
Perché vi racconto queste cose? Perché oggi il ministero dell’economia e l’Agenzia delle entrate hanno presentato questi numeri e conoscendo lo stato delle nostre finanze pubbliche improvvisamente hanno iniziato a fischiarmi le orecchie, memori per giunta di quella volta che la Commissione Ue ci ha mandato a dire che dovremmo dare un’alzatina alla tassazione immobiliare. Pure a voi vi fischiano?
Scherzi a parte, la giornata non è delle migliori, visto che banche sotto botta hanno ammosciato gravemente il listo della nostra borsa che mezz’ora fa stava quasi sotto del 2%. Poi è arrivato l’appuntamento più atteso: l’arrivo di Mario Draghi davanti al Parlamento Ue atteso come la Befana dopo il Natale e Capodanno del G7, quando la Mutti tedesca e mister T se le sono suonate per sante ragioni di bottega (sbilanci commerciali e robe del genere).
E che dice Draghi? Che squadra che vince (cioé lui e il QE) non si cambia. C’è ancora bisogno di sostegno. L’inflazione è ancora bassa. Serve più crescita, ossia più consumi e investimenti, e tutta la tiritera che vi risparmio perché l’avrete sentita un milione di volte. Il messaggio è chiaro: godetevi le vacanze estive. A settembre ne riparliamo. Magari dopo le elezioni tedesche, se non votiamo prima noi italiani. Quindi per il momento è chiaro quello che farà la Bce.
E intanto che facciamo noi? Ah beh, il governo, mentre l’agenzia delle entrate dà i numeri dell’Imu, Tasi o come si chiama, è impegnato nella manovra o manovrina o come si chiama. Dalle cronache spuntano perle come il prestito ponte ad Alitalia, al momento a 600 milioni ma dategli tempo, o il raddoppio da due a quattro milioni dello stanziamento per il teatro Romano dell’Eliseo. Se sono rose, costeranno.
A domani.
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Cronicario: E come suggerisce la Bce: non stressiamoci
Proverbio del 24 maggio Le mosche preferiscono gli escrementi freschi
Numero del giorno: 2018 Anno di eventuale quotazione Fs secondo AD
Che giornataccia per i cinesi, neanche il tempo di cominciare a farsi piacere le agenzie di rating born in the USA, che già quelle gli fanno venire il mal di testa con un bel downgrade di rating – da A1 a aa3 – che peraltro è il primo degli ultimi 25 anni e suona come un meraviglioso benvenuto nel magico mondo della globalizzazione finanziaria.
Ora avrà pure ragione il ministero della finanze cinese, che si è incazzato di brutto, ripetendo chissà quanto consapevolmente i lamenti di tutti i governi oggetto dell’attenzione di Moody’s, e però che pretendevano i cinesi? Persino quelli del piano di sopra, che sono cervelloni ma non fanno rating, si erano accorti che la crescita cinese si è ammosciata e i debiti aumentati. Dice che Moody’s dà giudici prociclici. Insomma – traduco – che fa la danza della pioggia quando piove. E qual è la novità?
Detto ciò la vera notizia del giorno è la Bce. Malgrado i rischi, dice, i mercati non sono sotto stress – loro – anzi macinano rialzi. Lo stress creativo, insomma. Nemmeno la Brexit si pensa provocherà rischi alla stabilità finanziaria degli eurodotati. Perciò fate come i mercati, che tutto vedono e tutto sanno: non vi stressate. Non subito almeno. Aspettate che rialzano i tassi e vi sale l’euribor.
A proposito di cinesi, guardate la linea blu del grafico e poi ripensate a Moody’s.
Detto ciò, un’altra notizia arrivata da Eurostat mi ha fatto capire quanto siamo avanti noi italiani nella lotta allo stress. Non a caso siamo un popolo felice anche se diciamo a tutti il contrario.
Eurostat fa notare che noi italiani abbiamo la più ampia quota di lavoratori potenziali, che sono quei lavoratori che sono disponibili a lavorare ma non stanno cercando lavoro. Alcuni sono scoraggiati. altri, semplicemente, non si stressano.
A domani.
Cronicario: Da Supermario non poteva che arrivare un Supereuro
Proverbio del giorno Non serve correre, meglio partire in tempo
Numero del giorno: 1,3 Crescita percentuale prevista Pil Russia nel 2017
E dopo Supermario non poteva che arrivare il Supereuro che ormai ha superato 1,12 sul dollaro, e suona come un gigantesco vaffa finanziario a quelli che si aspettavano che l’euro cedesse di fronte al dollaro, rinforzato dalla Fed, che alza i tassi, e da Mister T.
La Fed alza i tassi? Secondo qualcuno già a giugno. La Fed, dicono gli espertoni, continuerà a tirare le redini della politica monetaria malgrado l’economia “rimane robusta”. E proprio per questo lo fa, furbacchioni. Se fosse moscia allenterebbero. L’hanno detto mille volte ma proprio non si convince nessuno. Vorrebbero la moneta facile e l’economia robusta, quindi la solita solfa della botte piena e la moglie ubriaca. Questo malgrado un sacco di cervelloni abbiano avvisato da tempo che la moneta lasca, alla fine, fa più danni di quanti ne risolva.
Detto ciò, non è che l’economia sia robusta proprio per tutti. L’Europa sta bene, come ha detto Supermario, noi un po’ meno. Guardate questo:
Stiamo un po’ meglio, almeno relativamente al lavoro, di ottobre, ma stiamo ancora peggio di marzo 2016. C’est la vie? No, c’est l’Italie.
Vi saluto con una notiziola sul mattone, visto che oggi i fenomeni del piano di sopra hanno lanciato un pezzo serio, quindi palloso, sul nostro mercato immobiliare. Secono la mitica Deutsche Bank i prezzi immobiliari sono saliti del 50% in Germania dal 2009, mentre sono caduti del 40% in Spagna e del 20% in Italia fra il 2009 e il 2013. Ne deduco che chi ha venduto casa in Italia se l’è comprata a Berlino e c’ha pure guadagnato. E gli altri?
A domani.
Cronicario: L’Europa ci promuove. Buone vacanze
Proverbio del 22 maggio In una lite tutte e due le parti hanno torto
Numero del giorno: 0,4 Crescita % pil nella zona Ocse nel primo quarto 2017
E per cominciare bene la settimana, una bella promozione. Non provocherà applausi ma certo giova allo spirito sapere che gli occhiuti commissari europei assolvono grossomodo l’Italia dai suoi obblighi certificando addirittura “che sono state adottate le ulteriori misure di bilancio richieste per il 2017, e che pertanto in questa fase non sono ritenuti necessari interventi supplementari per garantire la conformità con il criterio del debito”.
E così, fra il lusco e il brusco la Commissione Ue trova pure il tempo di pubblicare le sue pagelle primaverili, che disegnano una situazione persino sorprendente della nostra contabilità pubblica. Siamo usciti dalla zona rossa, e ora siamo in quella arancione.
E non finisce qui. “Riguardo a Cipro, all’Italia e al Portogallo, che presentavano squilibri macroeconomici eccessivi, la Commissione ha concluso che non vi sono dati analitici che giustifichino il passaggio alla fase successiva della procedura, a condizione che i tre paesi attuino pienamente le riforme indicate nelle rispettive raccomandazioni specifiche per paese”. Quindi promossi, ma con riserva, se non proprio rimandati a settembre. Ma va bene così. Intanto
L’unico che può guastare la festa è la Bce, se davvero insiste a dire che la crisi è alle nostre spalle e che magari potrebbe pure dare un ritocchino ai tassi. Con calma e per favore, mica vorrà interrompere un’emozione?
A proposito di emozioni, oggi è toccato all’Ocse pubblicare i dati della crescita del pil nel primo trimestre per i paesi dell’area registrando con sommo sconforto che la crescita ha rallentato dallo 0,7% allo 0,4%.
Notevole, fateci caso, il tonfo di Usa, Uk e Francia, che affossano il risultato globale delle prime sette economie. L’unica che ha superato se stessa è stata la Germania.
E per concludere in bellezza, visto che è lunedì e ci hanno pure promossi, vi svelo il sondaggio congiunturale di Bankitalia fatto con gli agenti immobiliari sul nostro mercato del mattone.
Ve la faccio semplice: gli agenti vedono rosa. Ma non per quest’anno e neanche il prossimo. Per il 2019.
A domani.
Cronicario: E’ primavera, cadono le borse
Proverbio del 18 maggio Finché si ride di te vuol dire che sei vivo
Numero del giorno: 110.000.000 Multa inflitta dalla Commissione Ue a Facebook
Toccate ferro che passano i gufi. Visto no? La borsa s’ammoscia e tutti a urlare al lupo al lupo. Addirittura qualche fenomeno ha scritto che la borsa di Milano perde due punti, almeno mentre scrivo, perché a Trump piacciono i russi (e non sanno dei cinesi). La qualcosa ha la stessa plausibilità che se vi dicessi che cadono le borse perché è primavera.
Il livello è questo e c’è poco da fare. Quindi tenetevi forte perché si ballerà un po’ e come sempre vince ci finisce il giro, non chi molla. Nel frattempo godetevi i dati Inps sul nostro mercato del lavoro e l’andamento della nostra cassaintegrazione.
Non vi spaventate per l’impennata. Spaventatevi per il fatto che dopo otto anni siamo ancora al livello del 2008. E siamo pure migliorati eh.
Allegri anche perché fra gennaio e marzo 2017 abbiamo avuto, nel settore privato, un saldo positivo di assunzioni per 332 mila persone, qualche decina di migliaia in più del primo trimestre 2016. Allegri poi fino a un cero punto perché il saldo è notevolmente influenzato dall’andamento dei contratti a tempo indeterminato (+22.000), dei contratti di apprendistato (+40.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+315.000, inclusi i contratti stagionali).
Il fatto che le borse non c’entrino nulla con l’economia lo illustra bene anche il Giappone, che ha visto un pil del primo trimestre in crescita dello 0,5% – alla faccia dei gufi – per chiudere la giornata di borsa a -1,32%. Storie primaverili, appunto. Come quella dello shale oil, il nuovo petrolio americano, che trovo esemplificata in questa meravigliosa battuta di un tizio di Platts.
E che mi fa il petrolio a metà giornata? Un bel -1,3%. Sempre perché è primavera e cadono anche i prezzi del greggio, malgrado il mercato non sia poi zuppo e anzi c’è qualcuno che si aspetta che arrivi a 60 dollari appena l’offerta diverrà carente.
Per finire in bellezza le storie primaverili di oggi, non potevo che raccontarvi del Brasile che ha cominciato la giornata così.
Aprire la borsa con -10% sembrerà troppo persino in primavera. Ma in effetti laggiù è autunno, e questo spiega ogni cosa.
A domani.
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Cronicario: Un applauso alle pensioni d’argento
Proverbio del 17 maggio Un giovane corre un anziano va piano, insieme vanno lontano
Numero del giorno: 4,6% Disoccupazione in Uk nel primo quarto 2017
Sappiamo tutto dei pensionati d’oro perché ce li hanno dissezionati per latitudine e longitudine, cercando persino (inutilmente) di tassarli. E con questi ricconi della previdenza pensavo di aver esaurito il genere. Finché un giorno di primavera, caldo come le ascelle di un manovale, l’Istat non produce il suo rapporto annuale 2017.
Ed è sfogliando questa meravigliosa pubblicazione, che ci dice tutto quello che dobbiamo sapere sul nostro amato paese dello Zerodue, che trovo questo gruppo sociale di cui ignoravo non soltanto l’esistenza, ma anche la consistenza: le pensioni d’argento.
Giuro, le hanno chiamate così con rara finezza giornalistica e profondità tassonomica. Perché non sono pensioni d’oro – che fa brutto sbatterli sul rapporto annuale e comunque sono quattro gatti pure se belli cicciotti – ma neanche di bronzo. Sono d’argento: ossia la versione socio-minerale dell’aurea mediocritas di Orazio. Ve li presento.
Notate la finezza: non hanno dovuto neanche sgobbare sui libri per avere un reddito elevato, non si sono sforzati più di tanto a mettere su famiglie numerose, e contribuiscono alla crescita con i loro consumi culturali. Non so voi, ma io li ammiro profondamente.
E scoprire che parliamo di oltre cinque milioni di persone mi commuove ancora di più. Altro che meglio gioventù. Noi abbiamo la meglio vecchiaia.
Prima che la vostra miserabile invidia sociale vi divori, fermatevi a pensare a cosa avreste fatto voi se foste nati, chessò, nel 1950. Io ad esempio l’ho fatto. E poi smettete di pensarci a versate con gioia i vostri contributi che pagano le loro pensioni d’argento, ammesso che abbiate un lavoro, perché gli anziani d’argento – e non mi riferisco ai capelli – sono il nostro miglior asset sociale, e dobbiamo volergli bene come vogliamo bene al paese dello Zerodue: per patria disciplina.
Di chicche come questa nel rapporto annuale Istat ce n’è in quantità, ma non vi voglio guastare la sorpresa. Quindi rimango in casa Istat ma cambio argomento perché sempre oggi sono usciti i dati sul commercio internazionale che sono persino buoni. A marzo 2017 le esportazioni sono cresciute del 4% rispetto a febbraio e le importazioni si sono piantate a zero. A far la nostra fortuna sono stati i paesi extra Ue. Su base tendenziale, quindi riferita a marzo 2016, l’export è salito del 14,5%.
Magari un giorno avremo pure i lavoratori d’argento.
A domani.
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Cronicario: Evviva l’Italia dello Zerodue
Proverbio del 16 maggio Un uomo libero legato a una corda prima o poi la spezza
Numero del giorno: 30.900.000.000 Surplus commerciale EZ a marzo 2017
Perché a un certo punto della vita bisogna decidere se volersi bene, pure se col naso storto e le maniglie dell’amore, oppure se inseguire il profilo apollineo e il girovita di Rambo e rimanerci male ogni volta davanti allo specchio. Ecco, mutatis mutandis, dopo l’ultimo dato rilasciato da Istat sul nostro pil ho deciso ora e per sempre: evviva l’Italia dello Zerodue, sorella di quella dello Zerotré.
Questa crescita mensile, cui corrisponde una crescita annuale dello 0,8% disegna la nostra fisionomia meglio di un Pinturicchio. Siamo in pieno miniaturismo statistico, cura maniacale del dettaglio, ricerca della profondità nell’infinitamente piccolo. siamo i teorici e pratici della slow economy. Uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà farlo.
Quest’opera è di sicuro meritoria del mio affetto, visto che già verrà a mancare quello dei mercati, e spero anche del vostro. Dobbiamo volere bene all’Italia dello Zerodue e farcela pure piacere perché non c’è un’altra e nessun altro le vorrà bene al posto nostro. E quando leggete che intanto il Pil in Germania è cresciuto dello 0,6, ricordate a questi esterofili che siamo gagliardi almeno quando gli Stati Uniti, su base mensile, e quanto la Francia, su base annuale. Non è tutta colpa nostra. Ci disegnano così.
Ora penserete che il Cronicario non è una cosa seria e avete perfettamente ragione. Ma questo non vuol dire che non diamo notizie serie. Ad esempio poco fa è uscito l’Oil market report dell’IEA che seguiamo religiosamente perché le vicende petrolifere hanno su di me effetto lisergico.
Non ditemi che sono strano perché lo so già. Ebbene, il report parla di mercato sostanzialmente bilanciato e fa scopa con quello che ha lasciato trapelare Putin che ipotizza il proseguimento dei tagli decisi con Opec a novembre scorso.
Tutto ciò dovrebbe dare stabilità al mercato dell’energia, e quindi ai prezzi, che dalle contraddanze del petrolio dipendono parecchio. E dai prezzi dipende l’inflazione e la Bce, e i tassi di interesse e la solita solfa che sapete già.
Concludo in bellezza con un paio di dati. Uno che riguarda l’inflazione in UK, che ho mutuato dall’ultimo rapporto della BoE. Come si osserva i prezzi stanno risalendo e ciò in parte è stato determinato dalla svalutazione della sterlina.
L’altra arriva dalla Germania, di recente nelle grazie del Fmi per le sue performance. Oggi l’istituto di statistica ha diffuso i dati sull’occupazione, sottolineando che rispetto a un anno fa gli occupati sono aumentati di 638 mila unità nel primo quarto del 2017 rispetto al primo 2016. Il grosso della crescita è tirato dai servizi.
Capite perché a noi, che amiamo lo Zerodue, i tedeschi ci fanno un filo incazzare.
A domani
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