Categoria: cronicario

Cronicario: La caduta del niño de oro deprime solo il lingotto e UnIntesa

Proverbio del giorno Baci facili si dimenticano facilmente

Numero del 5 dicembre: 300. Percentuale sul Pil del valore degli asset dei fondi pensione danesi.

E ditecelo che ve ne infischiate, voi all’estero, del nostro tormento nazionale, col niño de oro finito a impacchettare souvenir a Palazzo Chigi. Voi, dico, quelli che per giorni ci avete fischiato allarmi a mezzo stampa sul day after il referendum e che oggi, quando era facile, ve ne uscite così

scarso-impatto-sulle-valute-referendum

così

stoxx-europe

o peggio ancora così

stoxx-europe

Col Sor Schauble, votatore di sì, che c’illustra illuminante come gli shock dal voto italiani siano limitati. Per loro forse, ma per noi?

Noi lo sapevano già che oggi il cielo sarebbe stato più blu. Ci cruccia piuttosto che abbiamo riabilitato i sondaggi, per la qual colpa non c’è espiazione sufficiente. Ci siamo resi prevedibili, quasi noiosi.

E infatti i mercati sono noiosissimi oggi. Ci regala qualche emozione giusto l’euro, che scende nottetempo per le solite oscure ragioni e poi riemerge in mattinata, al contrario della borsa italiana, che si sveglia anche lei intonata al rialzo salvo collassare nel post prandiale affossata dalle solite banche con UnIntesa in testa. Forse i nostri si sono ricordati che senza governo è più difficile organizzare un salvataggio? Nulla a che vedere con Brexit comunque, che fece temere la fine del mondo. Noi italiani siamo stati capaci solo di affossare la nostra borsa con le nostre banche. Siamo così.

masochisti

L’unico mercato che si è intonato al nostro umore instabile è quello dell’oro, che come el niño nacional, si è affossato alle prime luci e là è rimasto.

andamento-oro

Che c’entra l’oro con Renzi? C’entra, c’entra. Intanto per pura simpatica metallurgica. Poi perché le loro parabole si somigliano. Tutti li volevano fino a un mese fa e ora a dire: chi, io? La solita vecchia storia. Prendete l’Istat. Che mi fa nel giorno della massima sciagura? Se ne esce con la nota mensile sull’economia italiana dove maramaldescamente si nota il buon risultato dell’ultimo trimestre, il famoso Zerotré.

All’oro rimane la soddisfazione di venir per la prima volta ammesso come asset di investimento nella finanza islamica. A Renzi col turbante, però, non ce lo vedo proprio.

renzi

Ancora più perfida, l’Ocse rilascia proprio nel giorno delle tristi dimissioni il suo outlook sulle pensioni. Ma la cattiveria più deliziosa l’ho trovata qui: un economista della Nomura ipotizza che il nostro referendum potrebbe costringere la Bce a prolungare il QE.

draghi

Finirà che qualcuno ci ringrazierà.

Fuori dalla calca del cronicario globale, che oggi rumoreggia per lo più dei casi nostri, trovo giusto qualcosina che merita l’onore del vostro Cronicario. Scopro ad esempio che oggi la Cina ha aperto il suo secondo mercato borsistico, quello di Shenzhen, che fra mille rinvii e svariati sospetti circa le loro ragioni, suona come una buona notizia per la disastrata Mainland almeno fino a che quei buontemponi di Fitch non escono con il loro outlook sulle banche cinesi (negativo), che conclude con l’allegra previsione di sofferenze crescenti, e debiti ormai stellari, previsti complessivamente al 274% del Pil a fine del 2017.

Incidentalmente, proprio oggi, Goldman Sachs dedica uno speciale all’apertura di Shenzhen, dal quale traggo l’informazione che i mercati cinesi aggregati quotano 10,6 trilioni di dollari, collocandosi secondi dopo i 18,9 trilioni del Nyse. Mi chiedo per quanto tempo ancora alla Cina andrà bene questo ruolo di eterno secondo.

dilusione

La seconda informazione che traggo, scorrendo le slide, è che coautrice della ricerca è Bloomberg, la cui agenzia oggi ha rilanciato la notizia.

A proposito di GS. Ricordate quando il vostro Cronicario vi ha raccontato della pregnante analisi della banca americana secondo la quale un prezzo più alto del petrolio fa bene all’economia? Bene oggi il Wsj dice la stessa cosa. Mi chiedo perché non limitarsi a leggere Goldman Sachs. Si fa prima e costa meno. Ma forse sarebbe poco cool.

A domani.

E’ uscito il primo numero di Crusoe. Ecco cosa ci trovi

Come da programma, è uscito il primo numero di Crusoe. Come articolo di apertura ti raccontiamo della particolarità del sistema contabile statunitense che consente di applicare regole diverse per calcolare i risultati d’esercizio delle imprese. Con la conseguenza che la rappresentazione dell’utile cambia sostanzialmente a seconda del sistema contabile.

Questo rischia di condurre a notevoli storture, anche se ha favorito il boom di molti settori, in primis quello dell’Hi Tech. Ed è proprio in questo settore che si sta combattendo una guerra silenziosa per il dominio che usa proprio le regole contabili come strumento per battere gli avversari. Ne parliamo anche nella Chat, la nostra rubrica di conversazioni on line, con Davide Zaottini.

Nella newsletter troverai anche il pezzo che riepiloga i principali eventi economici della settimana, alcuni mini post con segnalazioni interessanti e una lettura consigliata. Questa settimana tocca al Global outlook di Ocse che propone esplicitamente agli stati di usare la leva fiscale per far ripartire la crescita.

Buona lettura

Per leggere Crusoe devi abbonarti. Tutte le informazioni le trovi qui.

Cronicario: E alla vigilia della fine del mondo da referendum…

Proverbio del 2 dicembre Anche domani il sole risplenderà

Numero del giorno: 1,3. Percentuale italiana sul Pil di investimenti in R&D

E così lunedì, quando il Cronicario tornerà sui vostri display, ci saremo tolti questa scocciatura del referendum che da giorni affolla il cronicario globale come una pestilenza. E ci accorgeremo, comunque vada a finire, che eppure il vento soffia ancora e che il cielo è sempre più blu. Possiamo spaventarci con tutte le brexit che vogliamo. Ma la realtà è un’altra cosa, e parla una lingua che nessuno frequenta nel cronicario globale.

E sempre lunedì, quando saremo devastati dalle analisi, le previsioni e i crolli di borsa o le risalite, sappiate che gli spaventapasseri saranno già al lavoro per il prossimo spauracchio che ha una faccia che non ha bisogno di presentazioni.

lepen

Il circo, sempre lo stesso, si rimetterà in moto esattamente come è successo per Londra, Washington e Roma. Stavolta toccherà a Parigi, durerà per tutto l’inverno e metà della primavera. Attrezzatevi di paraorecchi. Il circo sta già scaldando i motori.

Ma siccome non è ancora lunedì, bensì un dolce venerdì di fine corsa, mi decido a dare un’ultima ravanata al cronicario globale perché ci sarà pure qualcosa di utile da farvi sapere, a parte le solite minchiate referendarie che tutti (me compreso) si sentono obbligati a socializzare. Ne trovo una che ormai fa parte del pantheon narrativo del discorso economico contemporaneo, anche se ormai è palesemente desueta: l’andamento della disoccupazione in America.

Diventato celebre ai tempi in cui la Fed millantava exit strategy che non volevapoteva perseguire, il dato sulla disoccupazione Usa è uno di quei grilletti che dovevano servire alla banca centrale Usa per decidere quando avviare la normalizzazione monetaria. Si disse che il trigger sarebbe scattato quando il dato avrebbe raggiunto il 5%, ma poi, quando si raggiunse, si specificò che non era solo quello, bisognava vedere tutto l’insieme.

exit-strategy

Stremati dalle supercazzole statunitensi, che i banchieri chiamarono per l’occasione forward guidance, gli osservatori si rassegnarono. Ma ancora adesso il dato ha una dignità di cronaca e quello rilasciato oggi, che certifica un livello del 4,6%, il più basso da nove anni, conferma che il percorso di normalizzazione, peraltro già avviato, è saldamente indirizzato verso l’ulteriore rialzo dei tassi che ormai tutti si aspettano prima di natale.

Pro memoria: il calo della disoccupazione ha molte facce e la storia che racconta Bloomberg ne rivela una che non dovremmo mai dimenticare: In Canada  la disoccupazione è calata sostanzialmente perché le persone si sono tolti dalle liste non perché hanno trovato un lavoro.

ohh

Davvero. La statistica è una fonte di meravigliosi fraintendimenti.

Ma hai voglia a cambiare continente. Oggi il cronicario globale guarda in Europa pensando all’Italia. La Reuters tira di nuovo fuori la leggenda metropolitana che la Bce salverà i bond italiani in caso di caos postdemocratico. Bloomberg nota che il governo italiano è il secondo dopo quello greco in ordine di efficienza governativa.

efficienza-governo

Il WSJ dice che gli investitori stanno vendendo bond italiani. Non c’è niente da fare: siamo la notizia del week end. E sospetto ci piaccia.

Per sfuggire a questo stormo di gufi rimane solo una cosa da fare:

fregarsene

E così, ormai alla vigilia della fine del mondo faccio la cosa più giusta: stacco e mi godo la vita.

Buon week end

 

Cronicario: Lo shopping di Mps fa scopa con l’Iva digitale unificata

Proverbio dell’1 dicembre Chi sciupa il tempo deruba se stesso

Numero del giorno: 13% La percentuale di europei che non può permettesi una cena al ristorante con gli amici una volta al mese

Mi sforzo di essere serio oggi, che Cronicario ormai è cresciuto e deve finirla di sembrare uno scugnizzo irrispettoso. Perciò mi accingo con la compunzione che si deve al cronicario globale, cercando come ogni giorno notizie che meritino d’esservi raccontate. Ma poi m’imbatto in questa.

mps

Con tanto di tweet edificante: “Il Monte dei Desideri: come acquistare marchi prestigiosi direttamente in filiale”. Meraviglioso. Promuovere l’acquisto di marchi prestigiosi proprio mentre si è in chiusura di trattativa con i fondi che dovrebbero comprarti mi sembra una straordinaria dimostrazione di genio italico. Merita tutta l’attenzione del Cronicario e anche la vostra. Poi però non lamentatevi che ogni tanto scantono.

cazzaro

Cliccando sul link suggerito mi trovo dentro una piattaforma di e-commerce collegata al sito della banca. Quindi io entro e compro marchi prestigiosi (o qualche azione se avanzano due spicci) e tutti vissero felici e contenti.

Vi sembra futile? Perché non sapete tutta la storia. La verità è che quei fenomeni di Mps sapevano che sarebbe successo questo:

ueivalibri

La Commissione Ue ha proposto una norma per sostenere il commercio elettronico delle imprese on line. Le norme “consentiranno ai consumatori e alle imprese, in particolare le start-up e le PMI, di acquistare e vendere più facilmente beni e servizi online”. E visto il futuro dimensionale che si prospetta per Mps si può dire che la proposta capiti a fagiolo.

Comunque oltre a realizzare il portale europeo dei pagamenti Iva delle imprese Ue, la ciliegina sulla torta è che “gli Stati membri potranno applicare la stessa aliquota Iva alle pubblicazioni elettroniche, come i libri in formato elettronico e i quotidiani online, e ai loro equivalenti in formato cartaceo”. Finalmente è arrivata l’Unione fiscale. 

L’Ue ha trovato finalmente il luogo dove realizzare compiutamente le sue ambizioni unificatrici. E’ il cyberspazio. Nel caso non lo sappiate c’è anche un responsabile per il mercato unico digitale che si chiama Andrus Ansip, che fa molto hi tech. E fanno sul serio a Bruxelles.

digital-skill-ue

Accendete quel pc, perbacco, e imparate a scrivere algoritmi. O almeno fatevi uno smartphone. E se vi chiedete perché mai dovreste, vi risponderò con un paio di semplici dati. L’Europa è quel posto dove al più basso tasso di disoccupazione dal 2009

disoccupazinoe-europstat

corrisponde un 13% di persone che non si può permettere una cena fuori una volta al mese con gli amici. Sarà evidentemente una questione di skill digitali carenti.

Dimenticavo. E’ stato pure approvato il budget 2017.

budget-ue

Ma la vera notizia del giorno (di ieri) è quella del taglio di produzione deciso dall’Opec che stamattina avrete letto sui giornali. Qui aggiungerò solo un dettaglio, tralasciando il fatto che fra il dire e il fare c’è di mezzo un mare di oro nero. Ossia chi taglia quanto.

taglio-opec2

La Russia, che dovrebbe tagliare un 300 mila barili ha detto che lo farà, con calma e per favore. Senza che ciò cambierà granché.

taglio-russia

Ma adesso è il momento dei festeggiamenti, non statevi a intristire col buon senso. Le borse salgono per merito del petrolio come prima cadevano per colpa del petrolio, che intanto ha raggiunto quota 50. Storia buona per chi ci crede.

Intanto osservo divertito che mentre il petrolio galoppa rialzi, l’oro, entrato in crisi d’identità dal 4 novembre scorso, colleziona ribassi. Oggi più del 6%. Il 3 novembre, alla vigilia del trionfo di mister T, quotava 1.300 dollari, ora poco più di 1.100. L’eredità aurifera passa il testimone: ieri l‘oro rosso, oggi l’oro nero, ma la destinazione evidente è una sola: l’oro verde: il dollaro.

Ma questa storia è ancora tutta da scrivere, e ce la godremo con l’anno nuovo. Per oggi accontentatevi di questo bel grafico che mostra le riserve internazionali di alcuni paesi emergenti, che ho trovato sull’Economist

riserve-internazionali

Mettetelo da parte. Lo rivediamo fra un semestre.

Concludo con una perla che rivela il senso del cronicario globale.

bosone

il cronicario globale serve a chi scrive. Questo Cronicario a chi lo legge.

A domani.

Cronicario: L’UK si stressa mentre l’Ue gioca in difesa come nel ’52

Proverbio del 30 novembre Chi non non ha un buon cervello deve avere gambe buone

Numero del giorno: 1,2 milioni. Barili di petrolio che dovrebbero essere tagliati dai produttori Opec dopo accordo

Alzi la mano chi si ricorda la CED, la Comunità europea di difesa proposta dalla Francia che sempre la Francia bocciò poco dopo. Alzi la mano, poi, chi si è accorto dell’ultima trovata della Commissione Ue.

difesaue

Questo ritorno al futuro del 1952-3 mi emoziona persino più dell’ultima omelia dello zio Mario, che mi sorbisco in religioso silenzio fino a che qualche squinternato non mi twitta addosso la notizia della risorgente Ced, che oggi si chiama in un altro modo ma il senso è lo stesso degli anni ’50: usare la via militare per unire l’Europa e far da contrappeso al gigantismo Usa che ormai minaccia di esondare qualunque limite dopo l’avvento di Mister T. Metteteci pure che c’è stata una Brexit e avrete il quadro completo: l’Europa si sente sola soletta in un mondo circondato da cattivoni. Il fatto che oggi la Francia dica si e magari domani dirà no

lepen

fa semplicemente parte della nostra storia, che è il nostro futuro perché siamo condannati a ripetere ciò che dimentichiamo. A questo punto manca solo che ritorni la guerra fredda.

guerra-fredda

A proposito di Brexit due doppie notizie arrivano dritte dalla BoE, la banca centrale che così tanto inutilmente lanciò moniti contro la Brexit e oggi ci regala un paio di documenti preziosi: il rapporto sulla stabilità finanziaria dell’Uk, e il resoconto degli stress test sulle banche locali che finiscono con una sonora bocciatura di Rbs, versione britannica di Mps e anche un richiamo per capitale inadeguato per Barclays e Standard Chartered. Il succo è molto semplice. Come ha spiegato il governatore, “il maggior rischio per l’Uk è globale”. Hai voglia a fare l’isolazionista. E’ la fuori che fischia il vento e soffia la bufera. Se poi sei un paese che deve finanziarsi robustamente all’estero, come l’Uk

conto-corrente-uk

e dove tutti sono pieni di debiti

settori-uk-in-deficit

allora è molto facile finire sotto stress. Le tre banche di oggi sono solo apripista.

Ma è inutile divagare. Perché la notizia che tutti stavate aspettando e che il Cronicario vi prepara ad ascoltare da settimane è quella sul vertice di Vienna: che fanno quelli dell’Opec, tagliano o non tagliano?

Il petrolio parte subito caldo già dalla mattina.

rimablazo-petrolio

Allora tagliano, inizia a mormorare il cronicario globale. Iniziano a circolare dichiarazioni ottimistiche.

taglio-opec

Un milione e 400mila barili in meno, ai quali aggiungere la richiesta di tagliarne 0,6 fuori dall’Opec, quindi praticamente petrolio russo (400mila barili). Nella mattinata arriva una soffiata a Bloomberg, secondo sui l’accordo si chiude a 1,2 milioni. Il Brent arriva a 50 dollari, guadagnando l’8%. Lo shale oil Usa diventa di nuovo remunerativo. E questo apre una nuova pagina nel lungo capitolo del romanzo del petrolio.

usa-opec

Non è ancora chiaro quale paese Opec dovrà farsi carico dei tagli, ma dalle voci pare non sia l’Iran ed è molto probabile sia l’Arabia Saudita che dovrebbe compiere un grande sacrificio per far felice qualcuno. E anche questo è un dettaglio di un quadro più grande che andremo a osservare un pezzo alla volta. Ma poi nel pomeriggio l’entusiasmo si raffredda. Qualcuno dubita persino…

Poiché non è elegante chiudere il Cronicario con una nota dubbiosa, mi sembra giusto regalarvi alcune certezze che sicuramente vi faranno piacere. La prima ce la offre l’Ocse. Nel 2015 la pressione fiscale nei paesi dell’area è cresciuta ancora arrivando al 34,3%. Tremo al pensiero del 2016. Ma gli stati si confermano idrovore insaziabili.

tasse-ocse

La seconda è questo istruttivo grafico che ho preso da Reuters

dollaro-e-riserve

che fa il paio con quest’altro preso da Bloomberg.

oro-e-yield-treasury

Il rialzo del dollaro sta affossando il valore dei Treasury Usa, aumentandone il rendimento, e insieme dell’oro. L’oro ha cambiato colore: è diventato verdone. Notate in particolare come alla crescita della forza del dollaro corrisponda un aumento della vendita di titoli denominati in dollari. Segno che qualche paese emergente sta dando fondo alla valuta pregiata, e prima o poi darà fondo anche alle riserve. E se vi ricordate il Cronicario di ieri avrete pure qualche indizio in più.

A domani

 

 

Cronicario: E’ autunno, cadono (forse) le borse e gli europei si scoprono casalinghi disperati

Proverbio del giorno Due cani si azzuffano solo se qualcuno li ha spinti a farlo

Numero del giorno: 250% Debito totale cinese, pubblico e privato, sul Pil

Cadono. No, risalgono. Dove vanno a finire i listini? Mi chiedo parafrasando una vecchia canzone.  Dove vanno nessuno lo sa. Epperò Bloomberg vuol far credere di saperla lunga e aspetta il primo canto del gallo per postare il suo timore e raccapriccio: le borse europee cadono, scrive, perché gli investitori sono preoccupati per i rischi che derivano dal vertice Opec e dal voto Italiano.

paura

Più tardi il titolo cambierà in borse che fluttuano, evocando danze eleganti e leggere, ma rimane il fatto, giura il giornalista, che la fluttuazione,  dipende sempre dall’Opec e dal nostro referendum, che ormai il cronicario globale quota come la Brexit, l’elezione di Trump e le future elezioni francesi: una fonte di catastrofi. Salvo il fatto che poi non si verificano.

cazzaro

Ma tant’è: il cronicario globale vive d’emozioni, e quindi anche il vostro Cronicario preferito, che ve ne offre un piccolo distillato quotidiano. Col vantaggio che magari vi fa ridere. Ma non solo. Perché qua ridendo e scherzando si dice la verità, come nella migliore tradizione nostrana.

Prendete il caso del vertice Opec. Già la versione seria del Cronicario aveva ipotizzato un paio di settimane fa che sarebbe stato un buco nell’acqua..ops, nel petrolio. Poi il Cronicario ha spiegato perché era una partita truccata e quali fossero le tre carte di questo gioco. E oggi che mi leggo? Che domani a Vienna i capetti dell’Opec con tutta probabilità si faranno gli auguri di Natale e ci rivediamo l’anno prossimo.

caetti-opec

Poi succede che il petrolio perde il 2%. Ma mica penserete che improvvisamente si sono accorti tutti che domani il vertice rischia il flop? Naaa. Oggi scende come l’altro ieri saliva. Questa cosa che i mercati seguono le notizie è una delle mitologie ricorrenti del cronicario globale. In realtà se ne infischiano. Sono quelli che fanno le notizie che seguono i mercati, non il contrario. Perciò oggi il Cronicario vi regala una perla sotto forma di verità rivelata: le borse fluttuano, o cadono o come vi pare, perché è autunno. Ricordatevelo.

Penserete che abbia voglia di scherzare, ma invece oggi il Cronicario è serissimo. Il FT, che sta per Financial Terror, alter ego del noto Financial Times, se n’è uscito con la notizia che i cinesi non sanno più come fermare la fuga di capitali.

yuan-in-fuga

Chissà come mai. Ipotizzo che abbiano visto le ultime news sulla Cina raccolte dall’Ocse.

debito-cina

Nel caso non si vedesse, il verde è il debito delle imprese cinesi. Notate come svetta gagliardo. Tutto al contrario delle proiezioni di crescita che sempre l’Ocse vede scendere fino al 6,1% nel 2018. E intanto che succede al povero piccolo Yuan? Si inchina allo strapotere del Dollaro di Mister T.

yuan-verso-dollaro

Se io fossi un’impresa cinese, che incasso in yuan e magari devo ripagare un debituccio in dollari ci farei un pensierino a portare all’estero due spicci.

A proposito di mister T, che nuove arrivano dalla terra dei maghi? Un paio meritano attenzione. La prima è che in venti città Usa i prezzi delle case sono cresciuti del 5,1% in settembre, che mi fa venire in mente questo.

prezzi-case-usa

Notate il picco del 2006 e quello attuale. E poi fate gli scongiuri.

L’altra notizia arriva dall’istituto di statistica Usa che ha rilasciato la seconda stima sul Pil del quarto trimestre, collocandola al 3,2%, lo 0,3% in più della prima stima di ottobre. A spingere il prodotto la spesa dei privati per auto e housing.

pil-usa

A proposito di housing. Sempre per non farci parlare dietro, anche noi europei abbiamo un dato confortante rilasciato da Eurostat: un quarto delle nostre spese annue va via per la casa. Si parla di 2000 miliardi (dato 2015) il 13,4% del pil dell’Ue. Anche la statistica se n’è accorta: siamo una popolazione di casalinghi. Se volete scoprire come spendiamo il resto guardate questo.

spesa-europei-eurostat

E poiché voglio chiudere in bellezza, vi infliggo altre due notizie dall’Europa, che nei prossimi mesi ci regalerà grandi soddisfazioni. La prima la lanciano quei simpaticoni del WSJ, che strillano l’allarme del nostro Supermario nazionale sull’eccessiva durata dei tassi bassi. Ossia il segreto di Pulcinella. Da qui deducono che Draghi voglia in qualche modo iniziare anche lui una exit strategy.

dragi-ride

Questo mentre la Reuters giura che la Bce è pronta a comprare titoli italiani qualora il voto italiano mettesse nei guai i bond della Repubblica. La sindrome del referendum colpisce senza pietà.

referendum

La seconda arriva dritta dalla Commissione Ue che ha pubblicato le diverse valutazioni svolte dagli organismi dell’Unione sul piano di investimenti per l’Europa. E cosa dicono queste valutazioni? Che è il caso di rafforzare il Fondo europeo per gli investimenti strategici. Di sghei, finora, neanche l’ombra. Siamo casalinghi, ma anche disperati.

A domani.

Cronicario: E pure l’Ocse s’attacca al Trump

Proverbio del 28 novembre: Chi ti vuol bene ti farà piangere

Numero del giorno: 17.000. I bambini italiani in meno nati nel 2015 rispetto al 2014

San Donald facci la grazia. Apri il borsellino e facci ridere, almeno un po’, visto che il periodo è triste e le prospettive funeste. Amen. Ci credono talmente quei pagani dell’Ocse al potere taumaturgico di Mister T. che hanno addirittura fatto un disegnino votivo in occasione della presentazione odierna dell’ultimo Global outlook

ocse-stimolo-usa

Il pezzetto in rosso è il contributo di cui il mondo godrebbe qualora Trump facesse quanto ha detto, ossia stimolasse fiscalmente l’economia. Pratica che malgrado il suono vagamente sconcio, conferma l’innamoramento dell’Ocse per lo spazio (fiscale) del quale il Cronicario vi ha già raccontato.

D’altronde li capisco. Proprio oggi l’organizzazione parigina ha presentato il suo previsionario aggiornato e non è che sia questo spettacolo

previsioni-ocse

Si vivacchia, chi più chi meno. E così è arrivato l’appello davvero accorato del señor Gurria, che officia come presidente.

gurria

“Alla luce del corrente contesto di bassi tassi di interesse – ha tuonato dal pulpito – i policymaker hanno una finestra unica di opportunità di fare un uso migliore della leva fiscale per promuovere la crescere e ridurre la diseguaglianza senza compromettere il livello del debito. Noi li esortiamo a farlo”. Amen, di nuovo.

Trovo particolarmente meraviglioso il riferimento alla necessaria riduzione della diseguaglianza (che riepilogo quaggiù) alla quale nessuno resiste, come alle facce dei cuccioli di foca nelle campagne per salvare gli animali.

piramide

Ma soprattutto è il riferimento alla non compromissione del livello del debito che mi regala l’allegria. Ricordo che stiamo in questa condizione.

Fonte: Bis

Immagino che Don Gurria si riferisse al fatto che non lo aumenteremo, senza con ciò pensare di diminuirlo. Ma soprattutto mi sfugge un punto: visto che i tassi stanno salendo, cosa assicura che lo spazio fiscale non venga inghiottito dal buco nero degli interessi passivi come accadeva solo fino a pochi anni fa?

ocse-interessi-passivi

Per chi si fosse sintonizzato adesso, il grafico qua sopra misura il risparmio stimato sugli interessi passi fra il 2015 e il 2017 grazie ai tassi bassi. Un altro primato italiano che si aggiunge alla lista sempre più corposa, che fa il paio con quell’altro: quello del debito pubblico fra i tre più alti al mondo.

Dubbi da miscredente, mi rendo conto. E infatti dubito anche di questo.

crescita-collettiva

L’avevamo già visto quando abbiamo iniziato a navigare sull’Enterprise e non sto a rispiegarvelo. Vengo dritto al punto. L’Ocse è il primo di una lunga serie di organismi che cerca di far rivivere la globalizzazione aggiornandola alla versione 2.0. Che lo faccia puntando su Trump, ossia sull’epifenomeno negativo per eccellenza, dipende solo dal fatto che non ha alternative. Peccato che mentre lo fa accerti che il commercio internazionale è in crisi profonda

commercio-ocse

e le cronache recenti non sembrano incoraggiare l’ipotesi che Trump sia un alfiere del Wto. Vuole fare l’America di nuovo grande. Il resto si adeguerà.

trump-mondo

Mentre l’Ocse, ultima entità di una lunga serie, si attacca al Trump, il cronicario globale rilascia una notizia sull’Italia che una volta tanto non parla di referendum, di bancherotte o di inutilità politiche. Parla di noi, letteralmente.

istat-fecondita

Il fatto che gli italiani non facciano più figli, o sempre di meno, mi sembra assai più rimarchevole delle congetture parigine. Tanto che vi infliggo quest’altro grafico.

istat-natalita

Sarà questa l’origine (e la conseguenza) dei nostri problemi? O pensate davvero che sia il referendum?

Lato commodity, anch’esse miracolate da Trump e dalle sue promesse espansive, vi segnalo questo pregevole articolo di Bloomberg che allunga un’altra fila: quelle delle materia prime in rialzo esagerato. E’ successo al rame, ora è il turno dello zinco e del piombo.

zinco-e-piombo

E anche stavolta novembre è il mese galeotto.

E rischia di esserlo anche per il petrolio, ma per altre ragioni. L’ultimo aggiornamento della vicenda petrolifera, che molto gentilmente ci fornisce il WSJ, mostra come aumenti la consapevolezza che il vertice di Vienna rischia di finire a tarallucci e vino. Anzi tarallucci e petrolio, a fiumi. Anche su questo il vostro Cronicario preferito vi aggiorna da settimane. Basta unire i fili, e avrete chiaro il disegno.

opec

Poi non prendetevela col Cronicario se non vi piace.

A domani.

Cronicario: Bancherotte? Tranquilli, la crisi fa bene alla salute

Proverbio del 25 novembre: La stessa pioggia fa nascere spine nel pantano e fiori nel giardino

Numero del giorno: 169,3. Ore di impiego mensili di un lavoratore a tempo pieno in Giappone.

Scopro con raccapriccio che gli ordinativi dell’industria italiana sono crollati del 6,8% a settembre su agosto. Neanche il tempo di deglutirla ‘sta disgrazia e viene fuori che nell’UK post Brexit gli investimenti sono cresciuti dello 0,9%. C’è vita fuori dall’Ue.

La mia coscienza civica di eurodotato comincia a barcollare. Faccio appello a tutti i buoni sentimenti, anche ispirato dalla giornata contro la violenza sulle donne, che l’Ue ovviamente promuove.

novioenza

Ma poi mi arriva il colpo di grazia.

diseguagliaza-in-crescita

Quelli in rosso sono i paesi dove si è allargata la forbice delle retribuzioni fra il 10% più ricco e il 10% più povero secondo i dati raccolti dall’Ilo. E chi ci trovo in testa fra i diseguaglianti? L’Irlanda. Incidentalmente ci stiamo pure noi e la Germania, l’Olanda, il Belgio, eccetera. Ma il fatto che l’Irlanda abbia avuto una crescita della diseguaglianza retributiva superiore a quella Usa, che è tutto dire,  mi lascia a bocca aperta. Guardate come è cambiato il reddito mediano laggiù.

diseguaglianza-usa

Irlanda, Irlanda…dove l’avevo sentita oggi? Ah si: nell’ultima release Eurostat sui livelli di tassazione nell’Ue.

eurostat-tasse

Eccola lì: ultima in classifica. Anzi, prima se consideriamo la graduatoria per il fisco cheap. L’Irlanda è il paradiso fiscale dell’Europa, con meno del 25% di tasse sul Pil, contributi compresi. Era il 31% nel 2005. C’entrerà qualcosa con la diseguaglianza che è esplosa? Ditemelo voi. Curiosamente, la curva che disegna il calo delle tasse è speculare a quella che misura l’aumento delle differenze di retribuzione. L’Irlanda è quella con l’istogramma più lungo anche stavolta.

eurostattassediminuite

Mi viene voglia di approfondire, ma poi mi trovo davanti agli occhi un grafico contenuto nell’ultima Financial stability review della Bce che sembra fatto apposta per non essere capito.

financialstabilityreview-ecb-debito-bail-in-per-istituzioni

E che si fa quando una cosa non la si capisce? Ci si scervella. State sicuri: la ricompensa è assicurata.

riflettere

Ci metto un po’ finché non capisco che il trucco era tutto negli acronimi. Il grafico riguarda il debito potenzialmente soggetto a bail in, ossia sequestrabile in caso di crisi bancaria, emesso dalle banche europee che ancora ci intossica di preoccupazioni. I vari istogrammi sono i soggetti che detengono questo debito. Il primo, quello più alto sono le banche (CIs). Il secondo le famiglie (HHs). Quelle arancioni sono le famiglie italiane. Cosa viene fuori? Che le famiglie italiane sono quelle che hanno più debito sequestrabile dal bail in in Europa. E che le banche italiane pure, insieme a quelle tedesche.

allegria

Ancora con questi tedeschi? Il fatto, vedete, è che le banche tedesche hanno un altro problema che si vede qui

financialstabilityreview-ecb-debito-bail-in-per-paese

In pratica hanno piazzato, a differenza delle banche italiane che lo hanno venduto sotto casa, un bel po’ di debito buono per il bail in giro per il mondo, circa il 33% del totale. E questo ci riporta alla morale della storia. Mps può far piangere molti italiani. Una qualunque banca tedesca

deutsche-bank

mezzo mondo. E questo è un altro pezzettino della storia che Cronicario ha iniziato ieri e vi racconterà piano piano.

coming-soon

Intanto contentatevi di questa chicca. Il Financial Times che suggerisce all’Ue di non insistere su una rigida applicazione delle regole del bail in non ha prezzo. Infatti il pezzo si può leggere gratis on line.

Rimane il fatto che la questione bancaria non la si risolve con un hashtag. Specie in un mondo dove accadono queste cose.

andamento-bond-globale

L’azzurrino misura l’aumento dei rendimenti dei bond di vari classi dall’arrivo di Mister T. E quando aumentano i rendimenti cosa succede ai bond in pancia alle banche?

dimagrimento

Esatto: dimagriscono. Il che aggiunge sofferenze alle già nutrite sofferenze creditizie dei nostri istituti. Roba da perderci il sonno.

Ma non per noi europei. Siamo gente tosta. Tosta e di vecchio pelo, amanti dei proverbi e saggi abbastanza da crederci. Cosa diceva la nonna quando eravate preoccupati? Pensa alla salute, diceva, e tutto si sistema. Oggi ho scoperto che lo spirito della nonna è arrivato a Bruxelles, dove di recente si pensa molto alla salute.

salute-ue

Occhio che la notizia è alla fine. Fra il 2005 e il 2009 per la spesa pro capite per la salute cresceva del 3,1% l’anno in Europa. Dopo la crisi e fino al 2015 appena dello 0,7. Evidentemente stiamo tutti meglio. Le crisi fanno bene alla salute. Ora lo sapete.

Buon week end.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cronicario: Spazio (fiscale), ultima frontiera per l’Enterprise

Proverbio del 24 novembre: Chi vuole tutto perde tutto

Numero del giorno: +0,6% crescita delle retribuzioni italiane in un anno

Verso l’infinito e oltre, come Buzz, l’eroe di Toy Story, o, meglio ancora: là, dove nessuno è mai giunto prima, sulle orme dell’Enterprise del capitano Kirk. Come preferite. Purché sia chiaro che lo spazio è davvero l’ultima frontiera dove lanciare lo scassato vascello dell’economia globale.

spazionavicella

Ma non quello spazio. Lo spazio fiscale.

fiscal-policy

Oggi il ruolo di fionda tocca all’Ocse, da tempo pioniere dell’espansionismo fiscale (per chi può permetterselo ovviamente) che ormai ha contagiato tutti, dopo che l’allentamento monetario è finito fuorimoda. E’ tempo di spiegare le leve fiscali, dice l’organizzazione, intendendo ovviamente le vele del vascello che, gonfie di denaro pubblico, lo condurranno là dove nessuno è mai giunto prima: sul crinale di una crescita decente. Un’impresa. O Enterprise se preferite l’inglese.

ocse-fiscale-1

Applausi.

Ma gli applausi più fragorosi se li merita la dottoressa Mann, capo economista Ocse, che ha prodotto questa perla utilissima per parlare a nuora affinché suocera intenda.

ocse-fiscale-2

Occhio perciò: da soli fate peggio. serve un’iniziativa collettiva per crescere sul serio. Mister T. è avvisato, farà bene a trovare dei nuovi amici.

trump-putin

Ah, giusto perché lo sappiate: sempre l’Ocse ci fa notare che la conquista dello spazio (fiscale) è tutto merito dei banchieri centrali, ormai negletti, visto il peso specifico dei tassi di interesse reali sui portafoglio dei governi.

ocsefiscale-3

Gli diranno grazie? Macché: fired.

yellen

prima però un’alzatina di tassi a fine 2016.

Mi preparo al viaggio quando d’improvviso mi sbuca davanti la Bce, l’unica cosa europea che conosco. Il caso ha voluto che proprio nel giorno in cui l’Ocse lanciava la sua missione spaziale uscisse il rapporto sulla stabilità finanziaria di Francoforte dove, fra le varie scampanellate d’allarme, ne trovo una che cade a fagiolo.

pr161124_slides-enrischi-per-debito

La sostenibilità del debito. Già: che ne sarà dello spazio (fiscale) per l’Enterprise una volta che i tassi torneranno su?

Mi ci arrovello un po’, ma poi mi distraggo perché dall’Asia mi arriva una notizia che conferma la nostra fine d’anno assai #MesChina: gli Usa hanno detto che non riconosceranno lo status di economia di mercato ai cinesi. Ora dobbiamo dirlo solo noi europei. Ah ah ah.

europa-cina

Torno ad arrovellarmi sull’Europa, preoccupato per colpa di quei gufi della Bce. Mi rassicuro scoprendo che la Spagna conta di raggranellare un 3,2% di crescita annua e poi che lo zerodue tedesco di questo trimestre, che così tanto ha fatto gioire i nostri sovranisti, è dipeso dal fatto che i tedeschi consumano di più ed esportano di meno, Ossia ciò che volevano tutti, quando dicevano che serviva al bene comune, salvo preoccuparsi perché succede. Poi arriva la vera notizia.

schulz

Se ne va. Si candida alle elezioni tedesche e lascia la guida del Parlamento Ue.

sponge

Nei panni di Schulz mi preoccuperei di un’altra cosa, visto che adesso vuole giocare in casa: Mps ha fatto 13. Miliardi ovviamente. Ora penserete che il caso Mps non vi riguardi – e figuriamoci se importa ai tedeschi – perché non siete stati talmente sprovveduti da acquistare la carta subordinata dell’istituto. Il fatto è che la questione travalica i confini della Rocca. Il redde rationem di Mps ne prepara un altro assai più illustre.

deutsche-bank

I più avveduti già l’hanno osservato. La vigilanza europea, che adesso deve valutare il piano di salavataggio di Mps, molto presto sarà impegnata nel valutare la ristrutturazione di DB. E come nel team di Mps non ci sono italiani, in quello di DB non ci saranno tedeschi. Ma questa storia, che segnerà la tregenda europea, Cronicario ve la racconterà nei giorni a venire.

coming-soon

Prima di salutarvi un aggiornamento sulla vicenda petrolifera, ovvero il nuovo gioco delle tre carte globale che il prossimo 30 novembre andrà in scena a Vienna.

La prima carta la gioca l’Arabia Saudita. Oggi ha assicurato che farà qualunque magia per spingere i produttori a tagliare la produzione. Gli altri. Magari Iran e Iraq. Ma guardate quanto produce l’Arabia e quanto loro.

opec-chi-produce-quanto

Questa carta l’Arabia la gioca con la Russia, che infatti dice di voler fare un accordo ma poi fissa la sua produzione al livello più alto dai tempi sovietici.

opec-russia

La seconda carta la tiene nella manica l’America e già lo sapevate. Se l’Opec tagliasse davvero la produzione si può ipotizzare cge gli Usa aumenterebbero la propria, ossia esattamente ciò che l’Arabia non gradisce.

usa-opec

La terza carta se la gioca un grande Player dei mercati petroliferi

gs

Che mi fa GS? Fa circolare la straordinaria intuizione che servono prezzi del petrolio più alti per rilanciare l’economia, ossia sempre la nostra Enterprise, ormai in viaggio verso i luoghi più remoti dell’immaginazione.

gs-petrolio

Le tre carte sono queste. Provate a mescolarle. La partita ovviamente è truccata.

A domani.

 

Cronicario: L’Ue ha un piano: più #StrongBanks meno #StronzBanks

Proverbio del 23 novembre: A San Clemente l’inverno mette un dente

Winter is coming. E siccome l’inverno sta arrivando sul serio, i re travicelli che siedono sul trono di spade (spuntate) di Bruxelles guardano preoccupati l’orda di banche zombie che dall’est remoto, passando per il nord, sta arrivando dritto nel cuore del regno europeo, con gli occhi freddi di ghiaccio e carica di sofferenza.

winter-2

Anzi, di sofferenze.

npl-bce

Il grafico l’ho tratto dall’ultimo memento mori della Bce sui NPLs, rilasciato di recente, che fa il paio con un malloppo simile pubblicato dall’Esm qualche giorno prima.

npl-ue

il tema è sempre lo stesso: le sofferenze bancarie. Che ha come corollario questo:

roi-banche-usa-e-ue

le banche dell’Ue e in particolare quelle eurovinate hanno una redditività bassa, anche a causa delle generosità monetarie della Bce che strizzano i loro margini di interesse, ma soprattutto perché sono imbottite di prestiti morti che piano piano le hanno zombizzate, proprio come è successo in Giappone negli anni ’90.

Senza stare a farvela troppo lunga, il succo è che i commissari di Bruxelles hanno pensato di risolvere la questione una volta per tutte. Messo mano al pennino, hanno vergato un bellissimo pacchetto di riforme del settore bancario per l’Ue al grido di #StrongBanks. L’urlo di battaglia viene rilasciato massicciamente sulla rete e diventa virale.

strongbanks

L’idea che per rafforzare le banche serva una legge mi ricorda Nietzsche quando sfotteva quelli che credevano che un regolamento potesse cambiare la realtà, osservando che meritavano di insegnare filosofia in un’università tedesca. Tanto più in un’area geografica che è talmente piena di soldi da spedirli all’estero per spuntarci qualcosa.

ecb-analisi-settoriale-ii-q-2016-export-risparmi

E mica noi italiani siamo diversi

Fonte: Bankitalia

Abbiamo portato un paio di cento miliardi là fuori negli ultimi due anni e siamo pure contenti

italiani-contenti

salvo poi deprimerci quando ci tocca sentire storie come questa, che mi fanno capire una cosa molto semplice: nell’Ez per avere più #StrongBanks bisogna far piazza pulita delle #StronzBanks, che temo però siano la maggioranza. Sennò non si spiegherebbe come mai l’Ez, che è impaccata di soldi, ha le banche peggiori dopo quelle cinesi.

A proposito quei burloni del FT se ne escono con un pezzo che parla di Lehman moment per le banche dei figli di Mao, dovuto al fatto che il mercato all’ingrosso – ossia dove si vanno a chiedere i soldi per il funding bancario – minaccia di diventare più caro.

lehman-moment

Fossero solo questi i problemi della Cina

Più perfidamente Bloomberg parla della Germania perché la Bce intenda e tira fuori un  grafico che mostra come il biennale tedesco abbia visto diminuire il rendimento di una decina di punti negli ultimi giorni.

aumento-rendimenti-tedeschi

la fame di collaterale tedesco, alimentata dai dubbi sul futuro del QE made in Bce, ha portato il rendimento al -0,74%, ai livelli del 1990. In pratica dovete pagare un euro e mezzo per comprare un biennale da 100 euro che scade a dicembre 2018. Viviamo tempi miracolosi. Abbiamo scoperto il prezzo della paura.

Un altro prezzo che inquieta molti, e sul quale il vostro Cronicario preferito vi riferirà ogni giorno, almeno fino al 30 novembre, è quello del petrolio che oggi è tornato volatile.

prezzo-petrolio

i soliti bene informati danno la colpa all’Iran e all’Iraq, che non vogliono tagliare la produzione

petrolio-iran

ma la partita è un filo più complicata di come la racconta il cronicario globale. Di mezzo c’è il balletto fra Opec e Russia, e soprattutto il terzo incomodo a stelle&strisce col faccione di Mister T.

A molti sarà sfuggito che alla fine del 2015 gli Usa, con Obama a nicchiare, parecchio contrariato, hanno liberalizzato l’esportazione di petrolio Usa vietata dal 1975. Il risultato è questo

export-usa-petrolio

Notate che il mercato di destinazione del petrolio Usa è principalmente l’Europa, casualmente lo stesso mercato preferito del petrolio iraniano insieme a quello cinese e indiano, che come nota Bloomberg di roba americana ne comprano poco.

iran-partner

Cosa significa? Mettetevi una pulciona nell’orecchio e provate a rispondervi da soli.

E sempre per parlare di prezzi paurosi, guardate questo

statistiche-immobliairi-bis

In Brasile i prezzi immobiliari sono crollati del 20% nel secondo quarto 2016 rispetto a quello 2015, secondo voi come se la stanno passando le banche brasiliane?

Se vi è rimasto tempo e vi va di giocare fatevi un giro qui. E’ un simulatore preparato da Ubs tramite il quale potrete mettere alla prova la vostra capacità di governare un paese. Sarete i sovrani assoluti della politica fiscale, monetaria ed estera del vostro paese. Dei veri Trump. Non vi preoccupate di far bene. Finisce sempre male.

A domani.